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Alfredo Viganò
Aree agricole, Urban sprawl e perequazione
28 Giugno 2007
Consumo di suolo
La perequazione non è necessaria per tutelare le aree rurali. Un intervento dell’assessore al Territorio di Monza

La Giunta qualche settimana fa ha approvato una Delibera di Indirizzi inerente la “Carta delle aree agricole periurbane” facendo propria, unitamente al Piano di governo del territorio, la filosofia generale di attenzione al rilevante problema delle aree agricole di margine alla città.

Qualche giorno fa il giornale il Cittadino ha fatto un interessante pagina sulle aree agricole e sulla necessità della loro tutela. Problema di interesse non solo locale ma europeo. Infatti sulla eccessiva conurbazione in molte aree del Continente si stanno interessando i legislatori di molti paesi, economisti, ambientalisti e urbanisti.

Settimana scorsa si è svolto l’interessante forum indetto dalla Provincia di Milano (assessore Mezzi : politica del territorio) che ha posto l’attenzione sulle aree agricole (belle e documentate le relazioni sia di Camagni che degli ospiti di altri paesi). Problema non marginale nell’economia, nella qualità alimentare e dell’ambiente, nel paesaggio nel nostro ecosistema, che deve essere affrontato con puntualità nei piani territoriali e comunali (qualche decennio fa era interessante il dibattito anche disciplinare in urbanistica tra città e campagna).

Troppo spesso vi sono, anche nelle posizioni culturali e tecniche (come per la questione energetica) la sottovalutazione di questo problema scivolando nella illusione che il tema delle aree periurbane debba essere affrontato con visione “immobiliare” (ad esempio applicando principi scorretti di perequazione generalizzata per grandi ambiti territoriali e non solo urbanistici di produzione di virtuali gettiti volumetrici). Sembra essere il caso di Milano e altre città.

C’è , anche tra urbanisti, chi pensa ancora che queste aree costituiscano una riserva per ulteriori sviluppi o che il problema sia di dare loro una funzione “perequativa” generando volumetrie da vendere e spostare sulle aree urbane o ai margini delle stesse (anche a Monza qualcuno più grossolanamente ne ha parlato per la vicenda Cascinazza), con ciò perpetrando ulteriormente la storia di sempre. Con nuovo rivestimento, dell’urban sprawl. Una nuova illusoria deregolamentazione di fatto della centralità che il piano, la pianificazione territoriale deve avere nel riconoscimento dei principi di sostenibilità. Senza cogliere che siamo ad una svolta economica, sociale e culturale in riferimento alle città, al territorio ed al consumo del suolo come risorsa finita.

Non può sfuggire, in questo contesto e ne siamo abbastanza soddisfatti, che il Piano di governo del territorio di Monza, tra i primi qui da noi, ha affrontato questo problema. Non a caso nella stessa menzione speciale al piano di Monza, ottenuta alla “6 European Urban and Regional Planning Awards” si pone in evidenza la particolarità del nostro PGT che cerca di applicare principi propri di sostenibilità e si cita anche espressamente la questione agricola.

Qui a Monza qualche mese fa si è svolta l’assemblea della Confederazione italiana agricoltori proprio in riferimento ai principi introdotti dal piano di Monza in riferimento alle aree periurbane e agricole in particolare. Gli agricoltori, con la collaborazione del Politecnico di Milano ( prof.a Maria Cristina Treu), ma anche il comitato scientifico di Lega Ambiente, hanno posto le basi di una “Carta delle aree agricole periurbane” dove venga riconosciuta la partecipazione a pieno titolo della grande utilità e funzione che queste aree agricole svolgono per la qualità della nostra vita. Dei “ valori” che esprimono. Esse partecipano, per il nostro Piano alla formazione dei parchi di cornice alla città in continuità con quelli sovracomunali in particolare lungo il Lambro e lungo il Canale Villoresi.

IL PGT pone questa questione come rilevante e delinea anche risorse e politiche perché le aree agricole partecipino a pieno titolo al paesaggio ed alla economia del nostro territorio. Qui la perequazione non è quella di generare volumi etc. ma di trovare risorse nell’economia della città per “compensare” il ruolo ed il valore che le aree agricole perturbane svolgono per tutti. Anche il PTCP affronta come detto l questione e la legge 12/2005 da competenza all Provincia per aree che sono nel Piano delle Regole. Sono del parere con molti altri che dette aree debbano diventare sostanzialmente stabili e con valore intercomunale, sottratte in generale ai percorsi di negoziazione a fini edilizi e urbanistici ( diritti volumetrici o peggio).

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