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Ancora sull’articolo 18
17 Aprile 2004
Lettere e Interventi
Lodo Meneghetti (Milano), 05.05.2003

Da Lodo Meneghetti (Milano)

5 giugno 2003

Ancora sull’articolo 18

A) Leggo "1 giugno 2003". È giusto sperare, e tu hai fiducia. Io ne ho meno, ma non per ciò mi metto da parte, benché riconosca di essere isolato nel mio pensiero: forse troppo radicale dal punto di vista anche di colleghi "impegnati"? In ogni modo lo stato territoriale penoso del paese e le decisioni del potere attuale in pro di un futuro ancora peggiore, danno ragione alle mie pluridecennali denunce.

B) Nulla sapevo del convegno di Venezia, eppure si è tempestati ogni giorno da avvisi di congressi, convegni incontri, celebrazioni, ecc.ecc. - Auguri almeno per la giornata di oggi.

C) Tanto per darmi un'ulteriore ragione (ho scritto da tempo circa la mania di grattacielo annidata negli uffici urbanistici del comune di Milano e nella mente di moltissimi colleghi), ecco la pagina di ieri su "la Rep."con diversi interventi: una tristezza, un'assoluta banalità. L'idiozia del riferimento al Central Park; Fuksas che di nuovo pontifica sfondando porte aperte da un secolo (facciamo grattacieli altissimi in parchi, a proposito dell'area della Fiera!). Per fortuna qualcuno non sta al gioco; il mio socio di tanti anni fa, Gregotti, fra questi pochi (ma poi...?)

D) Ti avviso che ho attivato Acrobat, quindi mi muovo meglio nel tuo cortile.

E) Molto si vede su eddyburg. Io stesso invito colleghi a entrarvi. Tuttavia, ripeto, mi sembra che, salvo eccezioni (forse solo il dialogo con Mazza), ognuno dica la sua senza mai cogliere ciò che è già stato seminato.

Ciao, Lodo (non Maccanico).

P.s. Non capisco, te lo dico con il massimo senso di amicizia e di ammirazione per la costruzione del tuo cortile, i dubbi di votare sì. Non è in causa, in realtà, il contenuto esplicito del referendum, ma l'implicita prospettiva di demolire definitivamente la casa dei diritti del lavoro, come ha scritto Luciano Gallino in modo chiarissimo.

Le ragioni per cui non votare, e comunque non votare si, le ha espresse molto lucidamente Gallino nell’articolo che citi (e che ho messo nel sito), all’inizio. Con altrettanta chiarezza ha espresso le ragioni per cui, invece, occorre votare si. Come Zerlina, ero sospeso tra il no e il si. Poi è venuta questa porcheria della precarizzazione totale del lavoro, e allora ho deciso che un voto di solidarietà al lavoro può essere, almeno soggettivamente, un colpo d’ala rispetto alle piccole furberie di quaggiù.

Il convegno di Venezia è stato molto interessante. Stiamo mettendo tutto il materiale in rete, ih un sito dedicato.

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