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Antonello Caporale
Antonello Caporale "Sfidare Soru è un´impresa dura Silvio mi accompagni o sono guai"
30 Dicembre 2008
Articoli del 2008
Berlusconi ha scelto (secondo lui) il nuovo presidente della Sardegna: il figlio del suo commercialista. La Repubblica, 30 dicembre 2008

Eccolo il candidato presidente della Sardegna: si chiama Ugo Cappellacci. Quarantotto anni, è nato sotto il segno del Biscione.

«Sagittario, precisiamo».

Ugo è figlio di Giuseppe Cappellacci, commercialista molto noto a Cagliari, curatore dei tributi e delle sette ville berlusconiane sull´isola. Ugo ha ricevuto in dote dal papà lo studio commerciale e l´amicizia di Silvio.

«Mi ero appena diplomato al liceo e già varcavo il cancello di Arcore. Ho una frequentazione antica col presidente al quale sono legato da affetto autentico».

Il presidente l´ha incoronata: dunque sfiderà Soru.

«Cinque mesi fa era una prospettiva fuori dalla mia portata».

Cappellacci, un bel cognome sardo.

«Sardi da almeno tre generazioni, glielo assicuro».

Trasparente e volitivo.

«Lo dicono in tanti».

L´ha detto Berlusconi.

«Ah! Ehm, ritengo di essere soprattutto affidabile».

Senza i grilli di Floris per la testa (sindaco di Cagliari e mancato candidato ndr).

«Con Floris abbiamo appena tenuto una bellissima conferenza stampa. Grande comunione d´intenti, e se ci sono stati attriti già sono alle nostre spalle».

Dottor Cappellacci: si rende conto di essere un fior di raccomandato?

«Mi sta dicendo che sono figlio di papà?»

Esattamente.

«Ho goduto delle relazioni di mio padre, non sarei sincero se lo negassi. Penso comunque di aver dato prova delle mie capacità, della voglia di innovare, di costruire qualcosa per la mia Isola, dell´onestà».

Assessore per cinque mesi in Regione, poi trasferito di peso al comune di Cagliari. Quindi nominato coordinatore di Forza Italia.

«L´impegno, la dedizione, la profonda fede nella cultura dell´innovazione».

Parla già da sperimentato uomo politico.

«Alcune paroline tendono a scapparmi di bocca».

Vorrebbe aprire un tavolo, per esempio.

«Aprire il tavolo: adesso che mi ci fa pensare, credo di averlo detto anch´io».

È impossibile aprire un tavolo, vero?

«La politica consegna un vocabolario diverso. Io provengo dalla società civile e là vorrei ritornare».

Ma ha fatto di tutto per lasciarla.

«In cinque anni mi è cambiata la vita».

Quanta carriera!

«Non lo nego. E tante altre cose vorrei ancora fare».

Ha meno di due mesi di tempo per farsi conoscere dai sardi.

«Sarà un´impresa dura».

Berlusconi dovrà accompagnarla mano nella mano.

«Stasera vado da lui e parliamo di queste cose».

Speriamo che trovi il tempo.

«Sarebbe un guaio altrimenti».

Vedrà, sarà bellissimo: ad ogni angolo di strada le adagerà lo spadone della libertà sulla spalla.

«Tutto il movimento ha investito tanto su questa candidatura».

Anche soldi.

«Penso di sì».

Servirà pure un suo assegnino, un gesto personale gradito.

«Non mi tirerò indietro».

Ci mancherebbe.

«Ci mancherebbe».

In effetti ha promesso di dare fondo a tutte le sue risorse.

«Fisiche. Ho famiglia anch´io!».

Un appunto, se mi è permesso.

«Prego».

Va in giro troppo spesso senza cravatta. Lei sa che a Berlusconi?

«?ma la cravatta è la compagna della mia vita. Blu, camicia bianca (o anche celestina) e un bel completo blu a dare forma e tono. Solo che a volte stufa».

È pure pelato.

«Avevo un bel caschetto biondo. Purtroppo è andato via».

Peccato.

«Peccato, sì».

Lui, comunque, fa miracoli.

«Sto per andare proprio da lui».

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