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Massimo Fini
«A te in Rai non ti vogliamo»
10 Aprile 2004
I tempi del cavalier B.
Dall’Unità del 1 ottobre 2003 ho ripreso questa agghiacciante lettera. Sono passati 25 giorni, ma non mi sembra che questo episodio di barbarie abbia avuto l’eco che meritava. Eppure è un segno inquietante della discesa verso il regime.

Caro direttore, ieri sera, all’una di notte, doveva andare in onda un nuovo programma di Rai Due, Cyrano, dove io avrei vestito i panni del celebre spadaccino di Rostand. L’idea del format era venuta qualche mese fa a Edoardo Fiorillo, producer di Match Music, un gruppo di giovani, bravi ed entusiasti che si erano occupati finora prevalentemente di programmi musicali ma che intendevano fare il salto verso un tipo di televisione più impegnata e avevano individuato in me la persona più adatta per la parte di Cyrano, un osservatore della vita un po' trasognato e fuori dagli schemi il cui compito era quello di commentare, a modo suo, i temi e i servizi della trasmissione, in genere di costume (la prima puntata, intitolata «Morire prima, morire tutti», era sarcasticamente dedicata all’incapacità, tutta moderna, di accettare la vecchiaia e la morte). Fiorillo ha proposto il programma ad Antonio Marano, direttore di Rai Due, che l’ha accettata in blocco, compresa la mia partecipazione. Abbiamo firmato i contratti, fatto le prove in corso Sempione, l’ufficio stampa Rai ha emesso un comunicato in cui si dava notizia del nuovo format, che si sarebbe articolato in 15 puntate, e del fatto che Cyrano sarebbe stato Massimo Fini, è uscita un'Ansa in proposito, molti giornali ne hanno parlato e Tv Sette, nella sua consueta rubrica ha segnalato il programma, corredandolo con una mia fotografia, fra quelli da vedere, cosa, mi dicono, rarissima e forse unica per una trasmissione in onda a quell’ora. Infine, il 24 settembre, abbiamo registrato la prima puntata.

Ma quello stesso giorno - e prima di poter vedere la puntata, che andava comunque montata - Edoardo Fiorillo è stato convocato da Marano che gli ha comunicato che c’erano delle grosse difficoltà, dei veti. «Sul programma?» ha chiesto Fiorillo. «No, sulla persona, su Massimo Fini» ha risposto Marano che quindi ha proposto al producer di fare ugualmente la trasmissione, ma togliendomi di mezzo. Fiorillo ha replicato: «Non è possibile: Fini è coautore del programma e inoltre il personaggio di Cyrano è stato pensato e tagliato su di lui». Una risposta coraggiosa perché Fiorillo sapeva di giocarsi in questo modo due mesi di lavoro, un programma su cui aveva investito molto dal punto di vista professionale ed emotivo e, probabilmente, ogni futuro rapporto con la Rai.

L’altro ieri, 29 settembre, mi sono visto con Antonio Marano nel suo ufficio di corso Sempione, alla presenza di un suo collaboratore, Michele Bovi, e di Edoardo Fiorillo. Il direttore di Rai Due mi ha tenuto il seguente discorso: «Voglio essere franco con lei. Potrei salvarmi dicendo che la trasmissione non va bene, che ha bisogno di aggiustamenti. Ma non sarebbe giusto. La puntata che ho visto funziona benissimo. Il fatto è che c’è un veto su di lei, un veto politico e aziendale, da parte di una persona cui non posso resistere. Chi sia questa persona non intendo dirglielo, lo farò il primo gennaio ». Quindi mi ha proposto, come mediazione, di rimanere come autore ma di sparire dal video. Ho risposto: «Non so se vi rendete conto della violenza che mi state usando. Mi avete avvicinato voi, mi avete contrattualizzato, poiché si trattava di quindici puntate, ho dovuto modificare i miei programmi, rinunciare ad altri lavori. Facciamo le prove, le facciamo in Rai, l’ufficio stampa Rai manda fuori un comunicato in cui si dice che Massimo Fini sarà Cyrano, i giornali ne parlano, facciamo la prima puntata e senza neanche vederla, senza nemmeno entrare nel merito, mi si dice: no, tu non puoi lavorare. Cioè, io non posso lavorare in questo Paese?» Marano: «No, no, lei può lavorare...» Io: «Sarò più preciso: ci sono lavori che io, cittadino di questo Paese, non posso fare perché qualche federale me lo vieta ». Marano: «Ecco. È così».

Adesso Marano, rispondendo ai giornalisti che lo interrogano sul caso che si è creato, si difende dicendo che la trasmissione andava messa a punto, che era deboluccia. Lo capisco. Non può dire pubblicamente ciò che ha detto a me. E mi dispiace anche tirarlo così pesantemente in mezzo perché mi è sembrato, tutto sommato, un brav’uomo, il diavolo meno brutto della compagnia, schiacciato da forze troppo più potenti di lui. Ma la verità è quella che ho scritto io, qui, e ho tutte le possibilità di dimostrarlo perché, a parte la testimonianza di Fiorillo, quella conversazione è registrata.

Chi ha posto il veto? Marano non l’ha detto e io non gliel’ho chiesto. Posso solo fare delle deduzioni. Le sinistre no perché attualmente non hanno questo potere in Rai. La Lega no, perché Marano è leghista ed è lui che ha sponsorizzato Cyrano. In quanto ad An, uno dei collaboratori di Marano, Spoto ha fatto un sondaggio presso il ministero delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, il quale ha risposto che non mi vede certo di buon occhio ma che comunque non c’erano pregiudiziali (poteva essere un po' più generoso, monsignor Gasparri, ricordando che negli anni Ottanta, quando l’Msi era al bando, io ero, insieme a Giampiero Mughini, l’unico intellettuale italiano non di destra a partecipare alla loro convention e alle loro manifestazioni culturali, lo facevo non perché condividessi, ma per testimoniare che quattro milioni di italiani non potevano essere arbitrariamente esclusi dal gioco politico). Le correnti di An però oggi sono tante. Gasparri, poniamo, non è La Russa. La mia impressione è comunque che si tratti di un berlusconiano, di Forza Italia, di An, di Comunione e Liberazione, non importa, molto potente per costringere un direttore di Rete come Marano a fare la figuraccia che ha fatto, un berlusconiano forse più realista del Re al quale le mie critiche non sono mai andate giù, non perché, ovviamente, abbiano chissà quale risonanza, ma perché sono comunque fastidiose dato che non è facile gabellarmi per «comunista». Di chiunque sia, un veto c’è stato. Politico e, oserei dire, quasi antropologico. Non essendo iscritto ad alcun partito, non essendo riferibili ad alcuna area politica, non essendo intruppato in alcuna lobby sono abituato, da un quarto di secolo, ad essere emarginato, non pensavo però di diventare addirittura un appestato. Ma se a 58 anni suonati, in cui, caso, credo, quasi unico, non ho mai lavorato né per la Rai né per Mediaset, neppure con una consulenza piccina piccina, non posso nemmeno avere una parte in una trasmissione di costume che va in onda all’una e mezza di notte, cosa devo pensare? Che cosa dobbiamo fare? Ci dicano dove possiamo lavorare. Abbiano almeno il coraggio di dirci apertamente che ci sono dei cittadini che non possono fare certi lavori. Promulghino delle leggi, come ai bei dì. Sarebbe una situazione più chiara e eviterebbe perlomeno a dei disgraziati, come Fiorillo, ma anche come Marano, di entrare in contatto con degli appestati senza poter sapere che sono tali. Caro direttore, perdona lo sfogo, il lungo sfogo. Ma è particolarmente deprimente vivere in un Paese dove ogni santo giorno le più alte cariche dello Stato tuonano contro il fascismo che fu, facendo finta di non accorgersi del fascismo che è. Quanto a me mi appunterò, da ora, una stella gialla al petto, come una medaglia al merito.

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