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Cecilia Gentile
Appia Antica, operazione grande parco
12 Febbraio 2010
Pagine di cronaca
La Regione approva nuovi vincoli su aree contermini al Parco: con qualche propaganda e scarso coraggio. Con postilla. Su la Repubblica, ed. Roma, 11 febbraio 2010 (m.p.g.)

Appia Antica, arrivano nuovi vincoli. Il piano paesaggistico approvato ieri nel penultimo consiglio regionale prima delle elezioni ha messo sotto tutela altre zone fuori dei confini del parco. Prime fra tutte, l’area degli Acquedotti compresa tra Porta Furba e Porta Maggiore e la fascia esterna alle Mura Aureliane tra Porta Maggiore e via Ardeatina. Il risultato è una superficie vincolata di oltre 6000 ettari, quasi doppia rispetto ai confini del parco.

Non solo. Il provvedimento rende finalmente possibile il trasferimento di 25 imprese, tra autodemolitori, laboratori artigiani e piccole fabbriche, dal territorio del parco dove finora hanno svolto la loro attività, in un’area sull’Ardeatina, fuori del Gra. «In questo modo - dichiara il vicepresidente della Regione Esterino Montino - vengono restituiti ai cittadini 150 ettari di parco pubblico occupati impropriamente».

«L’estensione del vincolo paesaggistico tutela non solo i monumenti, già sotto vincolo monumentale, ma anche le aree circostanti - spiega Daniele Iacovone, responsabile della direzione Territorio e Urbanistica della Regione - ma non vuol dire ampliamento dei confini del parco». Quelli rimangono fermi ad una superficie di 3370 ettari, perché il consiglio regionale non ha trasformato in legge la proposta di estensione dell’allora assessore all’Ambiente Angelo Bonelli, approvata in giunta nel settembre 2005. Il provvedimento avrebbe portato il parco ad una superficie di 5000 ettari, includendo nei confini il Colle della Strega e l’area del comune di Marino, dove incombe un’edificazione da un milione e 200mila metri cubi.

Ritirato in extremis l’ordine del giorno bipartisan denunciato da Legambiente Lazio che dava mandato al vicepresidente della giunta di rivedere i confini dell’ampliamento nel comune di Marino. Il consigliere di Sinistra e Libertà Enrico Fontana aveva già tolto la sua firma il giorno precedente. «Per il momento sono salvi i 120 ettari di splendida campagna dei Castelli Romani, all’interno del Divino Amore e dell’ambito archeologico di Mugilla, su cui rischiavano di piombare 1.200.000 metri cubi di cemento - dichiara il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati - Purtroppo la Pisana ha perso la scommessa dell’ampliamento del parco».

Postilla

Come sanno molto bene i nostri lettori, eddyburg riserva da sempre un’attenzione speciale all’Appia Antica, la regina viarum amata da Cederna, simbolo sia della straordinarietà del nostro patrimonio culturale nella sua incredibile mescolanza di paesaggio e archeologia e, allo stesso tempo, dell’insipienza e avidità di alcuni che la condannano ad un lento degrado, come, all’inverso, della tenacia e dell’intelligenza di altri che, con mezzi infinitamente inferiori ai primi, non smettono di lottare per salvarla.

Oltre alle ingiurie dell’abusivismo e del degrado, su eddyburg abbiamo puntualmente segnalato- attraverso un’apposita rubrica – anche i successi in termini di tutela e fruizione di quest’area straordinaria che pure, faticosamente, vengono perseguiti.

Così nella notizia che riportiamo sottolineiamo alcuni aspetti positivi, fra i quali soprattutto la sventata lottizzazione nel comune di Marino. Al di là dei toni trionfalistici del vicepresidente Montino, però, gli elementi negativi prevalgono: ancora una volta la pubblica amministrazione non ha avuto il coraggio di perseguire una politica di governo del territorio di coerente ampliamento degli spazi collettivi e di tutela radicale di un bene comune così prezioso perché sempre più scarso, come è quello dell’agro romano.

Anche in questo l’Appia Antica e il suo territorio sono un simbolo: dell'uso strumentale e spregiudicato del nostro patrimonio culturale sul quale si sbandierano, spesso impropriamente, le iniziative di salvaguardia soprattutto in prossimità di scadenze elettorali, salvo poi dimenticarsene fin dal momento in cui si aprono le urne. (m.p.g.)

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