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Carlo Brambilla
Agricoltura, cibo e salute così salvando i campi si impara a vivere meglio
1 Maggio 2012
Milano
Territorio, stili di vita, consumi, mobilità, culture: tutto si tiene, basta osservarlo in modo non banale. La Repubblica Milano, 1 maggio 2012, postilla. (f.b.)

È la rivincita dei nuovi contadini. La riscoperta dell’agricoltura sana, biologica, legata al territorio, capace non solo di produrre alimenti buoni, ma di tutelare il paesaggio e l’ambiente, di disegnare la pianura con i filari di piante, le siepi, i canali tra i campi, il recupero degli antichi fontanili. È l’agricoltura come bisogno di bellezza e di armonia. Parte dal convegno "L’agricoltura è salute. L’agricoltura è arte", nell’ambito del progetto Expo Days, promosso dall’assessore Stefano Boeri, la sfida milanese al tema "Nutrire il pianeta, energia per la vita", che sarà al centro dell’Expo 2015. Sabato prossimo, dalle 9,30 alle 13,30 alla Triennale, agricoltori, medici, agronomi, esperti in alimentazione, si danno appuntamento per discutere come migliorare la nostra vita, a partire dalla nostra città. Perché anche Milano, molti non lo sanno, è ricca di campi e allevamenti.

Giulia Maria Crespi, presidente onorario del Fai, il Fondo per l’ambiente italiano, fondatrice della più grande azienda agricola biodinamica italiana, alla Zelata di Bereguardo, in provincia di Pavia, racconterà questa «nuova consapevolezza»: «I milanesi stanno cominciando a imparare che il loro Comune e la loro provincia non è fatta solo di cemento e asfalto. Basta inforcare una bicicletta e uscire dalla città per riscoprire, a pochi minuti, quel mondo contadino che ci può ancora salvare e che noi dobbiamo aiutare a crescere».Su "Povertà, qualità del cibo e salute" sarà l’intervento di Matteo Giannattasio, docente di Qualità degli alimenti e salute all’Università di Padova. «In passato i ricchi erano obesi e i poveri erano magri e sofferenti di disturbi legati alla malnutrizione - spiega Giannattasio. - Oggi paradossalmente l’obesità dilaga maggiormente tra i poveri, ma si accompagna, nonostante gli eccessi alimentari, a carenze nutrizionali. Un paradosso che si spiega col fatto che la povertà porta al consumo di alimenti di bassa qualità».

Segnali incoraggianti per l’agricoltura più attenta alla salute viene dal forte incremento del numero di consumatori che si rivolgono ai prodotti biologici. Fabio Brescacin, amministratore delegato di EcorNaturaSì spa, la più grande rete di distribuzione di alimenti biologici in Italia, tra i relatori del convegno, spiegherà come cambiano i gusti alimentari degli italiani: «Anche in epoca di crisi, il mercato dei prodotti bio, che costano mediamente almeno il 50% in più degli altri, è in notevole espansione». Sul delicato tema del monopolio dei semi, e della biodiversità perduta, in un pianeta dominato dalle multinazionali agroalimentari, interverrà Salvatore Ceccarelli, genetista, consulente in miglioramento genetico dell’International Center for Agricultural Research. «Il 60% del mercato del seme è nelle mani di 10 grosse compagnie, delle quali quattro, Monsanto, DuPont, Syngenta e Bayer detengono circa il 40% - denuncia Ceccarelli. - A fronte delle circa 250mila specie di piante viventi sul pianeta, di cui 50mila sono commestibili, noi ne mangiamo solo 250, ma soltanto 15 forniscono il 90% delle calorie».

postilla

Da quando sono tramontate almeno in parte le fortune del centrodestra monolitico-cementificatore pare che il tema del grande evento inizi a incidere davvero su ciò che si fa e si propone, e non fare da sfondo confuso a vari progetti di trasformazione territoriale, quasi tutti con contenuti diametralmente contrari. Ma, c’è sempre un ma.

In parole molto povere: riuscirà l’animazione culturale di alto livello a recuperare davvero, prima di tutto localmente (e non è egoismo planetario), il dibattito dalle secche tragicomiche dello scontro fra i sedicenti modernizzatori a colpi di nuova tecnologia a vanvera, e la scombinata banda un po’ frescacciona (diciamocelo, va’) dei sedicenti neo-contadini? Ovvero a riportare su binari visibili la questione città/campagna?

A chi scrive è capitato di recente, solo per fare un esempio, di leggere un articolo “scientifico” dove si sosteneva la liceità di colture destinate agli agro-carburanti nelle aziende agricole di prima cintura milanese, presentandole come sostenibili. E si leggono tutti i giorni, o si ascoltano per radio, ridicoli richiami a quanto si stava bene cent’anni fa, magari mangiando solo polenta e abitando in famiglie allargate tutti dentro la stessa stanza di una cascina, insieme alle galline.

Ecco: speriamo che discutere ad alto livello su come nutrire il pianeta, vivere la metropoli, coniugare ambiente ed economia con una nuova qualità della vita, insieme a sperimentazioni locali trasparenti, magari proprio sponsorizzate da Expo, inizi a diradare certe nebbie padane sinora un po’ troppo fitte (f.b.)

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