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Enrico Fierro
Abruzzo, nel subappalto la mina della ricostruzione
6 Giugno 2009
Terremoto all'Aquila
Il monito di Napolitano: in tempi di recessione, la mafia, con le sue disponibilità economiche, può dilagare nella ricostruzione in Abruzzo, ma non solo. Da l’Unità, 9 maggio 2009 (m.p.g.)

L’allarme del Capo dello stato è serio. "Esiste il rischio che le organizzazioni di stampo mafioso possano approfittare dell'attuale crisi per acquisire il controllo di aziende in difficoltà, con una invasiva presenza in tutte le regioni del paese". L’analisi di Napolitano è preoccupata. In piena recessione sono le mafie italiane gli unici soggetti in grado di disporre di liquidità. Capitali freschi, non gravati da interessi, immediatamente disponibili per operazioni finanziarie e di mercato. Lo aveva detto nei mesi scorsi anche Pietro Grasso, il procuratore nazionale antimafia. E lo dicono i magistrati e gli investigatori che giorno dopo giorno sul territorio contrastano il potere finanziario delle organizzazioni criminali. Studi e ricerche, i più accreditati sono quelli dell’Eurispes, calcolano in 130 miliardi di euro il fatturato complessivo di mafia, camorra, ‘ndrangheta e Sacra corona unita. I guadagni netti, sempre secondo le stime, sono pari a 70 miliardi. Una cifra enorme, frutto, soprattutto, di quello che è ancora il business più lucroso il traffico di stupefacenti: 59 miliardi di utile netto.

Ma anche all’interno delle mafie, stando alla lettura dei dati riferiti agli anni scorsi, c’è stata una forte evoluzione. Che ha fatto svettare la ‘ndrangheta calabrese ai primi posti della hit-parade della ricchezza. Il fatturato dei boss che dominano da San Luca a Vibo Valenzia ammonta a 44 miliardi di euro, qualcosa pari al 3% del Pil. Una cifra paragonabile alla ricchezza di nazioni come Estonia e Slovenia. Con queste cifre, è l’analisi degli esperti, è a rischio una buona fetta della libertà di mercato nel nostro Paese. Acquisizione di aziende, ingresso nella grande distribuzione commerciale, finanziarie e banche. Ma anche opere pubbliche. Il Ponte, l’interminabile Salerno Reggio, l’Alta velocità, l’emergenza rifiuti in Campania e l’"occasione d’oro": la ricostruzione dell’Abruzzo terremotato. Un dato per capirci: per risanare le ferite de l’Aquila e dei paesi colpiti dal sisma del 6 aprile il governo ha stanziato 8,5miliardi, una cifra cinque volte inferiore al fatturato della sola mafia calabrese. Appalti e subappalti, smaltimento delle macerie: sono queste le pieghe del dopoterremoto nelle quali possono infiltrarsi le associazioni mafiose.

Un varco è stato già aperto dal decreto del governo. Lo denunciano gli architetti, ingegneri e avvocati riuniti nel "Collettivo 99" in un documento pubblicato sul loro sito (www.collettivo99.org). Il decreto dà la possibilità di assegnare in subappalto "fino al 50% della categoria prevalente in deroga alla Legge 163/2006 Codice dei Contratti Pubblici che indica un tetto del 30% (elemento molto pericoloso per le infiltrazioni malavitose)". In pratica subappalti a gogò e senza controlli. Mafie ricche, che riciclano e investono modificando così la loro stessa struttura. Fenomeno che è già ad uno stadio avanzato per quanto riguarda la ‘ndrangheta. Nelle "famiglie" più importanti ormai un solo figlio è destinato a tenere in mano le redini dell’organizzazione. Gli altri sono medici, avvocati, broker, esperti finanziari e capi d’impresa. Mafia, camorra e ‘ndrangheta temono poco i sequestri dei beni. Nel 2008, calcolano gli esperti, l’azione della magistratura ha portato al sequestro di ricchezze per 5,2 miliardi di euro (2,9 miliardi alla camorra, 1,4 alla mafia e 231 milioni alla ‘ndrangheta). Poco. Troppo poco.

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