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Enrico Bellavia
Assalto all´ultima trincea che ci difende dagli scempi
19 Dicembre 2006
Altre città italiane
Le minacce alla Soprintendente di Palermo. Perchè fa il suo dovere. In assoluta solitudine. Da la Repubblica, ed. Palermo, 19 dicembre 2006 (m.p.g.)

Chi svolge funzioni delicate sa che di lettere anonime si intasano le buche, di telefonate nel cuore della notte sono pieni i brogliacci delle segnalazioni di polizia e carabinieri. La stessa Mormino ha una tutela perché minacciata in passato quando mise mano ai turni di Arte e Vita, la società, poi Beni Culturali spa, che si occupa della custodia dei siti. La sua incolumità fu messa a repentaglio fino a sfiorare l´aggressione fisica.

Ma questa sembra una storia ben più grave, proprio per l´entità della minaccia. Chi, come un soprintendente, agisce quotidianamente su una trincea di legalità a difesa dei beni culturali e paesistici, sa di dovere fare i conti con disegni illeciti mandati per aria con un sì o con un no. E gli ultimi, i no, sono decisamente tanti qui a Palermo. Le competenze di un soprintendente sono smisurate. L´ufficio, in definitiva chi lo dirige, dice la sua non solo sull´attività edilizie nel centro storico, già di per sé un settore difficile. Ma, intervenendo a tutela del paesaggio, a difesa del patrimonio naturale, è nei fatti un baluardo contro ogni tentativo di scempio. In verde storico, per esempio. Minacciato da Mezzomonreale a Ciaculli fino a fondo Raffo da una teoria di costruzioni che le armi spuntate dei controllori intercettano spesso in ritardo.

La soprintendenza è anche un punto di riferimento, restando a Palermo città, sulla questione di Pizzo Sella come sulla riperimetrazione della riserva naturale di Capo Gallo. Un atto che equivale a un no definitivo su ogni mira speculativa nell´ultimo scampolo di natura incontaminata all´interno del perimetro cittadino. Ancora la soprintendenza è di mezzo nella storia del parcheggio sotterraneo davanti al palazzo di Giustizia, dopo la scoperta di resti che riconducono ai vecchi bastioni della città.

Stesse competenze, stessi no, sullo scacchiere provinciale, terreno di scontro di interessi tra i più disparati, quasi sempre in danno della costa o della natura. Come per tutto il litorale, basti pensare a Bagheria, Santa Flavia e Campofelice di Roccella dove si è ripreso a costruire a tutto spiano. Insomma, non c´è faccendiere, palazzinaro, speculatore, imprenditore rampante e senza scrupoli che non vada a sbattere sulla soprintendenza nell´esercizio della propria attività. Magari dopo aver bypassato agevolmente gli uffici tecnici comunali.

In mezzo a tante pratiche, a tanti delusi e scontenti per l´intransigenza della soprintendente c´è chi ha provveduto a farle recapitare quel messaggio sinistro.

La politica sembra aver compreso che non è questione da sottovalutare. Tuttavia ai proclami sulla solidarietà alla Mormino occorre che si accompagnino gesti coerenti. Troppo spesso, in fondo a un iter permissivo, a un procedimento che corre veloce, in nome di una snellezza che talvolta fa troppi sconti al rigore, la soprintendenza si trova da sola a dire quei no che dovrebbero essere corali. Quando con gli strumenti, pure ideati per rendere agile il Moloch burocratico, non si tenta di aggirare i no dei custodi dei beni culturali e paesaggistici.

Nello stesso disegno che vuole a capo delle soprintendenze qualunque funzionario di rango della pubblica amministrazione, a prescindere dal grado di competenza specifica, c´è il tentativo di rendere meno rigido il sistema dei vincoli, meno ineluttabile lo sbarramento costituito dagli uffici. Ritorna, periodicamente, il tentativo di piegare alle convenienze della politica anche quelle decisioni. Pur all´interno di un apparato burocratico che, soprattutto ai piani alti, difficilmente anche per questioni di mera sopravvivenza, rimane insensibile ai venti cangianti della politica, Adele Mormino di no ne ha detti parecchi. E c´è da stare in guardia perché questa minaccia non sia anche l´occasione per una rimozione ammantata di protezione.

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