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Allarme sulla penisola sorrentina: 25mila ettari a rischio cemento
21 Maggio 2004
Campania felix
Repubblica del 22 novembre ha sollevato un grido d’allarme per il nuovo Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Napoli. In esso non si opererebbe nessuna tutela di preziose aree agricole in luoghi paesisticamente rilevanti: Inserisco un articolo di Giovanni Valentini sulla prima pagina dell’edizione nazionale, e uno di Eleonora Bertolotto sulla cronaca di Napoli.

Giovanni Valentini

Un piano urbanistico della provincia di Napoli

trasforma in aree urbane circa la metà dei suoli agricoli

“Torna a Sorrento...”, continueranno a cantare i suonatori di chitarra e mandolino alle comitive di turisti, nei ristoranti e nelle pizzerie sotto il Vesuvio. Ma a Sorrento e dintorni si rischia di non veder tornare più nessuno, se andrà in porto il piano urbanistico ratificato dalla Provincia di Napoli e sottoposto fino al 4 dicembre alle osservazioni degli enti territoriali, dei tecnici, degli esperti e dei cittadini interessati, a fianco dei quali sono già scese in campo le maggiori associazioni ambientaliste.

Poi, dopo quella data, l’amministrazione dovrà rispondere puntualmente a tutti i rilievi e a quanto pare è intenzionata a concludere l’iter del provvedimento entro Natale. Il conto alla rovescia, per cercare d’impedire in extremis questo nuovo scempio del territorio e del paesaggio, è arrivato quindi agli sgoccioli.

Approvato a scatola chiusa in una torrida giornata di agosto, il Piano territoriale di coordinamento provinciale prevede di “strappare” 25mila ettari su 6Omila di superficie agricola, circa il 42% dei terreni coltivati in provincia di Napoli, per trasformarli in aree urbane con una destinazione ancora imprecisata. Un’operazione che approssimativamente può valere 30-35 miliardi di euro, circa 60-70mila miliardi di vecchie lire, insomma l’equivalente di una grossa manovra finanziaria.

Oltre ad alberghi, ristoranti, strade e parcheggi, si parla di circa 100 mila nuovi vani da costruire, per un totale di due milioni e mezzo di metri quadri, a quattro milioni di lire al metro. L’obiettivo o il pretesto dichiarato è quello di decongestionare la fascia costiera a sud di Napoli. Ma qui si tratta piuttosto di salvaguardare un paradiso naturale che comprende la Penisola Sorrentina, il Vesuvio, i Campi Flegrei, Posillipo, Agnano, la collina dei Camaldoli, fino alle isole di Ischia e Procida. E, come spiega l’agronomo Antonio di Gennaro, consulente del Wwf, in questa zona benedetta da Dio e baciata dal sole si coltivano arance, limoni, uva, albicocche, ortaggi pregiati e anche fiori, come rose e garofani.

Con uno sciagurato accordo tra la maggioranza di centrosinistra e l’opposizione, la Provincia presieduta dal verde Amato Lamberti si appresta ora a stravolgere l’ambiente e a deturpare il paesaggio, in nome di un malinteso sviluppo urbanistico ed economico che rischia invece di innescare un ulteriore degrado. Tra legittime preoccupazioni elettorali, ignoranza e interessi forti, è maturato così un assalto al territorio che apre di fatto la campagna per le amministrative della primavera prossima.

Per la verità la “legge Bassanini”, approvata dall’Ulivo nella scorsa legislatura, affidava opportunamente all’amministrazione provinciale il compito di varare un Piano urbanistico organico, d’accordo con gli enti che sovrintendono ai singoli piani di settore (quello paesistico, quello di bacino, quello dei parchi e delle aree protette). Ma in assenza di tali intese, forzando il meccanismo della legge e approfittando di quella urbanistica regionale a maglie troppo larghe, un colpo di mano ha scardinato tutti gli strumenti di tutela ambientale in vigore finora.

Con la pretesa di definirle “aree di riqualificazione urbana”, come se fossero dimesse o abbandonate, i 25mila ettari vengono svincolati dalla loro destinazione originaria e consegnati al grande business dell’edilizia. In questo modo, non solo si rompe un mosaico agricolo-urbano, fatto di terreni coltivati, campi, orti, case rurali. Ma si provoca anche di conseguenza la frammentazione delle aree agricole esistenti, pregiudicando la sopravvivenza e la crescita dell’economia locale.

Nel Piano territoriale manca poi del tutto la previsione di una “rete ecologica provinciale”, indispensabile per evitare l’isolamento e il degrado delle aree naturali. Senza il “cuscinetto” dei terreni coltivati, accerchiate dal cemento e dall’asfalto, queste sono destinate inevitabilmente a deperire, alterando l’equilibrio ambientale. Per una regione che affida la propria attrattiva principalmente al patrimonio paesaggistico e culturale, al turismo e all’agricoltura, la condanna rischia di diventare senza appello.

«L’egoismo di pochi sta per compromettere il futuro di tutti», protesta in prima linea l’Associazione Gaia. «In una zona già largamente satura - si legge in un comunicato - il Piano territoriale di coordinamento finisce col realizzare i sogni nel cassetto di tutti quelli che ritengono la penisola sorrentina poco più di un autogrill, dove l’unico valore da perseguire è l’arricchimento attraverso il saccheggio delle risorse ambientali e le uniche esigenze da soddisfare sono la realizzazione di strade, parcheggi, posti letto e villaggi turistici». E la stessa associazione chiama a raccolta i cittadini, sollecitandoli a inviane il suo appello o comunque le osservazioni individuali al presidente della Provincia di Napoli.

Mentre la popolazione di Scanzano Jonico (Matera) è ancora mobilitata contro il deposito di scorie radioattive, arriva un altro attentato ai danni dell’Ambiente e del Mezzogiorno. Questa volta, però, non è il governo di centrodestra a colpire da Roma una regione meridionale piccola e povera. E’ invece un’amministrazione locale di centrosinistra, guidata per di più da un verde che ha studiato e combattuto la camorra, a mettere un’ipoteca sul futuro di Napoli e della sua provincia. Sarà un motivo di più per convincersi definitivamente che l’ecologia richiede un impegno trasversale, al di là degli schieramenti e degli interessi politici.

Eleonora Bertolotto “Cemento nelle ultime oasi verdi”Napoli, Capri, Sorrento, Ischia: a rischio 25.000 ettari

Venticinquemila ettari di terreno agricolo, miracolosamente intatto, nonostante abusivismo e speculazione, potrebbero essere aggrediti dal cemento, se dovesse essere approvato il Piano territoriale di coordinamento provinciale che porta la firma dell’assessore Guido Riano e che, per entrare in vigore, aspetta solo il vaglio della Regione. L’allarme viene dalle associazioni ambientaliste. Italia nostra denuncia: «Il Ptcp pretende di subentrare ai piani disalvaguardia che finora hanno tutelato zone preziose, come le isole, le costiere amalfitana e sorrentina, il parco del Vesuvio, Campi Flegrei, Posillipo. Ma lo fa senza aver consultato gli enti preposti, come Soprintendenze e Autorità di bacino, e accontentando invece le richieste campanilistiche dei Comuni. Se dovesse essere approvato, sarà bene prepararci a una colata di cemento su oliveti e agrumeti, su quella cornice che, nonostante le devastazioni passate, fa ancora straordinario il Golfo di Napoli». Non sarebbe esente dalla cementificazione legale, realizzata in nome della riqualificazione urbanistica, neppure la fascia vesuviana compresa in zona rossa, ad altissimo rischio vulcanico. Critiche anche sul riequilibrio territoriale impropriamente deciso solo su scala provinciale, senza tener conto del resto della regione.

La minaccia del cemento sulle ultime oasi verdi

Un piano (Ptc) può sconvolgere le norme di tutela: DA Sorrento a Capri ai Campi Flegrei

Un colpo di mano. Uno strumento per aggredire con ruspe e cemento 25.000 ettari di verde miracolosamente scampato alla speculazione. Non è ancora passato al vaglio della Regione, il Piano territoriale di coordinamento della Provincia, ma è già un caso. Il grido d’allarme parte da Italia nostra, che, lavorando alle osservazioni, ha scoperto una situazione sconcertante. Come prevede la legge Bassanini, il Ptcp, qualora venga approvato, subentra ai piani paesistici, di bacino, dei parchi. Per il territorio napoletano, significa sostituire le norme di tutela della penisola sorrentina, dei Campi flegrei, delle isole, del territorio vesuviano, di Posillipo, dei Camaldoli, di Agnano. Ma «invece di assorbire i criteri di salvaguardia delle risorse naturali, storico-culturali e paesaggistiche di aree tra le più belle d’Italia, il Piano introduce scenari preoccupanti permettendo di edificare», in nome della riqualificazione urbanistica, in zone che finora sono state difese con grande fatica dall’assalto della speculazione e dell’abusivismo.

Com’è potuto accadere? «In realtà - accusa Antonio di Gennaro, docente di valutazione di impatto ambientale al Secondo Ateneo di Napoli, che ha curato le osservazioni degli ambientalisti - il Piano è stato elaborato in modo anomalo, scavalcando Soprintendenze, Ente parco, Autorità di bacino, e spostando l’asse della consultazione sui Comuni, che spesso non sono portavoce delle necessità di salvaguardia, ma di interessi più concreti». Il risultato sono 25.000 ettari agricoli (dei 60.000 superstiti) sottratti a qualunque tutela. «Il che vuoi dire – si accalora di Gennaro - consegnare all’aggressione del cemento gli agrumeti di Sorrento, gli oliveti di Massalubrese e Sant’Agata sui due golfi, i terrazzamenti di Agerola, i vigneti di Gragnano e di Lettere, gli orti della piana di Sarno, i terrazzamenti di Capri, le pinete di Ischia, il verde delle colline napoletane”. Con il risultato paradossale di trasformare in discutibili corse in avanti le varianti di salvaguardia approvate, per esempio, dal comune di Napoli per gli orti di Posillipo e dei Camaldoli. Non si tratta di speculazione dichiarata, ma di riqualificazione urbanistica. Il che significa che si costruisce per realizzare spazi e servizi pubblici, infrastrutture per il trasporto, e via elencando. Cemento, in ogni caso. Per non parlare della vera e propria colata prevista sul giuglianese, il nolano, l’acerrano, quantificabile in centomila stanze.

Il Piano provinciale, va detto, non entra in vigore se non con il vaglio regionale. E questo parzialmente tranquillizza Legambiente, che si associa alle critiche ma fida nei correttivi, come spiega il direttore Anna Savarese. Non basta a tranquillizzare Italia nostra. Protesta di Gennaro: «La legge urbanistica regionale, ai blocchi di partenza, si configura a maglia piuttosto larga. Che cosa aspettarsi dal combinato di una legge quadro permissiva e di un piano subordinato devastante?»

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