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Bianca Di Giovanni
Arraffi chi può nei dintorni del governo. Le regioni invece protestano
25 Giugno 2010
Articoli del 2010
In due articoli dell’Unità (25 giugno 2010) cronache delle vicende della finanziaria anticrisi. Favoritismi, condoni negati e praticati, sprechi, clientelismi, ingioistizie e vivaci proteste

FAVORI E DEROGHE PER I PALAZZI

IN MANOVRA ANCHE IL CONDONO

Ci provano ancora: senza tregua. Mentre sul Paese si abbatte una cura da cavallo che produrrà più povertà, il centrodestra in Senato continua a proporre favori ai furbetti e deroghe per i Palazzi. Anzi, il Palazzo: la sede del governo.

CONDONO

Avevano detto a telecamere e microfoni che il condono edilizio è fuori dalle proposte. Sbagliato. Tra gli emendamenti presentati, uno è stato ritirato, ma la «manina» si è fermata qui: ce n’è un altro che resta tra le proposte da esaminare. Se possibile questa versione è anche peggiore di quella precedente. Il testo, infatti, prevede che quando un immobile viene acquisito al patrimonio comunale (come avviene quando si decide l’abbattimento), questo entri a far parte del patrimonio disponibile (cioè vendibile) e quindi messo all’asta. «Il responsabile dell’abuso - si legge nel testo (emendamento 19.43) - ha il diritto di prelazione sull’acquisto dell’immobile pagando il prezzo finale determinato dall’asta». Come dire: un condono con asta incorporata. Un vero inedito, che il solito senatore Paolo Tancredi (a sua firma anche il condono già ritirato) ha pensato bene di mantenere tra le proposte presentate. «Il senatore, quatto quatto, reintroduce il condono mascherato.

Bonaiuti parli», attacca il responsabile infrastrutture del Pd Matteo Mauri. «È un indecente giochetto del centro destra che il governo farebbe bene a stoppare una volta per tutte», aggiunge Ermete Realacci. Il senatore abruzzese si difende: non è un condono, e oltretutto verrà ritirato. Strano che la rassicurazione arriva soltanto dopo che l’opposizione ha sollevato il caso.

SPESE PAZZE

Per uno stop che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) arrivare, una coltre di silenzio è stata tesa su altre proposte, in parte accantonate,ma ancora a rischio di votazione. Come quelle all’articolo 6, dal titolo «riduzione dei costi degli apparati amministrativi». La norma tagliuzza una serie di voci, tra cui le consulenze e le collaborazioni. Sacrosanto, verrebbe da dire. Salvo scoprire che poi in Senato sono spuntate varie proposte di deroghe.

Si taglia dappertutto, meno che «ai convegni ed eventi di carattere ed interesse nazionale che saranno indicati dal dipartimento Informazione ed Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Un sistema simile ai grandi eventi della protezione civile, utilizzato però per la convegnistica stavolta da Paolo Bonaiuti. Insomma, gli insegnanti devono rinunciare agli scatti, gli alti dirigenti devono ricevere il Tfr a rate, gli ispettori devono rinunciare all’automobile, ma ai convegni del Dipartimento di Bonaiuti non si impone alcun «paletto». Non solo si possono organizzare convegni spendendo quanto si vuole, ma si può anche partecipare a convegni di altri, basta che dia l’ok il solito dipartimento per l’Editoria. Una pacchia. Prima firmataria delle proposte la senatrice Pdl Anna Cinzia Bonfrisco.

Bocciata invece dalla commissione la proposta del senatore Pd Giovanni Legnini che chiedeva di sottoporre a procedure concorrenziali di evidenza pubblica le consulenze di importo superiore a 5mila euro. Tanto per far capire chi vuole fare la lotta agli sprechi. Ma la vera chicca all’articolo 6 è sempre a firma di Tancredi, l’uomo dei condoni. I limiti di spesa per consulenze e convegnistica non si applicano ai convegni organizzati «dal fondo edifici di culto». Libera chiesa e libero convegno.

REGIONI-GOVERNO: È SCONTRO SUI TAGLI

GOVERNATORI: PRONTI A RINUNCIARE AI POTERI

È rottura. Il governo insiste sui tagli alle Regioni, e i governatori si dichiarano pronti a restituire le competenze che non vengono finanziate, a cominciare dal trasporto pubblico locale. Insomma, la manovra per ora riesce a cancellare anche quelle tracce di federalismo che già ci sono. Figuriamoci quello che si sta costruendo. Gli amministratori locali riconsegnano le chiavi delle loro «casseforti» a Roma, e dicono chiaro e tondo: pensateci voi ai servizi, all’ambiente, alle emergenze, al welfare. Il fatto è che le Regioni non ci stanno a «sparare sul popolo»,come ha detto il presidente Vasco Errani, per colpa del Tesoro. Che Giulio Tremonti si prenda le sue responsabilità e risponda ai cittadini.

Lo scontro è frontale, e i governatori Si muovono compatti. Nessuna defezione, neanche dai due leghisti di Piemonte e Veneto. «Il ministero del Tesoro è convinto di poter gestire meglio delle Regioni? Bene, lo faccia», commenta ironico Roberto Formigoni. Al fronte anche i fedelissimi del premier come il sardo Ugo Cappellacci, oltre naturalmente tutti gli amministratori delle opposizioni. Insomma, «il governo cerca di dividerci», ammette qualcuno, mafinora non ci è riuscito. «Un comportamento irresponsabile da parte del governo»,commentadall’opposizione Pier Luigi Bersani.

FRONTE COMUNE

L’obiettivo dei governatori è di allargare il fronte anche a Comuni e Province, per trattare da una posizione di forza con l’esecutivo. Sergio Chiamparino si è detto pronto a un incontro a breve. Per ora dal governo non sono giunte risposte sulla convocazione della riunione straordinaria della conferenza Stato-Regioni in cui i governatori restituiranno le funzioni. È possibile che si trovi un compromesso prima di arrivare allo show-down. Sta di fatto che un clima tanto teso non si era mai registrato prima d’ora. I governatori hanno chiesto un incontro al premier e ai presidenti di camera e Senato. Il Capo dello Stato sarà informato.

Nel frattempo i lavori in commissione Bilancio in Senato procedono a rilento. È possibile che nel fine settimana si lavorerà al compromesso politico, e solo nella prossima settimana arriverà il maxiemendamento del governo.

MATERIE

Le materie su cui le Regioni fanno un passo indietro sono quelle assegnate dalla cosiddetta riforma Bassanini, cioè «trasporto pubblico locale, mercato del lavoro, polizia, incentivi alle imprese, protezione civile, demanio, energia, invalidi, opere pubbliche, agricoltura, viabilità e ambiente.Unaserie di funzioni «che costano 3.1 miliardi di euro mentre il taglio previsto nel solo 2010 è di 4 miliardi», spiega il presidente Errani. Le Regioni chiedono anche che venga «istituita immediatamente» una commissione straordinaria per valutare spese, funzionamento e costi di gestione «dunque anche gli sprechi», ha proseguito Errani, fra governo e Autonomie. «Noi vogliamo fare fino in fondo la nostra parte - ha ribadito il presidente della conferenza - sia per la manovra che per la lotta agli sprechi e verificare i reciproci comportamenti virtuosi».Ed è stato dato mandato alla struttura tecnica della conferenza di costruire una maglia per verificare le diverse azioni che le singole regioni portano avanti «e avere una visione coerente, in questo modo, delle politiche » delle autonomie.

Quanto al federalismo, «siamo per la piena applicazione» , ha insistito Errani. «Vogliamo partecipare alla discussione sulla elaborazione dei costi standard - ha aggiunto Errani - noi li abbiamo elaborati e proposti,ma non può essere ridotto il Fondosanitario nazionale: siamo tra i Paesi che spendono meno in salute».

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