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Guglielmo Ragozzino
Acqua pubblica, il governo chiude i rubinetti ai sindaci
8 Marzo 2010
Spazio pubblico
“Un emendamento al dl sugli enti locali cancella gli Ato”.Ma è iniziata la campagna per la riconquista dell’acqua pubblica, contro l’estremismo privatizzatore bipartisan. Il manifesto, 7 marzo 2010

Uno dopo l'altro i sindaci, uomini e donne, vanno al microfono e raccontano la loro storia sull'acqua. Siamo a Roma, nel palazzo della Provincia, nella sala dedicata a Don di Liegro, un eroe dei nostri tempi. Di fronte è in corso la manifestazione regionale sugli abusi ambientali, veramente troppi. I sindaci che arrivano da tutta Italia hanno deciso di incontrarsi tra loro per stabilire le basi di un'associazione che serva per raccogliere una grande forza per promuovere e vincere un referendum che sventi la privatizzazione dell'acqua che il governo porta avanti. Il governo, mai come in questo caso comitato d'affari della borghesia o dei poteri finanziari che l'hanno conquistata.

L'ultima è dell'altro ieri (ieri per la discussione). Nella ratifica del cosiddetto decreto Ronchi sugli enti locali alla Camera, si è infilato nel testo un emendamento che elimina con un tratto di penna gli Ato (ambiti territoriali ottimali) dell'acqua. L'iter della legge si concluderà al senato, ma l'esito è sicuro - un voto di fiducia, se serve - non si nega a nessuno. A portare all'assemblea dei sindaci questo ulteriore caso, un vero e proprio colpo di mano, è Corrado Oddi, che rappresenta il Forum dei movimenti. La fine degli Ato, spiega, porterà a un'ulteriore esclusione dei sindaci dai luoghi di decisione. Anche negli Ato i sindaci rappresentano la popolazione, il contropotere popolare. Si tratta di un altro passo verso la privatizzazione dell'acqua, la sua definitiva mercificazione. Le funzioni passeranno alle regioni. E le multinazionali convinceranno la politica che regioni tanto oberate dai debiti e strette dai patti di stabilità non potranno gestire un bene delicato come la rete di distribuzione. Diventerà ovvio, anzi gradito vendere al migliore offerente: le generose multinazionali dell'acqua, le società multifunzione emerse dalle fusioni tra le antiche, carissime, municipalizzate. Anche gli Ato, che nessuno considerava un baluardo del pubblico, lo diventano quando la legge parla in modo arrogante e chiaro. Nel giro di un anno «sono soppresse le autorità d'ambito territoriale... Decorso lo stesso termine ogni atto compiuto dalle Autorità d'ambito territoriale è da considerarsi nullo». Attraverso gli Ato, conclude Oddi, circa metà dell'acqua - 64 Ato - stanno per passare di mano. Tornare indietro sarà impossibile: nessuno mai avrà i soldi sufficienti per farlo.

Tutti i sindaci insistono sulla gestione democratica dell'acqua, sul fatto che l'acqua è di tutti, che occorre conoscerla e non sprecarla, non sporcarla. Intorno a un problema tanto sentito si organizza la società civile, si raggiungono le scuole, si preparano le future generazioni alla difesa dei beni comuni. E i sindaci siciliani insistono sul fatto di rappresentare ormai la volontà di 118 comuni nella sola provincia di Agrigento, un milione e centomila cittadini che oggi conoscono il problema per quello che veramente è.

Qualcuno osserva che «da loro» i politici locali sono latitanti e non solo quelli di destra. Neppure organizzando una manifestazione nei pressi della sede di Palazzo dei Normanni si sono fatti trovare. Parla il sindaco di Povegliano veronese, una giovane donna. Lega il tema dell'acqua ai problemi pratici. «Il patto di stabilità cui siamo sottoposti, essendo in settemila cittadini - il limite è cinquemila - ci impedisce di dare aule ai piccoli». Sarà difficile resistere, non cedere l'acqua e rinunciare al resto, pur così importante. Ma poi suggerisce a tutti i presenti un'altra riflessione, semplice, alta: «L'acqua è vita e la vita è uguale per tutti».

Parla Nichi Vendola in un video; non è una sorpresa che non sia presente. Tutti capiscono come siano giorni di fuoco per lui. Pure parla di acqua. «L'aquedotto pugliese, il più grande d'Europa, è un boccone preferito per il mondomarket» e intende il grande mercato un non luogo gigantesco, totale, nel quale tutto è merce, spesso merce inutile, come certe acque, ma è posta in vendita purché consenta un profitto. Non glielo lasceremo, promette. Difende l'acqua bene comune e altri beni comuni come la terra e la memoria. Tutti devono essere strappati alla «voracità», alla «volgarità» dell'attacco.

Non c'è una vera conclusione alla giornata dei sindaci dell'acqua. Hanno parlato in molti, si sono ritrovati e soprattutto conosciuti, hanno constatato di pensarla in un modo e di agire in modi magari differenti, seguendo esperienze e pratiche dei loro paesi e città. Bengasi Battisti, sindaco di Corchiano (Viterbo), fa il punto, verso la fine. «Il giorno 20 marzo, giornata mondiale dell'acqua, si svolgerà la manifestazione nazionale di Roma. Essa - aggiunge - servirà anche a lanciare la raccolta di firme per il referendum abrogativo delle norme che impongono la privatizzazione dell'acqua. Dovremo inoltre definire l'associazione che legherà i comuni, il forum dell'acqua, tutti insomma. E fondarla, ché viva, dal notaio».

IL 20 IN PIAZZA, POI REFERENDUM

Si annuncia molto partecipata la manifestazione nazionale per l'acqua pubblica indetta per sabato 20 marzo a Roma, alla vigilia della Giornata mondiale per l'acqua (che è il 22 marzo). A scendere in piazza comitati, associazioni e movimenti da ogni parte d'Italia, ma anche le 150 amministrazioni comunali che si sono riunite ieri a Roma. Immediatamente dopo, partirà la raccolta delle firme per il referendum abrogativo delle norme che hanno privatizzato l'acqua. Obiettivo: seicentomila firme entro luglio. «Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull'acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia», scrive Alex Zanotelli in un appello sul sito del Forum italiano dei movimenti per l'acqua. Per poi concludere così: «Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l'ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell'acqua, Veolia, Ondeo, Saur che stanno mettendo le mani sull'acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi».

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