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Luca Beltrami Gadola
A Cederna negato persino l´onore delle armi
23 Gennaio 2007
Milano
Omaggi postumi e ambigui. L'attualità delle critiche di Cederna all'urbanistica milanese è più che mai evidente. Da la Repubblica, ed. Milano, 23 gennaio 2007 (m.p.g.)

All´unanimità abbiamo deciso di dedicare un parco ad Antonio Cederna…» Così l´assessore Vittorio Sgarbi, un uomo la cui intelligenza è travolta dall´ansia, al termine della riunione nella quale si è allargato il Pantheon della toponomastica cittadina. L´insipienza dell´unanimità o insipienti all´unanimità? Non c´è molta differenza.

Nell´ottobre del ‘96, a poche settimane dalla morte di Antonio Cederna, uno dei fondatori di Italia Nostra, il professor Carlo Bertelli in un suo scritto lamentava come questo lutto avesse trovato pochissima eco sui quotidiani. Poca o nessuna eco ha avuto poi nel 2006 la ristampa di Vandali in casa, il libro col quale Cederna definiva vandalo chi distrugge l´antico, chi spreme il territorio per ricavarne il maggior reddito possibile. La sordità di Milano, dice Bertelli, è che questa è una città di ingegneri e di architetti, difficile da mobilitare sulla rinuncia al costruire: una delle grandi opzioni di Cederna. Non per nulla nel 1957 il manifesto di Italia Nostra diceva: «Uno dei presupposti della modernità è appunto quello di sapersi adeguare alla scelte urbanistiche e quindi rinunciare, ove occorra, a costruire».

Cederna poi fu soprattutto romano e dedicò tanta attenzione ai problemi urbanistici della capitale. Perché ricordarsene a Milano adesso? Mi piacerebbe pensare non tanto alle miserie pattizie di questa Giunta ma a una sorta di "onore delle armi". Onore a chi combatté contro tutto quello che sta facendo l´attuale Giunta, che hanno fatto le passate e che senza dubbio farà in futuro. Nel 1958 sul Mondo, il giornale di Pannunzio, scriveva: «La speculazione è responsabile della crisi edilizia e degli alloggi, in quanto mantenendo i prezzi dei terreni più alti del dovuto costringe i costruttori a costruire solo case medie e di lusso». Più tardi, nel 1967, preconizzava uno «sviluppo indifferenziato lungo le principali arterie, loro saldatura in interminabili suburbi, crescita abnorme». Nel 1990, ricordando che il governo Craxi nel 1984 aveva parlato della svendita dei beni demaniali «con allegra metafora chiamati "gioielli di famiglia"», scrive: «Sono proprio questi immobili che non devono essere alienati, ma ceduti ai poteri locali per essere destinati ad usi di esclusivo interesse pubblico... Perché la difesa dei vuoti, delle pause urbane, l´utilizzazione nell´interesse generale di quanto non serve più agli scopi per cui fu costruito deve essere l´impegno di fondo di una pianificazione urbanistica che renda meno invivibili le nostre città». In giunta non è andata così, niente onore delle armi, un gesto troppo intelligente e civile, invece solo il tonfo nella trappola dell´ignoranza su Antonio Cederna. Morì avendo perso la sua battaglia e noi milanesi con lui. Solo una battaglia, non la guerra. Speriamo.

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