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Angelo Carotenuto
Bagnoli inquinata al 90 per cento
10 Marzo 2007
Napoli
Il fallimento e le cifre della bonifica infinita. Da la Repubblica , ed. Napoli, 9 marzo 2007. Con una postilla (m.p.g.)

Lo studio di fattibilità è sul tavolo di Bassolino, l´allarme per il recupero dei lidi è tra le mani di Pecoraro. Uno racconta perché la colmata di Bagnoli non andrà più alla Darsena Levante con percorsi e costi alternativi, l´altro riferisce che la bonifica non funziona. I dati dell´Arpac, riferiti in un promemoria al ministro dell´Ambiente, sono espliciti: «I risultati - c´è scritto nella relazione - sono lontani da quelli attesi. Il livello di inquinamento residuo da idrocarburi policromatici totale resta sempre del 90 per cento». Significa che la macchina "soil washing" utilizzata dalla ditta De Vizia - una variante al progetto di partenza - non riduce l´inquinamento presente nella sabbia. Secondo la relazione che Pecoraro può leggere da qualche giorno, ai veleni dell´Ilva l´intervento di pulizia gli fa il solletico: «Gli abbattimenti sono poco significativi». È una resa definitiva all´idea di recuperare la sabbia di partenza. Esistono due date da rispettare: il 30 aprile è prevista la consegna degli arenili di Coroglio Nord, il 30 maggio quelli di Coroglio Sud. La soluzione che si profila? «Sabbia da scavi di sbancamento». Così dopo l´erba sintetica, Bagnoli avrà pure la spiaggia d´importazione. Costa 3 euro ogni metro cubo.

Portar via la colmata costerà invece dai 94 e ai 155 milioni di euro. Dipende dalla soluzione che si intenderà sposare. È l´esito dello studio di fattibilità commissionato a Sviluppo Italia Aree Produttive. È il documento da cui proviene l´indiscrezione del trasferimento a Piombino di cui s´è parlato giorni fa. È una delle quattro ipotesi dello studio, consegnato a Bassolino con una certezza di base e una acquisita. La colmata va rimossa perché non esistono attualmente informazioni che indichino se il sistema di messa in sicurezza del 2003 abbia prodotto o meno un lavaggio dei sedimenti e dei suoli; inoltre i tempi per la realizzazione della Darsena Levante all´interno del porto di Napoli si sono prolungati, e non coincidono più con le esigenze della bonifica di Bagnoli. Ecco perché bisogna rinunciare a quel progetto, approvato appena il 21 dicembre 2005.

Al suo posto spuntano 4 possibilità. Uno: la trasformazione della colmata in inerti e il recupero come materiale da costruzione. Due: lo smaltimento nella discarica di Pianura. Tre: il trasporto in Danimarca. Quattro: Piombino. L´ultima è la più economica, ed è il motivo per cui da qualche giorno ci si lavora. Costa 94 milioni e 46 mila euro, di cui 58 da spendere per la rimozione, 4 e mezzo per opere accessorie, 32 per trattamento, trasporto e conferimento. C´è già la disponibilità dell´Autorità portuale toscana e del sindaco Ds, Gianni Anselmi, neppure quarant´anni, ex dee jay di una radio locale ed ex calciatore della squadra cittadina. Cosa ne farebbero lì della colmata dell'Ilva, pare ormai certo. I materiali trattati sarebbero usati in parte per una nuova opera di banchine, in parte per la realizzazione del prolungamento di una strada statale, la 398, nel tratto tra Montegemoli e il porto della città.

Scartata la Darsena Levante per i suoi ritardi, l´idea di utilizzare la colmata per farne un pezzo di strada era stata presa in considerazione anche per la Campania. Per la Caserta-Benevento o per la variante della Statale VII quater. Il punto dolente è lo stesso del porto. I tempi di Bagnoli non coincidono con quelli delle infrastrutture: sarebbe stato necessario dotarsi di un´enorme area di stoccaggio, e figurarsi. Ma la trasformazione in inerti e in materiale da costruzione - secondo lo studio di Sviluppo Italia - potrebbe tuttora far comodo al litorale di Castelvolturno, dove è previsto un progetto di ripascimento per l´arretramento della battigia per un´intensa azione erosiva. Lì, la "post colmata" farebbe da base per la sabbia e per il rimodellamento dei fondali. Il costo previsto è 107 milioni di euro. Con un ostacolo di non poco conto. Il trasporto via terra di due milioni di metri cubi di materiale. Con la capienza attuale dei camion, significa che occorrono 140 mila viaggi, che divisi per la durata dei lavori prevista in 18 mesi fanno 252 al giorno, cioè 25 all´ora. Più o meno un camion ogni due minuti sulle strade di via Nuova Bagnoli, via Coroglio e via Cattolica. Motivo che ha portato Sviluppo Italia a scartare in partenza, senza neppure azzardare un preventivo, l´ipotesi di un trasferimento nella discarica di Pianura. «Costi sociali altissimi», scrivono i tecnici a Bassolino. E allora? La colmata viaggerà via mare. Il materiale sarà stoccato e trasportato separatamente, secondo il suo grado di inquinamento. Per la rimozione si suggerisce di agire da terra con 5 escavatori per agitare meno acqua possibile. Prima si rimuove la massa di materiale, poi la scogliera, quindi si passa alla bonifica dei fondali, a cominciare dagli arenili disponibili. Il programma prevede anche la ricerca di ordigni bellici con il Side Scan Sonar, una sonda acustica che rileva le anomalie dei fondali e che consente a un computer di ricostruire i dati sotto forma di immagini. Portare la colmata in una stazione di conferimento rifiuti in Danimarca, analogamente al modello seguito dall´Autorità portuale di La Spezia, costerebbe 155 milioni di euro. Portarla a Piombino 94. Cinquanta milioni sarebbero a carico del ministero, 10 in quota Regione, circa 23 da parte del commissariato di governo, gli altri 35 dall´ex articolo 1 comma 3. Ora lo studio passa all´attenzione del commissario alle bonifiche, Arcangelo Cesarano. Oggi è a Napoli il ministro Pecoraro.

Postilla

Dunque, dopo quasi quattro lustri dalla chiusura dei due altoforni dell'acciaieria (1989) e oltre dieci anni dalla variante PRG del 1996 che stabiliva il programma di riqualificazione urbana e ambientale dell'area, questi sono i risultati: la bonifica dei lidi è fallita, la colmata a mare continua a diffondere nell'ambiente circostante i veleni dei suoi idrocarburi e i recentissimi scavi per la costruzione di una fogna a Coroglio hanno rivelato altissime presenze di amianto, venefico lascito dell'ex Eternit (la Repubblica, ed. Napoli, 27/2/2007). In compenso il CdA della Società di Trasformazione Urbana “Bagnolifutura” è paralizzato da mesi in una infinita e molto prosaica querelle su designazioni e compensi dei consiglieri.

Davvero Bagnoli rappresenta l'epitome del degrado dell'area metropolitana napoletana e dell'inefficienza della sua pubblica amministrazione.

E del triste declino di una stagione politica, ideologicamente ormai lontanissima: la svolta ambientalista della prima giunta Bassolino era stata accompagnata dalle famose assemblee popolari attraverso le quali il mito dell'industrializzazione cominciò ad essere sostituito dall'esigenza e dall'aspirazione ad una diversa e migliore qualità della vita urbana. Bagnoli divenne uno dei punti di forza di quella politica simbolica del così detto 'rinascimento' napoletano capace di suscitare un clima istituzionale di grande fiducia nel nome di una solidale appartenenza comunitaria.

Oltre ai danni ambientali, uno dei risultati più pericolosi del fallimento che vive quest'area consiste proprio nel tradimento di queste attese: recenti ricerche demoscopiche (la Repubblica, ed. Napoli, 25/2/2007), illustrano con chiarezza come per i cittadini della zona disillusione e perdurante crisi economica abbiano ormai portato ad accantonare la questione ambientale; e si riaffacciano prepotenti le paure collegate all'ascendente controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. Il disincanto de “La dismissione” aleggia sui fantasmi di questa bonifica infinita.

Non tutti però, sono pessimisti: Emma Marcegaglia, vicepresidente di Confindustria, ha dichiarato (Il Mattino, 9/3/2007): «I grandi progetti di riconversione industriale come Bagnoli e la zona orientale costituiscono una grande occasione di sviluppo per Napoli. C’è una grande opportunità che deriva, per il territorio, dalla possibile attuazione dei grandi progetti di riconversione».

Eppure a chi, incamminatosi lungo il pontile nord, si volti all'indietro ad osservare quei lidi disastrati questo spazio sprigiona, con quella mixitè così struggente di archeologia naturale e archeologia industriale, un potere evocativo davvero straordinario che ci ricorda impietosamente, incessantemente, come la strada del ritorno dai disastri dell'insipienza umana sia lunghissima e tortuosa. (m.p.g.)

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