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«A proposito del libro di scritti di Antonio Cederna»
27 Febbraio 2011
Lettere e Interventi
Nicola Caracciolo, Roma

Ho sempre ammirato molto Antonio Cederna, del quale sono stato anche personalmente amico. Ma la questione di cui dobbiamo parlare è la libertà di stampa.

Faccio il giornalista- con qualche merito forse – da oltre cinquant’anni. Sono stato inviato di guerra in Algeria. Ho fatto inchieste in tanti Paesi del mondo, Italia compresa. Sono stato per un grande giornale corrispondente da Washington. Sono autore di decine di programmi storici su Rai3 che hanno avuto, per lo più buona accoglienza sia di pubblico che di critica. Per una vita, cioè, ho dovuto occuparmi di questioni relative alle responsabilità e alla libertà della stampa. Presumo quindi d’avere acquisito una qualche esperienza in materia.

Il mio è un punto di vista molto semplice. Parliamo di un’antologia di scritti di Cederna sulla Lombardia che è stata curata dal Consiglio Regionale lombardo di Italia Nostra. Essendo un’antologia è stata fatta una scelta di articoli da pubblicare, e come tutte le scelte ha qualcosa di arbitrario. E questa antologia è stata accompagnata da una serie di articoli di commento, di cui due in particolare (Mazza e Ferruzzi) hanno suscitato l’indignazione dei figli di Antonio, Giulio, Camilla e Giuseppe Cederna. Ad essi si sono uniti diversi intellettuali e ambientalisti, Alberto Asor Rosa, Vittorio Emiliani e tanti altri.

Ma veniamo al dunque. In una società aperta il diritto alla critica è sacro. È una delle poche certezze della cultura contemporanea. Il progresso del sapere scientifico (si pensi all’epistemologia di Popper) si regge sulla possibile “falsificazione” di ogni “verità”. Dunque, se ai figli di Cederna, a Asor Rosa, Emiliani e agli altri il libro è dispiaciuto (e dispiaciuto molto) lo dicano con tutta la veemenza che vogliono. Ci mancherebbe! L’errore però è nel chiedere interventi repressivi che ricordano la censura. Si è voluto che il libro venisse – come è successo – tolto dalla circolazione. Alcuni poi hanno addirittura chiesto che venisse deferito ai “probiviri” di Italia Nostra il Presidente del Consiglio Regionale lombardo Luigi Santambrogio (si chiama proprio così, come il famigerato parcheggio!). Nella tradizione dei 56 anni di vita di Italia Nostra ci sono stati solo 4 o 5 casi di soci deferiti ai probiviri (a Feltre, Cesena e Roma) per gravissime scorrettezze. Ciò che mi stupisce inoltre, in tanta indignazione, è che proprio uno degli accusati – il Prof. Luigi Mazza – mi ha detto, e autorizzato a riferire, che ha gravi perplessità sulla legge 12 della Regione Lombardia che regola (male) l’edilizia e che non condivide il piano regolatore milanese. Una tempesta in un bicchier d’acqua? Ferruzzi – ahimè – resta affezionato al parcheggio del Sant’Ambrogio… ma in fondo nessuno è perfetto.

Caracciolo mescola e confonde due questioni. Il ritiro della pubblicazione intitolata ad Antonio Cederna; il dibattito culturale che si è tentato di aprire nel direttivo di Italia nostra. La pubblicazione è stata ritirata dalla casa editrice perchè in contrasto con la vigente legge n. 633/1941 che dovrebbe essere ben nota a chi ha esperienza editoriale. La libertà di stampa non c’entra: siamo (ancora) in un paese libero e ognuno, com’è successo tante volte in questi anni, può pensare e scrivere ciò che vuole su Antonio Cederna. Altra cosa è pubblicare un’antologia di suoi articoli, a suo nome, senza rispettare i diritti morali e materiali previsti dal nostro ordinamento. Speriamo che il dibattito sul merito della linea di IN prosegua, e si possa capire da che parte sta l'associazione oggi.

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