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Gentile professore Salzano, Da alcuni mesi mi connetto con il suo sito e scarico editoriali ed articoli che trovo sinceramente utili ed interessanti, ma la cosa per cui le sono infinitamente grato è il fatto di avermi dato (anche se inconsapevolmente, ma ciò rende il fatto ancora più bello) una grande fiducia ed un conforto che da troppo tempo ormai cercavo.

Mi presento, sono un giovane (trentenne) di Palermo, sopravvivo a mala pena lavorando come marinaio e lotto con forza tutto l'anno per poter affermarmi professionalmente come urbanista, il suo intervento sul mestiere dell'urbanista al seminario di settembre mi ha dato in questi giorni difficili (pensi al dibattito sul ddl regione Sicilia, ma anche a diversi episodi di mala amministrazione dei quali non può essere al corrente) una sicurezza che mi conforta, non sono un bizzarro individuo interessato ai fenomeni urbani come mi si dice in giro(ne architetto, ne urbanista, ne geografo o antropologo), da sempre ho sviluppato idee e sentimenti che ritrovo perfettamente aderenti alla sua descrizione sul ruolo dell'urbanista in Italia e in particolare nel mezzogiorno. Sento di aver trovato in lei nei suoi collaboratori e nel suo sito un fondamentale punto di riferimento per continuare a crescere e formarmi.

Da poco tempo ho una collaborazione con una agenzia, che si occupa tra le altre cose di marketing territoriale, per uno studio su di un territorio consortile del lontano centro della Sicilia, un lavoro interessante che spero di poter portare aventi secondo i suggerimenti che sono in grado di cogliere dal dibattito all'interno del sito.

Sono convinto che in fondo per certe realtà fare bene urbanistica significhi fare bene educazione civica, proporre ai cittadini modalità di abitare i territori che non conoscono o hanno dimenticato da tempo, ripartire dalle forze giovani e fresche del capitale sociale rendendole attive nel rispetto dell'ambiente naturale e storico.... c'è tanta roba che vorrei raccontale e sulla quale mi piacerebbe avere un suo suggerimento che quasi mi perdo, ad ogni modo grazie per avermi letto e per il suo aiuto fondamentale alla disciplina e a tanti come me.

Nella speranza di poterla conoscere

P.S. anche se non direttamente collegato con l'urbanistica le invio il link con il sito di un comitato al quale appartengo e nel quale credo molto www.addiopizzo.org

Grazie Antonio, anche da parte della redazione. Aspettiamo i tuoi racconti, e li aspettano i nostri lettori. Ho visto il sito che proponi, e ho inviato un’adesione di solidarietà. Lo segnalo ai frequentatori, soprattutto siciliani, di Eddyburg, anche come esempio di una iniziativa che andrebbe ripetuta dovunque il crimine organizzato ha trovato il suo insediamento. Auguri e buon lavoro

Caro Eddy, vedo con rammarico che la lista dei donatori è ferma al 10 settembre. Eppure, te lo ricordi sicuramente, nel corso della riunione del 14 maggio scorso tutti i presenti si impegnarono a sottoscrivere una quota annua di 100 euro. Cosa che solo alcuni hanno fatto. Contributi sono invece venuti da frequentatori e lettori non sollecitati, addirittura anonimi. Il sito è sempre più attivo, vivace e irriducibile. È andato benissimo il corso in Val di Cornia, Sta per vedere la luce, grazie soprattutto a Cristina Gibelli, il librino contro la legge Lupi in discussione al senato, che riprende materiali del sito e altri inediti, mentre continua il silenzio della stampa. Credo che vada chiesto ad amici di eddyburg e lettori un impegno militante (come si diceva un tempo) per la diffusione del pamphlet. Dobbiamo sollecitare anche recensioni. Ovunque. Su quotidiani grandi e piccoli, riviste, bollettini di quartiere e di parrocchia, per provare almeno a incrinare la congiura del silenzio. Intanto, chi può, metta mano alla tasca. Forza e coraggio, .

18 ottobre 2005 - Caro Eddy,nonostante le polemiche e' stata una bella soddisfazione andare alle primarie (ho deciso anch'io per Prodi dopo varie considerazioni).

Quanto all'assassinio davanti al seggio, ancora non mi sembra possibile. Mi ero illusa di vivere in un posto che sta diventando civile, ed invece siamo sempre in guerra. Vorrei capire...Lavoro da parecchio non lontano da Reggio Calabria, dove prima vivevo; sto in una cittadina (circa 11.000 abitanti) con una certa densita' mafiosa. Qui negli ultimi tempi ho trasferito il domicilio dopo tanti anni di pendolarismo, soprattutto per limitare i costi di trasporto (dovevo muovermi soprattutto con l'automobile).

Proprio da qui viene il politico che subentrerà - come consigliere - al vicepresidente del Consiglio Regionale. Mi e' stato detto che l'altra sera in questo paese il suo entourage ha addirittura organizzato fuochi d'artificio per festeggiare la sostituzione. Poi un lutto, la morte del padre, ha colpito anche il festeggiato.

Nel pomeriggio il Presidente Ciampi e' venuto a Reggio: cosi' si fa!!!

Vicino quando e' necessario, la sua presenza e'importante (anche se non basta). E' comunque un segnale. Anch'io inorridisco al pensiero del signor B. inquilino del Quirinale.

Spero che la voce dei fuochi artificiali non sia fondata. Se lo fosse, confermerebbe il fatto che battere B. è necessario ma non sufficiente per sconfiggere la barbarie che ha infettato l’Italia.

Visto l'argomento dell'Eddytoriale 80, magari una citazione comparativa non si butta via (dai documenti preliminari della legge britannica 2005, prima l'originale poi la mia traduzione al volo)

The Planning System: General Principles

"The planning system does not exist to protect the private interests of one person against the activities of another, although private interests may coincide with the public interest in some cases. It can be difficult to distinguish between public and private interests, but this may be necessary on occasion. The basic question is not whether owners or occupiers of neighbouring properties would experience financial or other loss from a particular development, but whether the proposal would unacceptably affect amenities and the existing use of land and buildings which ought to be protected in the public interest.

Il sistema di pianificazione: principi generali

Il sistema di pianificazione non esiste per proteggere l’interesse privato di una persona contro le attività di un’altra, anche se l’interesse privato può coincidere con quello pubblico, in alcuni casi.Può essere difficile distinguere fra interessi pubblici e privati, ma ciò può essere necessario in alcune occasioni. La questione fondamentale non è se proprietari o occupanti delle proprietà limitrofe subiranno danni finanziari o di altro tipo a causa di un particolare intervento, ma se la proposta influirà in modo inaccettabile su qualità e usi attuali del suolo e degli edifici che dovrebbero essere protetti nel pubblico interesse.

Ho letto con interesse lo scritto di Carla Ravaioli contro le primarie e sembra convincente soprattutto laddove rileva la pressochè totale mancanza di un luogo nel quale discutere partecipativamente di programmi. Ma vorrei che nel ragionamento, dopo aver sottolineato gli aspetto rischiosi delle primarie, si tenesse in conto anche di ciò che è accaduto di recente. In Puglia nessun tavolo di trattativa "partitico" avrebbe mai scelto Nichi Vendola come candidato, mentre Nichi lo è diventato in forza di uno stupefacente risultato alle primarie. E chi ha seguito il crescere di partecipazione a quella elezione sa che il confronto fra i candidati è stato certamente segnato dalla loro soggettività (personalizzazione), ma che ha prevalso in modo fortissimo la caratterizzazione programmatica e la fiducia nella coerenza tra il dire e il fare che i contendenti si erano costruiti nella loro vita pubblica. Gli è che Vendola, sovvertendo ogni pronostico, ha vinto anche le elezioni vere e proprie ed oggi noi rossoverdi possiamo gioire del fatto politicamente inaspettato e rilevantissimo che Riccardo Petrella sia presidente dell'acquedotto pugliese in barba ai tecnocrati liberisti ( e dalemiani) privatizzatori dell'acqua. Tutto ciò è accaduto per un atto di coraggio al limite della temerarietà e contro ogni "sondaggio", cioè l'aver scelto di partecipare ad una partita su un terreno assolutamente spurio come le primarie piuttosto che restare spettatori. Può andare sempre bene? E chi sa dirlo! Di certo le primarie fra Prodi e Bertinotti (mi scuseranno gli altri candidati, ma la partita politico programmatica mi pare essere tra questi due) sono altra cosa rispetto alla vicenda pugliese. Però di una cosa si può essere certi, che Bertinotti non tenderà a convincere i moderati con posizioni sfumate o ambivalenti, ma porterà nel confronto, come sta già facendo, le proposte programmatiche più di sinistra, sia sulle questioni sociali che su quelle ambientali. E già solo questo fatto è politicamente rilevante perche stringe e costringe Prodi ad uscire dalle formulazioni generiche ed ambigue che Carla Ravaioli cosi giustamente sottolineava. Il tutto davanti ai popoli dell'Unione che poi saranno chiamati a scegliere. Si vuole dire che non è il massimo della partecipazione? Si è vero, ma se non ci fosse questa tenzone quale altro strumento sarebbe agibile ed agito per portare in primo piano le questioni programmatiche e non il solo argomento, necessario ma non sufficiente, di sconfiggere Berlusconi? Accettare territori insidiosi per portare avanti le proprie idee è rischioso certamente, ma non subalterno se le proprie idee sono chiare e ben salde. E dunque penso che ogni voto in più che prenderà Bertinotti alle primarie non sarà affatto indifferente per l'avanzamento delle cose che vogliamo, ma soprattutto sarà utile per contrastare quella voglia neocentrista che aleggia nel centrosinistra e che ci spaventa tutti. Siamo alle solite, che il fine giustifica i mezzi anche se questi non ci piacciono? Accidenti, sento forte questa contraddizione! Ma se il mezzo è nonviolento ed attiva un voto libero, piuttosto che fare lo spettatore, io rischio come ha fatto Pietro Ingrao.

Risponde Carla Ravaioli: Caro , è vero, senza le primarie Niki Vendola (che conosco bene, apprezzo molto, e del cui successo sono felice) non sarebbe mai stato eletto, e non potrebbero accadere in Puglia le buone cose che ora si fanno. E tuttavia questo non mi fa pensare che l'esempio pugliese debba diventare regola, nè mi fa cambiare idea sulle primarie in corso. Le quali - Chiarante l'ha detto molto bene - rappresentano l'accentuarsi di una pericolosa deriva verso il leaderismo che combattiamo e che il governo Berlusconi ha portato avanti con protervia. Per far emergere le persone meritevoli come Niki credo si dovrebbero trovare altri modi, soprattutto cambiando certi meccanismi tipici dei partiti, facilitando la partecipazione di base, ecc. Modi però diversi dalle primarie, che costituiscono un vero e proprio raddoppio della campagna elettorale, con le conseguenze a mio parere molto negative che ampiamente illustro nel mio pezzo. Forse ne ha letto solo la prima parte?

München, 12 settembre 2005 - Caro Eddy, un altro grande vecchio se n'è andato. Pochi sapevano che a Venezia, in Dorsoduro 3420, ha vissuto per anni e anni uno dei piu famosi giornalisti tedeschi del dopoguerra. Per noi giovani lettori o giornalisti della sinistra di '68 era quasi un mito perchè rappresentava l'altra Germania anti-fascista, liberale nella traduzione democratica di Weimar. Da anni è stato dimenticato in Germania purtroppo anche nel mondo cosiddetto liberale e democratico. Il necrologio che segue non ho scritto io ma il Professore Luigi Reitani da Udine. Susanna Boehme, la consorte di Kuby, scrive spesso per riviste tedesche di stampa sinistra ma anche, raramente, per il manifesto. Anche lei è una grande esperte della cultura democratica di Weimar.

Saluti da Monaco,

"È morto a Venezia all'età di 95 anni il giornalista e scrittore tedesco Erich Kuby. Nato a Baden-Baden, Kuby aveva raggiunto una notorietà internazionale nel 1958 con il romanzo Rosemarie (pubblicato in Italia da Einaudi) che, ispirandosi a un fatto di cronaca, l'assassinio di una prostituta a Francoforte, denunciava la doppia morale tedesca nell'epoca del miracolo economico. Collaboratore dello Spiegel, della Süddeutsche Zeitung e dello Stern, aveva più volte attaccato i tabù della Repubblica Federale Tedesca. Heinrich Böll lo aveva definito "uno che tira i sassi in piccionaia senza mai fallire il bersaglio". Molti dei suoi volumi erano stati pubblicati anche in italiano. Alla seconda guerra mondiale e all'Italia aveva dedicato uno dei suoi libri più discussi, Il tradimento tedesco (Rizzoli, 1983), in cui documentava per la prima volta in modo sistematico le deportazioni dei militari italiani in Germania e la violazione da parte tedesca degli accordi con l'Italia."

Ricordo bene Erich Kuby. Rosemarie fu decisivo per noi per comprendere in che modo il dopoguerra stava corrompendo la società europea. Come capita ai giornalisti intelligenti, sensibili e colti Kuby aveva colto, nel microcosmo della società tedesca di quegli anni, le tendenze della fase “opulenta” del capitalismo, anticipando analisi più esperte ed avvenimenti che fecero epoca.

Vi è “il pericolo di un meticciato archiettonico”. Gli architetti stranieri ci stanno invadendo. “La risorsa culturale italiana “ rappresentata dagli architetti nativi “non può essere ulteriormente vanificata e ignorata”. L’Italia “ha accumulato ritardi” mentre nei loro paesi, gli architetti stranieri hanno realizzato “grandi opere di interesse sociale”. I maggiori responsabili di questa situazione sono “i sovrintendenti, al cui diritto di veto bisogna porre fine, per limitarne il potere totalmente autonomo che ha privato l’Italia di molte opere significative rimaste sulla carta”. A firmare l’appello, di cui da notizia sul Corriere della sera del 7 settembre Pierluigi Panza, non sono certo degli emarginati, ma notissimi e plurincaricati architetti di casa nostra: Vittorio Gregotti, Paolo Portoghesi, Aimaro Isola e Ettore Sottsass, tra gli altri. Gente che ha costruito e continua a costruire opere notevoli. Peccato che spesso si tratti di opere assai discusse: basti pensare al Quartiere Zen a Palermo di Gregotti o al teatro comunale di Portoghesi a Catanzaro, che qualcuno ha definito il teatro più brutto del mondo. Di Gregotti non si può non ricordare l’Università della Calabria, a Rende-Cosenza, un’opera immensa, che per molti sarebbe stata la realizzazione della vita e che invece il noto architetto milanese ha abbandonato al suo destino ai primi dissensi con l’impresa costruttrice. E oggi, dopo oltre mille miliardi spesi, è già il momento di una sostanziale riqualificazione.

Chissà se i firmatari, che vorrebbero che i poteri di approvazione dei (loro?) progetti fosse trasferito alla Direzione architettura del Ministero dei Beni culturali (in questo modo il potere decentrato e totalmente autonomo dei sovrintendenti sarebbe sostituito da un “centralismo pluralistico”), si rendono conto che non hanno scelto il momento migliore per attaccare i sovrintendenti. Forse il 23 agosto non hanno avuto l’opportunità di leggere l’appello di Adriano La Regina, ripreso da Eddyburg, che parla di un ministero ormai allo sfascio e da ricostruire.

Ma credo abbiano dato un taglio davvero egoistico al loro pensiero. Forse non sanno che uno dei motivi strutturali della disoccupazione “architettonica”, quella vera, non certo la loro, dipende dal fatto che nel nostro Paese ci sono ben 135 mila architetti iscritti all’Ordine, contro i 30 mila di Francia e Spagna. E poiché alla cecità non c’è rimedio, forse ignorano, ed è ben strano, visto che in maggioranza insegnano nelle nostre università, che da noi ci sono operanti ben 77 corsi di laurea che abilitano futuri progettisti edili. Ah, gli architetti italiani…

Vittorio Gregotti ha preso le distanze dell' appello, in un commento pubblicato il giorno dopo sul Corriere della sera. Torneremo sull'argomento, perché il ruolo degli architetti nella costruzione della città non è marginale, e molti loro atteggiamenti recenti sono preoccupanti. Come del resto lo stesso Gregotti osservava in un recente articolo.

Il 2 settembre ho letto su Repubblica un articolo molto bello di Pietro Citati su Oriana Fallaci. Questo personaggio mi sembra l'esempio tipico della persona dedita a incitare all'odio verso qualsiasi "diverso". Il grande successi editoriale e le importanti sponsorship (il Corriere della Sera, il Vaticano) accrescono la sua pericolosità. Come mai non ho visto su Eddyburg, che mi sembra condividere questo giudizio (vedi la ribrica "Oggi" di qualche giorno fa) l'articolo di Citati?

Semplicemente perchè avevo pubblicato un articolo di Oriana Fallaci sul Corriere della sera del 16 luglio scorso. Mi sembra che quel testo sia sufficiente a far esprimere al lettore ragionevole le stesse opinioni che Citati ha argomentato nell'articolo cui lei si riferisce e - nel poco spazio di questo sito - ciò fosse sufficiente.

Caro Eddy, sfogliando la rete ho letto un interessante articolo di Geoff Andrews sul sito Open Democracy. L'articolo mi ha colpito per l'appello accorato ai Londinesi a "non dimenticare" indicando l'esperienza di Bologna come utile alla crescita di una società civile e anche per l'analisi (purtroppo) attenta delle "nostre" povere storie contemporanee.

"This has become crucial in a country where history continues to constrain the present in very particular ways. The current right-wing government of Silvio Berlusconi, which includes post-fascists, has depended upon a revisionist account of the past, refusing to take part in the annual celebrations of the defeat of fascism, while local post-fascists in Bologna even tried to change the commemorative plaque to the station bombing which condemned “fascist terrorism”. This year, on the twenty-fifth anniversary of the tragedy, the government has been criticised for giving only lukewarm support to the commemorative events."

Grazie per il tuo lavoro, un forte abbraccio.

[Qui l'articolo in italiano per Eddyburg, e il link al sito originale]

Caro Prof.Eddy,è da capodanno che non scrivo e non ho molte scuse se non quelle rappresentate in un mio disegno che allego ( creato per alcune manifestazioni estive di artisti di strada, ma che in realtà illustra la situazione mia e penso di molti tecnici comunali).

Ho ripreso la penna per dirti a mò di deliberazione:

Premesso che EDDYBURG:

ha assunto una veste migliore e soprattutto comunica un po’ di più con le immagini ;

si è arricchito di argomentazioni propositive oltre che giustamente attente e critiche alla nostra (sigh!) situazione;

è diventato una realtà collettiva con le relative positive conseguenze;

Considerato che :

da anni attingo ogni giorno a piene mani da esso e ne traggo motivo di sollievo e conforto nelle mie oscure giornate di ingrato lavoro pubblico (anche se non è sempre così);

Dato atto che:

ho aderito con entusiasmo all’iscrizione del corso estivo nel Parco val di Cornia( proposto dal sito in questione) dove mi auguro di poter respirare un aria rigenerante;

Vista altresì la mia ridotta dimensione e il mio altrettanto stipendio ;

Vista tutta la legislazione in materia passata presente e futura;

Delibero

1. Di sostenere EDDYBURG perché se lo merita.

2. di finanziare la cifra di 50 euro con il mio portafoglio.

Allegati alla presente deliberazione di cui ne fanno parte integrante sono.

1) immagine di tecnico comunale al lavoro,

2)racconto di Italo Calvino gli dei della città.

Firmato

PS :a proposito del brano di Calvino avrei una proposta per degli argomenti , magari nella prossima lettera provo ad esporli. Baci a tutti

Grazie, Carla Maria, lettere come la tua (e come altre che non pubblico) confermano che il nostro lavoro è utile. Cercheremo di farlo ancora meglio, soprattutto per chi, come te, lavora come urbanista pubblico, e comunque crede al ruolo pubblico dell’urbanistica. I tuoi consigli, come quelli degli altri lettori, ci servono molto: spero che ne avremo anche alla Scuola estiva. Grazie anche a nome di tutti i redattori

Caro Eddy, Luisa Calimani, che si adopera per diffondere notizie e tenere contatti tra urbanisti di vecchio stampo, mi ha trasmesso il testo licenziato dalla Camera della legge Lupi chiedendo un parere, e contributi per arricchire le proposte di emendamento dell'opposizione. Ho risposto come segue, e naturalmente non con un parere, né con un contributo, ma solo con uno sfogo molto amareggiato. Ciao.

Cara Luisa, senza che ce ne accorgessimo,evidentemente ci avevano già sfilato sotto il naso tutto un mondo filosofico, politico, culturale. O meglio, qualche sospetto lo avevamo, non stavamo dormendo, ma confesso che la lettura del testo di questa legge mi ha colto alla sprovvista, prima ancora di indignarmi o preoccuparmi mi ha sorpreso: con grande semplicità e in poche paginette, questo testo ci mette di fronte ad una concezione del ruolo delle istituzioni completamente trasformato, rovesciato rispetto ai nostri consolidati convincimenti, né si preoccupa di offrire supporto o dimostrazione di questo rovesciamento.

Dunque all'iniziativa privata è affidato il compito di provvedere allo sviluppo dell'economia e della società, e alle istituzioni dello stato è affidato il ruolo di ancelle di quella iniziativa, col compito dichiarato di spianare la strada ed eliminare ogni ostacolo.

Tu ci chiedi di fare uno sforzo per arricchire le proposte di emendamento dell'opposizione che giudichi inadeguate. Ti dico francamente quel che penso io: questa proposta di legge non è emendabile per niente, non bisogna neppure cominciare a discuterla, appartiene ad un mondo per noi incomprensibile e infrequentabile. Io mi auguro che non arrivi mai a completare l'iter di approvazione, e se ci arriva mi auguro che l'opposizione torni al governo e la sopprima al più presto. Ma a questo proposito purtroppo mi sorge un sospetto: non sarà che a qualche nostro amministratore regionale e comunale saranno brillati gli occhietti pensando che finalmente potrebbero avere le mani libere per tanti interessanti giochetti? Non sarà che le inadeguate proposte di emendamento corrispondano ad una sottaciuta speranza che questa legge passi, magari con qualche piccola correzione per salvare la forma?

Con questo sospetto, mi sembra allora che la cosa più urgente da fare non sia di migliorare gli emendamenti, ma di convincere l'opposizione tutta intera che con una legge che assomigli a questa il disastro territoriale sarà definitivo e irreversibile (in realtà già lo è ma conviene far finta che ci sia ancora qualcosa da salvare), e che il disastro non sarà solo territoriale ma istituzionale, giuridico, culturale. Non finiremo mai di ringraziarti per il compito che ti sei assunto, di tenerci sempre informati e di tenerci in qualche modo in contatto in questa sciagurata congiuntura.

Si, Sandro, quella legge appartiene a un mondo infrequentabile per chi, come te, si è battuto nell’università, nelle istituzioni, nella cultura, nella professione per una città e un mondo migliori per tutti gli uomini, e non solo per i più potenti e ricchi. O meglio, frequentabile solo per combattere quella legge, che solo gli illusi o i tiepidi possono considerare emendabile. Il guaio è che quella legge è – come ha detto l’on Mantini, dell’Unione – una legge bipartisan, ciò che renderà più difficile il nostro lavoro di opposizione, e la costruzione di un’alternativa.

Segnalo a te e ai lettori che in eddyburg.it c’è una cartella (Tutto sulla Legge Lupi) nella quale ho raccolto, fin dall’inizio, i documenti e le opinioni critiche sulla legge

Venezia, 13 agosto 2005 - Condivido la valutazione sulla sentenza 343/2005. Vorrei fare solo un’osservazione. Il giudice costituzionale ha potuto dichiarare l’illeggittimità della norma della legge delle Marche riferendosi a una legge statale (la n. 47 del 1985). Infatti questa legge concorre (nell’assenza di una legge quadro) a definire i principi desumibili dalla legislazione nazionale cui le leggi regionali devono attenersi. Se la cosiddetta Legge Lupi fosse approvata questo non avverrebbe più poichè essa si propone di cancellare tutta la legislazione urbanistica previgente. Ci riesca o no, è un altro discorso, essendo l’attuale testo così pieno di buchi, contraddizioni e altri pasticci da risultare per molti aspetti inapplicabile.

In effetti, tra tutti gli aspetti negativi della Legge Lupi, ce n’è uno che va sottolineato con forza: è una legge pessima dal punto di vista meramente tecnico. Darà – se sarà approvata così com'è – un lavoro immenso agli avvocati e ai giudici, e mal di testa prolungati e acuti a tutti gli operatori che dovranno cercar di interpretarla. Delle maglie interpretative (c’è da giurarci) approfitteranno con larghezza i furbi d’ogni risma e colore.

La superba lezione di british style impartitaci dal direttore del glorioso British Museum (Prepariamoci per quando potremo offrire un aiuto) merita forse qualche riflessione a latere. Bontà sua, in incipit MacGregor espleta i doveri di pietas nei confronti delle vittime, anche se con una selezione del tutto speciale: il cordoglio è riservato in esclusiva alle vite umane spese nella ricostruzione del patrimonio culturale iracheno, le uniche degne di essere vissute, evidentemente. Dopo di che, in assoluta disinvoltura, con un linguaggio da dépliant pubblicitario di museo anni ’50, ci vengono decantate le doti di queste volumetto che – in absentia – dovrebbe colmare con ‘superbo materiale fotografico’ il vuoto provocato dalla disdicevole chiusura del museo di Baghdad. Stupisce, nell’insieme, la povertà del modello culturale cui si ispira il direttore del British: il volume avrebbe l’obiettivo principale di consentire al lettore di ‘ammirare nel dettaglio i pezzi di maggior magnificenza’…una raccolta di capolavori, insomma, degna della più attardata museologia occidentale. Naturalmente il volume è esclusivamente in lingua inglese e Mac Neil non è neppure sfiorato dal sospetto che le risorse utilizzate a questo scopo avrebbero forse trovato migliore e più consono uso se devolute – in toto - per operazioni di restauro del museo stesso che pure ci viene descritto come ‘privo di illuminazione e aria condizionata’ e dove, attualmente, ‘il lavoro di conservazione è pressoché impossibile’.

Ma i poveri conservatori del museo iracheno, ritenuti, come il resto della popolazione autoctona assolutamente incapaci a fronteggiare la situazione (‘non potendo il governo iracheno riuscire laddove fallisce la coalizione’) possono sperare in un futuro roseo: le truppe del British Museum, coalizzate con altre schiere di studiosi dell’acculturato mondo occidentale sono già pronte a partire. Solo la deprecabile situazione di insicurezza attualmente persistente in loco le ha trattenute sinora. L’inquietante parallelismo, fra la composizione della coalizione armata e il team di studiosi che ha presieduto l’elaborazione del volume (‘italiani, americani, inglesi’) è un calco di assordante evidenza che non merita commenti. Davvero l’offerta di Mac Gregor può essere ascritta ai peggiori istinti neocolonialisti (per richiamare un articolo recente di eddyburg, non ricordo di chi), davvero lo spirito di Lord Elgin è più vitale che mai. Non è un caso, allora, che simili profferte ispirate ai calcoli del più lungimirante marketing (Mac Gregor è del resto noto, nel settore, più che per l’eccellenza della scarsa produzione culturale, per abilità di gestione amministrativa) provengono da uno dei musei ‘di rapina’ per eccellenza che anche in tempi recentissimi ha negato qualsiasi apertura alle documentatissime richieste greche di restituzione dei marmi Elgin. Nessun posto migliore per la processione delle Panatenee del vetusto salone del British perennemente intristito dalle luci novembrine dei foschi cieli britannici, perché in fondo – così si legge nella sostanza entrando in quella sala ancora oggi – gli inglesi hanno reso un servizio all’umanità sottraendo i capolavori fidiaci all’incuria e alla barbarie orientali. E ad avvalorare questa tesi si citano non a caso gli alleati italiani che non protestano e non pretendono la restituzione di metà del loro patrimonio archeologico e pittorico sparso per i musei occidentali: peccato che nel nostro caso avremmo ben pochi appigli giuridici: i gioielli di famiglia se li sono regolarmente venduti, nei secoli passati, le innumeri stirpi dell’aristocrazia italiana in sfacelo, dai Gonzaga ai Borghese, ai Campana e via elencando.

Ai greci può essere permesso, al più, di possedere una riproduzione virtuale dei marmi, più vera del vero…così come in fondo, fra non molto, ai curatori iracheni potrebbe essere proposto di scambiare il patrimonio reale finora fortunosamente sottratto alle ingiurie della guerra con il pregevole volume decantato nell’articolo: per motivi di sicurezza, of course. Non è la prima volta che ci riesce, a noi occidentali, lo scambio oro – perline: perché non riprovarci? Nel peggiore dei casi siamo sempre pronti ad esportare ipso facto e con grande generosità, il nostro modello culturale, neppure sfiorati dal dubbio che possa risultare del tutto fuori contesto e per di più, a giudicare dagli indizi presenti nel testo di MacGregor, ispirato ad una museologia che nulla ha recepito, nemmeno lontamente, delle più aggiornate teorie cognitiviste e si mostra legata a meccanismi percettivi ormai superatissimi.

Davvero, colleghi iracheni, l’unica risposta possibile può essere quella di Laocoonte di fronte al velenoso dono del cavallo di Troia: timeo Danaos et dona ferentes.

Pisa, 31 luglio 2005 - Mi solleva ritrovare tra le pagine di Eddyburg l’iniziativa di alcuni che stimolano il dibattito su quello che oggi in Italia è il rapporto tra amministratori e strutture tecniche nella Pubblica Amministrazione, in particolar modo quella locale. Ricordo in ordine di tempo il dialogo che vorrei immaginare irreale ma al contrario riconosco molto vero, anche se surreale, dell’articolo “Aspettando Lupi” pubblicato il 18 luglio scorso e il successivo sconcertato intervento di una giovane urbanista che lavora con passione, seppure a tempo determinato, all’interno di una amministrazione pubblica locale.

In questi giorni di calura estiva nella quale assistiamo impotenti all’ulteriore declino morale delle nostre più alte istituzioni, non è certamente banale nè scontato tornare sul tema dell’efficienza, efficacia e trasparenza dell’azione amministrativa portata avanti dalle strutture tecniche pubbliche di governo locale, da sempre additate come luogo di inettitudine oltre che di scontata incapacità.

Al contrario credo si possa con sufficiente tranquillità affermare che oggi nei nostri Comuni, e non solo nei Comuni ma anche in altri enti pubblici, ad una dotazione di personale tecnico specializzato e ben preparato si contrappone un banale e semplicistico accavallarsi di scontate scelte di politica di governo del territorio, testimonianza nella maggior parte dei casi di arrogante incapacità e mancanza di vere idee da parte degli Amministratori, come ha ben evidenziato Sergio Brenna in un intervento del 25 giugno scorso nel quale l’autore si dice “… preoccupato perchè i Comuni (intendendo far riferimento alla contrattazione nelle politiche di governo del loro territorio), oggi, indipendentemente dal loro colore politico, sotto la pressione di bilanci sempre più vacillanti, vedono come unica prospettiva di sopravvivenza del loro ruolo sociale il tentativo di scremare qualche contropartita dalla trattativa su nuove previsioni edificatorie…”.

E poiché l’attuazione delle politiche di governo del territorio passa attraverso il supporto e l’operatività degli uffici tecnici è inevitabile, in questi tempi di superficiale edonismo berlusconiano e di ricerca del profitto a tutti i costi, l’aprirsi di una doppia possibilità di scelta da parte di chi queste scelte di politica di governo del territorio deve tecnicamente avvallare: o assecondare o indignarsi. Assecondare è certo la strada più facile, ma anche quella che porta ad un qualunquismo devastante per il nostro territorio; l’indignazione, che segue all’iniziale sconcerto, può sembrare a molti segno di snobismo ma è l’unico, e forse l’ultimo segnale che ci permette di non consegnarci alla resa di una politica del territorio assurda e devastante. E’ arrivato il momento di fermarsi e ripensare all’idea che “progresso” sia sinonimo o, come molti credono, inevitabile conseguenza del concetto di “sviluppo infinitamente esponenziale”; dovremmo imparare a ribaltare questa prospettiva ritornando a guardare il futuro della nostra casa comune come delicato equilibrio tra territorio e sostenibile evoluzione nella trasformazione.

L’urbanistica, oggi più esaustivamente definita governo del territorio, è lo strumento con il quale si costruiscono le regole che sostengono ed informano questa equilibrata trasformazione; e l’urbanistica, secondo questo principio in base al quale il territorio è la casa di tutti, non può che essere pubblica perché l’amministrazione pubblica è l’unico vero ed insostituibile baluardo della legittimità della vita sociale e civile.

Concordo pienamente e sollecito ciascuno di noi a riflettere sulle parole riportate nel commento all’articolo del 21 luglio :”…. bisogna continuare a svolgere il nostro mestiere con la stessa determinazione con la quale gli operai continuavano a far marciare le fabbriche sotto l’occupazione nazista. Se ci sarà un futuro sarà costruito sulla base di quanti oggi sapranno resistere.

arch. , funzionario ente locale

Grazie Silvia per il suo intervento, che è un’ulteriore testimonianza di una situazione di diffuso disagio e, al tempo stesso, di volontà e capacità di resistere. Riprenderemo questi ragionamenti alla scuola estiva in Val di Cornia. A presto

Modena, 29 Luglio 2005 - il Comune di Modena intende vendere i campi da calcio all'interno del tessuto urbano ora in uso a polisportive come aree fabbricabili, per fare cassa. ricorda all'amministrazione che le aree verdi esistenti, quandanche eccedenti il minimo dello standard di legge, rappresentano un capitale sociale inalienabile.

"Con questa delibera si attua una sana politica patrimoniale che tiene conto di aree o immobili monitorati e censiti che compongono il patrimonio disponibile"- ha commentato l'assessore al Patrimonio Antonino Marino illustrando la relativa delibera della Giunta comunale dell'11 Luglio scorso. "Si mettono in vendita quelli che hanno esaurito una utilità pubblica, o sono il residuo di altri interventi di natura pubblica portati a regime". Marino ha quindi aggiunto che non si tratta di "un'operazione di cassa, ma di un investimento sociale. Con i proventi, infatti, finanzieremo nuovi investimenti, nuove opere e garantiremo nuovi alloggi, previsti dal piano regolatore, e nuovi servizi alla città" (dal Comunicato stampa del Comune 2001_08526 del 11/07/2005)

Nella realtà l'assessore Marino dichiarando che "si pone l'obiettivo di avviare una rilevazione dei campi da calcio esistenti su terreni di proprietà comunale con la finalità, di ricollocarli in zone dove potrà migliorare la dotazione sportiva della città" sta dicendo una cosa molto diversa: il Comune di Modena intende vendere i campi da calcio all'interno del tessuto urbano ora in uso a polisportive come aree fabbricabili, per fare cassa. Il linguaggio finto tecnico dell'assessore nasconde un'operazione che definire una porcheria è elegante.

In una città che celebra il quarantesimo del PRG del '65, uno dei primi esempi di urbanistica riformista, pensato ed attuato in concertazione tra la cittadinanza e amministrazione (non c'era ancora l'Agenda 21 ma allora la si faceva davvero al contrario di adesso), firmato dai migliori tecnici dell'epoca, questa cosa non si doveva neanche pensarla. Legambiente ricorda alla Giunta Comunale che le aree verdi esistenti, quandanche eccedenti il minimo dello standard di legge, rappresentano un capitale sociale inalienabile.

Con questo progetto la Giunta di centrosinistra del Sindaco Pighi si allinea alle politiche del governo nazionale già in atto da qualche tempo: dismissione delle proprietà pubbliche, paventata vendita delle spiagge, ecc. Legambiente rimane dell'idea che l'esperienza delle politiche riformiste non sia finito e che le città dell'Emilia Romagna debbano continuare a dare esempi in questo senso.

.... Nonostante l'assessore Marino.

Spero che la notizia sia smentita, perchè è una notizia bruttissima. Ricordo l'orgoglio con il quale Piercamillo Beccaria, amatissimo e coraggiosissimo sindaco di Modena, mi portò a vedere le polispoortive e mi raccontò il suo progetto di realizzare, attuando il PRG, un sistema di centri sportivi, ricreativi e associativi. Questi dovevano essere realizzati attivando i risparmi delle famiglie per la loro costruzione e gestione. Divennero i luoghi della democrazia: era lì che si discutevano i piani urbanistici e gli altri argomenti su cui i cittadini volevano esprimere la loro opinione.

I risparmi delle famiglie, il mutuo delle banche, e la garanzia del Comune rappresentata dalla proprietà pubblica del suolo: questa era la ricetta di Piercamillo. Era venuto a Modena da Roma, dove l'avevo conosciuto come segretario della sezione Primavalle del PCI e studente di architettura, negli anni 60. Era stato attirato dalle grande maturità di quel comune nell'utilizzazione dell'urbanistica. Fu il degno successore di Rubes Triva, il sindaco che dopoguerra aveva reso più civile la sua città applicando per primo le leggi riformatrici.

Se la denuncia di non viene smentita con le parole e con i fatti è questa l'eredità che viene gettata alle ortiche. Perciò attendo con ansia. Come attendo, e spero, che venga smentita l'altra voce che mi è giunta: che a Bologna, sulle colline rese inedificabili da Armando Sarti e da Giuseppe Campos Venuti la giunta di Sergio Cofferati starebbe lasciando erigere nuove grandi costruzioni.

“Beati i tempi del PRG!”

Milano, 19 luglio 2005 - Caro Eddyburg, il dialogo anonimo tra due urbanisti di un Ente pubblico pubblicato su eddyburg, me ne ha fatto ricordare uno simile e recente, che ti riporto in modo altrettanto anonimo, ma di cui ti garantisco l'autenticità.

Io: Come va la vicenda di quell'area trasformata da agricola a centro logistico per i mezzi diretti al grande centro espositivo che ora si è trasferito nella nuova sede periferica, dove ha tutti gli spazi di stazionamento necessari ?

Lui: Non me ne parlare ! Ovviamente mi hanno chiesto di eliminare tutti gli spazi a destinazione logistica e mi hanno proposto di metterci degli uffici per una società di telefonia mobile che voleva rilocalizzarsi; poi, visto che i suoi programmi erano incerti e di lungo periodo, mi hanno fatto cambiare di nuovo il progetto per i nuovi studi di una azienda televisiva, ma visto che anche questa ha prospettive incerte perché è in fase di riassetto organizzativo, mi hanno proposto di aumentare la quota di residenza e servizi commerciali, che originariamente dovevano integrare le attività logistiche; infine, visto che la residenza (in parte destinata a utenza sociale) disturbava il look del vicino centro direzionale di un'altra grande azienda, prima mi hanno chiesto di ridurre la residenza e aumentare gli uffici e, di fronte ai miei dubbi circa l'effettiva domanda del mercato immobiliare, hanno preso una pausa di riflessione. L'altro giorno l'assessore mi ha suggerito di proporre un Business and Innovation Center, che io avevo proposto all'inizio, sei o sette anni fa, e fu respinto perché idea inflazionata. Beati i tempi in cui c'era il Piano Regolatore a dirti che cosa avevi diritto di fare . Oggi, a seconda di chi ha bussato alla porta dell'assessore quella mattina, ogni giorno c'è un'idea diversa, che il giorno dopo è già tramontata!

La politica ha davvero dato le dimissioni. La domanda è: serve alle aziende capitalistiche una politica che non ha un’idea, che non ha una strategia se non quella di conservarsi al potere, che cambia idea a seconda di chi bussa alla porta? Secondo me serve solo alle aziende parassitarie, quelle che guadagnano sui giochini finanziari e sulla “economia del retino”: quella moltitudine di “attoti” magnificamente interpretata da Ricucci e simili. Questo dialoghetto è una ulteriore testimonianza delle ragioni per cui l’Italia è condannata (si è condannata) al degrado.

18 luglio 2005 - Il dialogo che avete pubblicato, di autore anonimo, intitolato "Aspettando Lupi", è ciò che mi sta accadendo presso l'Ente per cui lavoro (certo, come collaboratrice a tempo determinato, ma lo considero un lavoro, il MIO Lavoro).

Nonostante il ruolo di poco rilievo poichè appunto a tempo determinato, grazie alla mia volontà, alla passione e all'entusiasmo, e grazie al mio dirigente, progettista del Piano, in questi due anni, sono riuscita a svolgere compiti di rilievo sia nelle fasi di realizzazione che di ideazione del progetto. Ahimè, capacità e forte senso di responsabilità non sono sufficienti per lavorare nell'urbanistica. Anzi. Come nel dialogo "Se sei critico sei un sovversivo, perché metti i bastoni tra le ruote. Se stai zitto e dopo le cose non funzionano, è colpa tua perché avresti potuto avvertire e quindi non collabori" ed inoltre, e soprattutto, "Ho fatto una scelta precisa nell'iscrivermi a urbanistica e una ancora più forte nell'entrare nella pubblica amministrazione. Io ho fatto il giuramento di fedeltà alle leggi, non al Capo. Uno Stato senza regole non mi piace: è anarco-fascista".

Sono davvero in crisi: mi sembra di capire che se voglio continuare a svolgere il mio lavoro, alla capacità devo affiancare la malleabilità. Fino a che punto?

I piani strategici sono "il collage dei desideri di tutti gli attori"; i progetti "scatole di cartone vuote" per "garantire alle imprese di poter fare sviluppo" ... e via dicendo. Non è questo ciò che mi avete insegnato. Forse devo cambiare lavoro?

No, non devi cambiare lavoro, anche se il mondo è diventato (in Italia) molto diverso da quello che ti avevamo insegnato noi. I nostri riferimenti erano un’Italia che è minoritaria, ma esiste. Non tutto è come le situazioni delle quali tu (ho nascosto il tuo nome per ovvie ragioni) e il primo Anonimo, e quello citato da Sergio Brenna, recate testimonianza. Esiste anche un’Italia diversa: quella di Renato Soru, per esempio, e quella di Nichi Vendola-Bisogna continuare a svolgere il nostro mestiere con la stessa determinazione con la quale gli operai continuavano a far marciare le fabbriche sotto l’occupazione nazista. Se ci sarà un futuro, sarà costruito sulla base di quanti oggi sapranno resistere.

Casione, Ticino (CH), 18 luglio 2005 - Grazie per la versione online dell'articolo di Oriana Fallaci. Come dice Lei: "Per comprendere l’odio che c’è nel cuore dei terroristi è utile conoscere quello che sa esprimere, con la consueta violenta cecità, la giornalista italiana, ahimé sul Corriere della sera del 16 luglio 2005".

Cos'è successo al Corriere perché pubblichino cose consimili? E all'Italia perché la redazione non venga querelata per averle pubblicate? Pubblicano anche i testi dei negazionisti in nome della libertà di opinione, forse?

Cordialmente anche se sbalorditamente

PS - "Certo, come ho già detto, è fuori questione discutere con loro. Discute forse un astronomo con un astrologo o con chi sostiene che la luna è fatt di gorgonzola? Tuttavia, dobbiamo perseguitarli in nome della verità? Non mi pare, a dispetto delle leggi adottate contro di loro in Germania e in Francia. La persecuzione, e adirittura quasiasi cosa assomigli alla persecuzione, genera martiri, e non è minimamente nel nostro interesse trasformare quella gente in martiri" (Pierre Vidal-Naquet: "Qui sont les assassins de la mémoire?" in Réflexions sur le génocide. Les juifs, la mémoire et le présent, tome III La Découverte 1995. ISBN 2-7071-2501-6.

Però c'è una differenza: nessun grande quotidiano occidentale pubblicherebbe mai testi di negazionisti, mentre il Corriere ha pubblicato quello della signora Fallaci.

Sono d’accordo con lei, soprattutto dopo il postscriptum. Il mercato (vendere, vendere, vendere) ha ammazzato tutto, a cominciare dal senso della misura

Caro Eddyburg, mi sento un po' fuori luogo in questo giorno triste per l'urbanistica italiana, in questi anni tristi per il diritto.

Possibile che la cecita' dilaghi in questo modo? E pensare che parecchi anni fa (nel 1980 ero ragazza) avevo considerato una grande sconfitta la sentenza n. 5 della Corte Costituzionale sull'articolo 16 della legge 865 del 1971. Qui invece di condono in condono siamo arrivati alla legge Lupi .....

Ora speriamo nel Senato (e nel Presidente della Repubblica per quanto riguarda il diritto e la giustizia).

Personalmente non mi illudo su questa destra, che non e' illuminata. Apprezzavo invece Montanelli, anche se non ne condividevo le idee. Quando uscì dail Giornale per fondarela Voce lo leggevo volentieri - ne conservo ancora il primo numero. Perchè penso ancora che possa esistere una destra alla Quintino Sella?

Mi hanno deluso inoltre le posizioni assunte dalla sinistra nelle ultime vicende e, soprattutto, nel caso della legge per il governo del territorio. Sono molto scettica nei confronti di quelle componenti politiche che - io spero - formeranno il futuro governo, ma non sono state capaci di coagularsi intorno ad un tema cosi' importante. Temo che la cultura urbanistica da sola, tra politici piu' sensibili all'aspetto televisivo degli eventi che agli impegni assunti, non riesca a costruire un coinvolgimento serio e profondo.

Ho l'impressione che in qualche modo si sia compromesso un delicato equilibrio, e che dovranno passare diversi anni per ricreare quell'interesse verso il bene pubblico che adesso è solo una parola che suona vana e falsa in bocca a chi ha costruito la sua fortuna elettorale al solo fine di recuperare quella economica, che prima del '94 sfiorava il baratro, e di eludere le conseguenze dei propri atti illeciti.

Possibile che non si reagisca?

Sarebbe bello se ci fosse una Destra come quella di Quintino Sella, e una Sinistra come quella di Enrico Berlinguer. Ma abbiamo questi, ed è con questi che dobbiamo fare i conti. Cercando di capire perché siamo scivolati così giù, e che cosa possiamo fare per risalire. Cominciamo con la legge Lupi.

Se fossi nei panni di Papa Benedetto XVI e ... avessi ancora un po' di dignità di uomo, di studioso, di politico, e di cristiano – oltre che di cattolico, dopo l'incontro di ieri con il Presidente della Repubblica Italiana, di fronte all'elevato ed ecumenico discorso di Carlo Azeglio Ciampi (lodevolmente, L'Unità di oggi, 25.06.2005, a p. 25, riporta sia il discorso del Presidente Ciampi sia di Papa Benedetto XVI), considerato il vicolo cieco in cui ho portato tutta la 'cristianità' (e rischio di portare la stessa Italia), prenderei atto dei miei errori e della mia totale incapacità ad essere all'altezza del compito di "Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale", chiederei onorevolmente scusa Urbe et Orbi, e ....convocherei immediatamente un nuovoConcilio!!!

Non me la sento di insegnare ad altri come fare un mestiere che non è il mio, ma credo che tutti abbiano apprezzato la difesa della laicità dello Stato italiano compiuta da Ciampi. La ringrazio dei documenti, che allego.

I DS respingono indignati i sospetti che dietro le scalate ai templi della finanza da parte dei nuovi ricchi divenuti tali per fortunate operazioni immobiliari ci sia la loro benevola accondiscendenza, favorita dalla alleanza con la finanza "rossa" delle cooperative. Fino a prova contraria, dobbiamo dar credito alla loro buona fede.Ma c'é qualcosa di ancora più preoccupante che il sospetto di connivenza di una forza politica di sinistra con le scorribande di fortune finanziarie nate dallo sfruttamento immobiliare: sono i Comuni, oggi, indipendentemente dal loro colore politico, che, sotto la pressione di bilanci sempre più vacillanti, vedono come unica prospettiva di sopravvivenza del loro ruolo sociale il tentativo di scremare qualche contropartita dalla trattativa su nuove previsioni edificatorie, su cui in gran parte si è alimentata la bolla speculativa immobiliare.Passi che qualche economista liberista come Luigi Cappugi proponga come rimedio omeopatico di mettere in "surplus" il mercato prevedendo un metro cubo di edilizia convenzionata per ogni metro cubo aggiuntivo di nuova edilizia libera (basterebbe riattivare l'applicazione della mai abrogata Legge 865/71, per ottenere un metro cubo di edilizia convenzionata per ogni metro cubo di edilizia "già prevista" nei piani regolatori), ma ciò che più scoraggia è che quando proponi ad amministratori comunali anche più a sinistra dei Ds (verdi, rifondaroli) di chiuderla con la stagione della "negoziazione programmatica" perché é un gioco truccato dove comunque si perde, ti guardano increduli e ti fanno capire che in fondo anche per loro la questione è contrattare "qualcosa in più" (più verde, più servizi, più edilizia convenzionata), e non bisogna avere la puzza sotto il naso se questo comporta previsioni d'uso del suolo incontrollate nei loro effetti finali.Ecco, è questa corruzione del senso comune che contamina anche la sinistra che mi pare lo scandalo di cui dobbiamo indignarci e preoccuparci. Non ho da aggiungere nemmeno una parola

Ho appreso solo ieri della rimozione dell'arch Cavalcoli dal suo posto di responsabile del PTCP, e della lettera pubblicata a fine maggio in questo sito. Sono dispiaciuto del ritardo, ma ci terrei moltissimo ad aderire alla sottoscrizione della lettera.

Conosco bene il lavoro svolto da Piero visto che abbiamo lavorato in parallelo negli ultimi anni, Piero sul PTCP di Bologna e io sul PTCP di Milano. Abbiamo vissuto assieme lo sforzo di creare una credibilità per la pianificazione provinciale, e quasi in contemporanea siamo arrivati all'approvazione del PTCP delle due province.

Il dispiacere per quanto è capitato personalmente lo ho già espresso a Piero personalmente. Qui vorrei invece esprimere il dispiacere e l'allarme per la distruzione delle più valide strutture urbanistiche all'interno degli enti, che sta assumendo i contorni della sistematicità, e sta avvenendo sia in amministrazioni di destra che di sinistra.

Nell'editoriale che ho letto nel sito sono citati alcuni illustri esempi di rimozioni, ma altri sono avvenuti negli ultimi 12 mesi. Due sono attribuibili al centro sinistra: una è quella che mi riguarda, quando a luglio scorso sono stato rimosso dall'incarico di responsabile del PTCP di Milano, ed un'altra è quella, a novembre scorso, del resposabile del PTCP di Torino.

Della settimana scorsa, e quindi freschissima, questa volta ad opera di una giunta di destra, è la rimozione della responsabile della pianificazione urbanistica della Regione Lombardia, che non penso sia esagerato definire, per la dedizione e la passione che ha dedicato alla materia urbanistica in molti anni di lavoro, come la memoria storica dell'urbanistica in questa regione. Con il suo spostamento (non si sa ancora a quale incarico) viene a mancare un riferimento per moltissimi comuni e province che con lei hanno sviluppato interessantissime sperimentazioni.

In questi casi la rimozione del dirigente, oltre ad essere un duro colpo personale per chi ha dedicato tanto tempo e passione allo sviluppo di competenze interne all'ente, rappresenta generalmente l'inizio dello smantellamento della struttura e delle competenze create, e lascia soprattutto il piano senza il presidio che ne possa seguire l'attuazione e la gestione. Purtroppo lo smantellamento degli uffici urbanistici più validi sta continuando, e assume anche altre forme oltre a quella della rimozione di dirigenti e funzionari. Nella pratica quotidiana sono costretto a vedere amministrazioni che preferiscono affidare in toto all'esterno la redazione del piano, invece di valorizzare gli uffici interni, anche quando questi sono competenti e si offrono volontariamente per sviluppare il piano.

Questa situazione dovrebbe a mio parere preoccupare anche tutti coloro che svolgono l'attività durbanistica come docenti o come professionisti, e non solo coloro che lavorano all'interno di un ente. L'urbanistica è in buona parte attività pubblica, e un valido ufficio urbanistico può svolgere un ruolo importante nell'innescare a livello locale processi virtuosi di innalzamento della qualità dei piani, di presidio sulla loro attuazione, e a medio-lungo termine di miglioramento della disciplina urbanistica stessa.

Lo spoil system sui dirigenti e sugli uffici urbanistici ha dunque subito un'accelerazione esponenziale negli ultimi dodici mesi, e credo che si debba dare maggiore voce a questo fenomeno che rischia di pesare sull'intera disciplina. Ho molto apprezzato l'iniziativa di Eddyburg per il caso di Bologna, e anzi, vista la superficialità della risposta dell'amministrazione di Bologna ad un appello firmato da 70 docenti, penso che si debbano organizzare iniziative ed eventi ancora più dirompenti, per costringere all'attenzione sul tema. Personalmente sono a disposizione per contribuire a questa causa e alle iniziative che si intendessero attuare.

Ringrazio per l'attenzione. Cordiali saluti

Mannaggia a chi, per "snellire, sburocratizzare, modernizzare" introdusse lo spoil system in Italia. Mannaggia a chi lo adopera in modo così scellerato. Mannaggia a chi non ha capito che una pubblica amministrazione efficace e autorevole è una delle componenti essenziali di un paese che voglia considerarsi adeguato ai tempi che viviamo, e che l'autonomia dal potere politico (e, al contrario, la fedeltà allo Stato) è un valore da non perdere se c'è, e da costruire se manca.

Che i danni delo spoil system siano molto più ampi di quello che emerge dai pochi nomi che, a memoria, ho citato, lei lo testimonia con chiarezza: Così come testimonia il fatto che nella gestione del territorio essi siano particolarmente gravi. Resistiamo, e lavoriamo perchè qualcosa cambi. Testimoniare non è sufficiente.

Egregio professor Salzano, per caso sono capitata nel sito Eddyburg e vi ho trovato un suo articolo in cui Lei cita mio papà, Filippo Hazon, scomparso nel 1996. A tal proposito, ho un paio di osservazioni da farLe a proposito della frase - "sembra dall'assessore democri-stiano Filippo Hazon, che "superava" le norme del piano regolatore vigente concedendo concessioni edilizie (allora si chiamavano ancora "licenze di costruzione") là dove non si sarebbe potuto, con l'ipocrita formula della "licenza in precario"

Innanzitutto ritengo assai scorretto dare praticamente dell'imbroglione ipocrita a una persona basandosi su un "sembra": se tutti si mettessero a pubblicare calunnie basandosi sulle proprie senzazioni saremmo tutti calunniati e calunniatori. Ancora peggio se il soggetto del "sembra" non può neppure rispondere...

Aggiungo inoltre che la parola tra virgolette "superava" non si addice proprio a mio papà: non so se lei abbia mai avuto occasione di incontrarlo, ma sappia che per indole e per genetica era persona corretta e schiva, forse troppo rude, certo non ipocrita, ma certamente non uno a cui piaceva "superare" gli ostacoli con gabole e imbrogli.

Mi risulta tra l'altro che molto del poco verde milanese sia opera sua. Infine in generale non gradisco affatto che il nome di mio papà compaia in un articolo inerente a Tangentopoli: nulla e nessuno hanno mai potuto legare mio papà a quel fenomeno o ad altri ladrocini di stato: la mia famigli NON ha mai avuto una lira che non fosse guadagnata onestamente ne all'epoca al comune di Milano nè poi in Regione, e, al di là del denaro, papà non era certo uno che si piegava o convinceva davanti a favori, promesse, regali: si informi per esempio su come andarono le cose nei primi anni del Novanta al termine del suo ultimo incarico pubblico presso il Policlinico, ultima vicenda che lo vide "sacrificato" proprio alla sua onestà e rettitudine. Con questo non dico certo che fosse un eroe, ma semplicemente un politico corretto, non è giusto legare il suo nome a vicende che proprio non gli si addicevano.

Detto ciò la pregherei di tagliare la frase in oggetto dal suo articolo, in caso contrario vedrò di attivarmi come meglio mi consiglierà il mio legale. Cordiali saluti

L’articolo che lei cita è molto antico, è stato pubblicato sul n.3, 1992, della rivista Democrazia e diritto, quindi è molto anteriore alla scomparsa di suo padre. Mi rendo conto che eddyburg.it è molto più facile da raggiungere di una rivista scientifica. È per questo che solo tredici anni dopo la pubblicazione dell’articolo la famiglia di Hazon se ne accorge. Ma non è mai troppo tardi.

So bene chi era Filippo Hazon, sebbene non l’abbia conosciuto personalmente. È stato uno di quei democristiani che hanno affrontato con serietà e impegno i problemi dell’amministrazione della città. I suoi sforzi per avviare la pianificazione intercomunale nell’area milanese, ad esempio, non sono dimenticati. Ciò nonostante, è proprio negli anni in cui è stato assessore all’urbanistica che è stato praticato quello strano sistema di “licenze in precario” che non io ma l’allora sindaco di Milano, Pietro Bucalossi, battezzò “rito ambrosiano”. La letteratura urbanistica è ricca di riferimenti in proposito. Allego un brano del saggio di Annapaola Canevari del 1986 che lo testimonia. Ma potrei produrre una bibliografia ben più ricca: se non mi premesse risponderle subito su di un punto.

Non bisogna confondere (almeno, io cerco di non farlo) il giudizio sulla persona dal giudizio sull’evento: l’errante con l’errore. Il personale democristiano di quegli anni ritenne che per risolvere alcuni problemi ritenuti prioritari (la tempestività alle risposte a determinate esigenze) si potessero individuare scorciatoie alle regole generali. A Milano, in quegli anni, la cosa assunse caratteristiche macroscopiche. A mio parere fu su questa prassi che si innestò il successivo fenomeno della deregulation e dell’”urbanistica contrattata”. Ed infine su questo tessuto di subordinazione delle regole a interessi specifici che si sviluppò poi il fenomeno, a mio parere devastante, di Tangentopoli: quando l’addomesticamento delle regole, da pratica (secondo me sbagliata) adoperata per obiettivi ragionevoli (e comunque vissuti dai protagonisti come d’interesse generale), diventò prassi ordinaria per accrescere il potere di persone o di gruppi.

Lei ha ragione nel dire che ho sbagliato a dire “sembra”, poiché di certe affermazioni bisogna essere certi. In quel caso tuttavia l’espressione dubitativa esprimeva una riserva a favore di Filippo Hazon. E se qualcuno testimoniasse che si è opposto alla pratica delle “licenze in precario” pubblicherei senz’altro il documento. Emendare il testo di un articolo già pubblicato (tredici anni fa) esula dalle mie possibilità. Ciò che farò è inserire, nel mio sito, un collegamento alla sua lettera, alla mia risposta e allo stralcio dell’articolo di Canevari.

La ringrazio dell’occasione che mi ha dato di precisare ciò che pensavo e che penso.

È importante che questi referendum raggiungano il quorum. È difficile ma bisogna provarci! Se andiamo a votare, andiamoci domenica mattina: faremo registrare una percentuale di afflusso alta... hai visto mai che qualche fautore del "no" si spaventi e vada a votare?

Giochiamocela fino in fondo, è un piccolo sacrificio ma ci potrebbe dare una possibilità in più. ovviamente c'è bisogno che partecipi quanta più gente possibile, quindi inoltra questa mail a tutti i tuoi amici che sai che voteranno "sì". Mi sembra un buon consiglio. Farò così. Anche per protestare contro questa ignobile furbata di annettere gli astenuti veri ai NO

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