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Alessia Gallione
Aree verdi, la Regione toglie i vincoli
19 Febbraio 2009
Articoli del 2009
Si profila l’ennesima colata di cemento in Lombardia: case al posto delle “aree a standard”. Un articolo e un’intervista su la Repubblica, ed. Milano, 19 febbraio 2009 (m.p.g.)

Finora era impossibile costruirci sopra: nove milioni di metri quadrati all’interno dei confini della città, che secondo il Piano regolatore del 1980 sarebbero dovute rimanere pubbliche ed essere destinate a verde o servizi. Ma le amministrazioni hanno fame di case. E la Regione ha deciso di togliere quel divieto permettendo ai Comuni che hanno un «fabbisogno acuto» di realizzare alloggi popolari o di edilizia convenzionata anche su questi pezzi di territorio vincolati. Una norma che ha già ricevuto il primo sì della maggioranza prima di arrivare in consiglio regionale. Così come quella della cosiddetta "norma antikebab", che in realtà darà la possibilità alle amministrazioni di vietare tutte le attività che potrebbero «creare situazioni di disagio a causa di frequentazioni costanti o prolungate». Contraria l’opposizione, con i Verdi che attaccano: «Sempre più cemento da parte del centrodestra in Lombardia».

Sono modifiche importanti quelle alla legge sull’urbanistica. Hanno ottenuto il primo via libera dalla commissione Territorio e dovranno passare ancora da un’altra commissione prima di essere votate definitivamente dal Consiglio, ma la strada è tracciata. Uno dei punti principali è la proroga di un anno, fino al 31 marzo del 2010, dei vecchi Piani regolatori. I Comuni, infatti, avrebbero già dovuto passare a uno strumento diverso, il Piano di governo del territorio, ma sono in ritardo: su oltre 1.500 amministrazioni lombarde soltanto una settantina li ha approvati.

Contestato dall’opposizione, però, è soprattutto un emendamento presentato dall’assessore alla Casa Mario Scotti, che dà la possibilità di realizzare edilizia sociale sulle cosiddette "aree a standard": pezzi di città che dovevano essere usati per verde pubblico o per servizi, come i parcheggi o gli asili, e che adesso saranno invece edificabili. «È una richiesta dei Comuni che hanno un’emergenza abitativa - spiega Scotti - . In ogni caso è una normativa provvisoria in attesa che vengano approvati i Piani di governo del territorio, e si potranno costruire solo case di edilizia pubblica e convenzionata in affitto. Rispettiamo comunque gli standard di verde nazionali che sono di 18 metri quadrati per abitante. La Lombardia arrivava a 26».

Fra le norme previste c’è anche la possibilità di utilizzare i programmi integrati di intervento, che sono procedure accelerate per costruire, anche nelle aree agricole. Un emendamento dell’assessore al Territorio Davide Boni lo prevede ma solo nel caso di infrastrutture pubbliche o «di interesse pubblico di carattere strategico ed essenziali per la riqualificazione e la riorganizzazione dell’ambito territoriale».

Un altro capitolo riguarda la possibilità per i Comuni di individuare nei piani regolatori «ambiti territoriali» in cui sarà vietato autorizzare «attività che creano disagio». Una «porcata» per il consigliere del Prc Luciano Muhlbauer, che aveva già definito la norma «antikebab». Ma per Boni «questa è una norma per disciplinare tutte quelle attività che creano disturbo e che non sono adatte soprattutto nei centri storici: i kebab ma anche i fast food o sexy shop. Saranno i Comuni a decidere se e come applicarla per risolvere i problemi».

Carlo Monguzzi, capogruppo dei Verdi in Regione, perché siete contrari all’utilizzo delle aree standard per costruire case di edilizia sociale?

«Perché con questa norma la politica ha abdicato al suo ruolo. Le case popolari vanno costruite, ma si devono realizzare utilizzando aree dismesse e non il verde, che va salvaguardato. Se queste sono le misure antismog della Regione...».

Parla di verde da salvaguardare, ma l’obiezione di Palazzo Marino è che le aree standard sono spesso zone abbandonate che non sono mai state sfruttate nel corso degli anni.

«Sono abbandonate ma dovevano essere trasformate in zone verdi o servizi. Se non lo sono è perché negli anni sono mancati o i soldi o la volontà politica. Se accantoni un tesoretto e alla prima occasione lo butti via, non sei un buon amministratore».

Quindi è soltanto altro cemento?

«Purtroppo sì: cemento che doveva essere messo da un’altra parte. Anche noi vogliamo a tutti i costi che vengano realizzate case popolari. Ce n’è un estremo bisogno: soltanto in provincia di Milano servirebbero 90mila alloggi. Ma, ripeto: ci sono molte aree dismesse che andrebbero rivalutate. Il problema è ancora più grande, però».

Perché?

«Purtroppo questa modifica si unisce allo svuotamento effettivo delle competenze degli enti gestori dei parchi. Con il progetto di legge regionale in discussione in commissione Ambiente, in caso di contenzioso tra il Comune che vorrà edificare e l´ente del parco che difenderà il suo territorio, vincerà il Comune. Con queste norme le amministrazioni potranno costruire sia all´interno dei parchi sia fuori sfruttando le aree standard. Sono due leggi diverse con un unico obiettivo: cementificare quel poco di verde che è rimasto».

Siete contrari anche alla possibilità di realizzare opere di interesse pubblico sulle aree agricole?

«La prima versione della legge era un passo in avanti perché vietava la costruzione. Con questo emendamento presentato oggi (ieri, ndr) abbiamo compiuto un nuovo passo indietro con una parziale limitazione all´interesse pubblico e alla riqualificazione. I costruttori hanno di nuovo messo i bastoni tra le ruote».

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