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“A Roma conservare i metricubi di Carraro non era obbligatorio”
23 Maggio 2008
Lettere e Interventi
Andrea Declich, a proposito di Morassut e Tocci

Ho letto l'articolo dell'Unità con cui Morassut risponde a Tocci e la postilla. C'è un punto molto importante che andrebbe chiarito - sicuramente a vantaggio della comprensione da parte dei non specialisti, ma forse anche per loro -: Morassut dice che le denunce di Report si riferiscono a iniziative urbanistiche che sono il risultato di decisioni presi dalle giunte Carraro. Il punto è che tutto ciò non riguarderebbe il nuovo PRG: se questo è vero (non si dice niente nella postilla su questo), la questione riguarderebbe il fatto che per 15 anni le giunte di sinistra non hanno fatto niente per mettere una pezza alle situazioni che hanno prodotto gli obbrobri denunciati da Report (ridisegnarli, annullarli, qualche cosa...) e, più che altro, che tali obbrobri prendessero forma. Il problema, quindi, sarebbe grave, ma diverso da quello denunciato da Report e commentato da Tocci.

Nella postilla si scrive che “le previsioni dei PRG non concedono affatto ‘diritti edificatori’, che quindi la cancellazione di previsioni del vecchio PRG (1962!!!) non comportava nessuna ‘compensazione’ nè per Tormarancia nè per nessuna altra previsione che si fosse voluta cancellare. Rilasciare o autorizzare atti abilitativi basati su vecchie previsioni di PRG non era quindi necessario nè alla giunta Rutelli nè alla giunta Veltroni”. Mi sembra che sia esattamente quello che Declich vorrebbe che fosse scritto. L’origine di tutti i regali che gli amministratori alla Morassut (non è certamente l’unico!) fanno alla rendita immobiliare sta proprio in quella incredibile falsità: che il PRG assegni dei “diritti edificatori” che devono in qualche modo essere riconosciuti. Nella trappola di questa falsità cade perfino Walter Tocci: il che prova che quella malfamata espressione, “diritti edificatori”, è diventato un idolum fori. Bisogna sconfiggerlo, caro Declich, il marcio nasce da lì. Carlo Levi diceva: le parole sono pietre. Oggi dobbiamo dire: dalle parole sbagliate nascono palazzi.

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