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«Il nodo adesso è quello della gestione "unitaria" dell'Arsenale e soprattutto delle risorse per poterlo mantenere. Rispettando e attuando i Piani regolatori vigenti che prevedono l' uso pubblico degli spazi oggi invece occupati da aziende private». La Nuova Venezia, 14 novembre 2014 (m.p.r.)

Venezia. Il futuro dell'Arsenale non può essere deciso da poche persone in assenza di un governo della città. Il "Documento direttore" elaborato dal commissario va rinviato, e sul futuro del complesso monumentale, diventato due anni fa di proprietà del Comune, va aperto un vero «percorso partecipato». È questa la conclusione dell'assemblea pubblica che si è svolta ieri pomeriggio in sala San Leonardo, organizzata dal Forum Arsenale. Sala piena e grande attenzione per le relazioni e le proposte in campo. «L'Arsenale è un bene comune, va gestito con trasparenza e partecipazione», ha esordito il moderatore Silvio Testa. Nel mirino anche gli atti, definiti «illegittimi» che il Comune non ha modificato dopo il passaggio di proprietà del bene.
In alcune aree si sono insediati soggetti privati (il Consorzio Venezia Nuova con la nuova sede e la Tethis a nord, mentre la parte sud (Gaggiandre, Corderie e Tese) è in concessione alla Biennale. Poi c' la Marina militare, che mantiene l'uso degli spazi per i suoi compiti istituzionli. Insomma, l'Arsenale è del Comune, ma il Comune ha la disponibilità soltanto di una sua parte. E i percorsi da una parte all'altra ancora non sono collegati. Adesso è pronto il "Documento direttore" elaborato dalla dirigente comunale Marina Dragotto e dal subcommissario con delega al Patrimonio Michele Scognamiglio (con il quale ieri sera c'è stato un incontro).
Già illustrato alla Municipalità sarà presentato il 2 dicembre proprio dentro l'Arsenale. «Ma non può essere quella la base di discussione», è stato detto ieri in sala, «bisogna rispettare e attuare i Piani regolatori vigenti». Che prevedono, ha ricordato Stefano Boato, «l' uso pubblico degli spazi oggi invece occupati da aziende private». C'è anche il nodo dei bacini di carenaggio, piccoli gioielli dell'architettura moderna e luoghi ideali per le riparazioni navali. Un gruppo di operai del cantiere Actv ha protestato ieri per l'intenzione della loro azienda e del Comune di cedere il «bacino piccolo» al Consorzio Venezia Nuova, già concessionario degli altri due bacini per la manutenzione del Mose. Questo proprio mentre il Consorzio oggi in via di commissariamento aveva lasciato intendere qualche mese fa, per bocca del suo presidente Mauro Fabbris di essere disposto a valutare il trasferimento del cantiere a Marghera, nella bonificata area ex Pagnan, liberando l'area Nord.
Il nodo adesso è quello della gestione «unitaria» dell'Arsenale e soprattutto delle risorse per poterlo mantenere. L'obiettivo è quello espresso ieri dal Forum, che raccoglie decine di associazioni di ogni orientamento. «Ripartire dalle concessioni e dai vincoli», è stato ribadito ieri. Relazioni di Barbara Pastor sulle proposte in cantiere, di Michela Scibilia sulla gestione partecipata. E infine l'annuncio di iniziative aperte ai cittadini. Per rivendicare «l'uso pubblico» del cuore antico della città d'acqua. 48 ettari carichi di storia che adesso i veneziani si vogliono riprendere.

A Venezia il presidente dell'Autorità portuale pontifica sulla protezione della laguna costruendo barene artificiali, sordo alle critiche, indifferente alle centinaia di osservazioni, forte degli appoggi politici e del percorso blindato per il progetto Contorta. Lucida analisi sul governo del turismo, ma ricetta discutibile di ricostruzione economica. La Nuova Venezia e Il Gazzettino, 13 novembre 2014 (m.p.r.)

La Nuova Venezia
Costa: «Il Contorta unica alternativa»
Intervista a Paolo Costa di Alberto Vitucci

«Il dissesto della laguna c'è, anche senza scavare il nuovo canale. E va affrontato. Il Contorta può essere un'occasione per invertire la tendenza». Il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa si dice sicuro che nei tempi stabiliti il progetto del nuovo scavo per le grandi navi sarà realtà. Le 362 osservazioni arrivate alla commissione Via del ministero non lo spaventano.

Presidente Costa, non sono un po' tante 362 osservazioni, quasi tutte negative?
«Con i nostri tecnici le abbiamo studiate una a una. Alla fine siamo arrivati alla conclusione che di queste, 289 sono praticamente identiche. Fatte con il copia-incolla, con il sistema del web usato dal Movimento Cinquestelle».
Dunque secondo lei le obiezioni non sono autentiche?
«Non dico questo. Ma è un fatto che vengono usate le stesse parole, gli stessi slogan. Più un manifesto politico contro le navi che altro».
Le altre 73?
«Anche qui bisogna fare un distinguo. La maggior parte riguardano questioni prcedurali: Legge Obiettivo, decreti, legittimità. Questo riguarda il Tar. So che ci sono state richieste di chiarimento da parte del ministero alle Infrastrutture. Evidentemente le hanno date, visto che la procedura non si è fermata».
Quante ne restano a vostro parere?
«Le osservazioni a cui noi risponderemo sono una ventina. Riguardano la questione della sicurezza, l'idraulica e la perdita dei sedimenti in quel tratto di laguna».
Anche queste sono obiezioni da non considerare?
«Gli effetti sull'idraulica del nuovo canale vengono definiti modesti. Ci sono visioni diverse tra professori sul modello da usare, ma tutti concordano che nella laguna centrale e nella zona di partiacque la situazione è migliore del resto della laguna. Anche Sabbadino lo diceva, e non usava modelli matematici».
C'è da vedere cosa succederà quando lì passeranno navi da 130 mila tonnellate.
«Questo bisogna studiarlo. Come dovremo studiare anche gli effetti del vento in quel tratto di laguna libera, della pesca di frodo. Ci sono alcuni suggerimenti da approfondire. Rimangono i problemi di erosione che la laguna ha, a prescindere dai nuovi scavi. Possiamo scegliere tra velme e barene. Ma bisogna decidere: se vogliamo proteggere la laguna bisogna anche fare le barene artificiali».

Il Porto non vuole discutere su alternative meno impattanti per la laguna?
«Ma non ci sono. Marghera potrebbe esserlo, ma solo nel futuro, se realizzeremo l'off shore e toglieremo dal canale dei Petroli le navi mercantili».

Il terminal al Lido come propongono Duferco e De Piccoli?
«Esamineremo anche quella proposta, ho già convocato una Conferenza dei servizi. Ma, ripeto, si tratta di un altro livello di progetto. Tutti possono proporre una soluzione e si può valutare quale sia il progetto migliore, ma c'è chi ha la responsabilità di decidere che deve farlo. E sono gli organi tecnici, la Capitaneria, l'Autorità portuale. Può essere meglio una macchina a benzina di una macchina a gas. Ma prima di tutto deve essere una macchina».

Allora il Contorta si farà?
«Spero di sì. Dobbiamo dare risposte rapide alle compagnie crocieristiche. Se no le navi se ne andranno».

Il Gazzettino

Flussi turistici, un problema che si governa sviluppando porto, università e aeroporto
Lettera di Costa Paolo

Il governo dei flussi turistici che interessano Venezia storica non è oggi "un" problema, ma "il" problema: di tutta Venezia, d'acqua e di terra. E' il bandolo di una matassa intricata che non si può dipanare per parti, isolando un problema dall'altro, perché tutti portano alla loro madre: la necessità di ricostruire la base economica attorno alla quale la "Venezia-civitas" deve al più presto riorganizzarsi per vivere e per assolvere al compito storico di tramandare alle future generazioni quella "Venezia-urbs" sempre meno sostenuta dalle finanze statali e da quelle del mondo che pure la sente propria.

Una base economica da ricostruire dopo la "scomparsa" della Marghera dell'industria novecentesca e il debordare del turismo oltre il limite di capacità di accoglienza. Il bandolo della matassa va oltre le discussioni sul ticket di ingresso o sulla city tax, pensati un giorno come fonte di entrata per le casse comunali e l'altro come mezzo di contenimento dei flussi turistici. O sul controllo "di mercato" da contrapporre a quello "amministrato" con un sistema di prenotazioni; o su nuove vie di accesso per allentare la pressione, ma solo sulle "porte"(piazza-le Roma, Ferrovia, riva degli Schiavoni), o nuovi percorsi per tenere i turisti lontani da San Marco e Rialto.
Tutte discussioni che rivelano l'incertezza schizofrenica tra un governo dei flussi pensato per accogliere "meglio" un maggior numero di visitatori - magari quelli promessi dall'Expo di Milano 2015 - o per riportarne il totale entro un limite tollerabile. Eppure dovrebbe esser chiaro che il processo di spiazzamento delle attività non turistiche da parte di quelle turistiche ha superato il livello di guardia, e che si sta realizzando la profezia evocata fin dal 1969 nel "Rapporto su Venezia" dell'Unesco che temeva «una evoluzione che condurrebbe progressivamente la città insulare a non essere più che il vecchio sobborgo delle antiche ville di terraferma». Vale a dire una riserva folkloristica invasa da soli turisti.
Si può solo fingere di non vedere che il differenziale di rendita spinge ogni giorno qualche abitazione a trasformarsi in bed and breakfast, qualche palazzo in un nuovo albergo e ogni attività produttiva non turistica a chiudere i battenti. Paradossalmente con l'aiuto della crisi economica che dal 2008 ad oggi risparmiando il turismo a Venezia ne ha fatto un ammortizzatore sociale dalla doppia faccia. Ha salvato il livello di benessere della comunità veneziana - rendendo meno dolorosa la scomparsa della Marghera industriale - ma ha spinto sempre più gran parte di Venezia verso una monocoltura che oggi sta presentando il conto sotto forma di una alternativa radicale non più rinviabile.
La prima alternativa coincide con "il fingere di non vedere" di questi anni e col lasciare che si completi il processo di definitiva trasformazione di Venezia storica in una destinazione turistica pura. Una prospettiva non più paradossale, meno lontano di quanto non si creda (2030?) e ineluttabile in mancanza di uno scatto d'orgoglio dei veneziani e dell'Italia tutta. La seconda alternativa - perseguibile solo da una volontà politica stabile e coesa per almeno un decennio - passa prima di tutto per la decisione di far rispettare la capacità massima di accoglienza turistica di Venezia storica. Il come, con le tecnologie delle quali si dispone oggi è problema quasi irrilevante.
Inconfrontabile con il vero nodo: quello della conseguente contrazione dell'offerta. Se come è ragionevole si dovesse immaginare di ridurre del 30% la pressione attuale (da 24 a 16 milioni di visitatori anno?) questo implicherebbe una pari riduzione dell'offerta turistica (30% in meno di posti letto, 30% in meno di posti ristorante, etc). Un obiettivo sostenibile solo se parallelamente assistito da una politica di ricostruzione di una base economica alternativa capace di far vincere a Venezia la concorrenza sempre più serrata con gli altri nodi urbani europei. Porto (in sé e come fattore di localizzazione per la nuova industria di Marghera), aeroporto (in sé e come fattore di localizzazione di un terziario direzionale di respiro globale, che si avvale del collegamento con l'alta velocità ferroviaria e potrebbe avvalersi dell'ambiente Venezia, se reso accessibile da un trasporto locale meno obsoleto), università (come catalizzatore di formazione superiore "di mercato" e di ricerca capace di tradursi in progettazione e nuova tecnologia) sono alcuni dei pochi blocchi produttivi che, aggiunti a un turismo di qualità legato alla valorizzazione degli attrattori culturali (Biennale, Fenice, Grandi Musei), possono far sperare di riavviare un circuito virtuoso oggi inceppato.
Paolo Costa è presidente Autorità Portuale di Venezia

Riferimenti: si veda su eddyburg di Lidia Fersuoch Mose e Contorta: le esternazioni di Paolo Costa e la replica di Italia Nostra, di Ennio Fortuna II Canale Contorta altererebbe l'equilibrio idrodinamico della laguna, di Alberto Vitucci Contorta, approvato il parere negativo. La lettera di Marani, Guerzoni, De Fina, esperti responsabili per le discipline dell’idraulica e della morfodinamica del Piano Morfologico per la laguna di Venezia Per chiarire una questione Contorta e di Domenico Patassini, responsabile per lo stesso piano dei gruppi di lavoro Pianificazione e Vas,

Contorta: note sulla valutazione di impatto ambientale (Via)

«Il Consorzio Venezia Nuova era pronto a cedere l'area utilizzata per le manutenzioni delle paratoie del Mose. Ma il "Documento direttore" di Ca' Farsetti non cita questi spazi. Giovedì a San Leonardo un'assemblea che si annuncia infuocata». La Nuova Venezia, 10 novembre 2014 (m.p.r.)


II Consorzio Venezia Nuova resta all'Arsenale. Perché «bisogna assumere come risorsa le funzioni già presenti nell'area e tutelate dalla legge del 2012». E poi perché svolge «attività che sono punti di eccellenza dell'economia dei servizi a scala nazionale e internazionale». Mentre al Consorzio arriva il commissario nominato dall'Autorità anticorruzione, il commissario Zappalorto, che governa Ca' Farsetti, dà alle stampe il nuovo «Documento direttore sull'Arsenale». Che prova a disegnare le destinazioni future dell'area, dopo il passaggio di proprietà del compendio dal demanio al Comune. Centoventidue pagine che riassumono la normativa vigente e tracciano destinazioni e ambiti funzionali. Piano che il commissario ha presentato alla Municipalità e che il 2 dicembre sarà illustrato alla città proprio in Arsenale.
Ma i comitati sono sul piede di guerra. E hanno organizzato per giovedì in sala San Leonardo una grande assemblea pubblica. «È pericoloso questo nuovo inizio che fa tabula rasa di riflessioni decennali e dei piani urbanistiche», dice Marco Zanetti di Veneziacambia 2015, «non si possono prendere decisioni così importanti in mancanza di un mandato politico dei veneziani». Altri, come Stefano Boato, ricordano come i Piani in vigore parlino espressamente di "destinazioni pubbliche" dell'area. In questa situazione, dice Boato, escludere dall'uso pubblico ampie aree e capannoni dell'Arsenale di proprietà del Comune non è legittimo.
Il nodo del contendere è quello della manutenzione del Mose. Fino a qualche anno fa era un tema di cui non si discuteva. Al Consorzio era stata assegnata in concessione per vent'anni l'area dell'Arsenale nord insieme ai due bacini di carenaggio. Lì sono già state avviate le attività per la manutenzione delle paratoie, con la nave da 50 milioni che dovrà smontarle una al mese una volta in funzione. Ma qualche mese fa il nuovo presidente del Consorzio Venezia Nuova Mauro Fabris, anche sull'onda dell'inchiesta, si era detto disponibile a «restituire l'Arsenale alla città». Pensando a un trasferimento a Marghera, nella bonificata area ex Pagnan di propietà della Mantovani, l'attività di manutenzione. Significa che il Consorzio è disposto a «restituire» anche la parte Nord. Il Piano di riutilizzo dell'Arsenale acquisterebbe così un respiro strategico diverso.
Ma di tutto questo non vi è traccia nel Piano direttore. Che prevedeva anzi, nelle intenzioni della passata amministrazione, di cedere al Consorzio anche il bacino piccolo, trasferendo il cantiere dell'Actv al Tronchetto. Secondo i comitati, che adesso annunciano battaglia, nel nuovo documento redatto dall'Ufficio coordinato dal dirigente del Comune Marina Dragotto - dopo lo scioglimento della società Arsenale spa presieduta da Roberto D'Agostino - non vi è traccia della documentazione sulle concessioni in essere al momento del passaggio di proprietà dallo Stato al Comune. Il nuovo proprietario, insomma, potrebbe guadagnare parecchio dall'uso di quegli spazi, che per la parte monumentale (Gaggiandre e Tese) restano affidati alla Biennale. La Marina mantiene i suoi spazi per gli usi istituzionali, il Consorzio per la manutenzione del Mose. Ma se lo stesso Consorzio reputasse più conveniente andarsene a Marghera, lo scenario cambierebbe del tutto.
«Poche righe per tracciare l'immobilismo della società italiana, a partire dalla sua élite culturale. Certo che un convegno ha tempi lunghi di organizzazione. Ma dopo lo scandalo, gli arresti, l'evidenza del malaffare, non era il caso di dare un taglio diverso all'evento?» La Nuova Venezia, 5 novembre 2014 (m.p.r.)
Roma. «Resilienza delle città d'arte alle catastrofi idrogeologiche: successi e insuccessi nell'esperienza italiana». Chissà se il Mose fa parte del primo o del secondo gruppo. Perché massiccia è la presenza al convegno, organizzato in questi giorni a Roma dall'Accademia nazionale dei Lincei per discutere di tutela del territorio, di consulenti e ingegneri del Consorzio Venezia Nuova.
A cinque mesi esatti dagli arresti per lo scandalo del Mose, i Lincei hanno organizzato un grande convegno sul 4 novembre. E tra i relatori sono molti i nomi conosciuti nella lunga storia del progetto. Come il professor Giovanni Seminara, dell'Università di Genova, che ha parlato ieri di «Acqua e città d'arte» nella prolusione subito prima del ministro Dario Franceschini. Fu lui nel 2006 a svolgere davanti al governo Prodi la relazione che promosse le dighe mobili. Contrapposta a quella del suo collega Luigi D'Alpaos che sosteneva l'esatto contrario: stringendo le bocche di porto e rinunciando al Mose la situazione ambientale avrebbe potuto migliorare.

Tra i relatori anche Hermes Redi, neodirettore del Consorzio Venezia Nuova, il responsabile del servizio informativo Giovanni Cecconi. E poi l'economista Ignazio Musu, nominato tra i cinque esperti che promossero il Mose al posto di Paolo Costa, diventato ministro dei Lavori pubblici. Ha parlato ieri, 15 anni dopo la sua relazione, dello stesso tema «Aspetti economici della salvaguardia di Venezia». C'era anche Andrea Rinaldo, ingegnere padovano che nel 1999 fece parte del «panel» di consulenti del Consorzio per promuovere il Mose. Conclusioni del professor Carlo Doglioni (subsidenza) e della soprintendente Renata Codello.

«Secondo i costruttori bastava Una pulita OGNI 5 anni." Ma non si Tratta di un errore di VALUTAZIONE:. Il Consorzio ha sempre puntato also alle gare milionarie per la Manutenzione delle Dighe L'avevano perfino promesso Ai Dipendenti Che l'Hanno Ammesso " ». Il Fatto Quotidiano, 4 novembre 2014 (MPR)

Ruggine Sulle paratoie, Tonnellate di zinco riversate in mare e Costi di Manutenzione Destinati a esplodere RISPETTO alle STIME Iniziali. A soli 12 mesi dall'installazione delle prime paratoie mobili, ea Pochi giorni Dalla richiesta di commissariamento di Raffaele Cantone per il Consorzio Venezia Nuova, i Dubbi sull'efficienza Sulla grande opera Che dovrebbe difendere Venezia Dall'Acqua alta continuano a Crescere. A Lanciare l'ultima Denuncia su la Nuova Venezia e Fernando De Simone, da 25 anni architetto progettista di opere sottomarine, Che commenta Quello che i veneziani osservano Tutti i giorni: le paratoie Già Calate in acqua Hanno perso l'originale colore giallo fosforescente e Sono diventate rosso-brunastro, l'inconfondibile colore della ruggine.

«Per risparmiare Hanno usato paratoie in normale lamiera rivestita di vernice, invece Che Il più resistente Acciaio inossidabile. Ma sa Che cosa Succede alla lamiera when Rimane sott'acqua? Si guardi le foto della Costa Concordia », attacca De Simone Facendo Riferimento al relitto della nave corroso dal vendita. E, difatti, also Le Navi Più moderne, costruite con Materiali Simili una Quelli del Mose, vengono riportate in cantiere OGNI anno per la pulizia dello scafo. «Il Direttore del Consorzio, Hermes Redi, Sostiene Che la pulizia, il Che del consiste Nella RIMOZIONE delle paratoie e Nella Manutenzione in Arsenale, si fara una volta OGNI cinque anni e costera 40 Milioni di euro, ma e impossibile lasciarle in mare Così un Lungo. Andranno pulite OGNI anno ».
E il conto non lo Paghera il Consorzio, ma le casse Pubbliche, Perché Il contratto Prevede Che il costruttore garantisca la Manutenzione Solo per I Primi Due anni. «Pulire DELLE STRUTTURE grandi venire palazzo, this E La Dimensione Di Una paratoia, OGNI 5 anni è follia pura», fa eco Gli Stefano Boato, docente allo Iuav e Utenti per la Commissione salvaguardia di Venezia. «Ma non si Tratta di un errore di VALUTAZIONE: il Consorzio ha sempre puntato ad aggiudicarsi le gare also milionarie per la Manutenzione delle Dighe. L'avevano perfino promesso ai Dipendenti Che l'Hanno Ammesso. E l'ha said pura Redi La Settimana scorsa. Si e riusciti a commissariarli, ma Hanno Creato un Sistema in cui il Consorzio diventa insostituibile, per sempre. E la Manutenzione costera Almeno tre Volte e mezzo Quanto preventivato inizialmente ». Assolo Non Sono le paratoie a corrodersi, ma Anche i pani di zinco, cioè Gli Elementi INSTALLAZIONE proprio per ridurre il deterioramento delle paratoie. Stando alle STIME Cnr, Oltre Che insufficienti QUESTE protezioni causeranno il deposito di 12 Tonnellate di metallo sul fondo della Laguna, La colomba Crescono cozze e vongole alla pesca destinate.

«Il turismo di massa reca danni ingenti. La crescita del numero di visitatori e l’abbassamento della loro qualità sono intrinseche all’attuale sistema turistico veneziano. Solo con una politica turistica precisa e innovativa, questo circolo vizioso potrà essere interrotto». La Nuova Venezia, 28 ottobre 2014 (m.p.r.)

È di per sé sicuramente positivo che l’insostenibilità del turismo veneziano faccia nuovamente discutere. Dopo l’ondata di interventi sui giornali di quest’estate, una gara di pateticità decisamente vinta dall’ex assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, che quando “amministrava” era troppo preso a rimuovere panchine per pensare alle grandi navi, si è aperta ora la stagione autunnale delle conferenze dedicate alla gestione dei flussi turistici a Venezia.
Tra queste iniziative spicca quella recentemente organizzata dal Fai all’Ateneo Veneto. L’assoluta assenza di proposte concrete quella mattina era la cosa più clamorosa. Da un sottosegretario, che per ora ha fatto solo dichiarazioni contrastanti, e da un commissario, che ha incredibilmente confermato lo Schettino del management pubblico Marco Agostini alla guida del Comune, non c’era granché da aspettarsi. Ma da personaggi come la direttrice di un centro internazionale di studi sul turismo Mara Manente, che percepisce lo stipendio da dirigente regionale per coordinare un dipendente e mezzo e per studiare il fenomeno turistico, qualcuno si sarebbe aspettato molto di più.
Ha perfettamente ragione, quindi, l’amico Fabrizio Panozzo: basta con gli studi e le ricerche, è arrivato il momento di agire concretamente. In effetti, l’analisi del problema è presto fatta. Da anni i visitatori a Venezia sono molti, probabilmente troppi, e in prevalenza di tipo “mordi e fuggi”. Conseguentemente, l’offerta turistica si è specializzata nel servire principalmente i segmenti di bassa qualità, a ridotto valore aggiunto, che diventano redditizi soltanto quando il numero di turisti diventa enorme.
Il turismo di massa, in particolare quello mordi e fuggi, reca danni ingenti, non solo al sistema socio-economico veneziano ma, alla fine, anche al turismo stesso. Insomma, la crescita inesorabile del numero di visitatori e l’abbassamento della loro qualità sono tendenze intrinseche all’attuale sistema turistico veneziano. Se lasciato all’improvvisazione, il turismo tende a diventare sempre più insostenibile. Solo con una politica turistica precisa e innovativa, questo circolo vizioso potrà essere interrotto. E con questa affermazione arrivo al secondo punto di Panozzo.
Credo che i principali ingredienti di tale politica siano facilmente identificabili. In primis, il governo del turismo veneziano, guidato dal Comune e non delegato ad altri soggetti, richiede una politica turistica multisettoriale, e, in assenza dell’area metropolitana, almeno nelle intenzioni sovracomunale. Il numero chiuso oppure il ticket d’ingresso non sono, per diversi motivi, reali opzioni per gestire il flusso in ingresso. L’unica vera soluzione al problema è la prenotazione. Per chi prenota, Venezia dovrà essere accessibile, facile ed economica; per chi continua a precipitarsi a Venezia, la città dovrà essere parzialmente chiusa (l’Area Marciana, ad esempio), molto difficile e cara.
La prenotazione si veicolerà attraverso una City Card. La City Card avrà un sovraprezzo che, col tempo, sostituirà la controproducente tassa di soggiorno. La gestione dei flussi si poggerà non solo su un innovativo sistema di prenotazione e di monitoraggio dei flussi utilizzando delle tecnologie Ict ormai diffusissime ma, in prospettiva, anche su una revisione dell’intero sistema degli accessi, che comprende anche i terminal di cui si parla da decenni. Speriamo che il prossimo sindaco dedicherà le sue energie per risolvere alcune questioni che tormentano la città lagunare da decenni, tra questi quelle turistiche.
Jan van der Borg è Docente Economia del turismo Ca’ Foscari, Venezia

«Ieri a Ca’ Farsetti la delibera del consiglio comunale. Tre studi molto critici inviati a Roma. Quello elaborato dall’assessorato all’Ambiente e dai dirigenti del Comune, integrato dalle osservazioni - altrettanto critiche - dell’Università di Padova e dal Corila». La Nuova Venezia, 25 ottobre 2015 (m.p.r.)

Una raffica di critiche pesanti. Che demoliscono dal punto di vista procedurale e scientifico la validità della proposta Contorta. Uno studio di cento pagine elaborato dall’assessorato all’Ambiente e dai dirigenti del Comune, coordinati da Andrea Costantini. Integrato dalle osservazioni – altrettanto critiche – dell’Università di Padova con lo studio D’Alpaos, Lanzoni, Defina e dal Corila. Ieri il parere del Comune sullo Studio del Porto per realizzare un nuovo grande canale in laguna è diventato delibera. Approvato in mattinata dal commissario Zappalorto con i poteri del Consiglio comunale.

Il dossier è già stato pubblicato sul sito e inviato al ministero a cui il Comune ha richiesto – vista la «delicatezza del caso» – di integrare la commissione nazionale Via con un rappresentante di Ca’ Farsetti. Ad oggi la commissione del ministero è stata integrata dal dirigente regionale Giuseppe Fasiol, arrestato nello scandalo Mose-Mantovani e poi scarcerato, ma ancora oggi sotto inchiesta. La prossima settimana intanto la Regione ha convocato una riunione congiunta con il Comune per elaborare una sua posizione.
Bocciatura (quasi) senza appello quella protocollata ieri. Pesanti le critiche sulle modalità dello studio. Definito «incompleto» per quanto riguarda i monitoraggi e gli studi sull’effetto degli interventi», scrivono gli esperti. Lunga la lista delle criticità. Le procedure, prima di tutto. Una parte del documento riprende le pesanti critiche già avanzate dal Comune e dall’ex sindaco Orsoni lo scorso anno, culminate con i ricorsi al Tar contro le ordinanze della Capitaneria.
Da chiarire l’impatto del passaggio delle grandi navi, la tutela del sito lagunare considerato «Patrimonio Unesco», l’incompatibilità del traffico civile con quello mercantile nel canale Malamocco Marghera. E poi le violazioni agli strumenti urbanistici in vigore (Pat, Palav e Variante al Prg per le isole minori), l’aumento dell’inquinamento per il lungo percorso di arrivo in Marittima attraverso la laguna (16,2 chilometri). E, infine, la qualità dei fanghi e la tenuta di velme e barene artificiali rispetto all’erosione provocata da navi che stazzano anche 140 mila tonnellate. Pesanti, anche se ristrette al piano squisitamente tecnico-idraulico, le critiche degli ingegneri dell’Università di Padova D’Alpaos, Defina e Lanzoni. «I documenti che accompagnano il progetto sono da considerarsi del tutto inadeguati», conclude lo studio.
«Il nostro non è un parere politico», ha precisato Zappalorto, che alla riunione del Comitatone di agosto si era astenuto, «ma uno studio tecnico che mettiamo a disposizione».
«Suona offensiva l'offerta dell'Autorità Portuale per barene in altre zone della laguna, «a compensazione» delle negatività dell'intervento: si avalla il principio che per fare interventi di ripristino della laguna è necessario demolirne una parte». Corriere del Veneto, 21 settembre 2014 (m.p.r.)
Quello che è accaduto a Genova e in Liguria è uno dei tanti segnali del mutamento in atto dei fenomeni meteorologici e, contemporaneamente, di quanto nei decenni passati si sia operato seguendo logiche di ottuso saccheggio dei territori e delle città. Che ciò possa preoccupare per una città fragile e «anomala» come Venezia non sembra un esercizio a cui poterci sottrarre ricorrendo a qualche scongiuro.
Su Venezia e sulla sua laguna si sa quasi tutto; sarebbe dunque possibile fare di queste conoscenze la base fondativa delle scelte politiche. Queste ultime seguono invece una deriva frutto di iniziative lobbistiche, di interessi auto referenziali, di visioni settoriali. E nel vuoto tra politica e conoscenza allignano le pratiche della disinformazione e della corruzione. La violenza (anche recentissima) dei fenomeni atmosferici nell'ambito lagunare si manifesta in un quadro di vera e propria emergenza idrogeologica e ambientale: il sistema lagunare ha perduto negli ultimi 40 anni circa 6o kmq di barene e, a seguito dello scavo del Canale Malamocco-Marghera, ha subito lo svuotamento dei sedimenti della laguna centrale che aveva bassi fondali di 25-40 cm. ed è ora uno specchio d'acqua continuo di 150-200 cm. di profondità.
Questa condizione, assieme all'aumento della profondità dei canali marittimo-portuali e delle bocche di porto, ha comportato un aumento delle velocità delle correnti di marea, dell'effetto del moto ondoso da vento e dei volumi d'acqua che passano per le bocche di porto, ingenerando a loro volta imponenti processi erosivi. In questo contesto ha le sue radici «politiche» la questione delle maxinavi crocieristiche e lo scontro in atto attorno alla realizzazione del nuovo canale Contorta Sant'Angelo. Un canale, come noto, lungo 5 km, largo 160 m e profondo 10,50 m. che si innesta nel Canale dei Petroli con tre conseguenze allarmanti: ne incrementa il traffico di maxi-navi e quindi l'azione devastante della laguna centrale; porta di necessità al suo allargamento per avere le stesse condizioni di sicurezza stabilite come necessarie per il Contorta Sant'Angelo; consente la realizzazione di un «condotto» continuo tra la bocca di porto di Malamocco, e quella di Lido attraverso il Canale della Giudecca e il Bacino di San Marco, già oggi interessati dalle più veloci correnti di marea in area urbana. Se poi volessimo tener conto dell'innalzamento del livello del mare, della frequenza e della violenza annunciata (e già sperimentata) delle alte maree... e di ciò che succederà con l'attivazione del Mose.
In questo quadro suona veramente offensiva l'offerta economica dell'Autorità Portuale di ca. 70m1/ € e la relativa disponibilità dei fanghi scavati per il nuovo canale, per realizzare nuove barene in altre zone della laguna, «a compensazione» delle negatività dell'intervento: si avalla con ciò il principio nefasto che per fare interventi di ripristino ambientale della laguna è necessario demolirne una sua parte.
Gianni Fabbri è docente IUAV

Ecco cosa direbbe il Piano morfologico della Laguna di Venezia se avesse concluso il suo iter approvativo e se fosse corredato di una struttura adeguata di tecnici ed esperti per la sua gestione e monitoraggio. 16 ottobre 2014, con postilla (m.p.r.)

Note sulla valutazione di impatto ambientale (Via) e allegati relativi a «Adeguamento dell’attuale Canale Contorta S. Angelo e suo impiego da parte delle navi da crociera per raggiungere la stazione Marittima dalla Bocca di Malamocco»

Premessa
La presente nota, dopo una breve riflessione sull’utilità dell’esercizio valutativo, commenta gli elaborati prodotti in sede di Valutazione di impatto ambientale (Via) commissionata dall’Autorità Portuale di Venezia (Apv) a diversi esperti. Circa l’utilità dell’esercizio si rileva come esso sia più ancorato a strategie pregresse che a scenari di lungo periodo, operi in un limitato dominio comparativo e non sia dotato di sufficienti gradi di indipendenza.

Il commento degli elaborati si limita agli aspetti più rilevanti. Inizia con le simulazioni delle frequenze di accesso e degli effetti idrodinamici e morfologici, realizzate con modellistica specifica per ottimizzare tracciato e geometria del canale e minimizzare i rischi. Prosegue con gli impatti ambientali per matrice e propone alcuni rilievi su pianistica, paesaggio e potenziale/rischio archeologico.

Scenari, tempo e terzietà
Per consentire una valutazione informata del Progetto, la Via dovrebbe operare all’interno di scenari di riferimento plausibili, con funzioni valutative articolate e rispetto a diverse dimensioni temporali. Queste prerogative sono dovute al fatto che la Via ha una ‘missione’ diversa dal Progetto, proprio in ragione del suo ruolo ‘costruttivo’.

La Via dovrebbe osservare il Progetto da una ‘posizione’ terza, nell’ottica del contrasto ai processi di erosione e di depauperamento degli habitat lagunari. Su questi processi esiste un notevole archivio, alimentato da ricerche, monitoraggi tematici o di accompagnamento a progetti morfologici e/o ambientali. Si tratta di documentazione spesso di rilevante valore scientifico che non può essere trascurata. Date le caratteristiche del progetto, la Via dovrebbe assumere due stati di riferimento: uno precedente la costruzione del canale Malamocco-Marghera e uno attuale (al 2014, con e senza Mose).

Rispetto a questi due stati di riferimento (il secondo declinabile in opzione A e B) dovrebbero essere simulati gli effetti del Progetto per evidenziare natura, intensità, interazione, spazialità e temporalità degli impatti ambientali che, com’è noto, riguardano componenti naturali e artificiali della laguna. Per trattare la dimensione temporale degli impatti occorre andare oltre le due fasi canoniche riconosciute in questi casi (nella fattispecie, le fasi di cantiere e di esercizio), assegnando all’esercizio una dimensione temporale di breve, medio e lungo periodo. E ciò per due ragioni. La prima rinvia ai feedback dell’esercizio, in certa misura trattabili come impatti cumulati; la seconda, agli scenari di riferimento.

Nel caso della laguna di Venezia il lungo periodo è essenziale in quanto connaturato alla sperimentalità. Ma è importante anche perché i trend relativi all’innalzamento del medio mare, al deficit sedimentario e alla erosione degli ambienti intertidali sembrano alludere a comportamenti non lineari, se non a vere e proprie biforcazioni. Per queste ragioni è ineludibile la costruzione di uno o più scenari allineati alla fine del XXI secolo, assumendo incertezza e margine d’errore come spunto precauzionale e non come speditiva confutazione.

Anche (e non soltanto) a seguito del previsto innalzamento del medio-mare (vedi IPCC 2013 e altre fonti più recenti), è molto probabile che la laguna tenda a perdere la sua unitarietà, aumenti la sua artificializzazione e richieda una gestione per parti corrispondenti ai tre bacini principali. A questa gestione dovrebbero contribuire opportune difese a mare e/o operazioni di confinamento.

Se questo è lo scenario di riferimento di lungo periodo, diventa strategico riconoscere il ruolo della portualità. E qui si possono contrapporre due opzioni che, per semplicità, potremmo definire ‘pesante’ e ‘leggera’ (con possibili declinazioni intermedie). La prima (ribadita da Apv e dai recenti piani operativi triennali) considera Venezia come nodo portuale europeo con eccezionali capacità competitive. La seconda interpreta con più modestia vincoli e opportunità. La presenza delle attività portuali (merci e passeggeri), pur continuando a caratterizzare il bacino centrale, potrebbe essere significativamente ridimensionata da un sistema logistico ‘alto adriatico’ e/o mediterraneo. Il primo coinvolgerebbe il porto di Venezia (opportunamente riorganizzato in una sezione interna e in una esterna), il secondo lo escluderebbe dai grandi flussi delle merci.

In sintesi, se la Via non si misura ‘liberamente’ con questi temi rischia di essere poco efficace. Fatte queste premesse, già critiche rispetto all’impianto generale della Via commissionata da Apv, si ritiene utile procedere con considerazioni specifiche e più aderenti al testo dei rapporti.

Comparazione limitata
Che si debba costruire un canale delle dimensioni e caratteristiche previste da Apv per fermare l’erosione nella laguna centrale è un evidente paradosso. Nella storia di Venezia ciò non è mai accaduto, perché l’adozione di un approccio sperimentale e precauzionale tendeva a favorire processi lenti e monitorati di riassetto morfologico e di gestione adattativa del rischio. Questo approccio non sembra essere messo in discussione neppure dagli effetti attesi alla fine del XXI secolo a seguito dell’innalzamento del livello del mare dovuto ai cambiamenti climatici. Semmai, esso andrà adattato ad un ‘sistema lagunare’ che potrebbe essere molto diverso dall’attuale.

Il progetto Apv è di tutt’altra natura e si misura soltanto con due opzioni simili per logica e strategia, anche se nella valutazione comparativa esse risultano dominate per accessibilità, erogazione di servizi, commistione del traffico nautico, sicurezza o impatto ambientale. La valutazione comparativa non confronta alternative, ma varianti di uno stesso modello di accesso ritenuto valido nel medio-lungo periodo.

Ciò sarebbe consentito dal D.M. del 2/3/2012 (Clini-Passera) recante ‘Disposizioni generali per limitare o vietare il transito delle navi mercantili per la protezione di aree sensibili nel mare territoriale” ove vengono fissati limiti rigorosi al transito vicino alle aree protette nazionali e a siti particolarmente sensibili dal punto di vista ambientale.

In particolare, per la Laguna di Venezia l’art. 2 comma 1 punto b) dispone il divieto di transito nel Canale di San Marco e nel Canale della Giudecca delle navi adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori a 40.000 tonnellate di stazza lorda.

Il progetto ritiene che per garantire l’eccellenza di home port crocieristico sia necessario soddisfare tre requisiti: l’adeguata accessibilità via terra ai passeggeri, con vicinanza ad uno scalo aeroportuale, ferroviario e disponibilità di parcheggi; l’adeguata accessibilità via terra per le merci e il rifornimento delle navi; l’adeguata accessibilità nautica. Si ritiene che l’importanza di questi requisiti cambi a seconda degli scenari logistici che potrebbero interessare non solo l’area veneziana, ma anche la nuova ‘città metropolitana’, i rapporti commerciali con l’Europa centrale e orientale e la portualità nell’Alto Adriatico. E di questo non si fa cenno.

Il progetto sottolinea, invece, che la loro considerazione nella valutazione comparata sia condizionata da fattori economico-finanziari: ricreare un altro terminal passeggeri equivalente all’attuale stazione Marittima implicherebbe l’impiego di ingenti risorse pubbliche, nonché tempi di approvazione e realizzazione molto lunghi. Apv riferisce, inoltre, che tale ipotesi non sarebbe prevista dal Decreto Clini-Passera.

Interventi di mitigazione e compensazione
Impropriamente definito di ‘adeguamento’, per i previsti interventi di ricalibratura e risagomatura, il progetto prevede un riassetto morfologico della fascia interessata con barene, velme e argini di protezione per superare il test di fattibilità e non certo per rivitalizzare una parte della laguna centrale in condizioni precarie dal punto di vista idrodinamico, ecologico e di inquinamento di acque e sedimenti. Si tratta, infatti, di interventi di mitigazione.

Negli ultimi 50 anni la laguna centrale ha registrato una perdita di eterogeneità morfologica, un costante approfondimento dei bassifondi ed un interrimento dei canali, con significativa erosione delle strutture morfologiche. Ciò ha favorito una progressiva e rapida evoluzione da sistema di transizione ad ambiente con caratteristiche marine. L’appiattimento e l’approfondimento del fondale hanno provocato la diminuzione della variabilità dell’habitat. Questi fattori hanno accentuato il degrado della laguna centrale e sono principalmente dovuti al traffico portuale e al fetch che agisce da fattore di amplificazione su ampi specchi d’acqua privi di ostacoli.

Gli interventi morfologici previsti dal progetto sono ancillari e non contribuiscono certo ad aprire un tavolo negoziale sulla portualità in alto Adriatico, componente strategica per il futuro della laguna di Venezia. Semmai, tendono a chiuderlo su se stesso.

Una prova in tal senso viene dalle misure di compensazione. Oltre alla creazione di velme a protezione del nuovo canale, il progetto prevede la realizzazione di circa 400 ha di barene in Laguna sud, ad integrazione di quanto sta già avvenendo da anni soprattutto lungo il crinale che divide la laguna aperta dalle valli da pesca. La localizzazione delle nuove strutture morfologiche non è motivata, non si confronta con le proposte del Piano morfologico in standby, né si presenta come esito di simulazioni ad hoc. Non è da escludere che questi interventi alludano ad un più intenso utilizzo del porto di Chioggia con effetti significativi sugli assetti futuri della laguna sud.

I citati interventi di mitigazione e compensazione comportano una consistente movimentazione di sedimenti (6.5 milioni di mc) in classe A, B e C. Nella fase di cantiere è prevista la rimozione, il trasporto e il conferimento a sito di recapito dei materiali escavati, con destinazione diversa a seconda della classificazione del Protocollo 1993. I sedimenti classificati come idonei saranno destinati alla realizzazione delle velme lungo il canale e/o alle opere di ricostruzione morfologica, mentre i sedimenti considerati non idonei dal punto di vista qualitativo verranno conferiti al sito delle Tresse. Su quest’ultimo conferimento lo studio non va oltre, non cita le capacità ‘residue’ del sito, le modalità di monitoraggio e gestione (dopo la fine della gestione commissariale nel Dicembre del 2012), né i dispositivi di trattamento dei sedimenti conferiti

Traffico e interferenze: simulazione delle frequenze di accesso e strategie pregresse
Nonostante la crisi economica, per i prossimi anni Apv prevede che il traffico commerciale lungo il Canale Malamocco-Marghera aumenti per effetto del traffico traghetti che, già dal 2014, si serve del nuovo terminal in corso di realizzazione a Fusina. A questo si dovrebbe aggiungere il traffico commerciale afferente alle nuove aree logistiche previste nell’area ex Montefibre. Nell’ipotesi che il traffico crociere raggiunga Marghera vi sarebbe un'interferenza del 100 % col traffico commerciale-industriale, in quanto il canale dovrebbe essere percorso nella sua totalità. Come possibile soluzione lo studio prevede l’allargamento della cunetta navigabile. Questo intervento, oltre a non risolvere il problema delle interferenze tra modalità di traffico, verrebbe a costare più di 400 milioni di euro, con rimozione di 20 milioni di metri cubi di sedimenti di diversa qualità, e adeguamento dei sotto-servizi. L’allargamento della cunetta richiederebbe ulteriori interventi sul versante laguna con effetti pesanti sulla morfologia.

Accantonata questa ipotesi, Apv ha commissionato alla Università di Cà Foscari la predisposizione di un modello matematico per la ottimizzazione delle sequenze di accesso. Sulla base della schematizzazione della morfologia portuale, delle ordinanze e delle regole di navigazione, il modello propone la migliore sequenza di accesso compatibile con le richieste di movimento, le condizioni meteo marine di marea, le precedenze e le normative. L’ottimizzazione riguarda sia la localizzazione del Porto Crociere a Porto Marghera, sia l’arrivo in Marittima attraverso la Bocca di Malamocco e via Canale Vittorio Emanuele III (in tal caso si sottolinea una ulteriore criticità dovuta alla necessita di effettuare in spazi ristretti una curva di oltre 90°).

Le simulazioni sulle interferenze tra traffico commerciale e crocieristico svolte nello scenario di approdo o passaggio per Marghera e nello scenario di approdo a Marittima via canale Contorta-S. Angelo, evidenziano sostanziali differenze nei disagi causati alla navigazione a causa della commistione dei traffici. I convogli dovrebbero essere gestiti nell’arco di 18 ore, nel caso in cui le navi da crociera “sviassero” per il Canale Contorta-S. Angelo. Dedicare tutto il canale Malamocco Marghera al transito dei convogli merci e passeggeri, comporterebbe la perdita del 33% di capacità di traffico del canale (un convoglio in entrata e un convoglio in uscita).

Sotto il profilo del congestionamento del traffico, e quindi dei suoi effetti sull’operatività commerciale e passeggeri del porto, lo studio ritiene che l’alternativa migliore di collegamento del Canale Malamocco-Marghera con Marittima sia quella del canale Contorta-S. Angelo.

Va tuttavia rilevato che il modello matematico e le simulazioni per la valutazione delle alternative, nel rispetto del decreto “anti inchini”, sono stati calibrati sui movimenti del 2011. Lo studio segnala una certa sottostima dovuta in primo luogo al fatto che nel 2011 la crisi internazionale ha ridotto del 20% i flussi standard del traffico commerciale (rispetto al trend sino al 2008). In secondo luogo, i dati del 2011 non sono comprensivi dei futuri traffici da e per il nuovo terminal traghetti di Fusina e neppure del traffico da e per il nuovo terminal container previsto in area ex Montefibre. La stima di questa componente non è riportata nello studio, ma è certo che la fattibilità dei due terminal non può che basarsi su stime ottimistiche.

Si tratta di due fattori che, insieme, generano effetti cumulativi di grande momento. Quelli connessi al progetto di nuovo canale si aggiungeranno, nel medio-lungo periodo, a quelli dovuti agli investimenti già effettuati da Apv. Si attende, infatti, che il traffico commerciale lungo il canale Malamocco-Marghera aumenti per l’effetto congiunto del traffico traghetti, del traffico commerciale afferente alle nuove aree logistiche previste nell’area ex-Montefibre e di quello di riconversione industriale.

Lo studio ritiene che alla luce delle simulazioni e delle decisioni strategiche pregresse di Apv, si possa concludere che il canale Malamocco-Marghera abbia potenzialmente la capacità di assorbire il transito di ulteriori navi, ma a condizione di sfruttare al massimo la capacita dei canali. In caso contrario, l’inserimento di un movimento in senso contrario al flusso dominante in determinati periodi della giornata potrebbe causare notevoli ritardi, anche di 2 ore.

Nel caso dell’utilizzo del canale Contorta S. Angelo, le simulazioni evidenziano che, pur mantenendo le criticità dovute alla commistione dei traffici commerciali e passeggeri nel primo tratto del canale Malamocco-Marghera, i ritardi accumulati sono inferiori. Ciò è dovuto al fatto che le navi passeggeri occuperebbero il Canale di Malamocco solo nella zona dove possono navigare più velocemente in quanto in quel tratto la rete dei canali ha maggiore capacità. Va rilevato che la commistione richiede una particolare attenzione (non evidente nel progetto e negli studi Via) sul punto di biforcazione tra il canale di Malamocco e il Canale Contorta. Esso andrebbe strutturato in modo da potere permettere l’incrocio di navi da crociera. Lo studio conclude che, sotto il profilo del congestionamento del traffico e quindi dei suoi effetti sull’operatività commerciale e passeggeri, la migliore alternativa di collegamento del Canale Malamocco-Marghera con Marittima è quella rappresentata dal canale Contorta S. Angelo, ma che la soluzione non è priva di criticità. Di queste, la meno valuta nello studio Via riguarda gli effetti idrodinamici e ambientali dovuti all’utilizzo massimo della capacità del canale.

Moto ondoso
Studi e rilievi sul moto ondoso sono stati commissionati alla ditta Protecno. L’ultimo, del 2009, ricostruisce il campo di moto ondoso con tecnica stereo-fotogrammetrica. Le misure eseguite evidenziano in modo discutibile come il moto ondoso nel canale della Giudecca sia caratterizzato da parametri (principalmente periodo ed altezza) non attribuibili a navi e traghetti, bensì alle imbarcazioni, pubbliche e private di piccola stazza e veloci. Ciò porta a riconoscere come effetto principale la variazione del piano medio dell’acqua (dalla chiglia della nave) con valori delle velocità delle correnti generate entro i valori prodotti dalla marea.

Effetti idrodinamici e morfologici: rilievi sull’impiego del modello Mike21
Per valutare i potenziali impatti in fase di esercizio è stato effettuato uno studio morfologico con il modello Mike21 (Danish Hydraulic Institute di Copenhagen). La base delle simulazioni é la carta delle batimetrie della laguna di Venezia pubblicata dal Magistrato alle Acque nel 2002. La carta è aggiornata con le recenti strutture morfologiche realizzate da Mav-Cvn.

Il modello idrodinamico delle correnti di marea rende conto degli effetti di risospensione e trasporto dei sedimenti all’interno dei canali lagunari principali. Il modello di moto ondoso da vento genera gli sforzi tangenziali al fondo che regolano il verificarsi di questi fenomeni nelle rimanenti superfici lagunari. Ciò ha consentito due blocchi di simulazioni: il primo fornisce un’interpretazione sedimentologica delle dinamiche del trasporto, il secondo un modello morfologico. Dal primo si ricavano rappresentazioni istantanee della capacità di trasporto, mentre il secondo consente di apprezzare le tendenze erosive e di deposizione conseguenti ad un certo evento meteorico.

Oltre a questo studio, è stata realizzata una ulteriore analisi sugli effetti idrodinamici e morfologici del transito di natanti, in ingresso ed uscita dalla stazione Marittima di Venezia. Anche tale studio ha impiegato il modello matematico Mike21.

Le simulazioni evidenziano come le perturbazioni del pelo libero e del campo di velocità siano limitate nell’area compresa tra il canale e le velme. Nelle aree esterne non si verificherebbero modificazioni di rilievo e il transito della nave presenterebbe i caratteri idrodinamici tipici del fenomeno: una scia dietro la poppa e una corrente di ritorno esterna lungo alveo e sponde. Inoltre, secondo le simulazioni, le variazioni di livello del fondo dovute al passaggio di natanti risulterebbero contenute nella zona interna alle velme, senza modifiche nei bassofondi esterni. Le velme sarebbero interessate da variazioni morfologiche molto leggere, con tendenze erosive ai loro bordi e depositi attorno ad esse e nei varchi verso il bassofondo. Le analisi concludono che il transito dei natanti genera leggere variazioni al regime idrodinamico, comunque contenute all’interno delle due serie di velme.

In generale e in merito agli effetti idromorfologici, si evidenzia “una modifica locale dell’andamento delle correnti che porta ad un leggero aumento delle aree di bassofondo caratterizzate da basse velocità e una concentrazione del flusso verso il canale S. Leonardo-Marghera e il canale della Giudecca. Queste modifiche sono comunque di poca entità e si notano solo negli istanti di bassa marea." Si può rilevare che il modello opera in condizioni normali, escludendo le condizioni estreme, e con granulometria uniforme del sedimento. Le simulazioni riguardano l’altezza d’onda, la velocità della corrente e la capacità di trasporto solido. La capacità di trasporto indica la propensione alla movimentazione dei sedimenti.

E’ discutibile che nella zona interessata dalle opere in progetto e con pieno utilizzo della capacità si raggiungano altezze significative massime di circa 0.25 m, addirittura minori di quanto riscontrato nello stato attuale. L’effetto di attenuazione del moto ondoso sarebbe dovuto alla presenza delle velme, contro le quali si ha frangimento con riparo del nuovo canale dalle onde da vento. In altre parole, l’idrodinamica della laguna nel suo insieme sarebbe simile a quanto riscontrato in stato attuale.

Variazioni significative interesserebbero le correnti. Il nuovo canale è interessato da velocità variabili, con istanti a velocità quasi nulla fino a 50 cm/s. La porzione settentrionale del nuovo canale, che entra nel canale della Giudecca, è interessata dalle velocità maggiori. L’intensità della corrente è accentuata proprio nei varchi tra le velme. In generale, si alternano fasi a capacità di trasporto quasi nulla a fasi in cui tutto il canale presenta una elevata movimentazione di sedimenti. La porzione settentrionale del nuovo canale che entra nel canale della Giudecca è interessata da una capacità di trasporto solido in aumento nel verso del flusso e quindi ad una tendenza all’asportazione di materiale.

Contrariamente ai commenti conclusivi sui risultati del modello, il confronto con lo stato attuale evidenzia differenze significative, soprattutto per quanto concerne la seconda configurazione.

L’idrodinamica generale della laguna centrale è influenzata dall’effetto barriera del nuovo canale che contribuisce a ridurre la velocità delle correnti nelle aree a sud e a nord del canale in progetto, soprattutto nelle fasi di marea crescente.

Lo studio rileva: ‘La successione delle velme previste in fregio al canale costituisce uno sbarramento che attraversa, dal Canale S. Leonardo Marghera alla Stazione Marittima, l’intera zona di spartiacque fra i bacini di Lido e di Malamocco. Questa interruzione si fa sentire nelle fasi di flusso e riflusso della marea, costringendo la corrente ad aggirare l’ostacolo concentrandosi nel Canale S. Leonardo-Marghera e all’imbocco del Canale della Giudecca’.

L’effetto-barriera è rafforzato dal fatto che la corrente trova vie alternative per defluire da sud verso nord, con un aumento delle velocità nella zona tra il Canale Contorta S. Angelo e il canale della Giudecca. Ciò potrebbe accelerare fenomeni erosivi non solo in alveo ma anche lungo i varchi tra le velme. Dalle stime, il nuovo canale appare interessato da velocità variabili, con istanti a velocità quasi nulla fino a 40 cm/s. Capacità di trasporto più alte si localizzano nei punti in cui la corrente è più veloce: nella zona tra il Canale Contorta S. Angelo e il canale della Giudecca, sopra le velme negli istanti in cui sono sommerse e tra i varchi della stesse negli istanti in cui sono emerse.

In generale, gli studi riconoscono che ‘per lo stato di progetto il canale della Giudecca e il canale S. Leonardo-Marghera appaiono più vivaci, con tendenze evolutive più intensificate… Questo è spiegabile considerando che in queste due aree l’idrodinamica presenta velocità maggiori, poiché il flusso che in stato attuale occupava l’intera area di bassofondo trova in stato di progetto l’ostacolo delle velme e concentra quindi il suo passaggio nelle due aree che restano “accessibili”.

Lo studio evidenzia che in tutta la fascia delle velme e del nuovo canale si ottengono variazioni del fondo più intense che altrove, data la vivacità del flusso e la sua variabilità in intensità e direzione sopra le velme e tra i varchi.

Per quanto concerne la movimentazione dei sedimenti lo studio rileva quanto segue: ‘i sedimenti che vengono messi in movimento non provengono dall’esterno, ma da questa stessa zona in cui l’idrodinamica tende a ricondurre verso l’appiattimento del fondale erodendo le velme e depositando nei varchi e verso il canale i materiali così messi in sospensione’.

Aumentano le criticità con le simulazioni del modello morfologico completo, in cui i moduli idrodinamico, di moto ondoso e morfologico sono utilizzati in maniera accoppiata invece che a cascata. Con opportuni feedback il modello aggiorna le quote del fondo ad ogni passo. Si arriva così alla stima del bilancio fra accumulo ed erosione, con esito favorevole a quest’ultima. Questo esito tende ad aggravare lo stato sistemico in quanto il progetto si inserisce in un contesto in cui la tendenza evolutiva dei fondali delle ultime decadi ha condotto alla progressiva scomparsa della caratteristica eterogeneità morfologica e alla transizione verso un ambiente con caratteristiche sempre più marine. Sono stati significativamente ridimensionati gli ambienti caratterizzati da elevato trofismo, in genere colonizzati da macrofite capaci di assicurare stabilità del piano sedimentario e idonee condizioni alla vita ittica, così come al passaggio, all’alimentazione e alla riproduzione di specie ornitiche. Lo studio riconosce che la configurazione dell’habitat 1150 in fase post operam subirà una ulteriore frammentazione rispetto alla già precaria situazione attuale.

Per quanto riguarda la fase di esercizio del canale, sulla base delle informazioni fornite da indagini e monitoraggi dei progetti che hanno interessato nel recente passato la funzionalità del Canale Malamocco Marghera, lo studio ritiene che i transiti dei mezzi navali lungo il Contorta S. Angelo possano disturbare, in una fascia di circa duecento metri, la stabilità del piano sedimentario dei fondali in fregio. Come per la fase di cantiere, tali disturbi potrebbero manifestarsi con modificazioni nei normali tassi di trasporto, sedimentazione e risospensione negli ecosistemi acquatici.

Lo studio riconosce, inoltre, che gli effetti dell’alterazione dell’equilibrio del budget dei materiali trasportati e sedimentati possono essere elevati sulla fauna ittica e di fondo. Distingue gli effetti fisici da quelli di affossamento e soffocamento, che si sommano ad effetti indiretti legati all’attenuazione della radiazione luminosa o all’alterazione delle condizioni di fondo e delle relative capacità di alimentazione.

Proprio a partire da queste considerazioni, sarebbe utile approfondire l’affermazione secondo cui ‘in generale risulta ben difficile distinguere l’effetto della torbidità naturale, di fondo dell’ambiente lagunare, da quella ascrivibile al risollevamento da transito navale’. Una adeguata configurazione modellistica (o valutazioni su analoghi) potrebbero aiutare in proposito. E ciò, tenendo anche conto di eventuali ‘assuefazioni’ come nel caso in cui ‘le condizioni naturali di torbidità indotta da vento o dall’azione del moto ondoso dovuto al traffico marino ed in alcune zone dalle attività di pesca dei molluschi hanno… selezionato una comunità bentonica tollerante questo tipo di disturbo’. L’assuefazione potrebbe comunque non essere accettata come effetto inevitabile sulle comunità bentoniche per azione della torbidità indotta da dragaggi o da transiti di mezzi navali.

I diversi scenari modellistici sulla torbidità utilizzati negli studi di Via possono essere migliorati per valutare con più attenzione il disturbo dei popolamenti bentonici dell’infauna e dell’epifauna, le cui capacità di adattamento alle variazioni nei tassi di sedimentazione variano con granulometrie e tempi di residenza. Una dimostrazione in tal senso viene dalla assenza di praterie di fanerogame nel sito di progetto, mentre esse ricoprono ampi areali impattabili dalle torbide prodotte dal transito dei mezzi navali lungo il tratto del Malamocco Marghera più vicino alla bocca di porto di Malamocco.

Gli effetti sedimentari non possono, quindi, essere ritenuti trascurabili sia dal punto di vista del risentimento biologico che di quello morfologico.

Transito dei natanti
Il canale proposto si trova in una zona a scarsa dinamica idraulica per prossimità alla linea di spartiacque tra i bacini di Lido e di Malamocco. Qui le velocità di marea sono contenute e così pure l’attività di trasporto solido. Il modello simula due configurazioni: una cunetta di 80 m e una cunetta di 120 m, con analogo anche se non identico andamento planimetrico.

Lo ‘Studio degli effetti idrodinamici e morfologici del transito di natanti’ in navigazione in campo aperto e confinato (canali) rileva come ‘le zone a più intensa modifica siano localizzate lungo il canale: in erosione nella zona di passaggio dello scafo e in deposito nelle zone esterne.

Le zone a più intensa modifica sono quelle di alveo, che appaiono in erosione nella zona di passaggio dello scafo e in deposito nelle zone esterne. Una tendenza erosiva si nota anche in una stretta fascia di sponda dove si ha il cambio di pendenza tra i lati del canale e il bassofondo’. Le due fasce di velme sono interessate da modifiche morfologiche limitate, con tendenze erosive ai bordi e depositi attorno e nei varchi verso il bassofondo.

Le simulazioni indicano che il passaggio dei natanti avrà un impatto maggiore sulla idromorfodinamica locale nei momenti di minimo mareale e che le modifiche sono contenute nella zona compresa tra velme e canale, con un debole interessamento delle aree esterne. L’impatto tenderebbe a ridursi con l’allargamento della cunetta (seconda configurazione).

Trattasi di impatto locale, ma non si può certo concludere che a scala di bacino le due configurazioni generino gli stessi impatti morfologici. Lo Studio su questo argomento potrebbe essere approfondito, testando meglio l’ipotesi secondo cui ‘la variazione di livello della marea, soprattutto nei casi di acqua alta, sarà trascurabile’. Non è, infatti, da escludere che il contributo relativo sia maggiore con limitate oscillazioni di marea.

Sicurezza
La gestione e la stessa definizione di sicurezza della navigazione sono l’esito contingente di una mediazione fra innovazione dei navigli e dei sistemi di navigazione, logistica e operatività in contesto specifico. Su questa mediazione (anche se non è l’unica possibile) si è storicamente basata la gestione della laguna e dei suoi insediamenti.

Gli studi Via si limitano alla incidentalità e offrono risultati rassicuranti. Essi rilevano come la probabilità di incidenti (collision e grounding) nel porto di Venezia, in particolare nel canale della Giudecca, risulti sempre più bassa rispetto a quella calcolata per la flotta mondiale. E la probabilità tenderebbe a diminuire se si utilizzassero due rimorchiatori per nave passeggeri.

Oltre a proporre un concetto particolare di sicurezza, il confronto con una media mondiale (sic) non sembra plausibile soprattutto per ragioni connesse alla vulnerabilità e alla esposizione nel contesto lagunare, due componenti essenziali nelle funzioni di rischio.

Impatti ambientali
Le analisi contenute nella relazione ambientale interessano lo stato di fatto, le fasi di cantiere e di esercizio e riguardano le emissioni atmosferiche e sonore, l’inquinamento elettromagnetico e il moto ondoso. Come anticipato, questo ultimo impatto, particolarmente critico, è stato oggetto di modellizzazione e simulazione ad hoc.

Le valutazioni di impatto effettuate seguono l’approccio per ‘matrice’ e non si confrontano con il funzionamento ecologico della laguna. Lo stato della laguna è l’esito di interazioni complesse generate dalle variazioni del medio mare. Queste interazioni attivano processi circolari e sinergici fra bassifondi, strutture intertidali, movimento e qualità delle acque, habitat e aria. Effettuare le analisi di impatto per tema (o matrice, cioè per aria, acqua, suolo e così via) significa rinunciare a priori all’unica valutazione pertinente.

Per necessità, il seguito si limita a commenti tematici, così come presentati negli studi Via in oggetto.

Aria
L’analisi degli impatti si concentra soprattutto sulla emissione di ossidi e particolati.

Per quanto concerne lo stato delle emissioni delle polveri in atmosfera, la Via cita lo studio Apice. Questo studio ha valutato nel territorio del Comune di Venezia gli apporti di inquinanti atmosferici dovuti alle singole sorgenti emissive. Lo studio registra, già prima dell’applicazione del “Venice Blue Flag II”, un basso contributo del traffico portuale alla concentrazione in atmosfera delle polveri sottili. Apice stima che il comparto portuale nel suo insieme (inteso come traffico crocieristico, commerciale ed industriale) incida per l’8% (in periodo estivo) e per il 2% (in periodo invernale) sui livelli di concentrazione di polveri PM2.5 in atmosfera. Tali valori porrebbero il comparto portuale al 5° ed all’ultimo posto nella graduatoria delle fonti emissive.

La Via in oggetto sottolinea, inoltre, che le specifiche campagne di monitoraggio della qualità dell’aria presso le aree portuali (San Basilio e Santa Marta), eseguite da Arpav e Cnr, promosse e finanziate dalla Apv, hanno rilevato l’assenza di significativa correlazione tra le concentrazioni di inquinanti e traffico (anche se non è precisato il ruolo della crocieristica).

Per la stima delle emissioni in atmosfera durante il cantiere è stato utilizzato il datato modello di dispersione ISC3 (Industrial Source Complex Dispersion Model), sviluppato dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente statunitense (Epa). Il modello risolve l’equazione della convezione-diffusione, ma va rilevato che esistono più aggiornati modelli di emissione e diffusione.

Circa lo stato di fatto, limitato al 2010, è risultata prevalente la classe di stabilità-neutralità (D), condizione che, mediamente, non favorisce la dispersione degli inquinanti in atmosfera (dati relativi alla stazione n. 23 dell’EZIPM). Se le analisi dei dati definiscono una situazione di inquinamento ubiquitario per le polveri fini, non ne riconoscono l’effetto di ‘fondo’ rispetto ad altri inquinanti.

La realizzazione del nuovo canale comporta l’utilizzo di mezzi che generano emissioni di gas e polveri nell’atmosfera, mentre l’entrata in esercizio comporta un trasferimento delle emissioni in atmosfera dall’attuale percorso Lido-Giudecca al nuovo e un diverso modello di dispersione connesso ai venti dominanti.

Nello “Studio di ricaduta delle emissioni in atmosfera”, sono stati scelti quali indicatori ambientali il valore di emissione degli ossidi di SOx, NOx e di particolato atmosferico (PM10).

Al fine di paragonare le concentrazioni simulate al livello del suolo con standard di qualità dell’aria (Sqa) secondo il D.lgs. 155/2010 e con i valori di fondo che caratterizzano l’area di studio, si è ipotizzato in via cautelativa che le polveri siano assimilabili a particolato con granulometria inferiore a 10 μm (PM10) e che gli ossidi di azoto (NOx) siano trasformati interamente in biossido di azoto NO2. L’ipotesi andrebbe meglio verificata.

Utilizzando dati raccolti da Thetis una decina di anni fa durante lavori di dragaggio e tenendo conto della localizzazione e della direzione prevalente dei venti, lo Studio ritiene che in fase di realizzazione le emissioni siano irrilevanti e che comunque la ricaduta massima si verifichi all’interno dell’area di cantiere, con valori di concentrazione massimi (annui, giornalieri ed orari) inferiori rispetto ai corrispondenti Sqa definiti dal D.lgs. 155/2010. Il confronto dei risultati delle simulazioni con i valori di fondo dell’area (fonte Arpav) evidenzierebbero un impatto accettabile.

A proposito dei venti va rilevato che la direzione NE non è esclusiva anche se dominante.

Secondo le simulazioni, durante la fase di cantiere i valori massimi di concentrazione ricadono all’interno dell’area di cantiere stessa, per effetto della tipologia di sorgente e dell’altezza stimata dell’emissione. Secondo le stime, si tratta di valori che rispettano i corrispondenti Sqa. Le concentrazioni massime annue dei contaminanti risulterebbero inferiori rispetto ai corrispondenti Sqa, con contributi dell’ordine del centesimo per le polveri (0,9%) e superiori al decimo per il biossido di azoto (15,1%).

Estendendo l’analisi al valore massimo giornaliero (polveri), il contributo risulta sostanzialmente in linea con il precedente, con concentrazioni, rispetto a Sqa, dell’ordine del centesimo (3%).

Se si guarda al valore massimo orario (biossido di azoto), il contributo risulta significativo (28,5%), ma comunque inferiore rispetto al corrispondente Sqa.

Per la stima delle emissioni in fase di esercizio è stata applicata la metodologia europea per la compilazione dell’inventario delle emissioni (vedi Emep/Eea Emission Inventory Guidebook, 2013, relativamente al macrosettore della navigazione International navigation, national navigation, national fishing). Per ragioni metereologiche, il modello è stato calibrato sul modello climatologico globale Wrf-Noaa con delicata operazione di downscaling.

Si stimano così concentrazioni massime annue dei contaminanti minori rispetto ai corrispondenti Sqa, con contributi limitati al centesimo per polveri e biossido di azoto (rispettivamente pari a 0,1% e 0,6%) e dell’ordine del centesimo per il biossido di zolfo (1,4%). Estendendo l’analisi ai valori massimi giornalieri ed orari, i contributi risulterebbero sostanzialmente in linea con i precedenti, con concentrazioni dell’ordine del centesimo o inferiori rispetto ai relativi Sqa.

A queste emissioni sono interessate superfici dei siti di Rete Natura 2000. Come zona di influenza degli effetti delle ricadute è stata considerata l’area all’interno della quale le concentrazioni degli inquinanti oggetto di studio sono comprese tra il 50% del valore massimo annuo ed il valore massimo annuo stesso.

A parità di diffusione aerea, l’alternativa “retro Giudecca” interessa in maniera minore le aree SIC e ZPS, mentre l’alternativa che prevede il transito lungo il Canale Vittorio Emanuele III interessa superfici maggiori.

Per quanto concerne il canale Contorta, confrontando i risultati delle simulazioni con i valori di fondo dell’area (fonte Arpav), l’impatto sull’aria risulterebbe poco significativo e non comporterebbe un peggioramento della qualità dell’aria.

In conclusione, gli studi Via ritengono che l’impatto sia nella fase di cantiere che in quella di esercizio, sia compatibile con la componente ambientale ‘atmosfera’. Relativamente alla fase di esercizio, l’analisi evidenzia la massima ricaduta lungo il tratto nord-sud del percorso, parallelamente alle casse di colmata, con valori di concentrazione massimi (annui, giornalieri ed orari) degli inquinanti inferiori rispetto ai corrispondenti Sqa. Anche in questo caso, confrontando i risultati delle simulazioni con i valori di fondo dell’area (fonte Arpav), l’impatto non comporterebbe un peggioramento significativo della qualità dell’aria.

Due sono le osservazioni generali in proposito. La prima riguarda la possibilità di estendere la gamma di inquinanti considerati, la seconda la stima di possibili effetti cumulativi andando oltre le misure di concentrazione e assumendo la presenza diffusa di polveri come ‘fondo attivo’.

In questa sede andrebbero valutati gli impatti ambientali (e gli effetti più generali) della elettrificazione delle banchine portuali passeggeri come previsto dal’accordo volontario Venice Blue Flag. E’ noto che banchine ‘elettrificate’ con il sistema cold ironing favoriscono la transizione verso ‘porti verdi’, consentendo l’alimentazione delle navi in sosta mediante connessione con il sistema di terra e lo spegnimento dei motori ausiliari a bordo.

Qualità delle acque e torbidità
Campagne di indagine e monitoraggi evidenziano come la contaminazione delle acque da microinquinanti risulti superiore in Canale Malamocco-Marghera rispetto ai valori medi riscontrabili in laguna settentrionale. Ciò rende particolarmente critico il contesto di progetto.

Va rilevato che per l’ambiente idrico le interferenze del progetto riguardano soprattutto gli effetti sulla torbidità e il trasporto di contaminanti in sospensione su depositi superficiali dovuti alle attività di scavo e dragaggio ed agli effetti dei transiti di mezzi nautici, in fase di esercizio.

Durante le operazioni di dragaggio, così come nelle successive fasi di trasporto e di ricollocamento del materiale dragato, il progetto prevede l’adozione di procedure atte a minimizzare la risospensione dei sedimenti e quindi la produzione di torbidità. Prima delle operazioni di scavo, al fine di quantificare i volumi dei diversi tipi di sedimenti, il Progetto prevede la caratterizzazione secondo il Protocollo 1993. Non è tuttavia da escludere che un suo aggiornamento consigli una nuova caratterizzazione e un diverso modello di conferimento.

In fase di esercizio, periodo e intensità di oscillazione di torbidità e trasporto di contaminanti dipenderanno dai flussi di traffico e dalla loro gestione. Su questo tema gli studi Via sono carenti.

Qualità dei sedimenti
Sono disponibili diverse e spesso contraddittorie caratterizzazioni sulla qualità dei sedimenti nella laguna ed in particolare nella zona di progetto. Si tratta di misure di concentrazione soprattutto di Ipa e metalli pesanti che, oltre a riferirsi al citato Protocollo Fanghi (1993), non considerano in modo approfondito gli importanti aspetti connessi alla biodisponibilità e alla geo-speciazione. Limitandosi alle concentrazioni dei metalli, si rileva una parziale corrispondenza con le caratterizzazioni effettuate da Apv che rilevano presenze di arsenico e cromo: il primo soprattutto nella frazione fine (argilla) piuttosto che in quella più grossolana (sabbia); il secondo nella frazione sabbiosa all’interno del reticolo cristallino di minerali quali clorite, biotite, ossidi, anfiboli e pirosseni.

Secondo Apv i superamenti di colonna A (in funzione del fondo naturale) per il cromo sono inferiori a quelli dell’arsenico e, per entrambi, si registrerebbe una bassa biodisponibilità. Questi superamenti sono attribuiti al fondo naturale, alle sue caratteristiche mineralogiche e al contenuto di sostanza organica. Test di cessione avrebbero verificato come le due sostanze tendano a non cedere l’elemento all’acqua e quindi a non renderlo biodisponibile. Le concentrazioni si manterrebbero così inalterate nel tempo, non comportando rischi per l’ambiente circostante.

Si possono tuttavia fare tre osservazioni in proposito. La prima riguarda la gamma delle sostanze presenti, non limitata ai due metalli pesanti. La seconda rinvia alla definizione di ‘fondo naturale’ che, com’è noto, risente dei fenomeni di accumulo modificando la media delle concentrazioni. La terza riguarda la presunta immobilità dei contaminanti che, oltre ad essere influenzata dalla subsidenza con effetti sugli strati inferiori e sulle falde, viene messa alla prova dal moto ondoso generato dal vento e dai natanti. Ciò viene riconosciuto dalla stessa Apv quando sostiene: ‘La fascia che corre lungo il canale dei Malamocco Marghera e in prossimità delle altre aree interessate dall’opera risentono in modo generalizzato dell'adiacenza della area industriale di Porto Marghera. In particolare, i bassi fondali più direttamente investiti dal moto ondoso subiscono un continuo processo di disturbo connesso alla mobilizzazione degli strati superficiali del piano-sedimento. Allo stesso modo, anche eventi meteorologici caratterizzati dai forti venti di bora e scirocco ai quali l’area è esposta, inducono la mobilizzazione e l’immissione nel canale Malamocco Marghera di ingenti quantità di sedimenti’.

Ma ciò che risulta più discutibile è che sulla base di immobilità e non biodisponibilità dei due contaminanti e in considerazione dei valori di fondo medi lagunari si ipotizzi una riclassificazione in categoria A dei sedimenti ex B e C, e si escluda la presenza della categoria oltre C. Questa semplificazione fa ipotizzare che la maggior parte dei sedimenti provenienti dallo scavo del canale Contorta Sant’Angelo siano classificabili entro A e B, con una piccola percentuale in C. I sedimenti in classe C (i più contaminati) sarebbero localizzati soprattutto in prossimità del canale Malamocco-Marghera in corrispondenza del raccordo con il canale Contorta.

Una maggiore chiarezza in merito alla caratterizzazione potrebbe influenzare il bilancio ecologico del progetto di nuovo canale, il suo costo complessivo e le stesse misure di compensazione che prevedono ingenti conferimenti di sedimenti in zone lontane dall’area di progetto.

Emissioni sonore ed impatto acustico
I dati sulle emissioni sonore sono forniti dal progetto Eco.Port finanziato da Apv. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Fisica Tecnica dell’Università degli Studi di Padova. Con rilievi specifici e mappature è stata rilevata la rumorosità emessa da navi passeggeri in transito e all’ormeggio.

Durante le analisi Via si stava concludendo la seconda fase dello studio Eco.Port (2011-2013) per l'implementazione di un modello acustico previsionale, finalizzato alla definizione di fasce di pertinenza utili alla stesura del decreto attuativo previsto dalla L.Q. 447/1995, tuttora mancante per le infrastrutture portuali. L’attuale lacuna normativa sulle fasce di pertinenza acustica comporta, di fatto, la mancanza del necessario riferimento per la corretta gestione delle emissioni del comparto portuale.

Uno studio specifico sulle vibrazioni (Studio Modena Franchetti) valuta per ciascuna alternativa l’impatto acustico in fase di cantiere e di esercizio sul ricettore ‘popolazione umana’ mappata con dati di sezione censuaria in un buffer di ampiezza pari a 400 m per lato dall’asse di navigazione. Non si fa riferimento ad altri tipi di popolazione.

La componente “rumore” assume particolare rilevanza in fase di realizzazione. Studi pregressi, riguardanti la stima delle emissioni sonore generate dai mezzi preposti al dragaggio del canale Malamocco-Marghera, evidenziano che i livelli attesi durante le attività di cantiere diventano molto bassi ad una distanza di circa 600 m dal cantiere stesso (vedi, ad esempio, Thetis 2011). Dato che il sito è caratterizzato da un’esigua presenza di recettori antropici significativi l’impatto viene ritenuto trascurabile.

Con riferimento alla fase di esercizio, le misurazioni (vedi, tra l’altro, gli studi di Di Bella et al.) sono effettuate all’ormeggio e in transito. All’ormeggio le sorgenti di rumore prevalenti sono i camini (h=50m): LW=133 dB e LWA=121 dB(A); in transito si ottiene la potenza sonora per unità di lunghezza, normalizzata a 1 transito/ora, di LWA=78 Dba/m. Questo dato viene utilizzato per la valutazione degli impatti acustici delle navi da crociera, ponderato sul numero effettivo dei transiti orari.

Un confronto incrociato (di fonte Curcuruto et al. (2000) e di fonte Apv) porta alla stima di livelli sonori LAeq, misurati a 15 metri dalla nave, da 56,7 dBA a 72,3 dBA per le navi civili e da 57,9 dBA a 73,6 dBA (con una punta a 78,4 dBA ) per le navi militari. Lo studio allegato alla Via utilizza il dato peggiore per le navi civili (72,3) come stima della rumorosità dei ferries. Standardizzando ai tempi tipici dell’evento di transito a 15m, si ottiene una stima del SEL di 92,0 dB(A).

Nella propagazione del rumore in aria sopra la Laguna vanno considerati i fenomeni di rifrazione e riflessione sull’acqua. In mare la temperatura media dell’acqua è inferiore a quella dell’aria soprastante. L’aria tende, quindi, ad essere raffreddata in prossimità della superficie dell’acqua generando il fenomeno della rifrazione delle onde acustiche: esse sono deflesse verso il basso, cosicché è maggiore l’energia sonora che raggiunge un osservatore sul mare rispetto a quella che raggiunge un osservatore posto alla stessa distanza sulla terraferma.

In Laguna la condizione termica può essere invertita, soprattutto nei mesi caldi, perciò il sussistere di tale effetto non è un dato scontato. Se lo specchio d’acqua è calmo risulta anche molto efficiente la riflessione del rumore sulla superficie dell’acqua, ma ciò non vale se l’acqua è increspata o con significativo movimento ondoso.

In sintesi, nel caso della Laguna Veneta, è largamente cautelativo assumere che la risultante dei due effetti (rifrazione e riflessione) sia la totale riflessione del suono sulla superficie dell’acqua. E’ stato perciò posto il fattore assorbimento suolo G = 0 in tutta l’area di calcolo.

Data la grande estensione dell’area di studio e considerato che su una tale superficie la valutazione è mirata alla determinazione delle caratteristiche globali del clima e dell’impatto acustico, viene trascurata la riflessione del rumore su edifici ed oggetti, con la sola eccezione della suddetta riflessione sullo specchio d’acqua. Per il calcolo delle mappe acustiche è utilizzata una griglia di calcolo di 30x30 metri posta a 4 metri di altezza.

La valutazione comparata evidenzia gli elevati impatti sia in fase di cantiere che di esercizio dell’opzione retro-Giudecca (per la densità di ricettori contigui). L’incidenza del rumore attribuibile al transito delle grandi navi da crociera risulta sufficiente a determinare il superamento dei valori limite di immissione stabiliti dalla zonizzazione acustica. In particolare ciò si verifica in alcune delle aree poste in classe I, dove il limite è pari a 50 dBA per il periodo di riferimento diurno. Il superamento non tiene conto degli effetti cumulativi dovuti ad altre sorgenti di emissione acustica.

Per tutte le opzioni si evidenziano potenziali criticità legate alla fase di esercizio in prossimità delle bocche di porto, dove la larghezza del canale è ridotta e sono presenti ricettori sensibili (camping alla bocca di Lido, casa per anziani alla bocca di Malamocco, ma anche siti di interesse ambientale).

Durante la più gravosa fase di cantiere si prevedono superamenti dei limiti di immissione sia assoluti che differenziali (se applicabili) tutto sommato contenuti entro 5 dBA e superamenti più consistenti presso alcune isole disabitate. Unico altro ricettore sensibile per la presenza di persone, e relativamente impattato, è il campeggio di Punta Fusina, dove si potrebbe registrare un superamento del limite differenziale, ma non di quello assoluto.

Rilevanti aumenti della rumorosità equivalente diurna si avrebbero presso le isole limitrofe al Canale Contorta (S. Giorgio e S. Angelo) fino a circa +20 dB oltre il limite assoluto, e, in misura molto inferiore, su altre porzioni di terra emersa ai lati del Canale dei Petroli. Tutti questi siti sono però disabitati.

Per le altre fasi di cantiere si stima che l’impatto acustico sia molto minore. Lo studio non ritiene pertanto di dover indicare misure ad hoc per la riduzione del rumore nelle fasi di cantiere, a meno di particolari esigenze del complesso alberghiero di Sacca Sessola: nel qual caso, lo studio propone di modificare lo schedule di cantierizzazione dei lavori, minimizzando gli impatti cumulativi (con altre sorgenti).

In fase di esercizio, a causa del nuovo percorso delle grandi navi da crociera, presso Sacca Sessola si stima un aumento di 1 dB del livello equivalente di rumore diurno, mentre a Santa Maria del Mare l’aumento sarà di circa 2 dB. Questo aumento va ad aggiungersi ad uno stato di fatto già sulla soglia- limite della classe I lì vigente. Inoltre, si stima risulteranno debolmente impattate le abitazioni di Alberoni, per circa 5 dB, ma senza superamento dei limiti. Superamenti dei limiti assoluti di immissione si potrebbero avere in luoghi disabitati, come nelle isole limitrofe al nuovo Canale Contorta fino a circa +6 dB oltre il limite assoluto e su altre porzioni di terra emersa ai lati del Canale dei Petroli.

Lo studio ritiene che il progetto sia migliorativo del clima acustico nell’area urbana. Inoltre, il transitorio disagio dovuto alle fasi di cantiere, nonché l’eventuale aumento dei livelli di rumore in singoli punti prossimi al nuovo canale, in un’ottica costi/benefici sono considerati ‘ampiamente compensati’ dalla riduzione unitaria dell’impatto acustico (decibel per numero di soggetti esposti).

In sintesi, lo studio ipotizza che la situazione acustica in Laguna ‘non possa derivare da un modesto aumento di transiti di navigli di qualsivoglia tipologia, quanto piuttosto dall’equilibrio globale determinato dall’insieme dei traffici e dai comportamenti in navigazione’. E conclude: ‘L’impatto in fase di esercizio può pertanto ritenersi migliorativo nel contesto del centro storico, e trascurabile rispetto alla situazione di traffico attuale nella restante parte del percorso’.

Queste conclusioni andrebbero perlomeno verificate con simulazioni riferite alla conclusione della seconda fase dello studio Eco.Port.

Inquinamento luminoso
Gli studi Via escludono interferenze relative all’inquinamento luminoso in quanto il progetto illuminotecnico rispetterebbe le disposizioni regionali in merito all’inquinamento luminoso (Legge Regionale n. 17 del 7 agosto 2009). In realtà le interferenze sono già elevate allo stato attuale e lo studio non propone adeguate valutazioni illuminotecniche. Vedi anche sezione relativa all’ impatto paesaggistico.

Inquinamento elettromagnetico
Allo scopo di verificare l’effettivo contributo dato dai radar delle navi, accesi in sola fase di navigazione per motivi di sicurezza, Apv ha commissionato al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova uno studio con relativi rilievi strumentali.

Lo studio ha permesso di verificare come tutte le misurazioni rientrino nei limiti stabiliti dalla normativa di riferimento, e come il contributo navale è marginale. Le campagne di misura permetterebbero di concludere che le navi non risultano responsabili della generazione di campi elettromagnetici con valori d’intensità tali da rendere le aree osservate incompatibili con i valori di legge.

A tale riguardo viene citata la sottoscrizione al “Venice Blue Flag II”, accordo volontario entrato di fatto in vigore dal mese di maggio 2013, con cui le compagnie di navigazione si impegnano a far funzionare i motori principali ed ausiliari delle navi con combustibile per uso marittimo con tenore di zolfo non superiore allo 0,1% fin dall'ingresso dalla bocca di porto di Lido. Così si creerebbe di fatto una green zone speciale che impone un limite alle emissioni. Si rileva, inoltre, che nelle aree Seca (zone di controllo delle emissioni di zolfo) il tenore massimo di zolfo del carburante utilizzato per legge dovrà essere dello 0,1% solo nel 2015. Apv sostiene, con una certa enfasi, che l’accordo, di fatto, renda Venezia il porto passeggeri a minor impatto emissivo a livello mondiale.

Impatti su aree Sic/Zps e perdita di habitat naturali
I siti di Rete Natura 2000 riguardano la ZPS IT3250046 “Laguna di Venezia” e il SIC IT3250030 “Laguna medio-inferiore di Venezia”. Entrambi i contesti sono interessati dai potenziali impatti (diretti ed indiretti) dovuti alla realizzazione del progetto in esame.

La ZPS si sovrappone in buona misura al SIC “IT 3250031 Laguna Superiore di Venezia” e al SIC “IT 3250030 Laguna medio-inferiore di Venezia”. Include ampi spazi di laguna aperta, con bassifondali e barene, valli da pesca ed alcuni biotopi di origine artificiale, quali le Casse di Colmata A, B e D/E. Queste ospitano vegetazione e fauna diversificate, con presenze di notevole pregio scientifico-conservazionistico.

Sulla base dei risultati di ricerche sperimentali condotte in questi anni si può affermare che i fondali che corrono tra il margine industriale e l’area del Contorta-S. Angelo sono caratterizzati da scarsissimi popolamenti algali oltre che dalla completa assenza di fanerogame marine. L’unica specie vegetale di interesse comunitario citata nel formulario Natura 2000 è la Salicornia veneta. Altre 11 specie, tutte erbacee, sono incluse nell’elenco complementare.

Gli studi Via (ed in particolare Vinca) ritengono che le perturbazioni dovute all’operatività dei mezzi impiegati nella fase di escavo siano trascurabili e tali da non comportare ricadute critiche sulle comunità vegetali ed animali dell’intero sistema lagunare. Il sito viene considerato già degradato, con un assetto morfologico che alterna caratteri naturali a quelli artificiali.

Tuttavia, si stima che il previsto allargamento del canale Contorta porti ad una perdita netta di quasi 44 ettari di habitat 1150 "Lagune costiere" a carico del sito ZPS IT3250046 "Laguna di Venezia". A quest’area va aggiunta quella corrispondente alla prevista realizzazione di velme in fregio e a protezione del canale che incide su una superficie di fondo lagunare pari a circa126 ettari, anch’essi relativi all’habitat 1150. Infine, a tali aree va aggiunta la superficie interessata dagli interventi di sagomatura tra la gengiva del nuovo canale ed i bassifondi contigui, per una superficie pari a circa 26 ettari.

Allo stato attuale tali superfici giacciono a lato del canale Contorta S. Angelo e ammontano a 196 ettari di habitat prioritario 1150. Nonostante si tratti di una percentuale di habitat prioritario pari allo 0,8% della superficie complessiva di questa categoria di habitat presente nell’intero sito IT3250046, la valutazione commissionata da Apv ritiene di non poter escludere il verificarsi di effetti significativamente negativi.

L’area interessata dalle nuove barene compensative si trova nel bacino meridionale della laguna di Venezia, tra il margine orientale delle valli da pesca e il cordone barenale più a est, in corrispondenza delle barene denominate Raina e Ravaggio. Il Progetto stima che il 68% dei sedimenti dragati possano essere utilizzati per la realizzazione di circa 400 ettari di barene artificiali nell’area sopra indicata. Inoltre, prevede di ottenere circa 200 ettari di habitat comunitario, suddivisi tra i seguenti siti: 1510 ‘Steppe salate mediterranee (Limonetalia) con una superficie attesa variabile tra 2 e 10 ettari; 1310 ‘Vegetazione pioniera a Salicornia e altre specie annuali delle zone fangose e sabbiose’ (50 ettari) e 1420 ‘Praterie e fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici (Sarcocornetea fruticosi) con una superficie di 100-120 ettari. Le rimanenti superfici (circa la metà dei 400 ettari in compensazione) saranno occupate da corpi idrici interni alle barene (stagni e piccoli canali) e da habitat terrestri non comunitari.

Per quanto riguarda l’avifauna l’analisi rinvia a rilievi effettuati 6-7 anni fa su circa 80 barene artificiali nella zona in oggetto, in cui si è registrato l’insediamento di colonie miste di fraticello, avocetta, cavaliere d’Italia e coppie singole di fratino, per complessive 200-300 coppie. Si ipotizza che altre specie di interesse conservazionistico (non incluse in All. 1 della Direttiva 147/92 CE) potranno essere presenti, quali la pettegola, la beccaccia di mare e la volpoca, con ulteriori 50-100 coppie.

Contesto pianificatorio e programmatico
La Via e gli studi allegati concludono che il progetto è coerente con le norme e le strategie di pianificazione locale, d’area vasta e settoriale. Si tratta di una interpretazione troppo sintetica che tende ad avvalorare la supremazia dell’ordinamento speciale e di autority (come Apv) sulla gestione ordinaria.

Gli indirizzi stabiliti dal Governo in materia di salvaguardia con la legislazione speciale non limitano il campo di scelta di Ptrc, Palav, Ptcp, Prg, Pat e della Variante per la Laguna e le Isole Minori. Semmai rinviano ad un coordinamento delle competenze sul tema specifico, tema tenuto in sordina dallo studio allegato alla Via. Questo studio si limita alle cosiddette ‘incidenze regolative’, ovvero alle norme tecniche che possono dialogare nel ristretto dominio spaziale del progetto di nuovo canale. Ma i punti di contatto sono di maggiore portata.

La Variante per la Laguna e le Isole Minori, ad esempio, intende fornire una visione complessiva dell'ambiente lagunare e dei suoi canali, specificando localmente priorità e modalità con cui effettuare interventi di ripristino morfologico della laguna aperta, ma anche usi e funzioni delle isole minori e dei territori di gronda.

Il Palav (1997 e 1999) definisce prescrizioni e vincoli per la laguna viva. In particolare, consente operazioni di ripristino degli ambienti lagunari e/o manutenzione dei canali a fini idraulici, di vivificazione della laguna e di percorribilità, anche mediante l’estrazione di fanghi da utilizzare (se di qualità) per ripristino di strutture morfologiche. Altri interventi sono soggetti a valutazione di compatibilità ecologico-ambientale. Questo piano non consente la realizzazione di nuove infrastrutture tecnologiche aeree, mentre la navigazione a motore nei tratti fuori canale è consentita esclusivamente per scopi di vigilanza, soccorso, manutenzione delle infrastrutture esistenti, tutela, ricerca o pesca professionale.

Non è chiaro lo scenario assunto dal PTRC (2009 e Variante del 2013) quando rileva la necessità di “prospettare nuove integrative soluzioni di un impianto portuale aggiuntivo’, per far fronte a previsioni d’incremento della domanda, con accesso dalla bocca di porto di Malamocco. L’incertezza rimane anche quando propone un “progetto strategico” relativo al sistema portuale. Si ipotizza che il riferimento sia all’istituto del ‘progetto strategico’ ex Lur 11/2004 che, nel caso specifico, richiederebbe il ricorso all’istituto dell’Accordo di Programma.

Si rileva che il Piano Regolatore Portuale (Prp) vigente è del 1965 per la parte di Marghera, mentre per la sezione di Marittima il piano vigente risale al 1908. Questi strumenti, lungi da rafforzare Apv, la isolano e la indeboliscono anche in sede di concertazione interistituzionale.

Un esempio viene dalle stesse opere previste dal progetto. Otre alla costruzione del canale Contorta S. Angelo per l'accesso alla Marittima sono previsti l'adeguamento del relativo bacino di evoluzione e la riprofilatura del curvone di San Leonardo. Con questi interventi, il progetto forza l’ambito portuale gestito da Apv, richiedendo la variazione del PRP per entrambe le sezioni. E ciò non solo (e non tanto) in relazione alla legge obiettivo, ma soprattutto al quadro pianificatorio vigente e al quadro conoscitivo maturato nell’ultimo mezzo secolo.

Le aree interessate dal progetto ricadono in zone appartenenti a Rete Natura 2000. Sono sottoposte a Vinca le “Oasi di protezione della flora e della fauna“ della Provincia di Venezia, in particolare quelle nei pressi di Cassa di Colmata A (numero 30 in planimetria del rapporto), Laguna sud (numero 35), Cassa di Colmata D/E (numero 31).

Come succede spesso (e il rapporto che accompagna la Via non ne è esente) la Vinca viene effettuata sullo stato dell’habitat e delle specie, senza attenzione alla dinamica ecosistemica e bionomica. Non è dato di sapere se lo ‘stato’ si trovi su una funzione di medio-lungo periodo migliorativa o di degrado, elemento questo di straordinaria caratterizzazione del sito e della sua biodiversità. Inoltre, la Vinca non coglie eventuali effetti cumulativi che, nello specifico, sono determinati dalla combinazione di traffico merci e passeggeri, oltre che dalle dinamiche morfologiche ed ecologiche dell’intero sistema lagunare.

Il Ptcp di Venezia (2010) non evidenzia per le diverse aree interessate dal progetto vincoli diversi o aggiuntivi rispetto a quelli già individuati da Ptrc, Palav e da Rete Natura 2000. La tavola delle fragilità segnala che nell’intorno dell’area di progetto esistono molti elementi di vulnerabilità: l’area industriale di Porto Marghera con gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, il Sito di interesse nazionale (Sin) di Porto Marghera (per la porzione lagunare), e il Lido caratterizzato da un’elevata vulnerabilità degli acquiferi all’inquinamento.

L’intera laguna rappresenta un’area nucleo e un corridoio ecologico d’area vasta. Ciò viene acquisito anche nelle norme del Ptcp di Venezia ove specifica che ‘i tracciati di nuove infrastrutture viabilistiche e ferroviarie dovranno limitare l’interferenza con le aree nucleo’. Sostiene inoltre che ‘i tratti di viabilità esistenti o di progetto affiancati ai corridoi ecologici devono essere realizzati con le caratteristiche di corridoi infrastrutturali verdi, realizzando una adeguata permeabilità ecologica e fasce laterali di vegetazione di ampiezza adeguata caratterizzate da continuità e ricchezza biologica’.

Anche senza modificare le competenze attuali, il progetto del nuovo canale consiglia un aggiornamento in chiave ambientale e lagunare della normativa del Ptcp, ma si presume anche di quella del Ptrc e degli strumenti di pianificazione locale. Poiché un canale navigabile è assimilabile a infrastruttura di mobilità, la tutela dell’area nucleo e del corridoio d’area vasta a cui appartiene richiede la minimizzazione delle interferenze generate non soltanto da infrastrutture viabilistiche e ferroviarie, ma anche da infrastrutture dedicate alla navigazione. Ciò è ormai acquisito nelle esperienze di pianificazione dello spazio marino/marittimo che interpretano domande e conflitti presenti in mare aperto, nelle baie e nelle lagune, ma anche nelle zone di gronda e nelle reti navigabili di connessione fra mare e zone interne.

La pianificazione comunale (Venezia, Mira e Campagna Lupia in primis), in accordo con gli strumenti di pianificazione sovraordinata, limita lo sviluppo della diportistica e impedisce interventi in aree protette con eccezioni per interventi di pubblico interesse e in presenza di diritti acquisiti. Questi ultimi riguardano interventi già previsti dai vigenti strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica comunale con soglie di capacità ricettiva, interventi di recupero di aree, specchi d’acqua, banchine e moli esistenti, o relativi a progetti di riqualificazione territoriale che prevedano anche interventi di riallagamento. Non vengono citati i canali di navigazione che, pur ricadendo in domini di competenza diversa, non possono comunque esimersi dal rispetto delle norme ambientali.

Si è in presenza di una criticità normativa o di una discutibile interpretazione delle competenze se le indicazioni riportate in norme, direttive e prescrizioni riguardano soltanto il traffico ricreativo, sportivo e turistico e non quello (altrettanto, se non più importante per gli equilibri sistemici) afferente alla portualità. Questi difetti emergono in modo ancor più critico quando il PRGC di Venezia conferma il ruolo strategico delle aree portuali come “teste di ponte specializzate per i movimenti interni della città bipolare [...] con particolare riguardo alla funzione passeggeri”.

Ancor più esplicita è la Variante al PRG per la Laguna e per le Isole Minori (in particolare la scheda relativa al sistema della laguna aperta) ove assoggetta a controllo e a regolamentazione gli usi antropici incompatibili con gli obiettivi di tutela, soprattutto quelli legati al traffico acqueo e alla pesca con mezzi meccanici. La Variante auspica interventi necessari all’isolamento delle aree inquinate e alla depurazione dei reflui civici e industriali, oltre ad interventi di riequilibrio idrodinamico per contenere gli effetti del canale dei Petroli, riducendo le correnti trasversali ed aumentando la stabilità dei fondali e delle sponde. L’attenzione è al traffico acqueo e allo stesso canale dei Petroli che, con il nuovo canale Contorta, richiederebbe interventi di irrigidimento ancor più pesanti.

Il Pat di Venezia, adottato nel 2012 e in periodo di salvaguardia (fino al 2017), recepisce quanto previsto dagli strumenti sovraordinati, in particolare gli ambiti dei parchi o gli ambiti destinati all’istituzione di parchi, le riserve naturali ed archeologiche e a tutela paesaggistica, le zone umide e i centri storici, nonché le perimetrazioni del Palav (art. 10 delle Nta). Sono recepiti inoltre i perimetri dei siti della Rete Natura 2000.

Nel sito di progetto il Pat individua prevalentemente aree di laguna viva e, limitatamente all’Isola di San Giorgio in Alga, aree di interesse ambientale. Esso specifica che in laguna viva “sono consentite operazioni di ripristino degli ambienti lagunari e/o manutenzione dei canali a fini idraulici, di vivificazione e di percorribilità”.

In sostanziale continuità con il precedente PRG riconosce il ruolo strategico assunto dal porto di Venezia ed individua il sistema della mobilità costituito dalle principali linee di forza del trasporto pubblico lagunare, di cui il canale Contorta potrebbe diventare un asse nei collegamenti tra il centro storico di Venezia, Fusina e il Polo industriale di Porto Marghera. Si tratta comunque di mobilità interna che potrebbe essere addirittura compromessa dal nuovo progetto.

Per le isole minori di San Giorgio in Alga e dell’Isola di Sant’Angelo della Polvere, il Pat dispone azioni di riqualificazione e/o riconversione ai sensi dell’art. 29 delle Nta.

L’attivazione del Piano degli interventi (Pi), oltre ad essere una occasione per operare in una logica di portfolio, potrebbe essere un motivo per raccordare le politiche di salvaguardia, integrandole in uno strumento coordinato con la Provincia di Venezia e gli altri comuni di gronda, ma anche con i soggetti dell’ordinamento speciale. Va inoltre rilevato che il Comune di Venezia è soggetto referente per I’ Unesco del redigendo Piano di gestione del sito

“Venezia e la sua Laguna”.
Come auspicato nel Piano Morfologico del 1993, nelle Linee-Guida del 2004 e nel Piano Morfologico in gestazione, oltre che da numerosi studi e proposte sulla morfologia lagunare, l’ arresto e l’inversione del degrado in bacino centrale richiedono un progetto integrato di ingegneria naturalistica, finalizzato al recupero delle quote e della variabilità morfologico altimetrica.

Si segnala che il Piano Morfologico commissionato al Corila dal Magistrato alle Acque, e tuttora in procedura Vas, non considera il progetto Apv tra gli interventi strutturali. Esso propone, invece, un articolato portfolio di interventi strutturali e gestionali, fra cui la costruzione di strutture morfologiche artificiali per limitare il trasporto di sedimenti verso il canale Malamocco Marghera. L’intervento, denominato MID1, prevede la movimentazione di un volume di sedimento di buona qualità pari a circa 2 milioni di mc.

Per quanto concerne i sotto-servizi, il progetto Apv intende risolvere le interferenze mediante spostamento o interramento. L'attività prevede, senza specifiche operative, lo spostamento dell'oleodotto ENI, del PIF, di una linea Enel, di una linea Terna, di due gasdotti e l'interramento di un elettrodotto Enel.

L’assenza di specifiche operative non consente la valutazione dei relativi impatti.

Paesaggio
Il sito interessato dal progetto Apv ricade interamente nell’ambito paesaggistico ‘Laguna di Venezia’ identificato dal Ptrc (2009) e confermato dalla sua Prima Variante (2012). E’ sufficientemente ampio da comprendere valori naturalistici, ambientali e storico-culturali. Il Ptrc per ogni ambito definisce obiettivi di qualità e per l’ambito lagunare prevede uno specifico Piano paesaggistico (Ppra) coordinato dalla Regione del Veneto.

La valutazione di impatto paesaggistico allegata alla Via offre un bilancio parziale e sintetico rispetto agli obiettivi di qualità d’ambito a favore di due prospettive analitiche: il livello di incidenza morfologico-tipologica e il livello di incidenza visiva.

Si tratta di due prospettive importanti negli esercizi di valutazione paesaggistica, e a maggior ragione in un contesto come la Laguna di Venezia, ma che potrebbero acquistare maggior vigore se interagissero esplicitamente con le dimensioni ambientale (soprattutto bionomiche, non di tipo ‘matriciale’) e storico-culturale. In questa interazione potrebbe assumere connotato operativo il concetto di ‘figura di paesaggio’ (o figura territoriale), del tutto assente negli studi valutativi allegati alla Via e nello stesso Ptrc.

La valutazione del livello di incidenza morfologica e tipologica evidenzia come la quota attesa per le nuove barene artificiali sia ‘prossima o leggermente superiore a quella caratteristica delle barene naturali’. Ma se il fattore “elevazione sul medio mare” è aspetto cruciale nell’esecuzione delle opere, non dovrebbe essere comunque sottovalutata la granulometria dei sedimenti utilizzati (fattore ritenuto marginale), specie per quanto concerne la comparabilità delle dinamiche morfologiche ed ecologiche rispetto alle barene naturali.

La valutazione del livello di incidenza visiva considera di rilevanza secondaria la presenza di briccole, mede e del sentiero luminoso a margine del canale. In modo analogo sono considerate le interferenze visibili sopra il livello delle acque durante l’assestamento dei margini del canale e delle nuove strutture morfologiche e durante la fase di esercizio, con riguardo al transito delle navi da crociera oltre al citato sentiero luminoso.

Non risulta alcun riferimento alla Legge regionale del 17/8/2009 nonostante l’importanza della sorgente luminosa e le possibilità di ottimizzazione degli effetti-luce.

In generale, lo studio allegato alla Via ritiene che ‘la significatività delle opere visive di progetto rapportata allo stato attuale non alteri ulteriormente il profilo dello skyline percepibile dalla città di Venezia’. Inoltre, considera trascurabile l’impatto sul paesaggio nella zona interessata dal progetto ‘in ragione della scarsa percettibilità delle modifiche al contesto paesaggistico attuale’. Sostiene, infine, che il progetto non comprometterebbe i caratteri tipici della laguna, ma si integrerebbe con l’ambiente circostante ‘grazie alla realizzazione di strutture morfologiche tipicamente lagunari’. La documentazione esibita in proposito è carente.

Potenziale e rischio archeologico
Il D.Lgs. n. 63/2005 è il primo strumento normativo che definisce gli ambiti di intervento della archeologia preventiva. Esso regolamenta la progettazione di opere pubbliche e private in rapporto al loro “impatto” archeologico. Il Decreto è stato successivamente convertito nella Legge n. 109/2005 e i suoi principi assumono rilevanza operativa negli strumenti di pianificazione locale.

Nello specifico è richiesto un preventivo parere favorevole della Soprintendenza ai Beni Archeologici per gli interventi in laguna aperta che comportino movimento di terra. Nelle vicinanze dell’area di scavo del Canale Sant’Angelo-Contorta si trovano le isole di San Giorgio in Alga e Sant’Angelo della Polvere, ma sono segnalati anche altri siti di interesse.

Il sistema di isole e motte è associato alla ZTO “A” in Pat adottato (2012) e le norme per le due isole prevedono il ripristino, per quanto possibile, dell’assetto pre-ottocentesco, il restauro di quanto resta dei manufatti prenapoleonici, il recupero all’uso anche con parziale ripristino dell’edificato, secondo la morfologia documentata degli edifici abbattuti e l’eliminazione delle superfetazioni novecentesche.

Per queste ragioni, la Via è integrata da un documento di valutazione archeologica preventiva che deriva dal D.Lgs. 163/06 ss.mm. (“Codice dei Contratti e degli Appalti) e dalle linee guida contenute nel Decreto Interministeriale Ministero per i Beni e le Attività Culturali definito di concerto con il Ministero delle Infrastrutture.

Il documento rileva un'assenza di evidenze archeologiche direttamente sul tracciato dell'opera, ma la ricerca bibliografica e i dati d'archivio evidenziano la presenza di numerosi siti nell'area di buffer di 2500 m attorno al tracciato, quindi una fascia di 5 Km a cavallo dell’asse di navigazione. Va riconosciuto che lo studio ha preso in considerazione anche la fascia di laguna e di gronda lagunare adiacente al tracciato dell'opera per un'area che va da Tessera agli Alberoni. Dei 186 siti schedati, 72 rientrano in questa fascia.

Dalle testimonianze della prima cartografia disponibile ad oggi si rileva come il canale Contorta, da cieco e privo di sbocco, sia diventato nel tempo più riconoscibile e al centro della questione della gestione del fiume Brenta e dei rapporti con l’area padovana, per ragioni commerciali e di sicurezza. Esso ha perduto di importanza con l’arretramento del margine lagunare e la diminuzione degli apparati intertidali, ma soprattutto con gli interventi di imbonimento e bonifica in quelle che sono successivamente diventate zone industriali e portuali.

Rinvenimenti archeologici degli ultimi anni lungo l'asta del canale risultano scarsi, ma nelle aree limitrofe hanno confermato un significativo potenziale. Non è, infatti, da escludere la possibile presenza di livelli antropizzati preistorici, soprattutto nel caso di interventi di scavo molto profondi. E’ presente una significativa concentrazione di evidenze di epoca romana localizzata in prossimità di Fusina (una delle possibili foci del Brenta in laguna), anche se all'interno del buffer di 400 m ricade un solo sito ove è stato rinvenuto un cippo funerario durante lavori nell'isola di S. Angelo della Polvere. Sempre all’interno dello stesso buffer ricadono 4 siti riferibili all’epoca tardo-antica e medievale. Due siti sono molto vicini all'opera in progetto e pertanto si possono configurare come potenziali interferenze archeologiche. Per alcuni di questi siti (come Fusina e San Leonardo in Fossamala) i rinvenimenti fanno supporre una frequentazione antropica prolungata, anche se non continuativa, che può risalire fino all'età del Ferro, mentre più sporadiche e di difficile determinazione stratigrafica risultano le testimonianze di epoche più antiche.

Va rilevato come nella Carta dell'analisi di densità delle presenze archeologiche una delle maggiori concentrazioni di siti segnalati si localizzi presso la confluenza del canale Contorta S. Angelo con il canale Malamocco-Marghera, denominata “le motte di Volpego”.

Come ricorda lo studio allegato alla Via, in epoca rinascimentale questa zona era nodo di transito strutturato con canali (come il “ramo di mezo”) dove si impostava il “traversagno”, struttura lignea di conterminazione e separazione di acque e bacini. Tale canale, come evidenziano cartografia antica e notizie storiche, presenta un percorso stabile fino ad epoca recente quando viene connesso attraverso la ‘coda pinzola’ alla via di percorrenza del Malamocco-Marghera. Prima si trattava di un canale che congiungeva Venezia all'isola di Sant' Angelo de Concordia-Contorta e infine a sant'Angelo della Polvere. Dal punto di vista archeologico si hanno pochi dati sull'isola tranne la notizia del rinvenimento, da uno scavo effettuato nel 1849, di un pavimento in cocciopesto (alla profondità di -0,70 m dal p.c.) al di sotto del quale, alla profondità di circa -2.75 m dal p.c., è stato trovato il cippo funerario romano sopra citato.

L'analisi conclusiva del rischio archeologico ha evidenziato pertanto che nel buffer dei 400 metri solo l'isola di Sant'Andrea in Contorta potrebbe avere un alto potenziale di rischio, mentre l'intersezione dell'opera con la via marittima Malamocco-Marghera, pur avendo una importante concentrazione di rinvenimenti risulta a medio rischio, poiché la continua erosione delle rive del canale ha fortemente intaccato le evidenze individuate in passato. E’ comunque raccomandabile che la reale consistenza e il potenziale vengano verificati.

All'interno della fascia dei 5000 metri si rinvengono invece più siti con presenze storiche fortemente concentrate: l’ area all'interno dell'isola sommersa di San Marco in Bocca Lama, dove attraverso un parancolato si conservano due imbarcazioni (una galea e una ‘rascona’ utilizzate per allargare il perimetro dell'isola), la zona del complesso monastico di San Leonardo in Fossa Mala, da tempo oggetto di studi, e la stessa isola di San Giorgio in Alga, dove probabilmente permangono non scavate tutte le strutture dell'antico convento benedettino.

Elementi di approfondimento

A conclusione della presente nota e a complemento di quanto detto sopra si propongono i seguenti temi di approfondimento generali e specifici (sull’opzione Contorta).

Temi generali
1. Il progetto e il relativo esercizio valutativo vanno ancorati a scenari di lungo periodo dell’assetto lagunare rispetto ai quali occorre considerare con attenzione sia la plausibilità di strategie pregresse che opzioni di accesso aggiuntive.
2. Il progetto va valutato in termini di contributo all’assetto lagunare atteso e non soltanto in termini di impatto su un ‘ipotetico’ stato attuale. Analogamente, il progetto dovrebbe essere valutato con riferimento a variazioni rispetto a stati di riferimento opportunamente selezionati. Assetto lagunare atteso e stati di riferimento sono definiti da profili eco-morfologici e rispetto ad essi vanno calibrate le misure di mitigazione e compensazione.
3. La valutazione ambientale va integrata con quella economica, e quella economica deve considerare i benefici netti in termini di variazione dei profili eco-morfologici (attesi e/o di riferimento), al lordo delle misure di mitigazione e compensazione. Queste dovrebbero essere valutate rispetto al portfolio-progetti proposto dal Piano morfologico in standby (2014).
4. Alla valutazione vanno garantiti sufficienti gradi di indipendenza (terzietà) tenendo conto che la gestione ‘speciale’ dovrà dare più spazio ad un modello di governance lagunare.

Temi specifici (sull’opzione Contorta)
1. La valutazione idro-morfologica dovrebbe riguardare l’intera laguna centrale, in particolare la partizione compresa fra i due partiacque e non soltanto l’area del canale. Ciò consentirebbe di ottenere un quadro più preciso in merito alla variazione degli stessi partiacque, ai fenomeni erosivi (vedi sponda ovest del canale Malamocco-Marghera), sulla circolazione delle acque (tempi di residenza, velocità, ecc.) anche a seguito di diversi stress mareali e alternative configurazioni di canale e dintorni (sezione, affioramento delle barene, livelli di sommersione delle velme e così via).
2. Oltre all’allineamento fra fase analitica e di progetto, il modello d’onda utilizzato potrebbe fornire simulazioni per livelli anche inferiori a 0 m.s.l.m.m., con velocità di transito dei natanti differenziate, considerando granulometrie diverse (non solo D50=180 micron) e lo stato coesivo dei sedimenti. Le velocità di transito vanno meglio calibrate su un profilo di traffico che, con circa 1000 toccate medie/anno, prevede che circa il 40% dei navigli superi le 40 kton.
3. Non può essere sottovalutata la differenza di impatti fra una cunetta da 100 e 120 metri e sembra discutibile assumere il comportamento di una sezione da 100 m come media fra le sezioni da 120 e 80 metri.
4. La valutazione degli impatti ambientali richiede evidenze empiriche più precise sulla correlazione fra stati ambientali (per matrici) e attività portuali, distinte per componenti crocieristica e merci.
5. La stima della qualità dei sedimenti richiede opportuna caratterizzazione e adeguamento dell’approccio derivante dalla applicazione del Protocollo Fanghi 1993 e dalle proposte finalizzate al suo aggiornamento.
6. La valutazione di impatto ambientale non menziona in modo sufficiente gli effetti cumulativi.
7. La localizzazione delle strutture morfologiche a compensazione va valutata nel sito proposto (laguna sud) e in siti alternativi proposti dal Pmlv in standby.
8. La lettura della pianistica va effettuata in una logica sistemica e in termini di governance.
9. La valutazione di impatto paesaggistico, in ambito Via, potrebbe privilegiare l’approccio per ‘figure di paesaggio’ e, contestualmente, quello bionomico.
10. La Vinca dovrebbe riferire lo stato e gli impatti attesi alla dinamica migliorativa o regressiva dei siti di interesse comunitario.

postilla
La "nota" è del responsabile dei gruppi di lavoro Pianificazione e Vas, che ha curato, organizzato e messo a sistema i cospicui studi delle unità disciplinari che hanno lavorato e interagito alla redazione del Piano morfologico 2006-2010, che sta inoltre seguendo l'iter per la sua approvazione. Domenico Patassini è esperto in tecniche di valutazione per la pianificazione, docente dell'Università IUAV di Venezia, già Preside della Facoltà di Pianificazione del Territorio dello stesso Ateneo. (m.p.r.)

    Una rassegna stampa sui fatti della settimana don articoli di Vitucci, Pirani e Erbani, e l'intervista a Luigi D'Alpaos. La Nuova Venezia e la Repubblica, 11-17 ottobre (m.p.r.)


    La Nuova Venezia, 17 ottobre 2014
    Canale Contorta, pioggia di osservazioni
    di Alberto Vitucci
    «Mancanza di studi approfonditi. E di riferimenti alle leggi in vigore, a cominciare dai vincoli imposti dal sito Unesco. Contrasto con il Pat, il Piano di assetto del territorio del Comune che all’articolo 35 bis delle Norme tecniche prescrive la definitiva estromissione delle navi incompatibili con la città storica e col contesto lagunare». «Gli studi idrodinamici sono errati e le alternative non sono state studiate». Un fuoco di fila quello contenuto nel pacchetto di osservazioni al progetto Contorta-Sant’Angelo inviato ieri dall’associazione Ambiente Venezia e dal Comitato No Grandi Navi al ministero per l’Ambiente.
    Dodici osservazioni firmate dal portavoce Luciano Mazzolin e da Armando Danella, per vent’anni dirigente dell’Ufficio Legge Speciale del Comune, che chiedono in sostanza al governo di ritirare il progetto del nuovo scavo. Nel documento si elencano carenze e insufficienze del Sia (Studio di Impatto ambientale) redatto dall’Autorità portuale. E si ricordano «errori» contenuti nei documenti, in particolare per il mancato rispetto delle norme di legge e dei Piani urbanistici. Osservazioni inviate allo scadere del termine (il 17 ottobre). Che però Comune e Regione hanno ottenuto di prorogare. Da Roma è arrivato l’ok, perché si tratterebbe di un termine «ordinatorio» e non «perentorio». Per mettere a punto le osservazioni, il Comune ha insomma qualche giorno di tempo in più.
    E in queste ore i tecnici dell’assessorato all’Ambiente, la direzione generale e i consulenti del Corila stanno mettendo a punto il loro parere. Che tratterà soltanto gli aspetti ambientali del progetto e non quelli economici e trasportistici. Si chiedono chiarimenti sulle modalità utilizzate per gli studi, ma anche sul percorso burocratico seguito. Secondo il Porto si tratta infatti di un’opera strategica, di priorità nazionale, per questo inserita nelle procedure rapide della Legge obiettivo. Secondo gli oppositori del nuovo scavo la procedura è invece «illegittima», non essendo il progetto Contorta inserito nell’elenco di opere finanziate dal Cipe e non avendo l’Autorità portuale titolarità a presentarlo. Una risposta dovrebbe arrivare nelle prossime ore dal ministero delle Infrastrutture, più volte chiamato in causa in Parlamento da numerose mozioni, interrogazioni e interpellanze. Ultima in ordine di tempo quella del senatore Pd Felice Casson, che ha chiesto chiarimenti sulla «legittimità» degli atti e sul finanziamento di 140 milioni di euro che dovrebbe arrivare dal Cipe. Il sottosegretario Morando ha preso nota e promesso un interessamento.
    Altra mozione quella depositata alla Camera dal Movimento Cinquestelle (primo firmatario Marco Da Villa). Contesta la scelta di scavare un canale che potrebbe rivelarsi dannoso per l’equilibrio dell’ecosistitema lagunare. Altra mozione quella presentata da 40 deputati del Pd (primo firmatario l’ex ministro della Cultura Massimo Bray) che chiede al governo il rispetto dell’ordine del giorno del Senato e l’esame comparato e trasparente di tutte le alternative disponibili. Al Senato è stata presentata anche una mozione di segno contrario, che porta la firma di parlamentari di Ncd e Forza Italia, favorevole allo scavo del Contorta. Scontro che si riaccende, anche alla luce delle tante osservazioni critiche pervenute al ministero. Intanto dal primo gennaio 2015, come ha ribadito il ministro Franceschini, le grandi navi sopra le 96 mila tonnellate non potranno più passare per il canale della Giudecca.
    Repubblica.it Le inchieste, 13 ottobre 2014
    Braccio di ferro tra business e ambiente
    di Francesco Erbani
    VENEZIA - E se il rimedio fosse peggiore del male? E se la soluzione proposta per allontanare le navi da crociera dal bacino di San Marco fosse ancor più dannosa per la laguna del passaggio nelle acque in cui si specchia il Palazzo Ducale di quei giganti da 90, 100mila tonnellate di stazza lorda? Il dubbio assilla Venezia e rimbalza anche fuori dalla città ora che è stato presentato il progetto per scavare in laguna un altro canale, il Contorta Sant'Angelo. Un'opera imponente, costo approssimativo 150 milioni, un'autostrada di 5 chilometri, larga 100 metri e profonda 11. Lungo questa via d'acqua le navi dovrebbero raggiungere la stazione marittima non entrando più in laguna, come accade ora, dalla bocca di porto del Lido, ma dal varco di Malamocco, all'estremità opposta dell'isola. Le navi percorreranno per un tratto il canale dei petroli, canale famigerato, scavato nel 1964 e da tanti considerato l'imputato numero uno dello sconvolgimento dei fragilissimi equilibri lagunari. Dopo una decina di chilometri, stando al progetto, le navi devieranno sulla destra e s'immetteranno nel Contorta Sant'Angelo, un canale che adesso è stretto e poco capiente, ma che diventerà tanto largo da poter accogliere le immense navi.

    Il terremoto Mose. Il progetto, che ora ha iniziato il cammino della Via, la Valutazione d'impatto ambientale, è patrocinato dall'Autorità portuale di Venezia ed è creatura del suo presidente, Paolo Costa. L'idea prende le mosse dal decreto degli allora ministri Corrado Passera e Corrado Clini per allontanare le navi da San Marco dopo il disastro della Concordia al Giglio e per trovare vie alternative. Economista, ex rettore di Ca' Foscari, ex sindaco della città ed ex ministro dei Lavori pubblici, Costa, Margherita poi Pd, è una specie di doge, l'ultimo, in una città scossa e ammutolita dallo scandalo Mose che ha decapitato un'intera classe dirigente. Il sindaco Giorgio Orsoni, patteggiata una condanna, è dimissionario e le elezioni si terranno in primavera. Giancarlo Galan è finito in carcere a Milano e ha patteggiato. Il Consorzio Venezia Nuova, grande motore della corruzione, secondo la Procura, ha le penne abbassate (ma intanto il Mose va avanti). Il Magistrato alle acque è in via di dismissione. Resta Costa, che difende il suo canale aggiungendo che l'operazione non serve solo ad allontanare le navi dal bacino di San Marco, ma ripristina una corretta morfologia della laguna. È, insomma, un progetto ad alta valenza ambientale.

    La polemica infuria. Comitati di cittadini, associazioni ambientaliste e uno dei più esperti ingegneri idraulici, Luigi D'Alpaos, professore a Padova, una sterminata bibliografia sulla laguna di Venezia, sostengono una tesi opposta: lo scavo del Contorta Sant'Angelo è una duplicazione del canale dei petroli che ha prodotto già tanti disastri. Farvi transitare navi di quelle dimensioni - anche tre o quattro al giorno in certi periodi, lunghe 300 metri e alte 60 - è sconvolgente per il fondale. Come dimostrano cinquant'anni di esperienza del canale dei petroli, ogni volta che una nave container lo imbocca per raggiungere Marghera, la prua genera un'onda che si propaga sulla superficie dell'acqua e solleva una grande quantità di materiale dal bassofondo. In parte questi materiali, passata la nave, vengono risospinti indietro e vanno a depositarsi nel canale (che infatti deve essere continuamente dragato: tra il 2004 e il 2012 è stato necessario scavare 7 milioni di metri cubi da questo e da altri canali a uso industriale). In parte, rimasti sospesi, quei materiali vengono allontanati dalle correnti verso il mare aperto.

    Questo fenomeno si moltiplicherebbe con il passaggio delle navi da crociera non solo nel canale dei petroli, ma anche nel Contorta. E andando avanti così, questa è l'accusa, la laguna vedrà sparire definitivamente la ramificazione di piccoli canali nei quali si inalveano le correnti, determinando quel processo idrodinamico che la tiene in vita. La laguna rischia inoltre di diventare un cratere: cent'anni fa, calcola D'Alpaos, la profondità media era di 40 centimetri, ora, a causa di un milione di metri cubi di sedimenti che finiscono in mare aperto ogni anno, siamo a un metro e mezzo. E se non si porrà rimedio, fra cinquant'anni si scende a due e mezzo. La laguna sarà un braccio di mare. Già oggi fa impressione mettere a confronto l'immagine della laguna intorno al canale dei petroli (un'area grande 30 chilometri quadrati) e quella a nord, oltre l'isola di Murano, nei pressi dell'aeroporto di Tessera: questa appare simile a un tessuto fitto di venature, quella ha un colore blu, compatto e uniforme.

    La laguna è protetta dall'Unesco tanto quanto Venezia. In un rapporto del 2006 si sostiene che le barene, le terre che emergono appena sopra il pelo dell'acqua, "necessitano di tutela come le chiese e i palazzi della città". "Non è un'indistinta distesa d'acqua", spiega Lidia Fersuoch, presidente di Italia Nostra di Venezia. "Se guardiamo le cartografie antiche, scorgiamo arabeschi variegati di colori tra il blu, l'azzurro, il verde e il marrone: sono i canali con le loro diverse sezioni e profondità e le terre variamente emerse, a seconda dell'altezza delle maree: quelle sotto la superficie sono le velme, quelle sopra sono le barene, quelle stabilmente all'asciutto sono le isole come il Lido o come Murano".

    Le barene e le velme fanno funzionare la laguna. In particolare le prime "dissipano le energie delle correnti, proteggendo le aree stabilmente emerse, partecipano alla fitodepurazione e con la loro particolarissima vegetazione catturano i sedimenti sospesi nelle correnti. Di fatto sono capaci di rigenerarsi costantemente, a patto, però, che l'idrodinamica lagunare sia corretta e non sconvolta dal passaggio di navi". Le barene, però, stanno sparendo: nel '600, stando agli studi di D'Alpaos, occupavano una superficie di 255 chilometri quadrati, oggi siamo appena a 47, ma nel 1901 erano ancora 170.

    Nelle intenzioni di Costa, lo scavo del Contorta procurerebbe 6 milioni di metri cubi di materiali con i quali si costruiranno barene a protezione del canale e anche di quello dei petroli. È qui, secondo il presidente del porto, il significato ambientale del progetto. La replica di Fersuoch è secca: "È un paradosso: si scava un canale distruggendo la laguna e poi si realizzano barene. Inoltre in quell'area barene non ce ne sono mai state e quelle che si vorrebbero costruire non sono vere barene, ma arginature molto rigide".

    Costa non vuol rinunciare alle crociere. Secondo un calcolo dell'autorità portuale, sarebbero oltre 1 milione 800mila i passeggeri che ogni anno arrivano a Venezia con le navi (su 30 milioni di turisti totali). Erano 880mila nel 2006. Le crociere generano un indotto, assicurano al porto, di 4.250 occupati. Alto il giro d'affari: nel febbraio del 2013 Costa lo attestò a 430 milioni l'anno, il 5,4 per cento del Pil cittadino. Questi dati sono stati poi contestati da un economista di Ca' Foscari, Giuseppe Tattara: 86 milioni il valore delle crociere, 2mila addetti, il 2 per cento del Pil.

    Lo scontro è serrato. Gli ambientalisti sostengono che, scavato il Contorta, sarà necessario allargare anche il canale dei petroli, per garantire il via vai delle navi, operazione già bocciata dalla Commissione di Salvaguardia per Venezia. Ribatte Costa: non è vero, le navi transiteranno a senso unico alternato. Ora si attende la decisione della Via. Ma nel settembre del 2013, la stessa Via aveva espresso un parere molto critico sul progetto preliminare. Una mozione del Pd e di Sel in Senato, primi firmatari Felice Casson, Luigi Zanda e Loredana De Petris, chiede che si valutino diverse soluzioni (delle quali si parla in un altro articolo di quest'inchiesta) e denuncia la "scarsa chiarezza" e "l'evidente conflitto di interessi in capo all'Autorità Portuale di Venezia, che si presenta come "progettatore", "istruttore" e "decisore in parte qua" che fa temere "procedure contorte e ai limiti della liceità, anche penale, sulla scia di quanto già successo per le vicende criminali del Mose - Consorzio Venezia Nuova".

    Ecco di nuovo affiancati il Mose e il Contorta. Opere entrambe di forte impatto che dovrebbero salvare Venezia e la laguna, secondo alcuni. Che, secondo altri invece, rischiano di trascinare entrambe in una condizione di irreversibile sofferenza.

    Si veda nell'inchiesta di Repubblica Il Canale che Minaccia Venezia anche l'intervista al presidente del Porto Paolo Costa che rilascia una discutibile dichiarazione sulle motivazioni dello scavo del canale Contorta
    Repubblica.it Le inchieste, 13 ottobre 2014
    "La città non si salva senza la sua laguna"dal nostro inviato
    di Francesco Erbani
    VENEZIA - Il professor Luigi D'Alpaos, docente di idrodinamica all'università di Padova, ci tiene a sgombrare il campo da equivoci. "Mi faccia premettere una considerazione", dice subito in apertura di intervista.

    Prego, professor D'Alpaos.
    "Quando si parla di Venezia e della sua laguna, molti sono portati a pensare che l'unico problema da risolvere sia la difesa della città dal fenomeno delle acque alte".

    E non è questo il problema principale?
    "È un problema, certo. Ma non è il solo. Tempo fa, con il gusto del paradosso, Massimo Cacciari disse che la soluzione consisteva nel tenere a portata di mano un paio di gambali di gomma".

    Un paradosso, certo.
    "Purtroppo, concentrandosi sulla città, viene lasciato sullo sfondo o addirittura ignorato il tema della morfologia lagunare e della sua salvaguardia. Che è invece una questione centrale".

    Lei è considerato il massimo esperto dell'idraulica lagunare: la questione è centrale anche ora, a proposito del progetto di scavare un nuovo canale in laguna, il canale Contorta?
    "Certamente sì. È un intervento non basato su studi rigorosi e che non tiene per nulla in conto gli effetti gravi già prodotti nella laguna dal canale Malamocco-Marghera, il canale dei petroli".

    Effetti che lei ha documentato negli anni.
    "Effetti studiati e verificabili empiricamente".

    Eppure il presidente dell'Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa, sostiene che sia stato lei a suggerirgli nel 2004 lo scavo del Contorta.
    "Costa utilizza solo una piccola parte di un breve documento che gli inviai e che si riferiva a considerazioni generali sulle correnti in laguna. Ma irresponsabilmente tace un'altra parte, quella in cui segnalavo la necessità di verificare gli effetti che avrebbe provocato la navigazione nel canale. Ed è proprio questo il punto critico: le navi che passerebbero nel canale, come quelle che passano nel canale di petroli, arrecano danni irreparabili alla laguna. Lo scrivo dal 1979. E non ho mai cambiato idea".

    Lei sostiene che la laguna di Venezia è stata maltrattata lungo tutto il Novecento.
    "La grandissima parte degli interventi non ha mirato alla salvaguardia di questo bene ambientale, ma a difendere alcuni portatori di interessi particolari. Si è aumentato a dismisura il processo di erosione, che è il vero guaio della laguna. La laguna è stata destinata ad accogliere navi sempre più grandi, senza limiti e senza vincoli. L'impatto più sconvolgente lo ha avuto il Malamocco-Marghera, che negli anni Sessanta ha devastato circa 30 chilometri quadrati di laguna".

    Ma non è stato anche causa dell'acqua alta a Venezia?
    "Lo si è sostenuto a lungo. Ma gli studi dimostrano che la sua incidenza è stata minima. Massima è stata invece la sua responsabilità nella distruzione della morfologia lagunare. L'erosione è documentata in tutta l'area centrale della laguna, con approfondimento generalizzato dei fondali, spianamento e scomparsa di molti canali minori. L'erosione, inoltre, aumenta il moto ondoso che tanti danni arreca agli edifici di Venezia".

    Ma quale può essere la soluzione?
    "Bisogna estromettere dalla laguna le navi superiori a una certa stazza. Non vedo alternative. Ma purtroppo a carico della laguna, negli ultimi cinquant'anni e ancora adesso, si opera violando le regole auree che per secoli hanno vigilato e che sono scritte anche nella Legge speciale per Venezia: tutti gli interventi in questo delicatissimo ambiente devono essere graduali, reversibili e sperimentali. E il canale Contorta non fa parte di questa categoria".

    La Nuova Venezia, 14 ottobre 2014
    Contorta, ancora ricorsi. Mira diffida il ministero
    di Alberto Vitucci

    Una diffida al ministero e un possibile ricorso al Tar. Sul fronte anti-Contorta scende in campo anche il comune di Mira. Il sindaco grillino Alvise Maniero e l’assessore all’Urbanistica Luciano Claut annunciano azioni decise contro una procedura che esclude il loro territorio da ogni decisione. «Non abbiamo ricevuto il progetto, eppure il nostro Comune è il più interessato al progetto», dice Claut, «nei prossimi giorni prenderemo iniziative forti». Non solo lo scavo del canale, ma anche le nuove barene e le arginature del canale Malamocco-Marghera. E poi il passaggio delle grandi navi passeggeri. Una «dimenticanza» denunciata qualche giorno fa dall’ex assessore all’Ambiente del Comune di Venezia Gianfranco Bettin. Che adesso potrebbe inficiare l’intera procedura. «Credo che se questa cosa fosse confermata», dice Bettin, «si dovrebbe ricominciare tutto daccapo. I lavori del Contorta interessano per oltre un chilometro il comune di Mira». Procedura già sotto accusa con le osservazioni presentate nei giorni scorsi dai professori Stefano Boato e Andreina Zitelli e da Italia Nostra. Viene contestata la procedura rapida per la Valutazione ambientale, dal momento che lo scavo del Contorta «non è inserito tra le opere prioritarie del Cipe in Legge Obiettivo». La polemica non si placa.

    Ieri il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, a Venezia per un convegno, è tornato sull’argomento. «C’è una decisione molto precisa assunta un mese e mezzo fa dal Consiglio dei ministri», ha detto Franceschini, «e cioè che dal primo gennaio 2015 le grandi navi da crociera non passeranno più davanti a San Marco. Nel frattempo si sta studiando una soluzione alternativa che naturalmente deve essere compatibile con le nostre norme, compreso l’impatto ambientale». Le alternative rimaste in campo sono due. Lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo voluta dal porto. Dieci metri di profondità, sei milioni e mezzo di metri cubi di fanghi da scavare, con cui saranno costruiti 400 ettari di barene. I termini per le osservazioni alla Via scadono dopodomani. E il terminal al Lido, anch’esso sottoposto a Via.

    La Repubblica, 13 ottobre
    Solo l'Unesco in difesa della laguna
    di Pirani Mario

    Se solo il Sultano del Qatar con l'alleanza degli altri Emirati del Golfo riuscirà a salvare Venezia e la sua Laguna dalla distruzione in atto ad opera dei giganteschi vascelli barbareschi muniti della libera licenza a solcare oltre ogni limite i confini del più straordinario bacino idrico che la natura abbia regalato all'uomo. Se ci riferiamo all'emiro del Qatar non è per una improvvisa riscoperta delle Mille e una Notte quanto per l'atto di amore e di allarme per Venezia espresso nella capitale dell'Emirato, a Doha, nel giugno scorso dal Comitato del Patrimonio Mondiale dell'Unesco dove capi di Stato e ministri di mezzo mondo «hanno manifestato la propria preoccupazione per l'entità e la scala dei progetti infrastrutturali, di navigazione e di costruzione di grandi dimensioni in Laguna che possono potenzialmente compromettere l'eccezionalevaloreuniversalegenerando trasformazioni irreversibili sul paesaggio del sito, il territorio e l'ambiente marittimo».

    L'Unesco «richiede inoltre allo Stato Parte, cioè all'Italia, di effettuare valutazioni sulle potenziali modificazioni della Laguna e del suo territorio, al fine di evitare trasformazioni irreversibili». La denuncia naturalmente si accompagna alla indicazione delle cause provocate dalla continua e crescente preoccupazione per gli impatti ambientali negativi innescati da imbarcazioni di medio motore fino alle navi di elevato tonnellaggio (già si comincia a parlare della costruzione di navi da 600.000 tonnellate ) che hanno progressivamente provocato l'erosione dei fondali lagunari, delle veline e delle barene, e che potrebhero rappresentare una potenziale minaccia per il valore universale del sito.

    In effetti sta avvenendo il contrario, quasi che il potere assoluto fosse caduto nelle mani di una autorità politico-militare che approfittando del naufragio del sindaco e della giunta, travolti dallo scandalo del Mose, possa imporre a una delle più belle città del mondo la legge di una vera e propria pirateria con poteri di devastazione per ridurre la Laguna ad una rete di canali di transito. La creazione di un megacanale S. Angelo-Contorta ( le cui drammatiche prospettive sono state da noi descritte nella "Linea di Confine" di maggio 2014 ) che darebbe il via a questa fase di devastazione potrebbe essere decisa a giorni, con la benedizione del ministro per le Infrastrutture Lupi e dell'Autorità Portuale, che probabilmente ha preso per uno scherzo il "bollino rosso" emesso dell'Unesco che esprime la propria preoccupazione per come lo Stato italiano non sembri in grado di tutelare l'integrità della Laguna di Venezia e la difesa della città dall'assalto del turismo di massa e dal degrado.

    "Bollino rosso" come premessa alla cancellazione della città dal novero delle città soggette a tutela mondiale. A maggior chiarezza lo stesso organismo ha contemporaneamente esortato il nostro governo a vietare il passaggio delle grandi navi e delle petroliere nella Laguna e chiesto inoltre allo Stato di adottare, in via d'urgenza, un documento legale che introduca tale processo. «Risulta però che al ministero dell'Ambiente sia stato avviato l'esame del Progetto Contorta senza che questo stesso abbia i requisiti di approvazione del Cipe e senza che il canale sia previsto dal Piano Morfologico, lo strumento richiesto dalla Commissione europea a definizione delle compensazioni ambientali dei lavori eseguiti in Laguna. Per contro esiste un altro progetto della DP Consulting e Duferco (presentato all'Ateneo Veneto) che prevede la costruzione di un Terminal passeggeri alla Bocca di Porto di Lido ( progetto chiamato anche De Piccoli dal nome dell'ex viceministro alle Infrastrutture).

    Questo avrebbe un ridotto impatto ambientale e il vantaggio di mantenere le grandi navi fuori dalla Laguna. Altre ipotesi di creazione di un terminal crocieristico nella Prima zona industriale di Marghera sono state discusse in modo preliminare, ma non approfondite. Queste avrebbero il vantaggio di poter affrontare la problematica della crescita dei flussi turistici nei prossimi vent'anni. L'Unwto stima infatti che il turismo internazionale raggiungerà 1,8 miliardi di persone nel 2030. Se applicato proporzionalmente a Venezia, questo vorrebbe dire che nel 2030 ci saranno 45 milioni di turisti invece che i 24 milioni annui attuali. I suddetti progetti dovrebbero essere valutati in termini di costi e di impatti in alternativa allo scavo del canale Contorta. Speriamo che l'allarme Unesco venga recepito dalle forze politiche nazionali e dal governo che non possono abbandonare le sorti di Venezia, priva in questo momento di una sua rappresentanza democratica, soltanto alla benemerita iniziativa della sia pur maggiore organizzazione di tutela culturale internazionale.

    La Nuova Venezia, 11 ottobre 2014
    Contorta, l'ira dei pescatori in Regione
    di Vitucci Alberto

    Il mondo della pesca contro lo scavo del canale Contorta. Una delegazione agguerrita di pescatori ha manifestato l'altro giorno in Regione. Le quattro cooperative più importanti di pescatori (Lega pesca, Feder-pesca, Agc e Coldiretti) hanno presentato un documento tecnico che dimostrerebbe l'esistenza di molte criticità, e chiesto di incontrare i vertici dell'assessorato e l'assessore Manzato. E stanno preparando un duro documento contro l'ipotesi di scavo del nuovo canale. Che distruggerebbe un'ampia porzione di laguna centrale dove è florida la pesca e la coltivazione dei molluschi.

    Una nuova grana per il progetto, all'esame dell'Impatto ambientale in Regione e Comune. «Non è di nostra stretta competenza», commenta l'assessore alla pesca Franco Manzato, «ma siamo intenzionati a chiedere il rispetto di alcune garanzie. Non si possono fare interventi senza prima sentire gli interessati, in questo caso i pescatori. Inserendo nel progetto mitigazioni ambientali e se necessario anche risarcimenti». Era già successo con la Valutazione ambientale del progetto di off shore, per cui sono previsti alcuni indennizzi per i coltivatori di vongole. Ma a molti non basta: «I danni alla laguna ci sono comunque».

    E il progetto Contorta va avanti. Ma potrebbe adesso arenarsi di fronte e aun nuovo ostacolo. L'ex assessore all'Ambiente del Comune Gianfranco Benin ha infatti inviato al ministero una segnalazione chiedendo il rispetto delle procedure. «Ci sono troppe cose che non vanno, e sarebbe bene seguire la via maestra», dice, «perché la vicenda Mose insegna». La scoperta riguarda il fatto che il tracciato del nuovo canale (quattro chilometri di lunghezza, profondo dieci metri e largo 120, con 6 milioni e mezzo di metri cubi di fanghi da scavare) interessa per circa un chilometro anche il territorio del comune di Mira. Che a differenza di Venezia e Campagna Lupia non ha però ricevuto il progetto dal ministero per l'Ambiente per le osservazioni. «La procedura dovrebbe ripartire», dice Benin, «perché non si può evitare di coinvolgere un comune direttamente interessato.

    Già pende come un macigno la forzatura di aver considerato il progetto come un «adeguamento» di un canale esistente. Sarebbe come definire adeguamento la trasformazione di una sterrata di campagna in autostrada». C'è il rischio concreto che la procedura si blocchi, dunque. Anche perché il ministero per l'Ambiente è in attesa di ricevere le risposte ai quesiti inviate alle Infrastrutture, per i dubbi sollevati nelle osservazioni da Andreina Zitelli, Stefano Boato, Italia Nostra: «Perché il Porto ha proposto il progetto e perché si è scelta la strada delle procedure abbreviate se non è inserito nella Legge Obiettivo?». Un progetto che fa discutere. E ha provocato l'alzata di scudi anche dell'Unesco, che minaccia di depennare Venezia dai siti protetti se non si invertirà la rotta. I termini per la Via scadono il 17 ottobre. E nel frattempo anche un altro progetto alternativo per togliere le grandi navi da San Marco, quello firmato da De Picco-li-Duferco, è all'esame della Via.

    Dal Convegno dell'Istituto Veneto: "Governare le Acque. Salvaguardia e gestione della Laguna di Venezia" «l'allarme per le "opere irreversibili" e che minacciano di escludere Venezia dall'elenco dei siti protetti». La Nuova Venezia, 10 ottobre 2014 (m.p.r.)

    «Escludere le navi incompatibili con la laguna. E fermare le opere irreversibili che potrebbero danneggiare seriamente la conservazione del sito». L'allarme lanciato dall'Unesco a Doha è stato ribadito ieri mattina dal suo rappresentante in Europa Philippe Pypaert. Un allarme concreto, seguito dalla «minaccia» di escludere Venezia dall'elenco dei siti protetti dell'Unesco se il governo non invertirà la tendenza entro il 2016.
    Pypaert ha partecipato ieri al convegno organizzato dall'Istituto veneto di Scienze Lettere ed arti su «Governare le acque, salvaguardia e gestione della laguna». Nessun accenno diretto alle nuove grandi opere che il Porto vuole realizzare. Ma il riferimento al canale Contorta, nuovo scavo in laguna centrale per far passare le navi, è chiaro. «I nuovi interventi», ha scandito Pypaert, «devono essere concepiti in nuova logica di sostenibilità. Non si può procedere per comparti separati in modo illogico». Sostenibilità che riguarda anche la pressione turistica, l'inquinamento e il moto ondoso che minacciano sempre di più Veneaie e la sua laguna. Temi da sempre sollevati dall'Istituto. Che ieri ha organizzato il convegno internazionale.
    «Abbiamo deciso di accendere i riflettori su questo allarme lanciato dall'Unesco», ha detto il presidente dell'Istituto veneto Gian Antonio Daniell, «per confrontare le posizioni scientifiche. Venezia è minacciata oggi più che mai da interventi irreversibili». «Bisogna cambiare metodo». ha detto l'ingegnere Luigi D'Alpaos, dell'Istituto di Idraulica dell'Università di Padova, «il confronto tra posizioni scientifiche è necessario, non si può procedere solo con gli studi degli scienziati amici, senza studiare davvero quali saranno le conseguenze dell'opera». Anche qui sotto accusa è il Contorta, il nuovo canale progettato dal Porto. «Non si è studiato quello che succede al passaggio di una nave in un canale lagunare. Le onde sono apparentemente piccole, ma l'effetto sui bassi fondali è terribile: se ne vanno i sedimenti, e con questo si traforma la circolazione idraulica dell'intera laguna».
    E le barene artificiali? «Io le chiamo giardino fiorito con recinto. Le barene sono altra cosa, hanno bisogno del libero scambio dei sedimenti. Dunque per recuperare una laguna oggi compromessa, occorre invertire la tendenza. Non scavare, non interrare e ridurre erosione e moto ondoso. Politiche rispettose dell'ambiente che adesso l'Unesco dovrà valutare, ha detto Katia Basili, rappresentante del programma Unesco per il Comune. «Siamo in contatto con il ministro dei Beni culturali», ha detto, «e stiamo incontrando gli enti interessati. Entro il febbraio 2015 si dovrà fare una verifica».
    Felice Casson, senatore veneziano del Pd e primo firmatario della proposta di nuova Legge Speciale, ha ricordato come sia tempo che la città riprenda potere sulle sue acque e sui territori oggi in mano ai concessionari. Un'autorità unica e l'autonomia finanziaria, che possano sottrarre le grandi scelte della città ai poteri forti e restituirle ai cittadini». Richiesta dell'assemblea, accolta da Casson, quella di inserire nella nuova legge la dicitura «Venezia, sito tutelato dall'Unesco».
    In conclusione dei lavori, introdotti da Andrea Rinaldo, è stato consegnato il premio in memoria di Augisto Ghetti al professor Sergio Fagherazzi, esperto di geologia costiera e docente alla Boston Universit

    Riceviamo la lettera dei tre esperti, responsabili per le discipline dell’idraulica e della morfodinamica del Piano Morfologico per la laguna di Venezia, Andrea Defina,Stefano Lanzoni, Marco Marani. Quando gli studi, pagati con fondi pubblici, diverranno pubblici? Con postilla (m.p.r.)

    Il dibattito in corso sull'escavo del Canale Contorta ha comprensibilmente richiamato le possibili relazioni con l'aggiornamento del "Piano Morfologico" per la laguna, ultimato alla fine del 2010 e in fase di valutazione da parte degli organi competenti. Inevitabilmente si sono anche tirati in ballo presunti asservimenti del Piano a obiettivi di parte. Le polemiche strumentali non sono certamente utili agli scopi della salvaguardia della laguna di Venezia e vogliamo pertanto chiarire due questioni importanti:
    1) le analisi e le indicazioni contenute nel documento di piano consegnato nel 2010 rappresentano l'obiettiva valutazione delle tendenze evolutive idrauliche, morfologiche e ambientali della laguna, e dei relativi possibili interventi, ottenuta al meglio delle attuali conoscenze;
    2) la formulazione degli scenari del Piano, come pure il completamento delle analisi modellistiche, sono avvenuti in tempi anteriori al momento in cui il "Progetto Contorta" è stato avanzato. Pertanto, diversamente da quanto si potrebbe desumere da alcuni interventi recenti, il Piano Morfologico non contiene valutazioni degli impatti idraulici e morfologici del proposto Progetto Contorta.
    Ora che tale progetto viene proposto con decisione, troviamo piuttosto sorprendente che le (sommarie) indagini idrodinamiche e morfodinamiche svolte a suo supporto non tengano conto del mutato assetto lagunare previsto nel Piano Morfologico, ormai precisamente delineato. Ovvero quel che stupisce non è che venga proposto l'escavo del Canale Contorta, ma piuttosto che non siano da tempo state promosse indagini per quantificare, dettagliatamente e nel contesto dell'aggiornato Piano Morfologico, i cambiamenti che la realizzazione del Progetto Contorta inevitabilmente porterebbe nel delicato assetto della zona centrale della laguna.
    Si minimizzano invece tali conseguenze e le si liquidano come di banale quantificazione, preferendo sottacere quel che passate esperienze dovrebbero aver insegnato (se i moderni strumenti modellistici fossero stati disponibili al tempo dell'escavo del Canale Malamocco-Marghera forse la laguna centrale non si troverebbe nell'avanzato stato di erosione che oggi tutti constatiamo). In conclusione, riteniamo sia importante non dimenticare che una pianificazione trasparente deve partire da una condivisa conoscenza degli impatti, in modo che ciascuno possa prendersi le proprie responsabilità al momento di compiere scelte che lasceranno il loro segno sul tessuto lagunare per il prossimo secolo almeno. Marco Marani, Stefano Lanzoni, Andrea Defina docenti all'Università di Padova responsabili dell'aggiornamento del Piano Morfologico per la laguna di Venezia.
    Lettera inviata contemporaneamente al Gazzettino di Venezia. Marco Marani, è professore straordinario all'Università di Padova e al Duke University (USA) Stefano Lanzoni è professore ordinario all'Università di Padova. Andrea Defina è professore Ordinario all'Università di Padova
    I tre esperti sono responsabili per le discipline dell’idraulica e della morfodinamica dell’Aggiornamento del Piano Morfologico per la laguna di Venezia (2006-2010)

    postilla

    La lettera ci è stata inviata da Marco Marani che l'ha accompagnata con altre sue personali considerazioni: «So che il testo del Piano Morfologico e' circolato ampiamente tra chi si occupa di questi temi. Chi si e' occupato del Progetto Contorta per l'Autorita' Portuale ha avuto accesso al piano e lo ha letto. Il mancato riferimento al piano non e' dunque dovuto a una mancanza di informazioni. Tutt'altro. Quel che spero si capisca dalla lettera è che nel passaggio del Progetto Contorta presso il Magistrato alle acque, che sta da tempo discutendo il piano morfologico, NON e' possibile far finta di dimenticare il piano morfologico stesso. A meno che non lo si voglia fare di proposito». Speriamo che l'Autorità portuale che conta per il suo progetto "dell'appoggio di tanti ministri" come abbiamo sentito dichiarare da Costa nella sua presentazione del progetto, non sia tra "gli ostacoli" che da anni impediscono l'approvazione del Piano Morfologico (m.p.r.).


    «Dura lettera inviata al Corila da parte di due ingegneri dell’Università di Padova. "Quello che vediamo circolare", scrivono gli ingegneri della facoltà di Idraulica, "è un testo diverso da quello preparato in origine"». La Nuova Venezia, 5 ottobre 2014 (m.p.r.)

    Clamorosa dissociazione nel gruppo di tecnici che sta concludendo la proposta per il nuovo Piano morfologico della laguna. Due ingegneri dell’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova, Stefano Lanzoni e Marco Marani, hanno inviato una dura lettera al presidente del Corila Pierpaolo Campostrini, che coordina gli studi. Contestano in particolare l’inserimento nel Piano della tematica portuale. «Nel punto E2 in particolare», scrivono, «sono contenute affermazioni sul futuro della portualità veneziana che non competono al Piano e non riguardano questioni morfologiche». Dubbi vengono avanzati dagli ingegneri anche sugli scenari di innalzamento del medio mare contenuti nel Piano. L’accusa che fa discutere la comunità scientifica è in sostanza quella di aver messo a punto una versione di documento che in qualche modo potrebbe giustificare scientificamente il grande scavo del canale Contorta. I cui danni, come sostiene il Porto, potrebbero essere limitati con la costruzione di velme e barene artificiali.

    Accuse respinte da Campostrini, che minaccia querele. Il presidente sostiene in risposta ai due ingegneri idraulici: «Questa questione della comunità scientifica asservita è francamente insopportabile. Nel Piano si parla in una riga delle vie alternative di accesso alla Marittima. Nemmeno del Contorta». Ma la tensione sale, perché in queste ore il Comune potrebbe ufficializzare l’incarico di consulenza proprio al Corila per dare un parere sul progetto del Contorta, adesso all’esame della commissione di Impatto ambientale del ministero. Ma le crepe emerse all’interno del gruppo che ha contribuito alla stesura del Piano morfologico sono sempre più evidenti.
    «Troppi i punti non condivisi e addirittura “oscuri“», insistono gli ingegneri. La grande questione è quella di cui si discute da anni. Come preservare la laguna da interventi sbagliati e frenarne la distruzione, con un milione di metri cubi di sedimenti che a causa dell’erosione, del moto ondoso e dello scavo dei canali ogni anno se ne va in mare, distruggendo barene e morfologìa originaria. Il Magistrato alle Acque, adesso in via di scioglimento, ha ospitato negli ultimi anni decine di riunioni di esperti nominati dal governo. Insieme al Corila, consulenti e ingegneri del Consorzio Venezia Nuova, del Cnr. Il prodotto è stato il Piano morfologico, adesso contestato. «Quello che vediamo circolare», scrivono gli ingegneri dell’Università di Padova, facoltà di Idraulica, «è un testo diverso da quello preparato in origine».
    Sospetti, dissociazioni, veleni e minacce di querele. La polemica sulle grandi navi coinvolge adesso anche la comunità scientifica e gli organi decisori di Regione e ministeri, messi in discussione con la grande inchiesta sul Mose per i pareri favorevoli rilasciati sulle grandi opere in laguna. Che poi si è scoperto in alcuni casi essere pilotati dalla politica e dalle tangenti.

    «Vorrei precisare che noi siamo studiosi indipendenti, e adesso formuleremo le osservazioni al Sia, lo Studio di Impatto ambientale del progetto Contorta». Due domande: da chi è pagato il Corila? quando gli studiosi indipendenti mostreranno le carte? La Nuova Venezia, 3 ottobre 2014

    Gli esperti di Ca’ Farsetti. Ma anche una consulenza esterna affidata al Corila, il Consorzio universitario della ricerca presieduto dal presidente del Cnr Fabio Trincardi. Potrebbe concretizzarsi già nelle prossime ore la richiesta avanzata dal commissario Zappalorto - in particolare dal suo vice Natalino Manno - per poter contare sull’apporto del Corila per fornire il parere richiesto al ministero dell’Ambiente sul progetto di scavo del nuovo canale Contorta Sant’Angelo. Una iniziativa giustificata dal fatto che il Comune non disporrebbe di tutte le competenze necessarie.

    In realtà gli esperti c’erano, istituiti dalla prima giunta Cacciari. Gli stessi che avevano espresso parere negativo sul progetto Mose. Ma il gruppo venne sciolto nei primi anni Duemila, con l’arrivo dell’amministrazione Costa. Adesso ci sono i dirigenti degli uffici, l’Ambiente in primo luogo. Si tratta di dare un parere sulla proposta di scavare il nuovo canale in laguna centrale. Progetto elaborato dall’Autorità portuale diretta da Paolo Costa. Trenta giorni di tempo per esprimere il parere che poi andrà valutato dalla commissione nazionale Via. Integrata, ha comunicato il direttore generale Mariano Grillo, dal dirigente della Regione Giuseppe Fasiol.

    Polemiche a non finire sulle procedure scelte e i tempi accelerati della Legge Obiettivo. E anche sulle conseguenze che lo scavo di un canale del genere potrebbe avere per la laguna. «La laguna fra degrado morfologico, improbabili miti e voglie ingorde degli uomini», è il titolo dell’intervento che Luigi D’Alpaos, tra i massimi esperti di idraulica della laguna, terrà all’Istituto veneto il 9 ottobre. Il Porto gli contrappone Attlio Adami, idraulico in pensione, che sostiene come gli effetti dello scavo siano «minimi».

    E adesso toccherà al Corila. Il direttore Pierpaolo Campostrini è lo stesso che ha guidato il Consorzio negli ultimi anni. E portato a termine il nuovo Piano morfologico della laguna. Che prevede la costruzione di nuove velme e barene per arginare l’erosione dei sedimenti. Proprio quello che si vuole fare con il Sant’Angelo, da dove saranno scavati 6 milioni e mezzi di fanghi da reimpiegare come argini, velme e barene. «Non abbiamo mai dato parere sul Mose, ma bocciato le alternative presentate», dice. E aggiunge: «Vorrei precisare che noi siamo studiosi indipendenti, e adesso formuleremo le osservazioni al Sia, lo Studio di Impatto ambientale del progetto Contorta». Il parere dovrà essere concluso entro il 18 ottobre.

    «L’Istituto veneto raccoglie la richiesta: convegno internazionale il 9 ottobre. Il tema è sempre lo stesso: come salvaguardare un ambiente unico al mondo minacciato dall’erosione e da interventi sbagliati. A cui sta per aggungersi lo scavo di un grande canale portuale in mezzo alla laguna». La Nuova Venezia, 3 ottobre 2014 (m.p.r.)

    «L’Unesco ha lanciato l’allarme su Venezia e la sua laguna. Mettendo in guardia dal realizzare altri scavi e opere irreversibili. Un’autorevole presa di posizione che la città non può ignorare. Per questo abbiamo deciso di mettere le varie voci a confronto, e illustrare lo stato dell’arte su basi scientifiche». Il presidente dell’Istituto veneto di Scienze, Lettere ed Arti Gian Antonio Danieli spiega le motivazioni per cui l’Istituto, dalla prestigiosa tradizione scientifica, ha deciso di organizzare per il 9 ottobre a palazzo Franchetti un grande convegno sulla portualità e la salvaguardia lagunare.

    Si intitola “Governare le acque, salvaguardia e gestione della laguna di Venezia”. E vi parteciperanno molti dei protagonisti del dibattito degli ultime settimane. Lo stesso Danieli, che terrà la prolusione insieme ad Andrea Rinaldo. Philippe Pypaert dell’Unesco, Roberto Daniele del Provveditorato alle Opere pubbliche (ex Magistrato alle Acque), Katia Basili e Andrea Costantini, dirigenti del Comune, Luigi D’Alpaos, docente di Idraulica all’Università di Padova sui rischi di erosione e le trasformazioni lagunari. E infine Felice Casson, senatore del Pd che ha presentato una proposta di legge per la riforma della Legge Speciale.
    Un’attenzione di nuovo alta, quella dell’Istituto, che ha riattivato qualche mese fa la storica commissione di studio sulla città di Venezia e la laguna, di cui fanno parte tra gli altri i professori Ortalli, Vallerani, Musu e lo stesso Danieli. «Data la delicatezza dei temi trattati», dice Danieli, «abbiamo deciso di far seguire ai cittadini in streaming i lavori del convegno, sul sito dell’Istituto». Al termine della giornata di studio sarà consegnato il premio Augusto Ghetti, in memoria dello scomparso ingegnere idraulico, giunto alla settima edizione. Lo ha vinto per il 2014 il professor Sergio Fagherazzi, esperto di geomorfologìa e geologìa costiera, della Boston University. Che parlerà di “Una, dieci, cento lagune”.
    Il tema è sempre lo stesso: come salvaguardare un ambiente unico al mondo sempre più a rischio, minacciato dall’erosione e da interventi sbagliati. A cui sta per aggungersi lo scavo di un grande canale portuale in mezzo alla laguna. Il Contorta Sant’Angelo è l’unica soluzione secondo l’Autorità portuale, per «yogliere subito le navi da San marco». Lo scavo dei 6 milioni e mezzo di metri cubi di fanghi potrebbe essere l’occasione, dice il presidente del Porto Paolo Costa, per un «grande recupero ambientale», con la costruzione di nuove velme e barene. Ma le associazioni per la tutela del territorio come Italia Nostra non sono d’accordo e si sono rivolte all’Unesco. Che ha raccolto l’allarme.

    «Il canale dei petroli aveva già provocato danni estesi e gravi, e proprio per questo si è approvata la legge 171, il Canale Contorta minaccia di moltiplicarli fino alla rovina della città e della sua laguna». Un parere autorevole, vi diremo perchè. Il Gazzettino di Venezia, 20 settembre 2014

    Torno non senza qualche disagio sulla questione del Contorta. Ovviamente per ribadire con forza la mia opinione assolutamente contraria, ma anche per sottolineare gli svantaggi obiettivi della decisione. La Laguna - diceva qualche settimana fa Paolo Costa, presidente dell'Autorità portuale - è un ambiente naturale in cui però l'opera dell'uomo ha fatto e disfatto nei secoli fino a ridurla alla attuali condizioni.

    Secondo questa impostazione i danni dello scavo del nuovo canale sarebbero limitati, se pure esistenti, e in ogni caso si tratterebbe di un ulteriore intervento tra i tanti del passato remoto e recente che sarebbe doveroso coniugare con gli innegabili vantaggi dell'opera. Non intendo affatto negare che il canale realizzerebbe una strada celere e diretta verso la Marittima, consentendo ai gestori del porto la possibilità di mantenere in attività e magari di aumentare ancora il traffico delle grandi navi.

    E' un vantaggio? Forse sì sotto il profilo economico sempre importante e oggi praticamente preponderante. Posso del resto testimoniare da Consigliere Comunale di maggioranza (ma senza rinuncia all'autonomia personale, soprattutto con riferimento alle opere riguardanti la città) che tutte le volte che si è votato a CA Farsetti sulle grandi navi, il partito di maggioranza e ancora di più quelli dell'opposizione hanno sempre fatto pesare in modo determinante l'aspetto economico. Mai il Pd si è fatto promotore di una mozione contro il traffico delle grandi navi e addirittura una volta sono rimasto il solo su 46 a votare decisamente contro, soprattutto perché nel documento mancava - e non certo per caso o per errore - una data finale oltre la quale il transito doveva ritenersi bloccato.

    Ancora oggi il profilo economico e occupazionale appare prioritario, e purtroppo non solo tra i poteri forti e le autorità. Ma basta questo a giustificare lo scavo? Certamente no. Malgrado le teorie di Costa sulla laguna, da decenni si sono compiuti studi importanti che hanno portato a risultati definitivi. La legge 171 del 1973 è appunto il frutto di quegli studi, e se quella normativa dice senza equivoci che l'unità della laguna deve essere garantita, e così il suo equilibrio idrodinamico, è necessario attenersi alle regole ivi dettate per evitare disastri ecologici che comprometterebbero per sempre la sopravvivenza della città e del bacino che la circonda. Forse il problema può essere espresso in modo più semplice.

    La legge speciale è superata o è ancora oggi un irrinunciabile termine di riferimento? Se non è superata, e nessuno lo sostiene, a quanto mi consta basta probabilmente confrontare il canale con la legge e dedurne che l'opera è compatibile con le sue norme oppure che sicuramente il canale, così come progettato, rappresenta una clamorosa violazione delle sue direttive. Siccome la verità, del tutto incontestabile, è la seconda, non occorre altro per bocciare l'opera. E non occorre neppure verificare gli effetti dello scavo perché in termini giuridici questo controllo risulta già eseguito a monte, quando si è detto in sede di approvazione della legge che l'unità e l'equilibrio idrodinamico del bacino sono valori intoccabili, e che esigono il più assoluto rispetto.

    Ora il Contorta taglia in due, brutalmente, la laguna sacrificandone l'unità, e certamente ne altera l'equilibrio idrodinamico, come risulta innegabile se si tengono presenti la sua lunghezza, larghezza e profondità. In pratica il Contorta porta o avvicina il mare alla laguna facendo o facilitando proprio quello che con la legge si è voluto impedire. Il canale dei petroli aveva già provocato danni estesi e gravi, e proprio per questo si è approvata la 171, ora il Canale Contorta minaccia di moltiplicarli fino alla rovina della città e della sua laguna. E' questo che si vuole? Personalmente trovo che c'è un solo modo per giustificare l'opera. Si riesamini la legge 171, e se questa risultasse superata o in qualche modo derogabile il canale potrà essere scavato. Ma in uno Stato di Diritto, che ha fatto con sofferenza le sue scelte, non si può procedere contro la legge, specie se si tratta di una legge essenziale e di vitale importanza; anzi di preminente importanza nazionale, come si è detto a suo tempo, proprio con riferimento ai principi che oggi si pretende di violare con disinvoltura o con colpevole leggerezza. Al contrario, se la legge viene abrogata o modificata sarà stato il Paese ad assumersi la responsabilità della deroga, sarà un grave errore (dal mio punto di vista), ma almeno tutto avverrà nel rispetto delle regole in vigore.

    Una piccola rassegna proposta dalla sezione di Venezia di Italia Nostra con articoli di Gloria Bertasi, Enrico Tantucci, e l'intervista a Lidia Fersuoch. Il Corriere del Veneto e La Nuova Venezia, 17 aprile 2014 (m.p.r.)

    Premessa

    Il destino di Venezia si profila in modo lampante in una giornata come quella di oggi 17 settembre
    solo scorrendo gli organi di stampa. Il destino è quello di costituire un ambitissimo punto d'arrivo
    per milioni di turisti di tutto il mondo, conteso in modo spettacolare tra due forme opposte di visita, inconciliabili tra loro ma per adesso coesistenti. Da una parte il turismo di massa, oggi
    rinforzato dalle navi da crociera ma da sempre radicato nelle "escursioni" offerte in ogni pacchetto di viaggi in che si rispetti. Pernottamento a Jesolo o a Sirmione, gita di otto ore a San Marco, giro in gondola e acquisti di maschere e vetrini. Dall'altra il turismo di super-lusso, che per ora sgomita contro il primo nelle Mercerie e sul ponte dei Bareteri ma si rilassa e respira davanti alla piscina del Cipriani o nel giardino del Bauer Giudecca.


    La prima forma di turismo si annuncia crescente con la scavo del canale Contorta (o con la creazione di un porto a Punta Sabbioni, che è la stessa cosa); la seconda proprio oggi suona le sue più potenti fanfare presentando il primo mega-store in Europa di super-extra lusso con terrazza sopra il ponte di Rialto e una previsione di otto milioni di visitatori extra-ricchi ogni anno, ansiosi di acquistare gli ultimi indispensabili prodotti dell'altissima moda. Al primo piano moda femminile con accessori, al secondo moda maschile, al terzo calzarure, profumi e tanto altro ben di Dio. Ma i gestori si preoccupano anche dei residenti: vogliono che "i veneziani sentano che il Fondaco è loro, che è una parte della città". E allora ci saranno manifestazioni culturali "unitamente a un'offerta commerciale di elevato standard".

    Vi diamo qui sotto alcuni articoli di giornale che riguardano la prossima apertura del Fondaco e i
    ricorsi presentati da Italia Nostra contro le presunte infrazioni ai vincoli architettonici e contro
    l'esiguità delle somme che il Comune ha ricavato dalla vendita e concessione del palazzo. In un
    altro articolo riferiamo sulle grandi navi.
    Italia nostra, sezione Venezia
    Il Corriere del Veneto

    Louis Vuitton lancia a Venezia
    il suo grande emporio del lusso.

    di Gloria Bertasi

    Venezia - Lo shopping di lusso incontra il gourmet e l'artigianato «made in Veneto». E si sposa alla cultura con musica, cinema e danza. Dfs Group, sigla di Moët Hennessy Louis Vuitton, il colosso francese del lusso Lvmh di Bernard Arnault, sbarca dal Pacifico all'Europa. E per aggredire il mercato del vecchio continente ha scelto come porta il Fontego dei Tedeschi di Venezia, lo storico immobile ai piedi del Ponte di Rialto, di proprietà di Edizione Property, il ramo immobiliare della holding della famiglia Benetton.
    Sarà il primo test per il nuovo format in Europa. E così, dopo le acquisizioni delle aziende, alla Bottega Veneta, allo sbarco produttivo per le calzature sulla Riviera del Brenta, alla svolta nella gestione diretta delle griffe nell'occhialeria, i grandi colossi francesi del lusso iniziano dal Veneto un'altra delle loro sfide. Che potrebbero cambiare l'assetto di un altro pezzo del settore della moda e del lusso, così centrali anche per il made in Italy. Il modello è già consolidato in Asia e nel Pacifico: grandi magazzini sotto il logo «T Galleria» («T» sta per traveller, viaggiatore) con show room di brand internazionali d'alta moda, gioielleria, cosmetici e gastronomia. A Venezia però i punti vendita si arricchiscono di una nuova sperimentazione: la cultura.
    «Il Fondaco dei Tedeschi nasce ottocento anni fa come spazio di commercio e di arte - ha spiegato ieri al teatro la Fenice Philippe Schaus, presidente e ad della divisione merchandising e marketing di Dfs -. Vogliamo restituire all'immobile la sua funzione originaria». I lavori per trasformare quello che per quasi settant'anni è stato l'Ufficio centrale delle Poste sono in corso. Ci vorrà ancora un anno e mezzo prima che il manufatto sia pronto; ma nell'estate del 2016 saranno inaugurati i 7.900 metri quadrati della prima «T Galleria» d'Europa. Finora, il gruppo che nel 1960 ha creato negli aeroporti i primi Duty free shop, (da cui la sigla Dfs), si era concentrato sul mercato asiatico e del Pacifico; ma dall'acquisizione, nel 1995, da parte di Vuitton è partita la sfida per l'espansione. «Abbiamo studiato quali fossero le mete più desiderate dai turisti - ha spiegato Schaus -. Sono la Francia e l'Italia».
    Dfs sta lavorando per insediarsi a Parigi; in Italia invece aveva valutato quattro ipotesi: Milano, Roma, Firenze e Venezia. «Abbiamo scartato Milano, dove il nostro settore è già ricco e la città ha meno attrazioni storiche e culturali - ha continuato -, a Firenze e Venezia ci sembrava difficile trovare una sede. Stavamo trattando Roma». Poi però Edizione ha contattato Dfs; e alla vista del progetto dell'archistar olandese Rem Koolhaas, autore del restauro del Fondaco, il gruppo non ha avuto tentennamenti. «Abbiamo pensato: è l'occasione di una vita», ha aggiunto Schaus. Venezia, per Dfs, si riconferma la porta principale d'accesso da oriente a occidente, il passato torna d'attualità in una nuova chiave, il «travel retail», il commercio di lusso per viaggiatori.
    «Non sarà solo un grande magazzino per turisti - ha spiegato Elenoire De Boysson, vicepresidente di Dfs -, ma uno spazio ricco di attività pensate anche per i veneziani. Il Fondaco tornerà ad essere cuore pulsante della città». Al piano terra, tra negozi di artigianato ci sarà un caffè dove organizzare anche proiezioni; al quarto e ultimo piano, dove ci sarà una terrazza-altana con vista su Rialto, è previsto uno spazio pubblico, per l'arte. La portata dell'investimento rimane top secret come il numero di clienti necessari per rientrare delle spese. «A Venezia ci sono più turisti di quanti ne abbiamo bisogno - ha scherzato Schaus -. Sappiamo che la città sta vivendo un momento difficile e che ritiene che i visitatori siano troppi; noi però investiamo sul segmento del lusso e vogliamo contribuire alla sua rinascita».
    I colloqui per le 300 assunzioni sono iniziati, grazie anche alla collaborazione con l'Università Ca' Foscari. I selezionati frequenteranno corsi di formazione nell'Università di Dfs, come tutti i suoi novemila dipendenti. Da gennaio 2016 l'architetto inglese Jamie Fobert lavorerà agli arredi, quindi in estate l'apertura. Soddisfatto della partnership Gilberto Benetton, presidente di Edizione: «Siamo certi che Dfs sia il partner giusto per sviluppare l' obiettivo di ridare vitalità a Venezia con un centro dove tutti possano godere di arte, architettura e commercio».
    La Nuova Venezia

    Il Fontego colosso del lusso
    Sbarca il colosso del lusso Dfs
    «Sarà anche per i veneziani»

    di Enrico Tantucci

    Ritorno al passato per il Fontego dei Tedeschi perché la nuova destinazione commerciale è in linea con la sua storia e perché il nuovo gestore vuole coniugare al suo interno commercio e cultura, facendone uno spazio anche per i veneziani e non solo per i turisti. Hanno presentato così, ieri - nelle Sale Apollinee della Fenice - Philippe Schaus e Eleonore De Boysson, rispettivamente presidente e amministratore delegato e vicepresidente del gruppo Dfs, la trasformazione dell'edificio che la società che fa capo al gruppo Lvmh del miliardario Bernard Arnault, proprietario di Louis Vuitton, attuerà nel complesso cinquecentesco, con un'apertura prevista per l'estate 2016. Siglato infatti il contratto di lungo termine con Edizione, la società del gruppo Benetton proprietaria dell'edificio che sta attuando la trasformazione secondo il progetto - da molti contestato - di Rem Koolhaas e lo consegnerà all'inizio del 2016, per l'allestimento, al nuovo gestore francese, che sbarca così in Europa con il suo duty free multimarca legato al lusso.

    "Catenaccio" sulla dimensione dell'investimento e sul numero di visitatori che dovrebbero essere necessari ogni anno, milioni secondo le stime precedenti, per rendere economicamente conveniente l'apertura del nuovo centro commerciale i per sostenere economicamente l'operazione. Ma a quanto risulta, l'offerta economica a Edizione sarebbe di 110 milioni di euro per la gestione pluriennale nel periodo contrattuale, oltre il doppio del prezzo d'acquisto pagato a suo tempo per l'edificio dalle Poste dal gruppo di Ponzano. E l'investimento non potrà essere inferiore ai 18 milioni di euro già annunciati dal precedente possibile gestore, il gruppo La Rinascente, che aveva previsto 6 milioni di clienti annui per reggere l'operazione.
    Il mega spazio, quasi 8 mila metri quadrati su quattro piani complessivi più terrazza attorno al grande lucemaio, sarà riservato ai prodotti di brand di altissima gamma, compreso l'artigianato locale. Sul piano occupazionale, la ricaduta sarà pari a 300 nuovi posti di lavoro. L'annuncio dell'accordo «per ridare vita» al Fondaco dei Tedeschi, nel «pieno rispetto dei vincoli previsti», segna appunto anche lo sbarco del gruppo per la prima volta in Europa. «Vogliamo - ha detto Schaus - che i veneziani sentano che il Fondaco è loro, è parte della città», e uno specifico spazio sarà dedicato alla realizzazione di eventi culturali e di incontro. Il presidente ha espresso l'auspicio che l'iniziativa possa aiutare Venezia a superare le sue difficoltà e si è detto consapevole del problema dei tanti turisti, indicando che l'operazione vuole far sì che i potenziali frequentatori del luogo «siano portatori di valore per la città lagunare». «Vogliamo - ha rilevato Elonore De Boysson, - restituire al Fondaco il ruolo di centro di incontro e di emblema della città». I
    Il perché della scelta di Venezia per lo sbarco in Europa del gruppo, sono chiari. Prima, sul fronte ipotesi un gioco a due tra Francia (Parigi) e Italia (Milano, Roma, Firenze e Venezia); poi, una scrematura e infine l'occasione inaspettata: la chiamata di Benetton e la disponibilità di un palazzo che aveva tutte le caratteristiche «per rendere questa esperienza unica e fantastica. Abbiamo trovato casa a Venezia». Gilberto Benetton, Presidente del gruppo Edizione, ha aggiunto: «Il nostro obiettivo è di infondere nuova vitalità al cuore storico di Venezia, creando un centro dove sia i veneziani sia i visitatori possano godere dell'architettura, delle arti e dell'ospitalità italiane, unitamente ad un'offerta commerciale di elevato standard. Siamo certi che la società Dfs, del gruppo Lvmh, sarà un affidabile garante di tale progetto e il giusto partner per gestire e sviluppare questo palazzo ricco di storia». I veneziani aspettano di giudicare se sarà davvero così.
    La Nuova Venezia

    Il Tar potrebbe bloccare il progetto

    Enrico Tantucci intervista Lidia Fersuoch

    Si deciderà a metà novembre, l'effettiva realizzazione della trasformazione del Fontego dei Tedeschi - nonostante i lavori già iniziati - quando sarà discusso il ricorso già presentato da Italia Nostra contro il progetto del gruppo Benetton curato da Rem Koolhaas e contro il via libera al cambio di destinazione d'uso concesso dal Comune di Venezia per consentire la realizzazione del centro commerciale. «Non possiamo consentire che un intervento così devastante contro un edificio storico dell'importanza del Fontego dei Tedeschi sia realizzato- commenta il presidente della sezione veneziana di Italia Nostra Lidia Fersuoch - e abbiamo rinunciato all'atto della presentazione del ricorso alla richiesta di sospensiva dei lavori, perché Edizione, la società del gruppo Benetton proprietaria dell'edificio, ha accettato di stralciare le parti più contestate dei lavori in attesa del giudizio di merito, come il grande foro previsto a piano terra, il nuovo piano ricavato dalla demolizione del lucernario e la nuova terrazza. Ora aspettiamo il giudizio del Tar».

    Il ricorso è contro la delibera approvata da Ca' Farsetti che, in base alla convenzione sottoscritta con il gruppo Benetton, ha concesso il cambio di trasformazione d'uso in deroga al complesso del Fontego dei Tedeschi, con un aumento di cubatura, giustificandolo con un beneficio pubblico derivante dalla nascita del grande magazzino che ora gestirà Dfs. Un'interpretazione contestata dal ricorso al Tar di Italia Nostra. Per l'associazione ambientalista, come per molte delle forze di opposizione e dei consiglieri che erano stati contrari al via libera alla convenzione Benetton, il beneficio pubblico - stime alla mano, partendo proprio dalle valutazioni fatte su quell'area di San Marco dall'Agenzia del Territorio e acquisite dalla Giunta al tempo della valutazione - sarebbe di poco meno di 30 milioni e non di 6, come invece ottenuto dal Comune nella convenzione stipulata dal sindaco e che aveva incorporato anche il sì preventivo del Consiglio comunale.
    La Giunta avrebbe "forzato" lo stesso parere degli uffici, ad esempio nel conteggiare, con uno "sconto" di 15 milioni di euro dal beneficio pubblico, il costo dei lavori del gruppo Benetton nel trasformare il Fontego dei Tedeschi in centro commerciale. Contestato anche il grande foro circolare sulla muratura verso l'esterno di cinque metri di diametro vicino alla scala mobile al piano terra, voluto da Koolhaas come nuovo "segno" architettonico. «Tutte criticità sottolineate nel parere negativo del Comitato tecnico di Settore dei Beni culturali» - ricorda Lidia Fersuoch - «che sembravano recepite dalla Soprintendenza. Invece nell'ultimo parere si dice che l'edificio è stato "ricostruito" negli anni Trenta e che gli interventi sembrano compatibili con le esigenze di tutela monumentale. Dunque, sentito il direttore regionale, si dà il parere favorevole».

    «Venezia. Contro il "Comitatone" che in agosto ha dato via libera al progetto che spiana 5 km a beneficio delle mega-crociere, domenica 21 torna la protesta No Grandi Navi con corteo acqueo lungo il canale Contorta Sant’Angelo». Il manifesto, 17 settembre 2014

    Gal­leg­gia sul pelo dell’Adriatico e sul filo dell’acqua alta. Dal 1987 patri­mo­nio mon­diale Une­sco, la laguna è spec­chio della città-cartolina e insieme approdo di inte­ressi senza scru­poli. A fine estate Vene­zia archi­via il tap­peto rosso del cinema, scruta l’inabissamento dei mega-cassoni del Mose, osserva l’ingovernabilità di Ca’ Far­setti e lo spet­tro dei «can­ni­bali» inchio­dati dalla Pro­cura della Repubblica.

    È in gioco, come sem­pre, il futuro dei 64.676 resi­denti. La città-palafitta (che dall’alto sem­bra un pesce…) rischia di venir intrap­po­lata nelle reti di «pirati» vec­chi, nuovi e rici­clati. Vene­zia for­mato Disney­land: turi­smo da mun­gere con le cro­ciere. O piat­ta­forma logi­stica del busi­ness che incro­cia cemento, asfalto, petro­lio e chi­mica. Ma anche «porto delle lobby» inos­si­da­bili, per­ché i veri affari si con­su­mano in nome della sal­va­guar­dia come spec­chio per le allo­dole e dell’Expo quo­ti­diana che va all’incasso.

    Eppure, c’è chi si ostina a voler final­mente inver­tire la rotta. Dome­nica 21 set­tem­bre torna, in acqua, il Comi­tato No Grandi Navi-Laguna Bene Comune. Lunedì sera in sala san Leo­nardo l’ultima assem­blea orga­niz­za­tiva in vista del cor­teo acqueo lungo il canale Con­torta Sant’Angelo. È tra­scorso un anno dal tuffo col­let­tivo dalle Zat­tere per fer­mare la pro­ces­sione di una doz­zina di «città gal­leg­gianti» in Canal Grande. Anti­cipa Sil­vio Testa: «Sarà una grande mani­fe­sta­zione nel Canale Con­torta per dire no al suo scavo. Ci andremo con le nostre bar­che, che è il modo migliore per fare vedere qual è la laguna che vogliamo. Per que­sto ho lan­ciato un appello: sono sicuro che è com­pito sta­tu­ta­rio di tutte le società di canot­tag­gio, remiere e veli­che vene­ziane pro­muo­vere la difesa della nostra cul­tura acquea e dell’ambiente che l’ha prodotta».

    È la rispo­sta al blitz del «Comi­ta­tone» che in pieno ago­sto ha dato via libera al pro­getto spon­so­riz­zato da Paolo Costa (Pd), pre­si­dente del Porto di Vene­zia: con il pre­te­sto dell’applicazione in ritardo del decreto Clini-Passera che stop­pava le Grandi Navi, si spiana la laguna per 4,8 chi­lo­me­tri a bene­fi­cio delle mega-crociere. Ruspe al lavoro con l’obbiettivo di espan­dere il canale da 6 a 190 metri di lar­ghezza e da 1,80 a 10 metri di profondità.

    Ipo­tesi già boc­ciata dalla Com­mis­sione Via del mini­stero per l’Ambiente (pre­sie­duta dall’ingegnere Guido Mon­te­forte Spec­chi) il 27 set­tem­bre 2013: dra­gare 8 milioni di metri cubi di fan­ghi com­porta con­se­guenze tutt’altro che rever­si­bili. Sarebbe una vera e pro­pria «auto­strada» senza nes­suna seria garan­zia tec­nica, secondo il pro­fes­sor Luigi D’Alpaos che è il mas­simo esperto di idrau­lica per il bacino lagu­nare fin dall’alluvione 1966. Ma con l’asse sus­si­dia­rio fra il mini­stro ciel­lino Mau­ri­zio Lupi, il gover­na­tore leghi­sta Luca Zaia e i mono­po­li­sti veneti il «nuovo canale» d’improvviso è diven­tato pana­cea. Sulla carta, com­porta tre anni di lavori, 157 milioni di spesa e l’interramento dell’oleodotto. Di fatto, è quanto dise­gnato da tempo dal «giro» dei pro­fes­sio­ni­sti legati al Con­sor­zio Vene­zia Nuova a bene­fi­cio delle imprese di fidu­cia. In attesa di pro­ce­dere, sem­pre gra­zie al governo Renzi, con il pro­ject finan­cing da 2,5 miliardi del temi­nal por­tuale d’altura.

    L’estate era comin­ciata con il ter­re­moto dei 35 arre­sti dello scan­dalo Mose, la più Grande Opera del dopo­guerra (5,5 miliardi in con­ces­sione unica al CVn) che ha pro­dotto la sim­biosi ille­gale di imprese, coop, poli­tici, tec­nici e buro­crati. Il vero «modello veneto» spie­gato nelle 711 pagine dell’ordinanza dei pm. Nel canale giu­di­zia­rio di Vene­zia si pro­fila una sfilza di pat­teg­gia­menti. Hanno già scelto il rito abbre­viato l’ex con­si­gliere regio­nale Pd Giam­pie­tro Mar­chese, il respon­sa­bile del Coveco Franco Mor­biolo, gli inge­gneri e i tec­nici del CVn, il com­mer­cia­li­sta sviz­zero Cri­stiano Cor­tella e tre «impren­di­tori» di Chiog­gia. Pro­cesso fis­sato il 16 otto­bre, men­tre l’ex magi­strato alle acque Patri­zio Cuc­cio­letta e Ste­fano Toma­relli (Con­dotte d’Acqua Spa) stanno ancora «trat­tando» pena e risarcimento.

    In paral­lelo, si con­suma il «caso uma­ni­ta­rio» dell’ex asses­sore regio­nale Renato Chisso dete­nuto a Pisa. «È a rischio ische­mia ed è scon­volto dopo il sui­ci­dio del vicino di cella» sin­te­tizza l’avvocato Anto­nio Forza. Da qui la «cam­pa­gna» per la scar­ce­ra­zione sup­por­tata da Forza Ita­lia. La Pro­cura però insi­ste a cer­care il «teso­retto» matu­rato in tre man­dati di governo ber­lu­sco­niano della Regione: sono in corso roga­to­rie e veri­fi­che che spa­ziano dalla Mol­da­via alla Sviz­zera, dalla Croa­zia al Canada fino a Dubai e all’Indonesia.

    Chisso appare meno solo di Gian­carlo Galan, dete­nuto ad Opera. Per l’ex «doge» e mini­stro sus­si­ste il rischio di rei­te­ra­zione e le con­di­zioni che il 9 ago­sto impe­di­vano qua­lun­que ammor­bi­di­mento delle con­di­zioni deten­tive. Secondo Angelo Risi, pre­si­dente del Rie­same di Vene­zia, non è pos­si­bile far scon­tare a Galan gli arre­sti nella villa sui Colli Euga­nei (è pro­vento di reato) né domi­ci­liare la pena a casa della madre o del fra­tello: «L’intero gruppo fami­liare risulta in qual­che modo coin­volto in situa­zioni di scarsa tra­spa­renza con Gio­vanni Maz­za­cu­rati». L’anziano inge­gnere domi­nus del Mose risulta ancora negli Usa, uffi­cial­mente per motivi di salute. Dovrebbe rien­trare (il visto del pas­sa­porto è in sca­denza), ma potrebbe essere ascol­tato per roga­to­ria. È ai domi­ci­liari nella villa di Vicenza l’ex euro­par­la­men­tare for­zi­sta Lia Sar­tori. Ha rigua­da­gnato la libertà dal 3 set­tem­bre Maria Piva, ex magi­strato alle Acque a libro paga del CVn.

    Il «sistema Mose» è dav­vero il para­digma delle lar­ghe intese che in tutto il Veneto hanno espro­priato la gestione di urba­ni­stica, finan­zia­menti e lavori pub­blici. Galan resta il ber­sa­glio grosso: adesso arri­vano anche i det­ta­gli della com­pra­ven­dita con don Pie­rino Gel­mini della tenuta di 400 ettari a Casola Val­se­nio sull’Appennino tosco-emiliano, men­tre la Guar­dia di Finanza scan­da­glia il busi­ness del gas nelle sca­tole cinesi archi­tet­tate nello stu­dio com­mer­cia­li­sti Penso & Venuti…

    Intanto la Corte dei Conti ha appena spe­dito l’avviso di messa in mora a una qua­ran­tina di diri­genti, che devono resti­tuire 12,6 milioni di euro. A comin­ciare dall’ex dg dell’Azienda ospe­da­liera di Padova Adriano Cestrone e da quello attuale dell’Usl 16 Urbano Braz­zale sono chia­mati a rispon­dere delle irre­go­la­rità del maxi-appalto per il cen­tro di cot­tura di Sere­nis­sima Risto­ra­zione, l’azienda vicen­tina che for­ni­sce anche i pasti ai pel­le­grini del Vaticano.

    E come a Vene­zia («con­nessa» con Chisso nell’inchiesta Mose), l’impresa edile Car­ron lavora a pieno regime con l’Università di Padova. Ha appena rea­liz­zato l’ampliamento dell’Orto Bota­nico che per­mette di «col­ti­vare» il fronte Expo 2015. E già pensa al can­tiere dell’appalto da 25 milioni per la rige­ne­ra­zione dell’ex ospe­dale geria­trico come «polo uma­ni­stico» dell’Ateneo.

    «Il Festi­val della poli­tica (inau­gu­rato ieri a Mestre) asso­mi­glia alla “costi­tuente pro­gram­ma­tica” del cen­tro­si­ni­stra fram­men­tato dal pros­simo voto delle Comu­nali». Occasione, per il PMR di riprendere la politica del craxiano De Michelis sconfitta dal PCI (e dai Parlamenti italiano ed europeo) venticinque anni fa? Le alternative ci sono. Il manifesto, 11 settembre 2014, con postilla

    Lo scan­dalo Mose ha tra­volto anche il ver­tice sto­rico del Pd vene­ziano, che nel 2010 si è fatto «soste­nere» dal Con­sor­zio Vene­zia Nuova. E pro­prio i con­tri­buti elar­giti dall’ingegner Gio­vanni Maz­za­cu­rati hanno anni­chi­lito il sin­daco Gior­gio Orsoni, giu­sto alla vigi­lia del secondo man­dato. Prima gli arre­sti domi­ci­liari, poi le dimis­sioni al vetriolo, infine l’esplicita dichia­ra­zione di guerra al Pd.

    Ca’ Far­setti è com­mis­sa­riata: Vit­to­rio Zap­pa­lorto dal 3 luglio garan­ti­sce solo l’ordinaria ammi­ni­stra­zione. Vene­zia non conta più al tavolo di palazzo Chigi, pronto a “cam­biar verso” con nuovi deva­stanti can­tieri. I dipen­denti comu­nali sono in rivolta da set­ti­mane, men­tre il bilan­cio ha impie­to­sa­mente tagliato ser­vizi e poli­ti­che sociali.

    Il baro­me­tro in laguna è tutt’altro che inco­rag­giante. La Lega acca­rezza il sogno di repli­care il cla­mo­roso trionfo di Padova. Renato Boraso, ex ber­lu­sco­niano, ha schie­rato fin da giu­gno la lista civica per­so­na­liz­zata. E si pro­fila la can­di­da­tura di Luigi Bru­gnaro, pre­si­dente della Reyer Basket, paròn di Umana Hol­ding, già al ver­tice di Con­fin­du­stria, che con 513 mila euro voleva com­prarsi l’isola di Pove­glia. Intanto il M5S sta per sce­gliere la sua punta di dia­mante: in lizza Davide Scano, Antony Can­diello e Elena La Rocca.

    E il Pd? Para­liz­zato dalla Pro­cura, gioca una tat­tica esa­spe­rata con il ter­rore di un flop alle Pri­ma­rie. Così ci pen­sano la Fon­da­zione Gianni Pel­li­cani (e Mas­simo Cac­ciari, già tre volte sin­daco…) ad accen­dere i riflet­tori sulla “piat­ta­forma di idee”. Sta­mat­tina alle 11 nella ten­so­strut­tura di piaz­zale Can­diani a Mestre è in pro­gramma l’inequivocabile dibat­tito sul tema «Labo­ra­to­rio Città — Expo 2015 a Vene­zia: Acqua e Terra». Rin­for­zato nel pome­rig­gio dal con­ve­gno sull’innovazione a Nord Est che anno­vera anche Cesare De Miche­lis, pre­si­dente di Vene­zia Expo…

    Fino a dome­nica si va avanti così. Ed è netta l’impressione che sia la pre­messa alla can­di­da­tura di Nicola Pel­li­cani: figlio del lea­der miglio­ri­sta del Pci-Pds-Ds, gior­na­li­sta del Gruppo Repub­blica, ha rice­vuto il 28 ago­sto la visita pri­vata del pre­si­dente Napo­li­tano e viene cal­deg­giato dagli opi­nion makers.

    L’alternativa natu­rale è Felice Cas­son: il magi­strato dell’inchiesta sul Petrol­ki­mico, sena­tore civa­tiano, in prima fila nel con­tra­sto all’illegalità inci­stata nel “modello veneto” rap­pre­senta le spe­ranze di tra­spa­renza e rin­no­va­mento. Ma Cas­son è rima­sto più che scot­tato dalla scon­fitta del 2005, quando il bal­lot­tag­gio pre­miò a sor­presa Cac­ciari. Comun­que sarà deci­sivo se dav­vero si faranno le Primarie.

    Ma il puzzle in casa Pd è osti­coco. Tanto per comin­ciare biso­gna fare i conti con San­dro Simio­nato: vice di Orsoni, con­tava di “reg­gere” la tran­si­zione alle urne da natu­rale erede. È uomo di Ber­sani che oggi garan­ti­sce lo zoc­colo duro più e meglio di Davide Zog­gia (bru­ciato dalle “con­su­lenze” al Cvn). Non basta, per­ché è pronta la con­cor­renza di almeno altri due gio­vani aspi­ranti sin­daci. Si tratta di Andrea Fer­razzi, asses­sore uscente, e del ren­ziano della prima ora Jacopo Molina.

    Senza dimen­ti­care il jolly: Pier Paolo Baretta, 65 anni, attuale sot­to­se­gre­ta­rio all’Economia. È acquat­tato nelle lar­ghe intese, pronto a scen­dere in campo se sal­te­ranno in aria le ambi­zioni altrui e soprat­tutto quando il “vec­chio” cen­tro­si­ni­stra non sarà in grado di reg­gere. Cat­to­lico, sin­da­ca­li­sta metal­mec­ca­nico e segre­ta­rio gene­rale aggiunto della Cisl di Bonanni, nel 2008 diventa par­la­men­tare fino a tro­vare un ruolo nel governo Letta che gli è stato con­fer­mato da Renzi.

    E la par­tita delle Comu­nali di Vene­zia si intrec­cia con la rin­corsa alle Regio­nali e la seconda sfida al leghi­sta Luca Zaia.

    Il segre­ta­rio ren­ziano Roger De Menech ha già annun­ciato in autunno la con­sul­ta­zione delle urne pre­ven­tive. Un altro bel rischio, visto che all’orizzonte man­cano can­di­dati diversi dall’autosufficienza Pd. Addi­rit­tura sarebbe una guerra all’ultima pre­fe­renza fra sole “pri­me­donne”. Con Laura Pup­pato che avrebbe dovuto gui­dare il cen­tro­si­ni­stra nel 2010, ma che fu vit­tima della “sus­si­dia­rietà” dei vec­chi lea­der Ds e Mar­ghe­rita. Ma anche Ales­san­dra Moretti, ex por­ta­voce di Ber­sani, che alle Euro­pee è diven­tata “rot­ta­ma­trice” a furor di pre­fe­renze. E Simo­netta Rubi­nato, depu­tata ren­ziana, che sabato riu­ni­sce i suoi soste­ni­tori nel mona­stero di Maranco a Caorle.

    Pec­cato che da Vicenza torni a levarsi la voce (ampli­fi­cata dal quo­ti­diano locale) di chi pre­tende la can­di­da­tura del sin­daco Achille Variati che l’anno scorso ha otte­nuto la con­ferma al primo turno con il 53% dei voti. Classe 1953, ban­ca­rio, a 37 anni diventa primo cit­ta­dino gra­zie alla Dc per poi pas­sare in Regione dal 1995 fino al 2008, quando torna a gui­dare il Comune. Anche da “ren­ziano civico”, è arduo spac­ciarlo come il nuovo che avanza

    postilla
    Venticinque anni sono molti: una generazione. Eppure sembra passato molto più tempo dalla battaglia che non solo il PCI di quegli anni, ma una parte consistente della popolazione veneziana sconfisse una strategia che sembrava devastante per la città. Allora Venezia fu aiutata anche dalle rappresentanze parlamentari italiane ed europee. . Per ricordare quel momento rinviamo all'editoriale dell'Unità che ne raccontava la conclusione.



    «Venezia ora è in mano al ministero di Lupi, alleato col "Padrone" del Porto Paolo Costa: a breve parte lo scavo del canale per le "Grandi Navi"». Gli imbroglioni hanno in mano le carte che contano e le leve piccole e grandi del potere. Lavorano in fretta per distruggere ciò che è rimasto di un millennio di storia. Il mondo sta a guardare . Il Fatto Quotidiano, 29 agosto 2014

    Poche righe, quattro non di più, e un paio di minuti di dibattito parlamentare: tanto basta a riorganizzare una filiera di potere. La storia riguarda la Venezia del dopo scandalo Mo-se, la sua politica sputtanata (e quindi debole), la sua laguna, le grandi navi che l’attraversano e gli uomini che nel bene o nel male la governano in loco e, ovviamente, da Roma. L’inchiesta che ha falcidiato Comune, Magistratura delle Acque, le imprese del consorzio Venezia Nuova e pezzi di vecchio potere regionale ha imposto una rapida messa a punto dei meccanismi di gestione della città. In campo ora – dopo le dimissioni di Giorgio Orsoni da sindaco causa scandalo – sono rimasti in due: l’ex sindaco (ed ex ministro dei Lavori pubblici nel primo governo Prodi) Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale, e il ministero delle Infrastrutture, guidato da Maurizio Lupi, con la sua tecnostruttura e le sue articolazioni territoriali. Il decreto, l’emendamento e le tracce di Ncd È successo così.

    Il 24 giugno il governo partorisce il decreto Pubblica amministrazione: un fritto misto, che il Parlamento è riuscito a peggiorare assai. All’articolo 18 del testo firmato da Marianna Madia si trovava – tra le altre cose – la soppressione del “Magistrato delle acque per le province venete e Mantova”, che controlla tutto ciò che riguarda la laguna, appalti compresi: i relativi poteri passavano al Provveditorato per le opere pubbliche. Gli ultimi eventi, d’altronde, non testimoniavano a favore della permanenza dell’antico istituto: nell’inchiesta Mose hanno arrestato ben due ex “Magistrati”. Messa così, niente da segnalare. Alla Camera, però, accade una cosa strana. Due deputati del partito del ministro Maurizio Lupi, Nuovo Centrodestra (Dorina Bianchi e Filippo Piccone, non veneti, né esperti di appalti pubblici) presentano un emendamento proprio sui poteri del Magistrato delle acque: vi si stabilisce che i poteri passino al Provveditorato interregionale per il Veneto e il Friuli (un organismo del ministero delle Infrastrutture). Non solo: il potere del Provveditore viene esteso anche a quei progetti il cui “importo ecceda i 25 milioni di euro”. In genere, infatti, sopra quella cifra la palla passa al Consiglio superiore dei lavori pubblici. A Venezia non più perché quell’emendamento – impercettibilmente riformulato dal relatore Emanuele Fiano (Pd) e fatto proprio dal governo - è stato approvato in commissione il 25 luglio ed è diventato legge l’11 agosto, quando il Senato ha dato il via libera definitivo al decreto. Il 18 agosto il testo è in GazzettaUfficiale e il nuovo sistema è operativo.

    Chi comanda oggi a Venezia? Quelli di ieri, con una novità Domanda: chi comanda sulla laguna di Venezia ora che non c’è più il Magistrato delle acque? Risposta: il Magistrato delle acque. Quel posto infatti – grazie alla relativa nomina del ministro Lupi – dall’agosto 2013 era appannaggio dell’ingegner Roberto Daniele, dirigente del ministero delle Infrastrutture, che non casualmente è pure il capo del Provveditorato interregionale per il Veneto, cioè il nuovo dominus della laguna. Il suo nome, non da indagato, compare pure nelle carte dell’inchiesta Mose: è uno delle centinaia di “collaudatori” dell’opera, compito per cui incassò oltre 400mila euro. Insomma sarà lui – con un Comune commissariato e in attesa della complicata trasformazione che lo porterà ad essere città metropolitana – a gestire i passaggi più rilevanti che riguarderanno la laguna. Quelli più vicini sono due: l’appalto per la manutenzione del Mose (che dovrebbe entrare in funzione nel 2017 e costare dai 30 milioni l’anno in su) e il nuovo canale per far entrare le “grandi navi” a Venezia senza passare dal Canal Grande.
    È quest’ultima vicenda quella più recente e economicamente rilevante e risale sempre alla settimana di Ferragosto: se infatti il decreto Madia è stato approvato l’11 agosto, il “Comitatone” che ha dato l’ok al contestatissimo progetto del canale Contorta è del 14. I nuovi business: l’affaire del “passaggio” Contorta Funziona così: politica e poteri economici veneti non vogliono rinunciare alle navi da crociera, nonostante il danno ambientale e la minaccia dell’Unesco di escludere la città dalla lista dei patrimoni dell’umanità. Ha spiegato il governatore Luca Zaia: “La crocieristica veneziana vale 4.255 occupati e 283,6 milioni l’anno”. Peccato che il professor Giuseppe Tattara dell’Università Ca’ Foscari abbia calcolato in circa 270 milioni i danni ambientali. Poco importa, più curioso che il “Comitatone” abbia scelto di sottoporre a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) solo lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo – bocciato da esperti e cittadini perché dannoso per l’ambiente e più costoso di altre vie (115 milioni la stima ufficiale, oltre 300 quella indipendente) – assai sponsorizzato da Paolo Costa. Il 14 agosto, a benedire il progetto del capo dell’Autorità portuale, c’era mezzo governo. L’unico che non votò a favore, in quella sede, fu il commissario che governa Venezia da quando si è dimesso l’ex sindaco Orsoni, Vittorio Zappalorto: “Avrei preferito che al giudizio della Commissione di VIA non fosse inviato solo lo scavo del Contorta, ma anche qualcuno degli altri proposti, per avere un giudizio più globale. Si poteva aspettare un mese o due in più, ma cercare di ottenere questo risultato”. Il potere, però, ha orrore del vuoto. E va di fretta.

    Cresce l’opposizione al devastante progetto di sventrare la Laguna di Venezia per consentire ai Giganti del mare di scaricare miriadi di turisti “mordi e fuggi”. Articoli dal Gazzettino di Venezia e dal Corriere del Veneto, 19 e 20 agosto 2014

    Il Gazzettino, 19 agosto 2014
    Grandi navi, il Pd "silura" il Pd
    di Michele Fullin

    Quattordici esponenti dei circoli della cittá storica e delle isole contestano la linea dei vertici del partito

    La base avverte i segretari e i futuri candidati sindaco: «Dovranno dire cosa ne pensano e agire» Le grandi navi diventano terreno di scontro politico interno al Pd. La base, infatti, si ribella alla linea finora tenuta dal partito e dall'amministrazione comunale sul tema, ritenendola troppo morbida e invita (ma suona come una minaccia) chiunque si proporrà a guidare la città tra il 2015 e il 2020 a tenerlo ben presente. «Chi pensa di candidarsi o di candidare qualcuno al governo di Venezia - il riferimento è soprattutto ai vertici del partito - per le amministrative della prossima primavera dovrà ben dire cosa pensa e cosa si propone di fare su questi temi». Il "manifesto" che invita il partito che governa la città da decenni è stato sottoscritto da 14 componenti dei circoli locali della città e delle isole: Alberto Bernstein, Antonio Rusconi, Cecilia To-non, Enzo Castelli, Federica Travagnin, Francesco Pedrini , Gilberto Scarpa, Giorgio Nardo, Luciana Mion, Marco Zanetti, Monica Da Cortà Fumei, Raimondo Ruzzier, Roberto Vianello, Serena Ragno. Si tratta di un documento che non le manda a dire a nessuno e che porta un po' di aria nuova rispetto alle note ufficiali del partito, ritenute eccessivamente ecumeniche. «Il "capitano di lungo corso" Paolo Costa - dicono - è riuscito ad ammutolire pure il maggior partito della città, il Pd, che solo una ventina di giorni prima della decisione del Comitatone sullo scavo del Contorta aveva preso posizione mettendo in primo piano la salvaguardia della laguna e chiedendo il confronto di tutte le alternative in campo e che sia garantita informazione e partecipazione del pubblico». Questo, fanno notare, a differenza di Italia Nostra che ha chiesto subito le dimissioni del ministro dell'Ambiente, reo di aver fatto passare il progetto in Comitatone. Tuttavia, ci sarebbe poco da stare tranquilli, persino per i fautori dello scavo del canale Contorta Sant'Angelo. «La decisione - afferma la base del Pd veneziano - non ha risolto un bel niente, come ha osservato anche il presidente di Confindustria, Gianfranco Zoppas: costi e tempi di realizzazione sono ancora incerti e il sistema decisionale assomiglia troppo a quello di un nuovo Mose».

    Corriere del Veneto, 20 agosto 2014
    Firme dall'Europa contro il Contorta
    E il nuovo canale divide i democratici
    di G.B.

    Firme raddoppiate, in nemmeno due giorni le adesioni alla petizione contro lo scavo del canale Contorta sono passate da 400 a 965. Mentre è bufera all'interno del Partito democratico, perché un gruppo di militanti si è schierato contro la decisione del Comitatone. «La scelta non ha risolto un bel nulla — si legge nella lettera sottoscritta da 22 attivisti —, il sistema decisionale assomiglia troppo a un nuovo Mo se, la politica si è sottratta alle sue responsabilità cedendo al piglio di un capitano di lungo corso come Paolo Costa, già rettore, sindaco, ministro e ora presidente del Porto». I toni sono severi e accusano il Pd di essersi ammutolito. «Chi pensa di candidarsi o candidare qualcuno al governo di Venezia dovrà ben dire cosa pensa e si propone di fare sulle navi», concludono i 22 tra cui ci sono l'ex presidente di Avm Giorgio Nardo, l'ex consigliere provinciale Serena Ragno, l'ex presidente di Municipalità Enzo Castelli, il docente di luav Antonio Rusconi, Marco Zanetti e William Pinarello, attivi nelle lotte ambientaliste del Lido. La petizione invece, lanciata su Facebook dal neonato gruppo «Per l'isola di Sant'Angelo e la nostra laguna» e sul portale «change.org» dal Gruppo 25 aprile sta ottenendo adesioni da ogni angolo d'Italia e dall'Europa, tutti indignati per una scelta che sarebbe contraria alla tutela ambientale di Venezia. L'obiettivo iniziale era di arrivare a mille firme per inviare quindi il documento al premier Matteo Renzi ma è facile che il numero sia abbondantemente superato. Tra i firmatari anche lo scrittore Alvise Zorzi: «Aderisco con entusiasmo all'appello che spero possa salvare dalla cecità dei politici la nostra Laguna e di riflesso la nostra Venezia».

    «La rinuncia al numero chiuso non significa a lasciare le cose all’improvvisazione, ma richiede una politica turistica molto precisa e un soggetto dotato di visione in grado di implementarla, nell’interesse della collettività». La Nuova Venezia, 13 agosto 2014 (m.p.r.)

    L’affermazione di Costa sulla “Nuova Venezia” che la sua Giunta era vicinissima all’introduzione del numero chiuso fa davvero tenerezza. La sua memoria risente evidentemente del caldo afoso di questi ultimi giorni. In realtà, il suo “superassessore” al Turismo, Perez, con l’ausilio del grande Tsuropolis, factotum di Costa, non solo era riuscito a smantellare quel poco che l’assessore-gentleman Cortese aveva, con santa pazienza, messo in piedi, ma anche a distruggere in pochi mesi un certo consenso intorno alle misure da attuare per iniziare a gestire meglio il turismo veneziano che si era creato. Ma basta ricordi e torniamo alla propostona di Costa.

    Per diversi motivi, credo fermamente che il numero chiuso non risolverà mai il problema dell’eccessiva pressione turistica sul centro storico di Venezia. In primo luogo, qualsiasi numero chiuso, e pertanto anche quello applicato a una destinazione turistica, lede alcune libertà fondamentali che tutte le Costituzioni, compresa quella europea, cercano di garantire. Inoltre, mi chiedo chi esattamente possa decidere quando chiudere Venezia? E poi come selezionare chi lasciare fuori e per quale motivo? Infine, il numero chiuso (così come un ticket d’ingresso) contrasta con l’idea di Venezia intesa sia come città da vivere e lavorare che come patrimonio dell’umanità. La sua seconda affermazione che con l’avanzare delle nuove tecnologie l’introduzione del numero chiuso sarebbe ancora più semplice, invece, è una stupidaggine ancora più grande.
    Il problema dell’insostenibilità dello sviluppo turistico non è mai stato e non è tuttora un problema di tipo tecnologico, anche se le nuove tecnologie possano aiutare, ma innanzitutto un problema di tipo organizzativo. Anche perché la rinuncia al numero chiuso non significa per nulla lasciare le cose all’improvvisazione, ma anzi richiede una politica turistica molto precisa e un soggetto dotato di visione in grado di implementarla, nell’interesse della collettività e non solo di alcuni operatori turistici, dei piccoli o grandi tangentopolari, oppure di alcuni fondamentalisti antituristici.
    L’obiettivo di tale politica dovrebbe essere quello di ridurre il numero di visitatori mordi e fuggi, a cominciare dagli escursionisti crocieristici così cari a Costa, probabilmente poiché il continuo aumento del loro numero è l’unica nota positiva della relazione annuale del non-porto che presiede, e di spalmare meglio il rimanente flusso durante l’intero anno e nel centro storico e altrove. L’ingrediente principale di questa politica è presto detto: rendere Venezia prenotabile offrendo una città più economica e facile da visitare per chi prenota e più cara e più difficile a chi non lo fa. Tecnologicamente parlando, chiunque potrebbe creare un sistema di prenotazione simile. Molto più difficile, invece, è riuscire a far convergere tutti i pezzi del sistema intorno a questa idea.
    Ed è proprio questo aspetto che richiede una forte capacità organizzativa, una visione chiara e leadership a livello locale, nazionale e internazionale. Insomma, ci vuole governance. Ci ho messo trent’anni per capire perché soluzioni come queste, tutto sommato poco costose e basate sostanzialmente su nuovi metodi organizzativi, non trovino attuazione, mentre quelle complesse, costose e rigide sembrano piacere di più a chi ci amministra. Ospedali, passanti, dighe mobili, Olimpiadi, canali per le grandi navi, terminali offshore, parchi scientifici, terze piste, e linee del tram… tutti progetti mastodontici e a volte privi di pubblica utilità che hanno trovato finanziamenti anche in tempi di razionalizzazione della spesa pubblica. Qualche beneficio intrinseco per qualcuno dovrà pur esserci.
    Jan Van Der Borg è Docente di Economia e Politica del turismo all’Università Ca’ Foscari

    La drammatica cronaca di Enrico Tantucci sulla quotidiana invasione di turisti a Venezia, e l'articolo di Vera Mantengoli che riporta la lucida analisi di Jan Van Der Borg sulle azioni da porre in campo per regolamentare i flussi e le riflessioni di Mara Manente (Ciset), Jan Van Der Borg (Ca’ Foscari), Angela Vettese (ex assessore) e Gianni De Checchi (Confartigianato). La Nuova Venezia, 10 luglio 2014 (m.p.r.)

    «NUMERO CHIUSO D'INGRESSO. UNA SOLUZIONE ESTREMA»
    di Vera Mantengoli

    Venezia. Che Venezia sia unica è un dato di fatto, ma non basta. Urge una gestione capace di amministrare tanta bellezza con dei fatti e non solo a parole. Venezia è sempre più insofferente al turismo: «Purtroppo vedo molti nani e pochi giganti in grado di gestire questa città», ha detto Gianni De Checchi, segretario della Confartigianato. «Ormai è evidente che si impone un controllo sui flussi e Venezia potrebbe essere all’avanguardia per avviare un progetto di autodifesa, ma dove sono le personalità politiche in grado di fare scelte così coraggiose?
    Dai nostri studi si evince che la gente che vaga non equivale a più ricchezza, se non a incentivare una bassa qualità commerciale e la chiusura dei negozi di artigianato. Ogni periodo storico ha la sua classe politica e la nostra è decapitata perché non c’è ricambio all’interno dei partiti. Lavorare sul numero chiuso potrebbe essere un primo passo per coagulare le forze in campo e fare davvero qualcosa». Non tutti vedono nel numero chiuso un punto di partenza, come Mara Manente, direttrice del Ciset: «Imporre una soglia limite di visitatori sarebbe come ridurre la città a un vero museo dove si paga il biglietto e si entra», ha detto l’esperta, «quando invece si potrebbe prima provare a sperimentare le varie ipotesi che negli anni si sono presentate, ma che non mi risulta siano state mai concretizzate. Il numero chiuso è la soluzione estrema».
    Di proposte in effetti ne sono state fatte, come quelle del docente di Ca’ Foscari Jan Van Der Borg: «Le soluzioni», ha spiegato, «ci sarebbero: incentivare la prenotazione con dei vantaggi, riducendo il biglietto dei trasporti o dei musei. Bloccare il turismo crocieristico. Realizzare dei terminali sulla gronda lagunare e trasportare i turisti a Venezia, anche in maniera lenta con delle imbarcazioni, per informarli durante il tragitto della particolarità del luogo in cui si stanno recando. A volte si dice che i turisti sono ignoranti, ma nessuno si occupa davvero di educarli. Infine, c’è un punto fondamentale: bisogna investire nella venezianità perché è solo così che si evita il degrado».
    Un progetto era iniziato, ma è stato bloccato dallo tsunami Mose: «Non è mai stata fatta una ricognizione della segnaletica», ha detto l’ex assessore alla Cultura e al Turismo Angela Vettese, «e anche se non lo farò io, qualcuno deve riprendere questo lavoro che avevamo iniziato perché in giro ci sono cartelli vecchissimi con scritto Itinerario 1 o 2 che non si sa più a che percorsi facciano riferimento. Ormai il 40% della gente usa la tecnologia e grazie ai QR Codes (i quadratini dove puntare lo smartphone e ricevere informazioni) si possono indicare ai turisti itinerari diversi dai soliti».
    I veneziani si sentono abbandonati: «C’è bisogno di regole», ha detto Irina Freguia del Vecio Fritoin», con le liberalizzazioni sono stati equiparati i bar ai ristoranti, il che significa che un cuoco vale come un microonde e un cibo congelato come un piatto di alimenti freschi. Non c’è un criterio di qualità ed è triste vedere chiudere i negozi, anche al mercato dove vado per aiutare anche chi ha un’attività. Se compro i surgelati chi aiuto? Rischiamo di diventare uguali a tutti i sobborghi». Insomma, se non si agisce il rischio è di fare la fine di Narciso che, a forza di specchiarsi nell’acqua, sprofonda nella sua immagine.

    VENEZIA ABBANDONATA A SE STESSA.
    INVASIONE DI TURISTI SENZA REGOLE
    di Enrico Tantucci

    Venezia. È la “fiera” dei giornalieri. Quello che è in corso a Venezia in questi giorni e ormai da alcune settimane - per proseguire almeno fino a settembre, con l’arrivo della Mostra del Cinema - è un vero e proprio “assalto” turistico di massa alla città. Portato, però, ancora più che nel passato, non quel turismo stanziale, interessato e pronto a calare in laguna per qualche giorno per conoscere e visitare la città, usandola come tale. Del resto, ormai da anni, la permanenza media di un turista che arriva in albergo a Venezia è di poco più di due notti, anche se ormai l’offerta di posti-letto, tra alberghi, bed & breakfast, locande e appartamenti turistici in affitto, sfiora quota trentamila.
    Ma quel turismo invece costituito dai gruppi allargati o familiari che sbarcano a Venezia dalla mattina alla sera, intasandone le calli e bivaccando, se possono, tra San Marco e Rialto. Sono quelli che si fermano a sedere sui ponti, in cui non vedono più una struttura di passaggio, ma solo un belvedere per la sosta o la fotografia di rito. Che camminano nelle calli occupandole interamente nel senso della larghezza, non concependo che altri possano passare in senso opposto, come avverrebbe in una città normale. Che sui vaporetti intasano l’uscita alle varie fermate e non si spostano, perché tanto si va tutti a san Marco, no? Arrivano dalle spiagge del litorale - più in forze se c’è brutto tempo - o anche da quelle della riviera romagnola. Oppure affluiscono dalla terraferma, inserendo Venezia in un rapido “tour” italiano, che siano cinesi (o taiwanesi) diretti a San Marco e persino, ormai, donne arabe in burqa, visto che è Venezia è sempre più un crocevia del turismo mondiale.
    La quota di turisti stranieri in arrivo supera ormai il 70 per cento del totale - con gli americani che hanno ripreso la loro leadership, ma con uno sbarco massiccio anche di new entry come quella dei russi, assieme a cinesi e brasiliani - ma la stragrande maggioranza di essi “pascola” per le poche ore del soggiorno tra l’area marciana e Rialto, ignorando di fatto il resto della città. I dati in calando nell’ultimo anno dei visitatori del circuito di Chorus - la meritoria “rete” legata alle principali chiese cittadine ricche di capolavori d’arte che consentono la visita con il pagamento di un biglietto d’ingresso per finanziarne così la manutenzione - confermano che a Venezia il turismo “diffuso” anziché aumentare diminuisce, di fatto rinunciando a visitare la città.
    Ma intanto i “giornalieri” sono in costante aumento. Lo conferma anche l’Actv. «Registriamo un aumento della vendita dei biglietti turistici in questi mesi estivi», conferma l’amministratore delegato dell’azienda, Giovanni Seno, «che avrà effetti positivi anche sul nostro bilancio». Ma intanto la confusione regna sovrana, anche perché la città è di fatto “sgovernata” - dopo il cataclisma politico e amministrativo seguito all’inchiesta sul Mose - e la preoccupazione, legittima, del commissario straordinario Vittorio Zappalorto è quella di chiudere al più presto il “buco” di bilancio del Comune. Non certo di occuparsi del controllo e della regolamentazione dei flussi turistici in arrivo in città.
    Un problema di fatto ignorato da tutte le ultime amministrazioni comunali, compresa quella Orsoni, nella convinzione neppure troppo nascosta che porre un freno o un sistema di controllo dei flussi turistici in città sia un rischio per la sua economia. Anche se i benefici non vanno certo ai residenti ormai sotto quota sessantamila, ma alla filiera delle categorie turistiche che ci campano, dai gondolieri in su. E se l’Unesco minaccia di declassare Venezia dai suoi siti tutelati se il Governo italiano non fornirà entro febbraio un piano credibile di controllo dei flussi turistici in arrivo in città e quindi della sua tutela fisica e monumentale, in laguna a pochi importa. Nessuno può fermare l’orda dei “giornalieri”.
    A meno di non riflettere seriamente sulla possibile adozione di un numero chiuso o programmato d’ingresso che dir si voglia». C’è chi non ha paura di dirlo come ha già fatto il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, già presidente del Fai, il Fondo per l’ambiente Italiano a riproporre il controllo degli accessi turistici a Venezia. «So che mi attirerò i commenti negativi di qualcuno», ha dichiarato, «ma Venezia è un fragilissimo museo a cielo aperto e una città che sta morendo. Per questo, visto che la massa dei turisti in città è destinata ad aumentare in modo insopportabile nei prossimi anni, non mi scandalizza affatto l’idea dell’istituzione di un biglietto d’ingresso alla città, il cui ricavato serva anche al suo mantenimento. Venezia va difesa, migliorando contemporaneamente la qualità del turismo che la frequenta». E lo stesso presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa ha detto a sua volta di recente: «La pressione turistica su Venezia è troppa, deve essere normata. Quando ero sindaco, si iniziò a lavorare sul progetto del numero chiuso. Ora, con tecnologie più moderne, ci vorrebbe niente a realizzarlo».

    Il dispositivo della decisione del "comitatone" non è ancora noto, e quindi non è chiara la forza E GGLI STRUMENTI che saranno necessari a chi contrasta la volontà di distruggere la Laguna di Venezia. Una cosa è chiara. La volontà proterva di passare col rullo compressore su ogni ragionevole critica pur di favorire gli "affari". Il manifesto, 9 agosto 2014
    Blitz nel “Comi­ta­tone” di palazzo Chigi: Vene­zia (senza più sin­daco…) diventa merce di scam­bio e terra di con­qui­sta delle stesse lobby che incar­nano in con­ces­sione unica il «sistema Mose».
    La car­to­lina da sven­to­lare in pub­blico è il bacino di San Marco final­mente libe­rato dalle Grandi Navi. Ci pensa il gover­na­tore Luca Zaia a bru­ciare tutti sul tempo con il tweet isti­tu­zio­nale delle ore 15.29: «Deci­sione una­nime, navi oltre 40 mila t fuori da bacino San­Marco e canale Giu­decca». Pec­cato che il com­mis­sa­rio Vit­to­rio Zap­pa­lorto abbia pre­fe­rito aste­nersi da un voto poli­tico per conto del Comune. E che gli ammi­ni­stra­tori di Mira (il vice sin­daco Nicola Cri­vel­laro e l’assessore all’urbanistica Luciano Claut) abbiano boc­ciato la solu­zione della nuova rotta per le cro­ciere in laguna.

    Il super-tavolo isti­tu­zio­nale per Vene­zia ha par­to­rito, in realtà, il via libera al canale Con­torta e spo­sato gli inte­ressi del Porto pre­sie­duto da Paolo Costa (il demo­cratico inos­si­da­bile dall’Ateneo al muni­ci­pio, da Bru­xel­les a Mar­ghera). Un «inchino» su misura gra­zie all’intesa sus­si­dia­ria che passa dal sot­to­se­gre­ta­rio ren­ziano Gra­ziano Del­rio al ciel­lino Dop Mau­ri­zio Lupi, fino a coin­vol­gere i mini­stri Dario Fran­ce­schini e Gian Luca Gal­letti e il leghi­sta Zaia con Roberto Daniele in qua­lità di pre­si­dente del Magi­strato alle acque.

    Si applica due anni dopo il decreto Clini-Passera (che vie­tava il tran­sito alle città gal­leg­gianti per turi­sti), ma si spiana la laguna al pro­getto di 4,8 chi­lo­me­tri di scavo già pro­get­tati dal “giro” dei pro­fes­sio­ni­sti legati al Con­sor­zio Vene­zia Nuova e can­tie­ra­bili dalle imprese di fidu­cia (250–300 milioni di appalti). Non basta, per­ché sullo sfondo si intrav­vede di nuovo il pro­ject finan­cing da 2,5 miliardi del temi­nal por­tuale d’altura che Costa vuole varare ad ogni costo…

    Alla vera sal­va­guar­dia della laguna restano le bri­ciole dell’ormai ex Legge Spe­ciale can­ni­ba­liz­zata dal Mose: il “Comi­ta­tone” ha asse­gnato a Vene­zia 35 milioni per il trien­nio 2014–16. Ogni altro inter­vento dovrà misu­rarsi con la legge di stabilità…

    Insomma, il sum­mit di palazzo Chigi si rivela una «por­cata» come sin­te­tizza Beppe Cac­cia. E Gian­franco Bet­tin rin­cara la dose: «Come vole­vasi dimo­strare. Il blitz di Fer­ra­go­sto si è con­cluso come, da facili pro­feti, ave­vamo denun­ciato: con la scelta di sot­to­porre a Valu­ta­zione di impatto ambien­tale il solo pro­getto dello scavo del Canale Contorta-Sant’Angelo. Una scelta com­piuta in assenza di una demo­cra­tica rap­pre­sen­tanza del Comune. Mini­steri ed Enti che sono stati fino al collo con­di­zio­nati dalla cricca del Mose deci­dono ancora una volta sulla testa della città. Si rea­lizza così il sogno di certi poteri forti e di tutti i poteri marci: coman­dare su Vene­zia senza media­zioni, con­fronti o controlli».

    È il metodo delle lar­ghe intese rifor­mi­ste appli­cato al Veneto orfano di Galan & C. Uno schiaffo più che sim­bo­lico e insieme una spe­cie di espro­prio pre­ven­tivo delle Comu­nali 2015. Così Sil­vio Testa, por­ta­voce del Comi­tato No Grandi Navi, non fa troppa fatica a pre­ve­dere: «Se qual­cuno vuole tra­sfor­mare la laguna di Vene­zia in una Val di Susa que­sta è la strada. La lezione del Mose non ha inse­gnato niente a nes­suno. E anche nel con­te­sto vene­ziano Renzi svela il suo volto antidemocratico».

    L’8 luglio all’Arsenale al pre­mier “euro­peo” era stato con­se­gnato — per inter­po­sto addetto al ceri­mo­niale — l’appello a girare pagina rispetto alle Grandi Opere tar­gate Man­to­vani & coop come allo scem­pio del turi­smo a bordo dei mostri supe­rin­qui­nanti. Un mese dopo il governo Renzi annun­cia la «libe­ra­zione» del Canal Grande, ma rimette in gioco le stesse lobby inqui­ste dalla Pro­cura della Repub­blica.

    Esulta Costa per tutti: «Il solo pro­getto capace di allon­ta­nare le navi da San Marco man­te­nendo l’eccellenza cro­cie­ri­stica vene­ziana è il canale Contorta-Sant’Angelo su cui si avvia da domani la pro­ce­dura di valu­ta­zione ambien­tale, imma­gi­nando di poterlo rea­liz­zare nell’arco di 18 mesi». È il dispo­si­tivo della deli­bera numero 11 del 26 set­tem­bre 2013 (con­trari Alfiero Fari­nea e Luciano Claut) con cui l’Autorità por­tuale cas­sava ogni altra alter­na­tiva all’approdo in Marit­tima. Da ieri è la rotta san­cita dal “Comi­ta­tone”, dal governo e dalla Regione: Vene­zia deve solo alzare ban­diera bianca?
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