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“A Modena liquidano spazi pubblici?”
3 Febbraio 2009
Spazio pubblico
Italia Nostra Modena

Inviamo il comunicato stampa relativo alla prospettata vendita, da parte del Comune di Modena di alcuni campi da calcio ubicati all'interno della città, Il Direttivo della Sezione di Modena

Modena si adegua alla controriforma urbanistica?

Legambiente è insorta e parla di “un’operazione che definire una porcheria è elegante”. Edoardo Salzano, l’urbanista che ha ispirato le migliori e più avanzate politiche territoriali nella nostra regione, “spera che la notizia sia smentita, perché è una notizia bruttissima”. Di che si tratta dunque? Nel quadro della delibera del consiglio comunale che approva il “piano triennale di dismissioni”, anche i campi di calcio esistenti di proprietà comunale sono messi sotto osservazione “per verificarne la migliore collocazione all’interno del territorio nell’ottica di realizzare possibili spostamenti che conducano a un miglioramento della dotazione sportiva della città”, perché, “una volta individuata la nuova collocazione, si potrà procedere alla modifica delle destinazioni delle aree occupate attualmente dai campi e alla vendita delle aree stesse in modo da finanziare l’operazione di spostamento dei campi”. E via intanto alle “verifiche di piano regolatore per la maggiore valorizzazione dei beni oggetto di alienazione”. Tutto qui. Un’operazione, allora, patrimonialmente e urbanisticamente a saldo attivo?

Crediamo francamente di no.

Le attrezzature sportive programmate e integrate entro i più recenti insediamenti anche residenziali della città costituiscono, così intenzionalmente collocate, non solo un essenziale servizio, ma anche un ineliminabile elemento di equilibrio, come spazi inedificati, nella composizione urbana. Non possono dunque in alcun modo considerarsi incompatibili con la residenza che ora le circonda (per usare l’espressione della delibera consiliare) e lì è insediata non certo casualmente ma per atto responsabile di pianificazione. Rimuovere (come una presenza spuria) i campi da calcio oggi in uso alle polisportive, confinandoli dunque all’estrema periferia, per recuperare alla edificazione gli spazi abbandonati, immessi nel mercato delle aree secondo la dichiarata logica privatistica della massima valorizzazione, è operazione urbanisticamente in vistosa perdita. Che coglie anzi il Comune in un singolare vizioso conflitto, giacché la nuova destinazione di quelle aree sarà decisa in conformità all’interesse del Comune-proprietario al più elevato realizzo e contro l’interesse del Comune-urbanista a contrastare il riempimento, con un denso edificato fuor di un disegno organico e con ovvi effetti di congestione, di vaste aree pubbliche dal piano regolatore volute libere e integrate in funzione di servizio nel circostante insediamento.

Italia Nostra invita quindi l’Amministrazione Comunale a riconsiderare il problema, rifiutando le soluzioni che appaiono espressione di quegli spiriti di controriforma urbanistica, che è agevole constatare ma è doveroso contrastare, negli anni recenti sempre più diffusi nel nostro paese.

Il direttivo della sezione modenese di Italia Nostra Grazie, modestia a parte. Per favore tenetemi informato. Una parte del mio cuore sta nell'urbanistica modenese. Conoscevo e stimavo Rubes Triva, e dall'urbanistica modenese, quando ero studente, ho imparato molto. Sono amico di Ezio Righi, urbanista comunale per molti anni, ed ero molto legato a Piercamillo Beccaria, che concluse la sua vita come sindaco di Modena; lo avevo conosciuto a Roma prima che decidesse di trasferirsi nella vostra città. Era lui che mi aveva illustrato il progetto di realizzare centri polisportivi con una forte caratterizzazione associativa e un forte ruolo democratico, basati sulla proprietà pubblica del suolo come garanzia di base. Mi dispiacerebbe molto se anche questo finisse con gli altri patrimoni comuni liquidati, divorati dal nostro tempo di lupi.

Buon lavoro.

Qui la lettera con la denuncia di Legambiente Modena

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