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Vittorio Emiliani
Allarmi siam fascisti
6 Aprile 2006
Articoli del 2005
Brecht ammoniva: il grembo che ha generato il fascismo è ancora fecondo. Da l’Unità del 23 dicembre 2005

Sta montando una nuova mussolineide, con l’avallo del Cavaliere che, dopo una dittatura fascista “bonaria”, ce ne segnala una senza “disegno criminoso”: non bastano i 28.000 anni di carcere e di confino irrogati dai Tribunali Speciali, gli assassinii mirati ed eccellenti, le decine di migliaia di perseguitati e di esuli, l’estinzione di ogni libertà, i morti della guerra, ecc. Dopo i reiterati saluti romani del calciatore Paolo Di Canio (difeso o giustificato da tanti giornalisti sportivi, anche della Rai) davanti ad una curva di tifosi con simboli celtici e altri armamentari, punibili ai sensi di una legge che vieta l’apologia del fascismo, ci si mette la nipote Alessandra in cerca di nuova/vecchia notorietà politica. E tira di mezzo Bruno Vespa nei panni di un possibile “zio”.

Intanto, Predappio, paese natale del duce, rischia di diventare un supermercato per i nostalgici del ventennio: ricordi, gagliardetti, divise, immagini del duce, manganelli, cartoline con Benito in mille pose, shampoo “Menefrego” e altre lugubri scemenze. Che tali sarebbero se la “bonaria” dittatura fascista (Pansa ci perdoni) non avesse seminato di lutti l’Italia e se i pellegrinaggi cimiteriali predappiesi non finissero con cori, grida, saluti romani, slogan deliranti. Di recente, la rubrica delle lettere del “Corriere della Sera” ha ospitato una certa polemica in materia, conclusa dalla rassicurazione offerta dalla signora Anna Teodorani (dell’omonima famiglia del federale Vanni Teodorani Fabbri forse): quel supermercato della nostalgia mussoliniana dà lavoro a non poche famiglie e ciò basti. Valore dominante: se il commercio va, tutto va, il resto non conta.

In anni ormai lontani il locale Comune, governato dalle sinistre fin dal ’46, era stato ben più restrittivo in proposito e con esso la Prefettura. Fra l’altro, di Predappio è pure la famiglia degli Zoli, cattolici popolari e antifascisti, il cui esponente più in vista, il presidente del Consiglio, Adone, è sepolto con grande sobrietà nello stesso cimitero di San Cassiano. Fu lui a rendere la salma alla vedova Rachele verso la quale il paese mantenne un rispetto esemplare. Soltanto quando le venne l’idea di aprire un ristorante alla Rocca della Caminate, volò qualche sassata contro i vetri e la Rachele ebbe il buon senso di chiudere l’impresa.

La Rocca torna ora d’attualità per l’ennesimo progetto di riuso, promosso stavolta dall’Amministrazione Provinciale. La casa natale del duce è stata anni fa opportunamente riscattata dal Comune, restaurata ed adibita a mostre periodiche di storia e di costume. Per la Rocca – “liberata” dai partigiani e dalle truppe alleate il 28 ottobre 1944 (ricorrenza fatidica) con l’attiva partecipazione dell’ufficiale Giorgio Spini, lo storiografo fiorentino – la Provincia avanza una ipotesi che ha destato critiche assai forti fra gli intellettuali forlivesi. Vi dovrebbe infatti trovare spazio un Museo dell’Idea di Romagna, tutto virtuale, dove rivivrebbero i personaggi più famosi di questa area storica, da Artusi a Pascoli, a Fellini, passando naturalmente per Mussolini ma pure per Secondo Casadei. Il kitsch sembra garantito. Posso immaginare l’orrore che ne proverebbe, se potesse, il nostro povero amico Federico Fellini (e tanti altri con lui). Lo dico da romagnolo che ama la Romagna: se questa nostra area storica, distinta certamente dall’Emilia con cui peraltro è integrata da secoli, ha un nemico è il romagnolismo. Cioè un localismo enfatico, banale, folklorico che mette insieme la struggente poesia pascoliana con “Romagna mia”, che mescola Amarcord con la “valorizzazione dei prodotti tipici”. La quale è infatti il punto forte del progetto da poco presentato: vini e formaggi tipici, piade e piadine, grigliate e arrosti misti, ecc. ecc.

La forza della Romagna è invece il rigore praticato nell’affrontare la propria storia. Con musei, come quello (ma quando sarà ordinato in modo degno?), di Pergoli e Spallicci a Forlì, forse la più grande raccolta etnografica d’Italia, o come il recentissimo Museo della Marineria di Cesenatico. Con Fondazioni e Società di studi, con Biblioteche secolari attorno alle quali – si pensi soltanto alla Classense di Ravenna o alla Malatestiana di Cesena – è ruotata la cultura locale (e nazionale) . La stessa gastronomia ha avuto specialisti e storici del livello di Pellegrino Artusi e di Piero Camporesi troppo presto scomparso.

Anche per la Rocca delle Caminate – la cui foresteria e il cui parco sono ben gestiti dagli scout dell’Agesci – pareva fattibile a breve uno splendido e rigoroso (insisto) progetto: riportare in Romagna le straordinarie collezioni naturalistiche di Pietro Zangheri, specialista noto in tutto il mondo (gli telefonavano da Berkeley per avere notizie sullo stato di salute delle pinete ravennati). Scomparso nel 1983, finì per lasciare tutto alla città di Verona non trovando risposte affidabili in loco. Il ritorno di quei 150 mila reperti sarebbe possibile e si sposerebbe magnificamente con la dolce collina della Rocca e con la cultura dell’ambiente che già l’Agesci vi coltiva. Una soluzione alta, educativa, ricca di futuro e di pubblico potenziale, giovanile. Non la solita “valorizzazione” che, fra una bevuta e un rutto, magari ammicca al mercatino mussoliniano giù a valle, ormai al di là della decenza e della legalità. Lo studio preliminare parla un linguaggio ambiguo e sottolinea, ad esempio, come la Rocca venne donata nel 1927 “al capo del governo Benito Mussolini in seguito ad una sottoscrizione che ha raccolto ben 70.000 adesioni” e che essa “pare destinata a riassumere il destino fascista dell’intera area forlivese”, ecc. “Se questo è il risveglio della Rocca delle Caminate, molto meglio l’oblio”, ha commentato Carlo Giunchi, uno degli intellettuali protestari. Nei sotterranei della Rocca delle Caminate venne ucciso il partigiano Antonio Carini (Orsi). A Predappio è trascorso invano l’80° anniversario della morte, avvenuta nel ‘25 a seguito delle ripetute percosse squadriste, dell’ultimo sindaco prefascista, il socialista Ciro Farneti. Intanto il supermercato della nostalgia prospera e monta una grottesca mussolineide. Di Canio assicura che ci riproverà, Alessandra Mussolini pure, Bruno Vespa si limita, per ora, a parlare di Resistenza, di guerra civile e del suo ultimo libro, mentre fa la pasta con Antonella Clerici su Raiuno. Servizio pubblico, tv di qualità.

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