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Adriana Comaschi
Aree militari, i costruttori alzano la posta
17 Maggio 2007
Bologna
Come volevasi dimostrare: è già iniziata la pressione dei privati sulle aree demaniali, considerate nuovo terreno di conquista urbano. Da l’Unità, ed. Bologna, 17 maggio 2007 (m.p.g.)

«Almeno il 40% di spazi ai privati». «Nessuna spartizione. E comunque la quota di edificazione non può andare oltre il 33% delle aree». Prime schermaglie tra costruttori e Comune sul futuro dei 12 immobili militari appena passati al Demanio, che li darà in concessione a palazzo d’Accursio o privati. E lo scontro si allarga subito all’altra grande operazione immobiliare in vista nel futuro di Bologna, quella all’ex Mercato Fioravanti: «Un’impresa che partecipasse al bando del Comune andrebbe in perdita» attacca il direttore del Collegio costruttori Carmine Preziosi. In concreto: «A fronte di un investimento di 55-60 milioni si rischia una perdita di 5 milioni, non recuperabili nè attraverso la vendita né attraverso la locazione», spiega Preziosi. Insomma «le imprese stanno valutando se presentarsi solo per senso del dovere». O se non presentarsi del tutto. Sulle aree militari poi l’impegno non sarebbe da meno: lo stesso Comune stima che per recuperare la sola Staveco occorreranno oltre 40 milioni.

Il doppio affondo dei costruttori segue un unico filo conduttore, e prende spunto dalle aree fino a due settimane fa di proprietà del ministero della Difesa a Bologna: ben 600 mila metri quadri, ricchi di verde, anche in zone di assoluto pregio ai bordi della collina. Tra queste gioielli come la Staveco e la caserma S.Mamolo, ex convento francescano, e poi l’enorme appezzamento dei Prati di Caprara che la giunta ha già detto di voler trasformare nel secondo grande polo del verde cittadino dopo i giardini Margherita. Quanto alla Staveco, l’assessore all’Urbanistica Virginio Merola ha subito messo in chiaro: lì «niente villette» ma scuole o impianti sportivi come chiesto dal quartiere S.Stefano. E in generale, la destinazione a uso pubblico sarà prevalente.

Subito realtà importanti come ateneo, procura e questura si sono fatte avanti rivendicando l’esigenza di nuovi spazi. È questo il quadro in cui nasce il vivace scambio di battute tra Merola e Preziosi, ieri ai microfoni di Radio Città del Capo. Un confronto che poi Preziosi ha voluto allargare anche al delicatissimo comparto dell’ex mercato. «Il problema è quello dell’equilibrio tra costi e ricavi, sulle aree ex militari vedo solo proposte con un forte consenso sociale ma sbilanciate sui costi», ragiona Preziosi riferendosi sia all’impostazione data dal Comune, sia alle richieste arrivate da diversi enti.

Il ragionamento è chiaro: impossibile attuare interventi così consistenti senza fondi privati. Ma è altrettanto impossibile che un privato possa farsi avanti senza un guadagno, «la differenza tra costi e ricavi deve essere almeno del 30%», spiega Preziosi. Ecco allora che il Collegio invita l’assessore a essere «molto realista» e a riconoscere come «imprescindibile» la destinazione residenziale. Con tanto di indicazione su come suddividere la riqualificazione delle 12 aree: con un 60% di uso pubblico e un 40% a gestione privata. Merola chiude subito la porta, «impossibile stabilire ora delle percentuali, ci vogliono sei mesi per gli studi di fattibilità, qui si mettono le mani avanti prima del tempo», detta alla vigilia del primo incontro tecnico sul tema, oggi a Roma. E comunque «il coinvolgimento dei privati non lo vediamo solo nella costruzione di alloggi, possono realizzare anche parchi o altre strutture». Unica concessione, quella sui Prati di Caprara: qui ai potrebbe seguire il “modello” del Parco dei Cedri, «realizzato permettendo l’edificazione di alloggi ai suoi margini».

Preziosi insiste. «Il 33% ci può anche andare bene, purché si faccia un ragionamento complessivo sulle 12 aree, se i Prati di Caprara saranno verde al 100% da qualche altra parte i privati dovranno avere anche più del 40%». Un’impostazione che Merola respinge al mittente. «Mai detto che pensiamo di fare a meno dei privati - sbotta - ma devono lavorare attenendosi a quello che dice il Comune, come è sempre stato». Intanto l’assessore annuncia che presto il Comune chiederà allo Stato anche la caserma dei carabinieri di viale Panzacchi, collocata tra le due aree da riqualificare di Staveco e S.Mamolo: «Così potremmo creare un unico grande complesso di accesso alla collina».

Eddyburg aveva scritto per Carta...

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