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Ilaria Boniburini
1. Inizio di una nuova vita
30 Gennaio 2012
Lettere da Nairobi e Kigali
A un anno di distanza eccomi di nuovo in Africa. Ricomincio, riprendendo da un altro paese africano, il Ruanda, i miei appunti di viaggio…

A un anno di distanza eccomi di nuovo in Africa. Ricomincio, riprendendo da un altro paese africano, il Ruanda, i miei appunti di viaggio, cominciati a Nairobi nel ottobre del 2010. Nel frattempo ho finito il dottorato e cominciato a lavorare sul serio. Ho lasciato lo studio di Londra e la mia attivita di conservation architect per cominciare quella di insegnante universitario.

Il 12 dicembre è iniziata la mia prima vera esperienza di insegnamento universitario, a Kigali, in Rwanda. Ho accettato un posto di senior lecturer alla facoltà di Architettura del KIST, università pubblica ruandese. Tengo un corso teorico di “urban design” e un laboratorio di progettazione, entrambi per gli studenti del quarto anno. Il prossimo semestre insegnerò “urban planning”, un altro laboratorio di progettazione e, vista la carenza di docenti, un terzo corso… ve ne parlerò più avanti, è ancora in via di definizione.

Sono atterrata a Kigali il 9 dicembre, di sera. Ad aspettarmi c’era il mio collega Tomà Berlanda, un altro italiano – veneziano per la precisione – arrivato qui l’anno prima. E’ grazie a lui che ho saputo che il KIST cercava docenti per la loro nuova facoltà di architettura, iniziata solo tre anni fa. Il che significa che i miei studenti del quarto anno saranno i primi ruandesi a laurearsi in architettura in Ruanda. Very exiting don’t you think?

Questa è una delle tanti ragioni che mi hanno spinto a fare domanda e partire. D’altronde non è che l’Italia offra di più o di meglio per una giovane (o peggio, non più giovane) ricercatrice che vuole insegnare all’università!

Devo confessare che quando si è prospettata quest’occasione e ho cercato di fare mente locale su quello che sapevo, mi sono accorta che non sapevo nulla sul Ruanda. Ancora meno sulla sua capitale, Kigali. Certo la prima e immediata associazione è quella del genocidio del 1994, che ha sterminato in poco più di cento giorni quasi un terzo della sua popolazione e constretto all’esilio circa 1.350 000 persone, poi rientrate tra il 1996 e il 1997. Il toccante film “Hotel Rwanda” anch’esso legato al genocidio è stata la seconda associazione. A parte che il film non è stato girato nell’ Hotel in cui si è svolta la vicenda, ma in Sud Africa, non riuscivo a farmi un idea di questo piccolo paese schiacciato tra il Congo a ovest, l’Uganda a nord, la Tanzania a Est e il piccolo Burundi a sud. Distante dalle coste.

Il Ruanda rimane ancora ad oggi un paese di agricoltori. Circa 11 milioni di abitanti, di cui un decimo nella capitale. Con una densità di circa 408 abitanti per Kilometro quadrato è il paese africano più densamente popolato, ma uno dei meno urbanizzati - almeno per ora. Infatti, anche qui l’urbanizzazione è un fenomeno prorompente, che sta cambiando totalmente il rapporto tra uomo e ambiente e sconvolgendo il territorio, non solo da un punto di vista fisico e ambintale, ma anche sociale e culturale.

Di questa città so pochissimo, a differenza di Nairobi, non ho ancora molto da dirvi. Imparerò a conoscerla man mano, anche attraverso il labpratorio degli studenti, impegnati in questo semestre a progettare uno spazio multifunzionale in un area umida di Kigali, affrontando il tema dell’intefaccia tra urbano e rurale e dello spazio pubblico/collettivo. Condividerò con voi le cose che imparerò, le mie impressioni e la mia esperienza di docente alle prese con l’insegnamento dell’architettura e della progettazione urbana ad un gruppo di giovani student appartenenti ad una cultura profondamente diversa dalla mia.

Questo diario è arricchito dagli appunti di Eddy Salzano, che mi raggiungerà in Ruanda per lunghi periodi. Attualmente l’impegno scolastico è enorme e il tempo libero per scrivere al di fuori delle lezioni è limitato. Quando non sono in classe sono a casa o in facoltà a preparare le lezioni. A parte questo faccio spola da un ufficio all’altro per regolarizzare la mia posizione nel paese e nell’Università. Finito questo rimane di fare la spesa, cercare casa, cercare un automobile (ancora un miraggio…). Sarà quindi Eddy ad introdurvi per il momento alla nostra vita a Kigali.

Un imagine di Kigali, bellissima, sembra un ricamo, in cui ogni punto è il risultato del lavoro dell’uomo. E’ un territorio profondamente addomesticato, ma nello stesso tempo selvaggio, forse per il rapporto ancora così stretto ed evidente con madre natura.

La città dalle mille colline, questa è Kigali agli occhi del viaggiatore. Il resto, l’urbano - la città moderna - non ha molto da dire, ma certamente è una città dove è facile vivere, se la si paragona a Nairobi.

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