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È un'altra Italia quella che ha vissuto Edoardo Salzano. Urbanista. amministratore pubblico, ex assessore a Venezia, giornalista. Un intellettuale e un politico che ha traversato l'ultima metà del secolo partecipando attivamente al cambiamento.Ce lo racconta in «Memorie di un'urbanista. L'Italia che ho vissuto (Corte del Fontego, 240 pgg. 20 euro), titolo riduttivo per un volume denso, aperto da un prologo di memorie giovanili, e quello era davvero un altro secolo. Poi il registro cambia, si fa più politico: per questo figlio della borghesia napoletana (suo nonno è il generale Armando Diaz, che annunciò la disfatta il 4 novembre 1018) gli anni dell'università romana e l'inizio della professione sono fondanti. Gli si apre davanti un mondo intellettuale ricchissimo, conosce Franco Rodano, Pietro Scoppola, Dado Morandi, Alberto Durante. Negli anni del dopoguerra e del boom, tra neorealismo e ansia di modernità, scopre una bussola che userà per tutta la vita: il primato dell'interesse pubblico, civile, sulla proprietà privata e sull'ansia speculativa. La crescita, l'evoluzione delle città va governata con mano ferma e indifferente alla proprietà dei suoli ma attentissima alle esigenze e ai diritti di chi le abiterà. Primo tra i quali, il diritto alla città.
L'entusiasmo da ricercatore e l'impegno nel sperimentare nuove strade lo porta a collaborare alla rivista francese Esprit e a quella italiana Il dibattito politico con Mario Melloni e Tonino Tatò, Beppe Chiarante, Ugo Baduel, Lucio Magri.


Poi approda al Ministero dei Lavori pubblici, insieme a Vezio De Lucia, Antonio Cederna, Marcello Vittorini, Fabrizio Giovenale, Giovanni Astengo... Corollario, l'impegno da consigliere comunale del Pci a Roma insieme a Aldo Natoli e Piero Della Seta, la battaglia per salvare aree verdi dalla speculazione, prima di tutte Capocotta. Lavora all'Inu, assiste al suo declino, s'impegna all'università e, è ormai il 1975, diventa assessore a Venezia. Assisterà poi al declino della politica, alla demolizione della pianificazione, alla mercificazione della cosa pubblica sottomessa ai progetti privati iniziata da tangentopoli e da Milano2, oggi diventata quasi senso comune, azione di governo. Anche perché, insiste Salzano, politica e urbanistica dovrebbero saper guardare al futuro, questa nel modificare le città, quella nel costruire la società. Senza, si asfissia nelle miserie quotidiane.

Ma non si sente uno sconfitto, Eddy Salzano, nell'era dell'urbanistica neoliberista, quella alla Lupi per intenderci, che lascia il sestante delle decisioni in mano alle lobby del mattone e spregia gli interessi collettivi. Ottantenne sempre curioso del nuovo, indaga tra i movimenti di base, studia, si documenta. E ha fondato un sito internet, «Eddyburg» che è ormai punto di riferimento per chiunque si interessi di urbanistica. Attualità politica, riflessioni, polemiche. E una serie di articoli documentatissimi si scempi e orrori, dall'invasione dei centri commerciali - non-luoghi patinati, finti villaggi - all'incessante avanzata dello sprawl, il consumo di territorio pezzo a pezzo. E alla devastazione del paesaggio, patrimonio e ricchezza d'Italia. Eddyburg è luogo di incontro e di conoscenza per urbanisti e non solo. Perché, conclude Salzano, l'urbanista - quello vero, che a a cuore il futuro della città per cu lavora e la qualità della vita dei suoi cittadini - non può che essere un intellettuale dai saperi vasti, il cui campo di lavoro è interdisciplinare. E la rete è uno splendido medium.

La funesta parola “sfruttamento” torna ad affacciarsi sul Vajont. Già c’erano stati, in passato, altri progetti, tutti giustamente naufragati sull’onda dell’indignazione che avevano suscitato. Ora viene presentato il progetto di un nuovo impianto idroelettrico, i cui contenuti sono ancora tutti da chiarire, ma che ha comunque un inaccettabile punto di partenza: l’utilizzo dell’acqua del torrente Vajont, in un territorio dove la logica della privatizzazione di un bene comune, l’acqua, è arrivata alle sue estreme conseguenze.

La parola “sacro” non va spesa alla leggera, ma quel territorio, quella diga, quei paesi non possono essere un’altra volta oggetto di sfruttamento in nome di un malinteso “sviluppo”. Quel territorio e quell’acqua sono “sacri” perché non soltanto conservano i segni di una tragedia, ma custodiscono una memoria comune, delle popolazioni del Vajont e dell’umanità intera.

Il Vajont ha ottenuto nel 2008 (Anno internazionale del Pianeta Terra) un riconoscimento significativo dall’Onu: quello di essere stata la più grande tragedia al mondo che si poteva evitare, provocata dall’incuria umana, cioè dall’uomo e non dalla natura, esempio negativo del fallimento di ingegneri e geologi. Il Vajont è così entrato al primo posto di una graduatoria mondiale che, per quanto “negativa”, lancia un monito a lavorare tutti per evitare che tragedie simili si ripetano. Se le cause della tragedia del Vajont sono da ricercare nella corsa al profitto e nello sfruttamento delle risorse della natura, l’iniziativa propugnata dalle Società EN&EN – Martini e Franco e dalle Amm. di Castellavazzo, Longarone ed Erto Casso va nella direzione opposta.

L’affermazione più sconcertante viene da Franco Roccon, sindaco di Castellavazzo, che rende più che esplicito il punto di caduta culturale e politico: l’Associazione Superstiti e Comitato sopravvissuti, dice Roccon, “difendono la memoria”, mentre gli altri, quelli che “vivono oggi sui territori devastati un tempo dalla tragedia, guardano al futuro”. I superstiti, dunque, sarebbero persone prigioniere di un passato che non vuol passare, ancorati a una tragedia superata? E a quale futuro bisognerebbe guardare?

Il “futuro” è contenuto nel nuovo progetto idroelettrico che evidentemente tanto “progetto” non è, visto che già ci sono accordi precisi con il Bim Gsp, che gestirà l’opera e di cui è presidente, guarda caso, proprio il sindaco Roccon. Nessuno, fino ad oggi, ne sapeva niente: ma evidentemente il piano è già stato presentato negli uffici e condiviso dai sindaci, prima ancora di essere sottoposto alla discussione e al vaglio della popolazione.

Quel “futuro” è un passato già visto. Già visto sul Vajont, dove la gente a suo tempo è sempre stata tenuta all’oscuro di che cosa si consumava sulla sua pelle. Già visto nei molti comuni dove in anni più recenti si è continuato a saccheggiare un bene comune, l’acqua, e a compromettere l’ambiente e gli ultimi torrenti della montagna con la richiesta e la costruzione di decine di nuove centrali idroelettriche. La filosofia di fondo è ancora quella di una volta: “valorizzare”, “sfruttare”, “utilizzare” fino all’ultima goccia l’acqua della montagna, in nome dello “sviluppo” e assecondare la progressiva privatizzazione di beni comuni paradossalmente riconosciuti come patrimonio dell’umanità.

Altro che ricchezza inutilizzata. La vera miseria è l' assenza di un’idea di futuro sostenibile fondata sulla bellezza di queste montagne: è la miseria di amministratori rassegnati che si dicono costretti a svendere il territorio per far fronte ai tagli indiscriminati di un governo “amico” e federalista; è la miseria morale di chi dice che il passato è passato e che è meglio sfruttare noi ogni rivolo d’acqua comprese quelle del Vajont prima che ci pensi qualcun altro.

La storia del Vajont in realtà ci ha lasciato l’inesauribile valore e testimonianza di chi ha denunciato gli scempi del prima e del dopo, di chi ha lottato per la giustizia sociale ed ambientale, di chi ha sempre ribadito che la dignità e la memoria non avevano e non hanno un prezzo. Da questi esempi e da questa ricchezza partiranno i cittadini bellunesi per impedire la realizzazione di questo progetto.

Associazione culturale “Tina Merlin” – Comitato Acqua Bene Comune

Oggi(12 novembre) ho visto delle scene vergognose, indecorose per la democrazia e la libertà politica in questa città. In Provincia, presso la sede di Cà Corner, le forze dell’ordine, inspiegabilmente, hanno deciso che il diritto di partecipare a riunioni pubbliche da parte dei cittadini può essere revocato a discrezione, e che la repressione fisica diviene lecita quando i cittadini reclamano l’esercizio del diritto, sancito dalla Costituzione italiana, a partecipare alla vita politica e ad esprimere liberamente la propria opinione.

Oggi, venerdì 12 novembre, alle ore 15, nella sede della Provincia di Venezia il ministro Renato Brunetta esponeva, in una riunione pubblica, il suo progetto della nuova Legge speciale per Venezia. Un nutrito gruppo di cittadini di ogni età e ceto sociale voleva entrare per sentire l’illustrazione del progetto. A questi cittadini, respinti e presi più volte a spintoni e a manganellate, è stato impedito, fino alla partenza del Ministro relatore, di entrare mentre l’ingresso era riservato inspiegabilmente solamente a ogni consigliere eletto in Provincia, Comune e Municipalità. Una scelta inspiegabile e un palese abuso di potere! Oggi dalle 15 alle 16 in Provincia i cittadini venivano divisi in due categorie, una buona (tutti) e una sana (i consiglieri eletti) mentre l’ora dopo in Comune l’ingresso era libero per tutti! Da sottolineare la particolare attenzione rivolta dalle forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa ai contestatori più giovani, vittime preferite dei manganelli degli agenti più scalmanati. Ma l’episodio più indecoroso è stata l’assoluta mancanza di proteste e di aiuto da parte dei consiglieri di centrosinistra presenti in Provincia! Evidente il tentativo di intimidire non solo le voci critiche nei confronti di Brunetta, ma soprattutto di creare un precedente repressivo per mettere in guardia chiunque oserà contestare il discutibilissimo progetto di una Nuova Legge Speciale per Venezia che si basa sul totale stravolgimento delle due Leggi Speciali precedenti per regalare la Laguna e Venezia agli speculatori di ogni tipo! Un assaggio, un anticipo delle future azioni repressive nei confronti di chiunque disturbi il sommo manovratore… ma noi sapremo resistere e lotteremo per la democrazia e il diritto al dissenso nella nostra città, per salvarne il futuro contro chi la vuole uccidere!

Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica Italiana on.le Giorgio Napolitano,

l’enfasi contenuta nelle dichiarazioni che Ella ha rilasciato a seguito dei gravi episodi di dissesto idrogeologico che hanno colpito la nostra nazione ci sprona ad inviarLe questa lettera aperta chiedendoLe di aderire – anche solo a titolo personale – alla Campagna Nazionale “ Stop al Consumo di Territorio”.

Una campagna d’opinione nata nel Dicembre 2008 alla quale aderiscono attualmente oltre 40.000 cittadine e cittadini e circa 250 tra associazioni e comitati locali.

Il manifesto che le alleghiamo è pubblicato sul sito web nazionale e anche attraverso il social network Facebook, Ella potrà leggere i nomi e i cognomi di tutti gli aderenti, nonché vederne i volti.

La campagna si propone di bloccare il consumo di suolo, proponendo di recuperare il patrimonio edilizio esistente e limitando l’occupazione con nuove costruzioni, se veramente necessarie, alle sole aree già urbanizzate.

Nel contempo la campagna promuove la cura, la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio, degli edifici e del patrimonio storico e artistico. Politiche che potrebbero essere un ottimo volano virtuoso per l’economia, aprendo centinaia di cantieri che salvaguardino non solo il patrimonio naturale e le bellezze del nostro paese, ma la vita stessa dei cittadini.

Il pericoloso dissesto idrogeologico si accompagna alla grave compromissione del valore culturale della nostra nazione.

Il recente crollo della Domus dei Gladiatori di Pompei, un gioiello unico al mondo e che avremmo dovuto custodire per le prossime generazioni e per l’intera umanità, è solo l’ultimo caso, forse il più eclatante, indicativo del lungo processo di degrado in atto nel nostro Belpaese.

L’art. 9 della Costituzione così recita: La Repubblica (…) tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.I padri costituenti ci hanno assegnato un chiaro compito: adottare precauzioni per difendere e salvaguardare un bene comune, non riproducibile e non mercificabile quale è il territorio.

Osservando con angoscia le immagini sempre più frequenti di terribili colate di fango che cancellano vite umane e trascinano a valle i sacrifici di tanti lavoratori, disastri che spesso conseguono alle colate di cemento che sigillano il territorio e deturpano il paesaggio, sentiamo il dovere di rivolgerLe questo invito:

Illustrissimo Presidente, unisca la Sua firma alla nostra, perché, la terra d’Italia non l’abbiamo ottenuta in eredità dai nostri padri, ma l’abbiamo ricevuta in prestito dai nostri figli.

Con osservanza e stima,

per la Campagna Nazionale Stop al Consumo di TerritorioDomenico Finiguerra

(Sindaco di Cassinetta di Lugagnano)

Alessandro Mortarino

(Segreteria Campagna)

Renata Lovati

(Contadina)

Gino Scarsi

(Artigiano)

APPELLO

in calce le adesioni pervenute all’8 novembre 2010. Inviare la propria adesione per e-mail a info@altroveneto.org

Con 550 milioni di tonnellate l'Italia è il terzo Paese europeo per emissioni di gas serra.

Il protocollo di Kyoto prevedeva per l’Italia una diminuzione del 6,5% dei gas serra entro il 2010, ma ad oggi le emissioni lorde italiane sono aumentate del 7,1 %, soprattutto a causa dell'aumento dei consumi per trasporti (+24%), della produzione di energia elettrica da fonti fossili (+14%) e della produzione di riscaldamento per usi civili (+5%).

Nel nostro Paese le merci continuano a viaggiare prevalentemente su strada (71,9% nel 2008), poco in nave (18,3) e pochissimo su ferrovia (9,8). Il tasso di motorizzazione è altissimo: 598 auto ogni 1000 abitanti (+91 % dal 1980). Fatto 100 il volume economico sviluppato dal trasporto su gomma, si stimano nel 40% le ricadute economiche positive, mentre ben il 60% sono esternalità negative che ricadono sulla collettività.

Il consumo di suolo in Italia ha raggiunto livelli insostenibili con gravi ripercussioni sull’ambiente, il paesaggio e la salute; si può stimare in circa 21.500 kmq la superficie totale ad oggi cementificata (circa 500 kmq ogni anno). La speculazione edilizia e la spirale costituita da strade, nuovi insediamenti, aumento del traffico, ancora nuove strade…sembra inarrestabile.

In molte città italiane si registrano tassi di inquinamento atmosferico elevatissimo; la Pianura Padana è tra le regioni più inquinate del mondo. Una delle principali cause dell’inquinamento atmosferico è dovuta al trasporto stradale.

L’Italia ha un’impronta ecologica (dati 2005) di 4.2 ettari globali e un deficit ecologico di 3.1 ettaro globale pro capite, agli ultimi posti rispetto agli altri paesi europei.

A fronte di questa grave situazione ambientale, e in contrasto con gli innumerevoli appelli alla sostenibilità ambientale, i Governi di centro-destra e di centro-sinistra degli ultimi 15 anni, con la complicità delle Regioni interessate, hanno avvallato una delle più grandi e devastanti opere della famigerata Legge Obiettivo, l’autostrada Orte-Mestre; un progetto inutile e devastante del costo di 10 miliardi di euro, che sta per materializzarsi.

L’autostrada attraverserà cinque Regioni (Lazio; Umbria; Toscana; Emilia Romagna; e Veneto) 11 province e 48 comuni; il tracciato prevede solo in parte la riqualificazione della E-45, si sviluppa in parallelo alla SS 309 Romea e ha numeri da brivido:

396 km di lunghezza

139 km di ponti e viadotti

64 km di gallerie;

20 cavalcavia

226 sottovia,

83 svincoli

2 barriere di esazione

15 aree di servizio

OPERA INUTILE, COSTOSA E DEVASTANTE

Provoca gravi danni ambientali a carico di importanti zone di interesse storico, paesistico, ambientale (es. Parco del delta del Po, Valli di Comacchio e Mezzano, Laguna sud, Riviera del Brenta, Parco delle Foresti Casentinesi, valli dell’Appennino centrale…).

Comporta un elevato consumo di suolo, per la maggior parte libero, e il frazionamento di numerosi fondi agricoli.

Favorisce la cementificazione delle aree libere attraversate o adiacenti agli svincoli;

Determina un sensibile aumento dell’inquinamento atmosferico e acustico, accentua il rischio idraulico soprattutto nelle aree più fragili.

Privilegia ancora una volta il trasporto su gomma a scapito di quello ferroviario e marittimo, più sostenibili.

È inutile in quanto i flussi di traffico attuali e futuri che interessano la SS 309 Romea e la E-45 non giustificano in alcun modo la costruzione di un’altra autostrada che diventerebbe di fatto un doppione della A-1 e della A-14/A-13.

È un enorme spreco di denaro pubblico: con di 10 miliardi di euro (di cui 1,4 miliardi pubblici e 8,6 miliardi anticipati dai privati) l’Autostrada Orte-Mestre è l’opera in assoluto più costosa tra quelle inserite nella Legge Obiettivo. Meno della metà dei soldi destinati alla Mestre-Orte sarebbero sufficienti per sanare il dissesto idrogeologico dell’intero Paese.

Ha tempi lunghi e distoglie risorse dalla messa in sicurezza di SS 309 e E-45: dedicare finanziamenti pubblici alla progettazione e alla realizzazione di una nuova autostrada tra 10-15 anni, impedisce oggi di risolvere il problema inderogabile della messa in sicurezza della Romea o della E-45.

Favorisce il deprecabile business delle concessioni autostradali e le cricche di appaltopoli: la cordata guidata dalla GEFIP Holding dell’europarlamentare PdL Vito Bonsignore punta con questa operazione a diventare il terzo polo autostradale d’Italia.

I soldi anticipati dai privati saranno ampiamente ripagati con i pedaggi autostradali e con altri servizi pagati dai cittadini ai gestori per 39 anni. È poi un dato di fatto che, in Italia, gli appalti legati alle grandi opere costituiscono un’ottima occasione per il malaffare e per le infiltrazioni mafiose.

LE ALTERNATIVE ESISTONO:

SONO MENO COSTOSE, MENO IMPATTANTI

E FACILMENTE REALIZZABILI

Messa in sicurezza SS 309 Romea: il progetto di autostrada Orte-Mestre non prevede alcun intervento per la messa in sicurezza della Romea, una delle strade più pericolose d’Italia. Il rifacimento del manto stradale, la predisposizione di corsie di emergenza, di piazzole di sosta, il miglioramento della segnaletica, la eliminazione degli incroci a raso, ecc… sono interventi possibili in 2-3 anni e con spese molto contenute.

Deviazione del traffico pesante sulla A-13: il collegamento autostradale Mestre-Ravenna esiste già ed è l’autostrada Padova-Bologna, eventualmente potenziabile. Da Ravenna è possibile deviare i T.I.R. dalla SS 309 verso Ferrara attraverso il raccordo autostradale “Ferrara mare”, oppure attraverso il completamento delle varianti alla SS-16 già previsto nel Piano dei Trasporti della Regione Emilia-Romagna La statale Romea così sgravata sarebbe più che sufficiente per supportare il traffico locale e di media percorrenza e potrebbe essere finalmente valorizzata sotto il profilo turistico. La deviazione dei TIR sull’asse A-13 sarebbe anche più logica visto che la linea degli interporti si sviluppa proprio tra Ferrara, Rovigo e Padova.

Messa in sicurezza della E-45: anche questa arteria, vecchia e pericolosa, e perennemente cantierizzata, richiede interventi definitivi di riqualificazione, senza la sua trasformazione in autostrada. Il progetto di ANAS prevede per questo tratto delle varianti estremamente impattanti, soprattutto in corrispondenza del nodo di Perugia; inoltre il potenziamento di questa arteria costituirà un potente attrattore di traffico con gravi ripercussioni ambientali per le valli dell’Appennino centrale.

Potenziamento del trasporto marittimo: la conformazione dell’Italia favorisce più che in altri Paesi il potenziamento delle merci via nave, mentre l’autostrada in progetto fungerebbe da collegamento stradale tra i porti di Civitavecchia, Ravenna e Venezia in palese contrasto e forte concorrenza con il sistema di trasporto marittimo La Comunità Europea punta decisamente verso il trasporto marittimo delle merci, una modalità che consente collegamenti più rapidi, più economici e soprattutto meno impattanti rispetto alla gomma. Dal 2007 ad oggi i fondi europei per lo sviluppo della rete TEN-T marittima ammonta a 7,13 milardi di euro, in Italia si continua a perseguire il modello obsoleto del trasporto stradale.

Potenziamento del trasporto ferroviario: la ferrovia costituisce una valida alternativa alla gomma, sia per il trasporto delle merci che dei passeggeri. In alcuni casi, gli stesi enti che promuovono la Orte-Mestre, finanziano allo stesso tempo progetti per lo sviluppo o il potenziamento di tratte ferroviarie lungo la medesima direttrice (es. collegamento Venezia-Chioggia, riapertura della linea Civitavecchia-Orte).

Adesioni nazionali:

Legambiente Nazionale, Italia Nostra Onlus, Movimento Nazionale Stop al Consumo di Territorio

Associazione Nazionale Pro Natura, Forum Ambientalista, eddyburg.it, …

Adesioni locali:

Legambiente Veneto, Legambiente Emilia Romagna, Legambiente Umbria, Circolo Legambiente Perugia, Circolo Legambiente di Bologna, Circolo Legambiente Ravenna, Circolo Legambiente Adria, Circolo Legambiente Sarmazza (Saonara - PD), Circolo Legambiente Riviera del Brenta, Italia Nostra Umbria, Italia Nostra Perugia, Attac Ravenna, ATTAC Perugia, Collettivo Byzanthium Ravenna, Gruppo Regionale Movimento 5 stelle Emilia Romagna, Movimento 5 Stelle Ravenna, Movimento 5 Stelle Rovigo, Movimento 5 Stelle Chioggia, Associazione Naturalisti Ferraresi, Associazione Ravenna Viva, Gruppo Regionale Verdi Emilia Romagna, Ecoistituto del Veneto Alex Langer, Rete dei Comitati del Polesine, CAT (Comitati Ambiente e Territorio Riviera del Brenta Miranese), Rete NO AR, Laboratorio Mirano Condivisa, ALTROVE (Rete dei Comitati e delle Associazioni del Veneto),…

Adesioni personali:

Anna Donati (esperta in territorio e mobilità sostenibile), Massimo Carlotto (scrittore), Paolo Cacciari (esponente movimento Decrescita), Ennio Caggiano (medico), Edoardo Salzano (urbanista), …

Caro Eddyburg, purtroppo la distruzione di Malfatano, della quale più volte si è occupato anche eddyburg, procede ad una velocità che toglie il respiro. Ma non possiamo permetterle di toglierci anche la speranza. Malfatano, Amal Fatah - come dice il suo nome - è sempre stato il “Luogo della Speranza”. Ora una norma transitoria e inspiegabili nulla osta vorrebbero trasformare quel territorio unico e intatto in un anonimo Malfatano Resort, che inghiotte la bellezza e s’impadronisce dei luoghi.

“Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate” ripetono ogni giorno più forte le arroganti costruzioni che assediano e sovrastano i muretti a secco, l’ovile e il furriadroxus del coraggioso Ovidio. Ma la Speranza resta là, ancorata nel porto punico e abbarbicata sul promontorio di Capo Malfatano. Perchè crede in un principio fondamentale della nostra Costituzione: la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. E’ davvero l’ultima speranza, caro Eddyburg. Ma, forse, l’inizio di questa distruzione servirà a farci capire che il vero “sviluppo” nasce solo dal rispetto e dalla cura delle culture locali. E che il benessere della popolazione non si misura dal numero delle case o degli alberghi presenti sul territorio. Ne parleremo a Cagliari, domani, durante l’incontro di cui ti allego la locandina. Grazie per essere anche la nostra voce. Un forte abbraccio a tutto il popolo di eddyburg .

Auguri a te, e a noi tutti, e a quelli che potranno godere ancora l’antica bellezza della Sardegna e dei suoi paesaggi se riusciremo oggi a resistere e ad opporci

Mercoledì 29 a mezzanotte si sono chiuse le votazioni del festival cinematografico on-line Viaemiliadocfest.

Il film Il suolo minacciato è risultato secondo con 1108 voti. Negli ultimi giorni il film è stato a lungo in testa ed è sembrato possibile poter vincere il premio per il film più votato dal pubblico. Proprio sul filo di lana siamo però stati superati dal film L’estate spezzata, un documentario sulla strage di Bologna a trent’anni dall’evento. Poco male. L’obiettivo primario era arrivare tra i 5 film più votati per potere partecipare al concorso finale che si terrà a Reggio Emilia tra il 15 e il 17 ottobre (qui il programma: http://www.viaemiliadocfest.tv/programma_viaemilia.php ) e concorrere al premio di miglior documentario e soprattutto alla messa in onda sul canale satellitare Current TV.

Ciò che più conta, al di là dei premi, è infatti la diffusione del film e del suo messaggio. La competizione on-line è stata una bella occasione per allargare il pubblico del film e raggiungere nuove persone attraverso il tam-tam della rete. Il sito di Eddyburg ha svolto da questo punto di vista una opera fondamentale. Ringrazio di cuore Eddy per l’entusiasmo e la costanza con cui ha promosso il film e tutte le persone, che attraverso Eddyburg, lo hanno sostenuto e fatto conoscere. Noi nel frattempo proseguiremo con le nostre proiezioni sul territorio, mettendo a disposizione il film a tutte le associazioni, i movimenti, i comitati, le persone che ne fanno richiesta. Il prossimo appuntamento è il 14 ottobre a Villafranca di Verona, dove è in progetto la realizzazione di Motor City, una new town per i motori che prevede di consumare 460 ettari di suolo in mezzo alla campagna risicola del veronese.

Nell’Italia della rendita e delle speculazioni immobiliari, motivi ed occasioni per continuare a diffondere il film purtroppo non mancano.

Chi volesse contattarci può scrivere a
info@ilsuolominacciato.it

Grazie ancora a tutti per il sostegno e arrivederci alle prossime proiezioni!

Abbiamo sostenuto con entusiasmo il film perchè ci sembra, insieme, molto utile e molto bello. Se non riusciamo a illustrare le idee in cui crediamo dimostrando la loro utilità e aggiungendo bellezza alla vita non riusciremo mai a farle diventare idee vincenti. Grazie a te e ai tuoi collaboratori, Nicola

Il sito ripropone il sagace dialogo formulato da Calvino tra il Gran Kan e Marco Polo nelle “città invisibili”. Si chiedeva il Kan “se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale”; e il saggio viaggiatore replicava con l’ attegiamento di “cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” Un dialogo di pensieri lineari e conseguenti che mi sembrano appropriati per rilanciare con fermezza la realizzazione di spazi pubblici di qualità; per rendere vivibile la città con progetti che puntino al benessere dei residenti. La città progredisce e si modifica in armonia se parte da questa attenzione di base.

Sono stato in vacanza otto giorni a Barcellona e ne sono tornato soddisfatto oltre che sorpreso: Una storia molto simile a quella di Napoli a partire dalla fondazione romana col tracciato ippodameo in un sito naturalisticamente simile a quello di Neapolis.

Ma Barcellona è molto più avanti per la qualità urbana raggiunta: percorsi pedonali e bicicletta pubblica, parchi e giardini prossimi alle residenze e un centro storico ben valorizzato. Rimangono certo zone con incognite e questioni ancora da risolvere, come l’area del Forum, dove comunque sono già realizzati strade e luoghi pubblici con contenimento del traffico auto e attenzione per i residenti. Molto belle le realizzazioni di spazi pubblici sul litorale dal Porto a Barceloneta: La Rambla del mar, la bellissima spiaggia, e poi i moli con ormeggi per le piccole barche realizzano un rapporto col mare ben recuperato per i cittadini. Il Villaggio Olimpico si è ricostituito come residenza stanziale con verdi viali pedonalizzati. L’ Università ha la sua sede storica nel centro città, con giardini aperti al pubblico, ma la sua presenza è concentrata nella Città Universitaria della periferia nord-occidentale. Sempre qui, sulla collina di Sarrià, si trova il Centro Sportivo Universitario di fronte a cui si trovano alcune ben organizzate case dello studente. Tutte opere e percorsi di grande qualità architettonica e paesaggistica con una attenzione particolare riservata gli spazi pubblici.

Il 5 settembre dell’anno scorso eddyburg pubblicava, nella Posta Ricevuta, le mie osservazioni critiche sul Programma Centro Storico del Comune. Sono stato parecchi anni impegnato per la valorizzazione della città antica da realizzarsi non solo col recupero e la manutenzione dei monumenti ma con la realizzazione di un ampio parco archeologico, verde e pedonalizzato, come pure ricostituendo il tessuto socio economico legato tanto alle attività della tradizione come alle tecnologie innovative per il disinquinamento, il risparmio energetico e il recupero dei materiali. Potremo avere ancora nel Centro Antico, come previsto dal Prg, un vasto Parco Archeologico con piazze, percorsi pedonali, fontane e zone alberate? Il cuore del Centro Storico potrebbe avere oltre al patrimonio artistico monumentale valorizzato, anche funzioni utili alla cittadinanza tutta: uffici pubblici e centri culturali nel ricchissimo scenario di antichità recuperate e luoghi di culto di una tradizione ancora molto sentita. Mi auguro che la cultura democratica, quella delle amministrazione di sinistra degli anni settanta, come quella più recente della prima stagione dei sindaci, riemerga in tempo per evitare la perdita di una ennesima occasione storica della nostra città: Napoli guadagni oggi la fisionomia, gli spazi, la vivibilità e il respiro di una grande città europea e mediterranea nel suo Centro come nelle periferie, lungo la costa come sulle colline.

Caro eddyburg, so che avete molto apprezzato Il suolo minacciato, tanto da inserirlo nelle segnalazioni. Vorrei comunicare a quelli, dei visitatori del sito, che condividono il vostro giudizio, che il nostro film è stato selezionato per il festival on-line “Via Emilia Doc Fest. I film selezionati sono in tutto 30 e sono visualizzabili sul sito del festival, esattamente qui. E’ possibile votare fino a 3 film. Per votare basta cliccare sull’apposito bottone che avvia una procedura di registrazione molto semplice ed immediata. Le votazioni rimarranno aperte fino al 29 settembre. I 5 film più votati saranno i finalisti del concorso e verranno proiettati in un cinema a Reggio Emilia dal 15 al 17 ottobre dove una giuria eleggerà il vincitore della rassegna. Uno dei film finalisti verrà inoltre premiato con una proiezione sul canale satellitare Current TV. Per sperare di arrivare in finale è dunque fondamentale raccogliere il più alto numero di voti on-line. Se Il suolo minacciato vi è piaciuto e vi sembra utile allora, dopo aver guardato anche gli altri film in lizza, votatelo. Grazie.

Il vostro film ci è davvero piaciuto molto. Crediamo che molti lettori di eddyburg lo voteranno, proprio perché è – al tempo stesso – molto bello e molto utile. Da quando lo abbiamo visto cerchiamo di diffonderlo, e ci piacerebbe che andasse nelle scuole e nelle sale cinematografiche. Forse se Il suolo minacciato ottenesse questo premio ...

In arrivo in Abruzzo la legge “Colata”. Un sacco edilizio rovinerà per sempre la regione? In Consiglio Regionale il blitz estivo per approvare una proposta di legge sull'edilizia. Dieci associazioni: favorisce i talebani del cemento a discapito dell'innovazione in edilizia.

Dieci movimenti e associazioni ambientaliste hanno denunciato in una conferenza stampa svoltasi a Pescara il tentativo di colpo di mano pro-cemento in corso presso il Consiglio Regionale per la discussione di un nuovo Testo Unico per l'Edilizia.

WWF, Italia Nostra, Altura, Mare libero, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Pronatura, Abruzzo Social Forum e Legambiente hanno ribattezzato la proposta di legge “Legge Colata” per la valanga di cemento che potrebbe definitivamente stravolgere il paesaggio e il territorio abruzzese. Un nuovo sacco edilizio in una regione che ha una delle coste più cementificate d'Italia e che vede le sue aree collinari e interne trasformarsi in periferie e villettopoli prive di qualità. Tante le criticità di una legge che, invece di trattare i problemi dell'edilizia cercando di rilanciare il settore riqualificando i centri urbani, punta ad una profonda deregulation che favorisce solo i costruttori più retrivi e i grandi interessi a discapito della qualità urbana e del paesaggio. In particolare le associazioni contestano i seguenti punti:

1)ANTENNA, ELETTRODOTTI E GASDOTTI SELVAGGI: se passasse la legge nell'attuale formulazione la realizzazione di elettrodotti, antenne per la telefonia, gasdotti ecc., ancorchè proposti da privati, costituirebbero un'automatica modificazione dei piani regolatori. Quindi si tornerebbe ad “antenna selvaggia” anche dentro i centri storici senza alcuna possibilità di pianificare da parte delle amministrazioni comunali. E' una norma totalmente ingiustificata che tutela esclusivamente gli interessi dei grandi gruppi a discapito dei cittadini.

2)PREMI DI CUBATURA COME A MONTESILVANO: riprendendo il “modello Montesilvano” assurto alle cronache non tanto come città modello per l'edilizia, si propone un premio di cubatura del 20% per tutte le ristrutturazioni e nuove edificazioni, se si costruisce in classe energetica B. E' un regalo ai costruttori, visto che già ora e senza benefici le aziende stanno mettendo sul mercato edifici in classe anche A, visto che li vendono a peso d'oro. Questa norma intanto non si traduce in alcun beneficio per i cittadini visto che i costruttori venderebbero gli edifici secondo i prezzi di mercato per case con quelle caratteristiche. Poi farebbe annullare gli eventuali vantaggi energetici, visto che comunque si aumentano le cubature autorizzate.

3)SUOLO ADDIO: le norme sull'impermeabilizzazione dei suolo, invece che contenerla, la esacerbano visto che prevede la possibilità di rendere impermeabile il 50% del lotto. Sembrerebbe una percentuale alta ma il comma specifica “al netto dell'ingombro dell'edificio”. Quindi, in realtà, il comma va letto in questo modo: di quello che c'è attorno all'edificio si può coprire con asfalto e cemento ancora la metà! Basta vedere cosa è accaduto ai Colli di Pescara durante l'ultimo temporale, con fiumi che scendevano per le strade, per capire l'assurdo di una norma che sarebbe tra le peggiori in Italia.

4)LA REGIONE SI DA AL GREENWASHING: la proposta parla anche di disposizione in materia di edilizia ecologica ma, alla fine, si limita a dire che la Giunta Regionale “può” adottare linee guida finalizzate a promuovere lo sviluppo sostenibile. Come “può”? Mentre le altre regioni hanno già stabilito protocolli operativi, come ad esempio, ITACA, che sono centrali nella programmazione edilizia, la Regione Abruzzo di fatto propone solo vuote parole senza affrontare la questione.

5)UNA NORMA PRO-ABUSIVISMO: una norma pericolosissima perchè, di fatto, favorisce i tentativi di abusivismo, è quella che stabilisce i criteri per classificare le difformità in campo edilizio. Secondo la proposta sarebbero essenziali le modifiche che porterebbero ad un incremento della superficie utile superiore del 10% di quella autorizzata. Si tratta di una percentuale altissima soprattutto perchè non pone limiti di superficie (ad esempio, la regione Emilia Romagna pone comunque un limite di 300 mq). Per un appartamento di 100 mq ciò si tramuta in un aumento di 9 mq. ma per un centro commerciale autorizzato per 10.000 mq si potrebbero costruirne altri 999 senza che ciò costituisca variazione essenziale rispetto al progetto! Inoltre per accertare la totale difformità di un intervento, la categoria più grave che prevede la demolizione, bisogna superare il 20% dell'autorizzato, anche qui senza alcun limite di superficie, oppure superare in altezza di 2,5 metri rispetto a quella di progetto (anche qui senza limiti di cubatura)! Ovviamente con limiti così alti sarà di fatto conveniente provare ad aumentare altezze e superfici rimanendo in questi limiti così ampi, sperando di non essere scoperti. In caso contrario al massimo si paga la penale ma già in partenza si è sicuri di non dover abbattere l'edificio. Perchè le altre regioni, come la Lombardia, hanno stabilito limiti estremamente più restrittivi?

6)ADDIO CAMPAGNA: in una legge sull'edilizia si introducono norme di urbanistica e, in particolare, quelle relative alla disciplina dei suoli agricoli. Senza fare una seria valutazione delle conseguenze nefaste derivate dall'aver consentito nel passato di rendere edificabili i suoli agricoli (il famigerato indice 0,03 mc su mq con lotto minimo di 1 ettaro), con le colline abruzzesi ormai trasformate in villettopoli, la proposta ripropone questa norma peggiorandola ulteriormente e svincolando completamente l'edificazione dalle eventuali necessità di conduzione del fondo da parte degli agricoltori e del programma di sviluppo aziendale.

7)SOTTOTETTI FOREVER: la norma prevede il condono perpetuo dei sottotetti ai fini abitativi. Quindi non solo si renderebbero legali i sottotetti abusivi nelle costruzioni già realizzate ma si autorizzerebbe anche l'utilizzo dei sottotetti nelle nuove costruzioni (che, ricordiamo, non fanno volume). Un provvedimento che viene spacciato per “recupero di cubature” non diminuisce di fatto il carico edificatorio (anzi lo aumenta con le norme già viste) senza garanzie per la qualità urbana, considerato che, tra l'altro, si rende possibile tutto ciò anche nei centri storici.

Tanti altri codicilli contribuiscono a rendere del tutto inaccettabile questa proposta di legge che premia a senso unico i talebani del cemento e non le aziende e gli artigiani che vogliono puntare sulla qualità dell'edilizia. Ad esempio, perchè non rendere obbligatorio e incentivare l'uso del solare termico e del fotovoltaico, visto che darebbe lavoro a tanti artigiani con immensi benefici ambientali e per i cittadini in termini di risparmio sulla bolletta? Ovviamente per il cittadino tutto ciò si tramuta nella perdita di valore di quei beni comuni, come suolo, paesaggio e natura che la Regione a parole difende ma che nei fatti si propone di offendere.

Le associazioni chiedono l'immediata sospensione dell'iter della legge al fine di consentire un approfondito confronto che finora, probabilmente non a caso, è mancato del tutto. Lo Statuto regionale prevede la partecipazione dei cittadini e delle associazioni e riteniamo che un testo unico di tale rilevanza debba essere discusso preventivamente, prima che vi siano conseguenze irreparabili sul territorio. Le associazioni hanno numerose proposte desunte in larga parte dalle leggi sull'edilizia delle altre regioni che possono essere applicate facilmente in Abruzzo. Non capiamo perchè, per ognuna delle norme sopra ricordate, l'Abruzzo debba diventare “la peggiore della classe”.

INFO: 3683188739, 3355936428 Segreteria: WWF Abruzzo, via D'Annunzio 68, 65100 Pescara, tel-fax 0854510236

Con l'augurio, da parte di eddyburg, che le 10 associazioni crescano, e diventino una rete

Caro Eddyburg, non sono consigliere comunale come l'udinese che in precedenza ti ha scritto, ma semplice cittadina. Non sono nemmeno di sinistra, e vivo in un comune amministrato dalla Lega Nord nella limitrofa provincia di Pordenone: ma Lega Nord o PD, cambia davvero qualcosa?.

Scrivo qui perchè, dopo aver letto i tuoi editoriali, mi pare l'unico sito in cui trovare qualcuno che capisca quel che dico: cioè che Porcia, il mio bel paese un tempo di 10.000 abitanti (oggi di 15.000, fra qualche anno non so) 40 anni fa aveva un borgo medievale con castello cinto da mura, oggi ha un centro "storico" sventrato e sfigurato da una strada di grande scorrimento; 40 anni fa era rivestita di valli e vallette di origine glaciale e boschi planiziali e irrorata di polle, rivi, fontanili e laghetti (siamo nella pianura friulana, area di risorgiva), oggi la quasi totalità di tutto questo è stata dichiarata zona industriale, residenziale, commerciale e abbiamo, disseminati ovunque, 700 appartamenti sfitti. Pazienza per le fabbriche e le case dei primi anni: davano lavoro e dimora alla gente. Ora, invece, è lo scempio legale che imperversa da due decenni. Infatti, se demolire un immobile storico è impresa più difficile, così non è per un umile bosco, un laghetto, un prato e le loro creature, i cui fragili fili che li legano alla salute di ogni essere vivente è invece facile lacerare a colpi di piani regolatori e denaro sonante.

Io scrivo e pubblico in zona (è l'unica cosa che so fare) ma non serve a nulla. Ho letto con interesse il tuo splendido ultimo editoriale, cercherò di farne tesoro e di diffonderlo in loco, ma il problema è che un sito come il tuo dovrebbe esistere in ogni regione d'Italia. Associazioni benemerite come Legambiente e altre non possono occuparsi di tutto, e pertanto limitano e selezionano i loro obiettvi. Il problema è che ad occuparsi del territorio dovrebbero essere soprattutto i suoi abitanti: i quali, invece, sono disposti a scannarsi davanti alla TV pro o contro Berlusconi, pro o contro l'Inter (faccio per dire) ma di destra o di sinistra che siano, nemmeno un briciolo delle loro preziose energie sono disposti a donarle per la terra che li nutre, andando a bussare alle porte dei signori amministratori.

Permetti solo qualche considerazione. Io non credo all'assunto Berlusconi + televisione= Mussolini. Io sono convinta che la gente il cervello per pensare ce l'ha intatto, a dispetto del Grande Fratello. Solo che spesso non vuole usarlo: non l'ex operaio che vuol star bene come tutti e gli fa comodo che il suo fazzoletto di terra diventi edificabile; non il giornalista di sinistra o di destra che preferisce rilanciare cento volte le stesse notizie (Berlusconi, Tremonti, Fini, se addizioni mille altri addendi il risultato non cambia) piuttosto che puntare su inchieste davvero dalla parte dei cittadini come quelle sullo scempio dell'ambiente e del paesaggio; non l'uomo qualunque che non sa nemmeno da dove arriva l'acqua che beve perchè non investe in cultura ma in telefonini, multisala, pizzerie domenicali, cioè esattamente quello schifo di contenuti che immediatamente stipano i fabbricati di cemento appena eretti dai palazzinari di turno.

Il mio non era solo uno sfogo: se hai altri suggerimenti da darmi, oltre a quelli del tuo ultimo bellissimo articolo, saranno i benvenuti. Grazie

Anche gli sfoghi servono, se aiutano altri ad accrescere la consapevolezza dei danni che subiamo. Credo che l’obiettivo cui dobbiamo mirare sia proprio quello di far aumentare lo spirito critico: se vogliamo che qualcosa cambi occorre che i cervelli intorpiditi si rimettano in moto. Occorre che ciascuno comprenda che paghiamo tutti per gli stravolgimenti che ti denunci: anche quelli che credono di beneficiarne. Per esempio, bisogna far capire all’ex-operaio che se tutti i pezzettini di terra come il suo diventano edificabili lui diventerà un po’ più ricco come proprietario, ma come cittadino pagherà il prezzo del paesaggio distrutto, dell’ambiente più inquinato, del traffico più impazzito, del’acqua più scarsa e più sporca, delle tasse più alte per avere scuola, sanità e pulizia. Un prezzo alto, che non sarà solo lui a pagare, ma anche i suoi figli e nipoti e pronipoti…

Io non credo che tutti i partiti siano uguali, ma sono convinto che subiscano tutti il fascino di questo sviluppo, di questo modo di sputtanare il territorio: il Partito del mattone è il nuovo partito unico, che si sta formando e in gran parte esiste già. Bisogna rinnovare il modo di fare politica, partendo dalle cose, dalla loro comprensione, dell’aggregazione delle persone che vogliono cambiare il mondo nella stessa direzione. Come diceva lo scolaro della Scuola di Barbiana, “il mio problema è anche quello degli altri, e risolverlo da solo è l’avarizia, risolverlo insieme è la politica” (Lorenzo Milani,
Lettera a una professoressa, Firenze, 1967).

Caro eddyburg, il consiglio comunale di Udine di cui sono componente come eletto da Sinistra ecologia e libertà, è a maggioranza di centrosinistra. Ha approvato una decisione che a me sembra una follia. Da oggi a Udine vale il principio che se hai un terreno con qualsiasi destinazione di piano e vuoi costruirci residenze o uffici, è sufficiente che tu ceda gratuitamente metà del tuo terreno all' Ater per alloggi ad edilizia convenzionata. Il comune poi ti cambierà la destinazione urbanistica. Non importa dove sia la zona interessata, come in questo caso in mezzo a terreni agricoli senza servizi di vicinato o pubblici per favorire un minimo di comunità di quartiere. Non importa se questa zona ha già conosciuto nel corso degli ultimi vent'anni e più un aumento delle espansioni edilizie. Non importa se poi, davanti ai cittadini del quartiere che l'amministrazione va incontrare, la parola d'ordine è riduzione delle espansioni. Ciò che pare padossale è che si giustifica questa operazione con la logica dell'emergenza: in commissione ho sollevato il dubbio se qualcuno conoscesse un certo Bertolaso che con le emergenze e le urgenze ci ha fatto gli affari... Ho presentato un ordine del giorno per sospendere la decisione approfondire l’argomento per comprendere se davvero ci fosse l’emergenza che veniva invocata, ma è stato bocciato. Il mio voto finale è stato ovviamente contrario.

Scardinare la logica della pianificazione adoperando i suoi stessi strumenti (nel caso specifico, una variante parziale del piano regolatore) è una delle tattiche più seguite nella strategia di saccheggio del territorio. Invocare l’emergenza è il grimaldello che viene correntemente adoperato. Torniamo così indietro verso tempi che sembravano tramontati: prima delle riforme degli anni 60 e 70 del secolo scorso. Gli anni che vengono in mente, e che sembrano ritornare come un incubo, sono quelli nei quali, invocando l’emergenza della ricostruzione postbellica (ben più forte di quella di oggi), si incentivò lo spontaneismo dell’attività edilizia accantonando la legge urbanistica del 1942, e si distrussero così territori, paesaggi e città rendendo queste inviviibili. Se oggi, mezzo secolo dopo, anche partiti che si richiamano alla sinistra ricorrono a metodi che lei denuncia, ciò vuol dire che la cultura politica ha fatto giganteschi passi indietro, e che davvero ricostruire una politica decente comporta la necessità di guardare ben oltre i partiti attuali, e i loro stessi esponenti, centrali e periferici.

Caro Eddyburg rispondo al caro Emanuele Masiero,

Come non condividere il tuo accorato appello? Vorrei spiegare, secondo il mio credo, il senso contenuto in "Essere veri urbanisti".

Oggi essere veri urbanisti significa trovarsi fuori dalle logiche di ateneo che imbrigliano la ricerca coinvolgendola solo verso alcune lobby, credere nell'etica che la professione impone, etica che rifugge dalla perequazione, dai giochini fra i professionisti, dalle amicizie malate basate solo sul favoritismo.

Essere veri urbanisti oggi vuol dire avere a cuore il territorio e non usarlo per fulgide carriere politiche o accademiche, significa avere una dignità professionale che non consente ai differenti Edoardo Nottola di vivere e prosperare.

Questo implica la solitudine e il dedicarsi al sociale, ecco cosa significa essere veri urbanisti oggi. Ho parlato di sociale e non di housing sociale che crea solo appartamenti per i ceti abbienti e che usa la finanza. A proposito essere veri urbanisti oggi significa denunciare i legami fra finanza ed urbanistica che giocano sulla pelle degli abitanti e del territorio.

Insomma, è una cosa veramente difficile, ma bella ed esaltante, e vorrei rammentare che alcuni urbanisti queste scelte le hanno fatte, le fanno e portano avanti. E' l'esercito delle piccole formichine operose che non compaiono nei "salotti in" o sui giornali patinati ma che lottano per ridare dignità ai quartieri violentati da quegli urbanisti che si dichiaravano "Le corbuseriani" o razionalisti e poi usavano la rendita fondiaria camuffandola con le belle parole, ma sempre rendita fondiaria era! Sono le formichine che lottano per cercare di restituire il Genius Loci ad una città che lo sta smantellando e perdendo sempre di più.

Il PGT di Milano non è certo nato con la Moratti, ma ha origini storiche lontane, che comprendono il Rito ambrosiano la deregulation e che includono anche le discussioni infinite sul Piano dirigistico che tanto facevano intelletual radical chic e che hanno condotto all'idea di variante per poi giungere alla Legge Regionale. Ecco qui una delle tante genesi del PGT. Ed adesso? I nuovi sviluppatori del territorio fanno sembrare Edoardo Nottola un ragazzino che giocava con il Monopoli. Essere veri urbanisti oggi significa ribadire la dignità di Gaia e dei suoi abitanti, contro la logica del territorio che diventa un immenso monopoli formato solo da caselle del Parco della Vittoria.

Anche la sottoscritta fa parte dell'esercito silenzioso delle formichine e vorrebbe rammentare come un incolpevole granello di sabbia che il vento porta nell’ingranaggio di una macchina apparentemente sofisticata la fa spaccare, così i veri urbanisti possono spaccare le logiche che animano la perequazione ed il PGT diventando quel granello di sabbia.

Concludo affermando che i granelli di sabbia uniti possono ancor far qualcosa!

Nulla da aggiungere (del resto la risposta spetta semmai ad Emanuele Masiero), se non un chiarimento ai più giovani e agli smemorati. Edoardo Nottola è lo speculatore, protagonista negativo del film Mani sulla città, di Francesco Rosi.

Il 1 luglio 2010 la Giunta regionale della Sardegna ha approvato la manovra correttiva della finanziaria che prevede la cancellazione di quattro Agenzie regionali, tra la quali la Conservatoria delle Coste.

La Conservatoria, istituita nel 2007, opera sul territorio costiero sardo, garantendone la salvaguardia del patrimonio naturale e antropico, attraverso azioni di tutela, recupero e gestione integrata.

I progetti in corso riguardano la creazione di un centro sperimentale per il turismo sostenibile sull’isola dell’Asinara unico nel suo genere, la costruzione di un eco-ostello nel Sulcis, basato sul risparmio energetico e sulla sostenibilità ambientale, il recupero del patrimonio storico delle torri costiere, numerosi progetti riguardanti la salvaguardia delle specie marine.

Di pari passo con l’attività progettuale, la Conservatoria ha curato la gestione amministrativa delle aree di conservazione costiera, esercitando importanti funzioni volte alla valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale sardo in ambito costiero.

La Conservatoria, anche grazie all’attivazione di rapporti di collaborazione a livello internazionale, rappresenta oggi un importante punto di riferimento a livello mediterraneo ed europeo.

E’ importante permettere che una realtà di eccellenza come questa continui ad operare su un territorio, come quello sardo, troppe volte oggetto di speculazioni a danno della costa e dei suoi abitanti.

Con questa firma diciamo NO alla cancellazione dell’Agenzia Conservatoria delle Coste della Sardegna, Sì a uno sviluppo basato sulla sostenibilità e sulla salvaguardia ambientale.

Per aderire seguire questo collegamento: petizione contro la cancellazione della Conservatoria delle coste

Caro eddyburg, sono un pianificatore "iunior" (bestie rare), di nome,

ma di fatto mi occupo di sistemi informativi territoriali e relative banche dati. Dal 2006 lavoro come supporto al pianificatore/valutatore di PAT e VAS e poi realizzo web-gis per la pubblica amministrazione. Il mio lavoro mi piace moltissimo, ma come in tutte le cose belle c'è un però...

Sto assistendo a un decadimento generale dell'urbanistica. Se mi guardo attorno vedo che gli amministratori locali e i professionisti da loro assoldati hanno perso qualsiasi riferimento.... Non vedo un briciolo di etica, di buone pratiche, di fare per il bene comune. Il territorio è in preda ai barbari!

Mi sento intrappolato in questo sistema di cose che sta degradando nel disinteresse più generale: nessuno parla (mi riferisco anche agli ordini professionali che sono, per legge, i depositare dell'arte del pianificare) e la gente comune non ha la minima idea di quello che sta avvenendo nei loro territori, nonostante le nuove normative abbiano introdotto delle “cosette” chiamate concertazione, partecipazione, sostenibilità... ma infatti è solo una normativa!

Regione e provincia, che avrebbero le competenze e i mezzi per contrastare questo scempio, invece lo assecondano. Ogni tanto mi metto alla ricerca di piani adottati, nella speranza di trovare esperienze degne di essere prese ad esempio, ma non ne trovo!

A questo punto mi chiedo: è possibile in questo momento e in questo luogo, lavorare nel campo della pianificazione senza andare contro i propri principi di bene comune? Cercasi veri urbanisti
emanuele.masiero@gmail.com

Condivido quanto di analisi c'è nella tua e-mail. Urbanisti bravi e onesti ce ne sono, ma non sono tanti. Non ne conosco molti che non attacchino il carro dove vuole il padrone; quello che ci sono annaspano e cercano di difendersi.

Viviamo una fase nella quale bisogna dedicare un po' di tempo al proprio mestiere, aiutandosi a sopravvivere, e un altro po' di tempo (il massimo possibile) a lavorare per capire, e aiutare gli altri a capire. Senza illudersi di poter trovare un lavoro retribuito che sia pienamente soddisfacente, ma senza farsi coinvolgere interamente dalla routine quotidiana. In fondo la protagonista de L'eleganza del riccio (un libro che ti consiglio) faceva così, ed era l'opposto del protagonista di Videocracy (un film che ti consiglio)

Non so proprio che altro consiglio e aiuto darti, se non: (1) invitarti a seguire eddyburg ; (2) pubblicare la tua lettera e ... chissà che qualcuno ti risponda? Intanto, leggiti la Opinione di Mariangiola Gallingani, appunto su eddyburg.

Penso di aver trovato la fonte dell’ispirazione che ha mosso Marchionne a dettare le regole che la FIAT vuole adottare, a partire da Pomigliano d’Arco, alle imprese gestite o controllate, in Italia e nel mondo: è in questo documento, tratto dalla stampa d’archivio, che segnalo ai frequentatori di eddyburg. La Svizzera è vicina, e – sembra – anche il 1889, data del documento allegato. La modernizzazione avanza impetuosa.

Non sono in grado di garantire l’autenticità del documento, ma mi sembra molto interessante poiché dimostra, a un tempo: i grandi progressi per l’umanità compiuti in 120 anni, grazie al movimento dei lavoratori; il pauroso regresso che oggi ci si vuol far compiere.

Segnalo alcuni punti dell’"ordine di servizio”: l’affermazione che “siamo fiduciosi che tutti i dipendenti effettueranno le opre di straordinario che la Compagnia riterrà necessarie”; la proibizione di parlare nelle ore d’ufficio, accompagnata dal dichiarazione che “l’operaio che fuma, beve alcoolici, frequenta sale di biliardo o ritrovi politici (sic) compromette il suo onore, il suo credito, la sua probità e la sua reputazione”; la raccomandazione al lavoratore di “risparmiare una parte considerevole dello stipendio per i giorni di malattia”, nei quali “lo stipendio non sarà corrisposto”, nonché per “evitare di divenire un peso per la comunità quando sarà vecchio e inabile al lavoro”.

CAGLIARI. Se il rapporto tra urbanistica e politica non passa attraverso il partito degli affari, ma sceglie come luogo d’incontro la tutela del paesaggio, « Memorie di un urbanista» diventa un testo indispensabile.

Il libro è stato presentato al Ghetto di Cagliari, con un incontro organizzato dai Presidi del libro, cui hanno partecipato insieme all’autore Edoardo Salzano, anche Renato Soru, Sandro Roggio, e Gianvalerio Sanna che con il grande urbanista napoletano hanno lavorato alla realizzazione del Piano paesaggistico regionale. «La stesura del libro è iniziata dieci anni fa, e la ragione per cui l’ho scritto è emersa man mano che l’Italia cambiava in peggio - ha esordito Salzano - La cancellazione della storia nella testa degli italiani ha provocato cose terribili: la maggior parte dei giovani non sa nulla ed è convinta che tutto si riassuma nel presente. Questo vuol dire che non c’è alternativa ai Cappellacci che vediamo. Riconquistare la storia è un’operazione decisiva per dare spessore al passato e prospettiva al futuro».

Per rendere il suo pensiero azione concreta, Salzano cura personalmente il sito eddyburg.it dove discute tutto ciò che riguarda città e paesaggio, ma anche vita e poesia, in un’ottica che riunisce uomo e ambiente, lavoro e cultura, ed è oggi strumento operativo per amministratori, urbanisti, filosofi, ambientalisti, reti di cittadini. Il grande urbanista ha ricordato l’incontro con Soru che esponeva le linee guida del Piano: «La valorizzazione non ci interessa. Vorremmo che le coste della Sardegna esistessero ancora fra cento anni, che pezzi di territorio vergine ci sopravvivano». Un’intuizione che per l’ex presidente risale alla comprensione «del valore immenso del silenzio e del buio di uno stazzo intatto in Costa Smeralda. Oggi ho un solo cruccio: non aver avuto il tempo di lavorare sulle zone rurali interne».

Al piano sardo Salzano ha dato contributi d’idee e sensibilità ma anche la dimensione serena di un padre credibile, capace di tenere insieme studiosi di discipline estranee. Come ha spiegato Gianvalerio Sanna: «La grande povertà della Sardegna è una concezione proprietaria del terreno, che prima di essere tuo è un bene collettivo». Consapevole dei guasti attuali Salzano mantiene saldo l’ottimismo gramsciano e cita la scuola di Barbiana dove i giovani imparano che «Il mio problema è il problema di tutti, risolverlo da soli è avarizia risolverlo con gli altri è politica». La stessa politica che difende Tuvixeddu e la Riserva dello zingaro vicino a Trapani, un lembo di terra che la regione Sicilia voleva lottizzare fermata con una catena umana. È la cittadinanza attiva.

Il 26 Ottobre del 2010 vogliamo costruire un grande evento a Teano che sia preceduto da almeno tre giorni di dibattito per arrivare a sottoscrivere un nuovo patto tra gli italiani.

Il primo giorno sarà dedicato alla storia del nostro paese , al momento cruciale dell’Unità d’Italia.

Vi è il bisogno di ricostruire una storia ed una memoria condivisa , anche facendo i conti con alcune verità scomode, come la repressione dello Stato delle popolazioni rurali del Sud (1862-64). Vogliamo andare oltre la mitologia di un Sud arcaico e di quella opposta di un Sud ricco saccheggiato dal Nord. I migliori storici italiani e stranieri terranno banco per restituirci un immagine ed una narrazione più corrispondente alla verità. Una ricostruzione che dovrà essere poi utilizzata nelle scuole per comprendere valori e limiti di quella Unità d’Italia di 150 anni fa, ma anche per diffondere i valori della nuova unità che vogliamo costruire.

Il secondo giorno sarà dedicato ad una serie di work-shop tra i soggetti dell’altreconomia per stilare una piattaforma di cooperazione sud-nord fondata sul principio del commercio equo e solidale, della finanza etica, dei G.a.s., ecc. Verranno individuati settori produttivi di beni e servizi dove far crescere questa nuova forma di mercato che mette insieme la valorizzazione dei produttori con i bisogni dei consumatori. Ma, anche strategie di cooperazione, consorzi nord-sud nei settori della green economy , della ricerca, dei media e dell’industria culturale. L’obiettivo finale è quello di rispondere alla domanda : quale ruolo deve avere l’Italia nella nuova divisione internazionale del lavoro, nei rapporti nord-sud , nel rapporto con la tutela ambientale e la pace nel mondo? E come corollario: quale contributo può dare il Mezzogiorno a questo progetto di Rinascita del nostro paese? Inoltre, sia il primo che il secondo giorno un gruppo di esperti analizzerà gli scenari che scaturiscono dal Federalismo Fiscale, le conseguenze e l’impatto sociale, nonché i modelli alternativi che mettono insieme autonomia e parità di diritti civili (alla salute, all’istruzione, ecc. )

Il terzo giorno sarà un giorno di Festa – con spettacoli e momenti di festa collettiva- sarà dedicato alla celebrazione del nuovo patto tra i cittadini italiani , con forme simboliche e rituali che devono ancora essere individuate. Questa volta non ci saranno né Re, né Garibaldi, né sultani, né regine, ma i rappresentanti degli enti locali, a partire dai Comuni, del mondo dell’associazionismo, della cooperazione nazionale ed internazionale, dei movimenti – ambientalisti, antimafia, pacifisti, ecc. - del mondo dell’Altreconomia. L’obiettivo è quello di far incontrare 1000 sindaci da tutto il paese , a partire da quelli che fanno parte delle reti (Recosol, Rete del nuovo municipio, dei Comuni virtuosi, dei Comuni dei parchi, ecc.) Ed ovviamente saranno presenti le grandi associazioni nazionali (culturali, ambientaliste, ecc.). Nella giornata finale leggeremo il decalogo di principi e valori su cui vogliamo rilanciare l’Unità d’Italia, invitando il presidente della Repubblica che ha recentemente tenuto a Potenza un lungo discorso sul valore dell’Unità nel nostro paese. Questo decalogo dovrà essere costruito in questi mesi, con l’apporto di tutti gli interessati.

Per promuovere gli incontri è stato costituito un comitato coordinato da Tonino Perna a cui hanno già aderito – tra gli altri - Per promuovere gli incontri è stato costituito un comitato coordinato da Tonino Perna, cui hanno già aderito – tra gli altri - Mario Alcaro, Bruno Amoroso, Pietro Barcellona, Paolo Beni, Piero Bevilacqua, Ugo Biggeri, Loris Campetti, Maria Grazia Campus, Luigi Ciotti, Vezio De Lucia, Marco Deriu, Paul Ginsborg, Miriam Giovanzana, Lorenzo Guadagnucci, Grazia Mammuccini, Laura Marchetti, Giulio Marcon, Eugenio Melandri, Amelia Paparazzo, Raffaele Perelli , Anna Pizzo, Carmelo Pollichini, Piero Raitano, Marco Revelli, Domenico Rizzuti, Edoardo Salzano, Chiara Sasso, Enzo Scandurra, Pier Luigi Sullo, Fulvio Vassallo... Il comitato è aperto a tutti i cittadini, associazioni e Comuni che vorranno contribuire a questa grande iniziativa... Il comitato è aperto a tutti i cittadini, associazioni e Comuni che vorranno contribuire a questa grande iniziativa.

Gentili redattori di Eddyburg, ringrazio per aver riportato il testo de l'Unità. Se aveste letto il libro, sapreste però che la legge regionale E.R. ed io non consideriamo assolutamente "diritti edificatori" le destinazioni "residue" dei vecchi PRG. Che infatti suggerisco di "sospendere" in base alla legge regionale, nei nuovi PSC programmatici e non prescrittivi. "Diritti edificatori" sono solo quelli sanciti dai vecchi PP e per di più "convenzionati"; questi si, incancellabili salvo indennizzo. La difficoltà di cancellare almeno in parte le "previsioni residue", è soltanto politica; perchè - comprensibilmente - i Comuni faticano a cancellare le previsioni che il vecchio PRG ha formalmente approvato e lasciato in vigore, magari per 20 o 40 anni (Roma), suggerendo così che proprio quelle previsioni il PRG voleva si realizzassero. Però la legge regionale dell'Emilia Romagna, togliendo prescrittività al piano generale, risolve il problema, sospendendo di fatto le previsioni residue, che non sono già state cancellate da provvedimenti urbanistici sovraordinati ( es. Piano Paesistico, Parchi regionali, ecc.). Infatti nel PSC di Reggio, che poco attentamente è stato attaccato, gli indirizzi di PSC hanno ridotto fortemente il precedente trend edilizio, ma l'uso dei residui non è affatto confermato, lasciando al POC di selezionare il prescrittivo quinquennale, che sarà molto più basso del residuo; e che comunque dovrà attuarsi con parametri urbanistici e ambientali stabiliti a priori dal PSC, quindi senza contrattazioni. La legge regionale può anche scegliere di inserire nel POC un ambito su tre o quattro, con un concorso che parte dai parametri minimi citati. Comunque a Reggio il tentativo fatto è quello di suggerire col PSC indirizzi in larga prevalenza di riqualificazione di aree già costruite; gli indirizzi su aree inedificate riguardano in prevalenza la zona intorno alla nuova stazione mediopadana, che giustamente innescherà un minimo di nuove funzioni. Forse per informare correttamente i molti lettori di Eddyburg, potreste aggiungere questa postilla a quella inavvertitamente formulata. Saluti da

Ringraziamo Campos Venuti per la sua precisazione. Così sappiamo che per lui oggi i “diritti edificatori” molto sono solo quelli dei piani attuativi convenzionati. É una posizione certamente più vicina alla nostra di quella che è stata predicata e applicata, anche da Campos Venuti, nel caso del PRG di Roma. Lì i “diritti edificatori” (forse è la prima volta che questa espressione è stata adoperata) sono stati invocati per rinunciare a tagliare le vastissime aree definite zone d’espansione dal vecchio PRG: un piano unanimemente ritenuto sovradimensionato. Si tratta di “residui” consistenti: 14mila ettari di Agro romano.

Campos Venuti, nella sua precisazione, si riferisce solo all’Emilia Romagna, dove certamente le cose vanno meglio che nella Roma di Rutelli e Veltroni (e Alemanno). Temiamo però che tra le rose di un passato glorioso siano cresciute molte spine. Come testimonia molte informazioni, ad esempio, sull’ingiustificato consumo di suolo. Né ci tranquillizza il fatto che Campos Venuti consideri “un minimo di nuove funzioni” i 400 ettari aggiunti col piano strutturale a Reggio Emilia.

Su questo e su altri punti, sollevati dalla precisazione di Campos Venuti e dal suo libro, torneremo con l’ ampiezza che meritano sia gli argomenti che il nostro interlocutore.

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che sospende la demolizione degli alloggi abusivi in provincia di Napoli.

Sarebbe un atto di gravità inaudita, volto:

- a favorire la criminalità organizzata, che controlla ogni fase della produzione edilizia illegale

- a incentivare l’abusivismo, che riceverebbe una sorta di autorevole legittimazione a procedere nella devastazione del territorio con ritmi ancor più spediti di quelli attuali

- a condannare a morte città e paesaggi una volta amati e celebrati

- a premiare gli amministratori e i rivoltosi, in particolare dell’Isola d’Ischia, che nei mesi scorsi si scatenarono per fermare le ruspe mandate dai magistrati.

Ci rivolgiamo ai parlamentari di ogni schieramento perché non lo trasformino in legge, e non si rendano responsabili di un’azione che porterebbe i luoghi interessati fuori dal consorzio civile.

eddyburg

In calce il testo del decreto legge 28 aprile 2010, n.62

Inviare le adesioni a
mpgpereddyburg@gmail.com

Adesioni (al 26 maggio 2010)

Alessandro Abaterusso

Giuseppe Abbate

Giuseppe Abbotto

Maurizio Acerbo

Maddalena Albertini

Pier Luigi Albetti

Gualtiero Alunni

Alberto Asor Rosa

Antonello Azzato

Gianluca Bacchi

Mauro Baioni

Ella Baffoni

Paolo Baldeschi

Antonino Bellafiore

Irene Berlingò

Marco Batacchi

Paolo Berdini

Giancarlo Bergamo

Leonardo Bertelli

Maria Beatrice Bettazzi

Matteo Bevilacqua

Pasquale Bomonte

Antonio Bonomi

Salvatore Bimonte

Gabriele Bollini

Angelo Bonelli

Marisa Boschi

Luigi Bosco

Fabrizio Bottini

Maria Carmela Caiola

Roberto Camagni

Elena Camerlingo

Irene Campari

Teresa Cannarozzo

Andrea Cano

Giovanna Cantarella

Carla Maria Carlini

Luca Carra

Agostino Cassaro

Gianluca Cavuoto

Chiara Ciampa

Giancarlo Consonni

Gabriele Corsani

Andrea Costa

Marina Cristini

Marta Cuoghi Costantini

Tommaso D'Alessio

Alberto Dalmazzo

Giuseppe Damiani

Umberto D'Angelo

Massimo D'Antoni

Alessandro Dal Piaz

Michele De Crecchio

Luigi De Falco

Paula Filipe de Jesus

Vezio De Lucia

Ornella De Zordo

Antonio di Gennaro

Raffaella Di Leo

Antimo Di Martino

Emma Donattini

Jean-Ayyoub Durand

Olivier Durand

Vittorio Emiliani

Raffaele Fabozzi

Fabiana Falciani

Nicole Fasano

Ida Ferraro

Giulia Fiocca

Antonio Fiorentino

Marina Foschi

Grazia Francescato

Dario Franchini

Daniele Fusi

Giovanni Gabriele

Maurizio Gabrielli

Paola Gargiulo

Ebe Giacometti

Valentina Giannini

Maria Cristina Gibelli

Paola Giovanardi

Andrea Giura Longo

Tommaso Giura Longo

Massimiliano Glarey

Paolo Grassi

Claudio Greppi

Massimo Grisanti

Maria Pia Guermandi

Giuseppe Guida

Maria Gabriella Guidetti

Andrea Iannelli

Carlo Iannello

Francesco Paolo Innamorato

Leandro Janni

Fabio Lapisti

Francesca Leder

Elisabetta Lenzi

Ivano Leonardi

Giuseppe Leone

Manfredi Leone

Franca Leverotti

Teresa Liguori

Giulia Lodigiani

Francesco Lo Piccolo

Giovanni Losavio

Marcello Madau

Caterina Maltese

Oscar Mancini

Giacinta Manfredi

Alessandro Manna

Patrizia Marchetti

Rossella Marchini

Fabio Marino

Francesca Marzotto

Olimpia Mastroianni

Ugo Mazza

Antonio Mazzeo

Lodo Meneghetti

Simona Mignozzi

Paola Miniero

Stefano Moll

Giorgio Montecchi

Maria Pia Montesi

Maria Paola Morittu

Carlo Natali

Patrizia Neposteri

Paola Nicita

Paolo Nicoletti

Rossella Nicoletti

Marilena Orlando

Anna Pacilli

Almerindo Paglione

Giuseppe Palermo

Violante Pallavicino

Gaia Pallottino

Titti Panajotti

Mauro Parigi

Rita Paris

Daniela Pasini

Maria Grazia Passuello

Mariangiola Perale

Paola Perfetti

Gabriella Pizzala

GianCarlo Poddine

Daniela Poli

Lionello Pontoni

Maurizio Posta

Dario Predonzan

Enrico Prevedello

Gianfranco Radassao

Francesco Ranieri

Francesco Remonato

Maria Ricci

Maria Pia Robbe

Sandro Roggio

Maria Teresa Roli

Bernardo Rossi Doria

Andrea Rumor

Silvia Runfola

Carlo Ruocco

Lucrezia Russo

Rodolfo Sabelli

Pierfrancesco Sacerdoti

Luciana Salibra

Edoardo Salzano

Francesco Salzano

Franco Sandrolini

Massimiliano Santin

Cristiana Schisa

Paolo Sergas

Salvatore Settis

Maria Rita Signorini

Silvio Spinelli

Anna Soldani

Scilla Sonnino

Tiziana Sorrento

Antonello Sotgia

Mariella Stagi

Adriano Statello

Emanuele Taddei

Giuseppe Taneburgo

Silvia Tiezzi

Giuseppina Tonet

Graziella Tonon

Stefania Torre

Luigi Toscano

Luciano Vecchi

Francesco Ventura

Paola Verona

Maurizio Vicinelli

Daniele Vitale

Mariella Zoppi

Massimo Zucconi

DECRETO-LEGGE 28 aprile 2010 , n. 62

Temporanea sospensione di talune demolizioni disposte dall'autorita'giudiziaria in Campania. (10G0086)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di sospendere le attivita' di demolizione, disposte dall'autorita' giudiziaria, di fabbricati destinati a civile abitazione nella regione Campania realizzati in violazione della normativa urbanistica, in dipendenza sia della gravissima situazione abitativa, che ne risulterebbe ulteriormente compromessa, che degli effetti dell'applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 199 del 28 giugno 2004, che ha dichiarato l'illegittimita' della deliberazione della Giunta regionale campana che escludeva l'applicazione della normativa in tema di regolarizzazione di immobili contenuta nell'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, nonche' della sentenza della medesima Corte n. 49 del 6 febbraio 2006, che si e' pronunciata in merito alla legge della regione Campania 18 novembre2004, n. 10, in materia di sanatoria di abusi edilizi;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 23 aprile 2010;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro della giustizia;

E m a n a il seguente decreto-legge:

Art. 1 Disposizioni urgenti per il disagio abitativo nella regione Campania

1. Al fine di fronteggiare la grave situazione abitativa nella regione Campania e di consentire una adeguata ed attuale ricognizione delle necessita' determinanti vincoli di tutela paesaggistica, anche in dipendenza delle problematiche determinatesi dopo gli interventi della Corte Costituzionale successivi al 2003, sono sospese fino al 30 giugno 2011 le demolizioni di immobili destinati esclusivamente a prima abitazione, siti nel territorio della regione Campania, disposte a seguito di sentenza penale, purche' riguardanti immobili occupati stabilmente da soggetti sforniti di altra abitazione e concernenti abusi realizzati entro il 31 marzo 2003.

2. Si procede, in ogni caso, alla demolizione, ove dall'ufficio tecnico del comune competente ovvero dal competente ufficio della protezione civile della Regione, siano stati riscontrati pericoli per la pubblica o privata incolumita' derivanti dall'edificio del quale sia stata disposta la demolizione in sede penale, ovvero sia stata accertata la violazione di vincoli paesaggistici previsti dalla normativa nazionale vigente.

Art. 2 Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi' 28 aprile 2010

NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Matteoli, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Alfano, Ministro della giustizia Visto,

il Guardasigilli: Alfano

Si è aperto lo scorso 22 Aprile il workshop interfacoltà “Idee per L’Abruzzo”, un laboratorio che mette insieme le specificità dei diversi corsi di laurea IUAV ( Pianificazione, Architettura, Arti e Design). Il laboratorio ha l’obbiettivo di creare percorsi di ecologia della pianificazione, del restauro, del design e dell’architettura con lo scopo di offrire metodi, idee e spunti progettuali nelle aree dell’Abruzzo colpite dal sisma. Tramite la comunicazione diretta con amministrazioni locali, enti ed organizzazioni cittadine, stiamo cercando di produrre modelli di pianificazione e progettazione partecipata sostenibile che terranno in considerazione gli elementi storici e dei paesaggi culturali. L’approccio per ridefinire e ripensare questi spazi terrà conto degli aspetti sociali, ambientali, storico-architettonici ed economici. Agli studenti verranno forniti i requisiti utili ad una corretta analisi, progettazione e gestione dei processi connessi per definizione e attuazione di politiche di recupero e restauro del patrimonio materiale ed immateriale (quindi edilizio e culturale), oltre che alla conservazione e valorizzazione del sistema urbano, del territorio rurale e del paesaggio. L’esperienza si concluderà con una pubblicazione e mostra dei documenti di analisi e progetto aperta alla cittadinanza. Alla prima fase seguirà una seconda che prevederà la realizzazione concreta degli elaborati prodotti per uno o più comuni dell’area terremotata dell’Abruzzo. Quindi si provvederà alla messa in opera di modelli di pianificazione, di recupero e/o progettazione di edifici e spazi pubblici attraverso modelli partecipati e di pianificazione delle risorse naturali, rurali, e agroforestali.

Stiamo cercando di fare rete con altre iniziative simili che sono in essere a livello locale e nazionale, chiunque fosse interessato ci contatti alla e-mail:mail.studenticatron@gmail.com

Certamente avete utilizzato l’ampia documentazione raccolta in eddyburg, nella cartella dedicata al terremoto e alle sciagurate politiche del dopo-terremoto. E magari qualcuno di voi frequenterà le giornate dell’evento “ Una città un piano: L’Aquila”, dedicato proprio a questo tema.

La vicenda ricorversione, iniziata nell'euforia generale nell'autunno 2008, già dopo pochi mesi ha cominciato a mostrare le prime incrinature: ritardi, rinvii e promesse; molte parole ma pochi fatti.

Chiariamo prima la nostra posizione, così che nessuno pensi che siamo la solita sinistra critica che dice no a tutto (come spesso siamo dipinti), eravamo favorevoli ed entusiasti di questa riconversione ed abbiamo contribuito attivamente affinchè ciò accadesse, lo possiamo dimostrare rivendicando l'idea e l'organizzazione delle 15000 cartoline inviate a Stoccolma al presidente dell'Electrolux.

Da fine 2008 ad oggi abbiamo seguito l'evolversi della situazione con crescente preoccupazione, informandoci, facendo ricerche, parlando con i lavoratori ecc. finchè, 15 giorni fa, abbiamo inviato a giornali , sindaco e politici una "interrogazione virtuale" (non abbiamo rappresentanza nel Consiglio Comunale di Scandicci siamo quindi un gruppo "extra-consiliare") con la quale denunciavamo quello che in molti sapevano e tutti tacevano. Il nostro documento, "si dice che ..." è allegato alla presente.

Gli articoli di giornale sono ricchi di parole, promesse e tentativi di giustificazioni sulle quali noi nutriamo forti perplessità, si parla di enormi investimenti, 22 mil di euro, ma chi li ha visti? di difficoltà di reperimento di silicio, sarà vero? non si parla invece dell'uso di tecnologie superate, esiste in commercio il fotovoltaico di 2° e 3° generazione.

Nella nostra ricostruzione dei fatti, facilmente confermata da una semplice ricerca online, si evidenzia anche la presenza e la "sponsorizzazione" dell'operazione del mondo della politica, si accenna anche qualche passaggio perlomeno dubbio dal punto di vista etico e qualche perplessità sulle competenze di alcuni soggetti scesi in campo.

Insomma abbiamo l'impressione che ci troviamo davanti alle classiche nozze con i fichi secchi ed ovviamente i fichi sono pagati con soldi pubblici.

Il sindaco di Scandicci, in un articolo allegato, ci chiama avvoltoi dimenticando che quei volatili sono presenti sempre dove c'è del marcio. Ci auguriamo vivamente che il sindaco si sbagli.

Qualche mese fa abbiamo segnalato il caso di Scandicci come esempio positivo. L'azione dell'amministrazione, dei sindacati e dei cittadini aveva impedito ogni speculazione edilizia sull'area, ottenendo la riconversione produttiva del sito. Secondo la stampa locale, le scelte urbanistiche non sono messe in discussione, anche se l'inquietudine degli operai e dei cittadini che si erano mobilitati è giustificata. Seguiremo con attenzione gli sviluppi di questa vicenda emblematica del difficile momento che stiamo attraversando (m.b.).

Volevo segnalare che il 26 febbraio su Repubblica di Roma c'era il seguente articolo: "Centro storico, 50 piazze vietate ai tavolini". E' un provvedimento che giudico fosse necessario da anni. E' una maniera di "de-commercializzare" il valore del suolo pubblico, che tornerebbe indisponibile per usi privati. Se ad esso seguisse una politica coerente - ma non lo ha fatto la sinistra (anzi), figuriamoci la destra - che lo facesse rispettare e casomai lo allargasse, potrebbero derivarne numerosi vantaggi. Il centro storico perderebbe - in parte - l'interesse per gli speculatori commerciali. I vani di ridotte dimensioni rimarrebbero botteghe e non basi operative di bar all'aperto. Insomma, si potrebbe evitare il processo per cui Roma negli ultimi anni è diventata una specie di Luna Park.Il vantaggio di questo provvedimento è che è abbastanza semplice, ma piuttosto "potente". Almeno così a me sembra. Che cosa ne pensate?

Se davvero chi governa la città volesse interrompere la commercializzazione e privatizzazione degli spazi pubblici gli strumenti da adoperare non mancherebbero certo. Magari non è necessario eliminare del tutto i tavolini dei bar, ma senz’altro contenere lo spazio che occupano e dotare le piazze di panchine, gradini e altri arredi che consentano a chi vuole di soggiornarvi con qualche comodità senza essere costretti a diventare “clienti”.

Ma i governanti benintenzionati dovrebbero innanzitutto: 1) essere convinti che gli spazi pubblici devono rimanere tali, in tutti i loro aspetti, a partire dalla proprietà e dall’uso; 2) essere ugualmente convinti che quegli spazi devono essere aperti a tutti, e non solo a chi può pagare un biglietto d’ingresso e indossa giacca, cravatta e scarpe lucide; 3) volere e sapere emanare regole che siano coerenti con le loro convinzioni. Quanti amministratori comunali vi sono in Italia che rispondano a questi tre requisiti?

Chi l’aveva detto, che Bossi riesce solo a sparare cazzate, o al massimo furbate? Prendiamo la storia delle megaregioni: cos’altro manifesta, in nuce, l’idea dei sindaci di fermare il traffico in tutta l’area padana, se non una specie di movimento federalista dal basso, in grado di costruire unità e identità ben oltre l’ingegneria istituzionale? Ha perfettamente ragione Paolo Hutter (“Liberi dalle marmitte”, Terra, 25 febbraio 2010) a ribadire e ancora ribadire come si nota qualcosa di davvero nuovo nell’approccio bi-partisan alla tutela della salute e dell’ambiente, indipendentemente dal successo - reale e/o di immagine - di cui discuteremo dal lunedì successivo in poi. Ed è appunto perché c’è qualcosa di nuovo, che sarebbe il caso di non buttare il bambino giù per lo sciacquone, insieme alle odiate marmitte e ai nemici più o meno inventati per l’occasione.

Verissimo che quelle marmitte sputafuoco ci avvelenano la vita, ma come ogni tanto spiega (molto interessatamente, si scopre sempre poi) qualche tecnico o scienziato, con l’odio si combina poco, perché in fondo servono anche a qualcosa di buono. Ed esattamente a quello che prometteva Henry Ford circa un secolo fa: a portare la gente dove le pare anche su distanze considerevoli. L’ho detta grossa? Ebbene si, l’ho sparata proprio malamente e un po’ da pirla, ma non del tutto. Vero che le promesse di Henry Ford si sono trasformate nell’incubo degli ingorghi, delle schifezze che respiriamo, delle guerre per il petrolio eccetera eccetera, ma senza macchine cosa succede? Succede, nel migliore dei casi (ma proprio nel migliore), la fotocopia dei primi anni ’70: ci si ferma a contemplare cosa potrebbe essere un mondo diverso, si riscoprono spazi, priorità, occasioni … Ma poi?

foto f. bottini

Poi scopriamo, non tutti ma la gran maggioranza di tutti, che in qualche modo le marmitte delle macchine sono solo l’estremità sporca di un metabolismo lungo e complesso, e che non ci si può smarmittare così tanto alla leggera. C’è un grande sistema che mangia, digerisce, usa la sua energia, e poi naturalmente deve scaricare. Il tappo nel sedere per non scaricare, o il digiuno per non produrre quegli scarichi, ce li possiamo imporre per un po’, ma poi se le cose restano come stanno dobbiamo per forza riattaccare come prima. E la questione si ripropone: è possibile cambiare le cose, scaricare meglio scaricare tutti, o non scaricare affatto?

Inutile, oltre che schiettamente reazionario, fare prediche di vaga nostalgia sul ritorno alle sane abitudini dei nonni. Le apprezzavano così tanto, quelle abitudini, che le hanno cambiate. Quindi, per favore, non si potrebbe per una volta fare a meno del sermone d’ordinanza sulla riscoperta di certi ritmi, di certi angoli della città, del gusto di passeggiare eccetera eccetera?

Non perché non sia vero, e a modo suo anche abbastanza buono e giusto. No.

Il fatto è che così ci si fa automaticamente odiare dalla maggioranza di chi non ha alcuna città da riscoprire, ritmi da recuperare, amici reperibili con qualche falcata. Oggi, ed è ottima cosa che sia così, il territorio urbanizzato è luogo di flussi, mobilità, scambi. La vera questione è: si può mantenerlo tale anche da smarmittato? O è davvero come tapparsi il sedere, con tutto ciò che metaforicamente ne segue?

Qualche giorno fa stavo componendo diapositive per una lezione, e senza rendermene conto ho impiegato parecchi minuti solo per cercare (invano, ahimè) in rete una versione più leggibile della copertina di un rapporto, e altri parecchi minuti per cercare di migliorare la versione piccola e sfocata che avevo a portata di mano. Alla fine ho dovuto accontentarmi, ma con le matricole di Architettura a cui è destinata quella diapositiva fra tante dovrò trovare un modo altrettanto efficace dell’immagine chiara, per evidenziare quel titolo: Transit and Land Use Plan. Mezzi pubblici e sistema insediativo progettati o concepiti come una sola cosa, vale a dire binari, edifici, spazi aperti, marciapiedi, piste ciclabili, corsie degli autobus, fermate, scale, negozi, uffici, servizi, verde … Proprio il genere di cose che si vuole vedere quando ci si smarmitta, e che chi sta in città qualche volta riesce pure a sperimentare, nelle domeniche smarmittate. Ma gli altri, visto che di Transit and Land Use Plan non se ne è mai parlato e ancora non se ne parla se non in qualche convegno, gli altri sentono solo quella certa costipazione comportamentale.

E si incazzano. E poi al momento buono votano chi gli garantisce quel territorio urbanizzato luogo di flussi, mobilità, scambi. Non chi gli ripropone una specie di Arcadia caricaturale. Dentro la quale l’intellettuale sedicente “progressista” suona la cetra, o abita l’edificio col pronao palladiano che non manca mai. Mentre gli altri, smarmittati, possono solo far scorazzare le pecore, o se sono signore star chiuse in casa a far girare qualche marchingegno tessile a pedali … Esagerazione? Sicuro che lo è, ma serve a far capire che reazione generano certi entusiasti in chi non ha proprio motivo di essere entusiasta, visto che abita in un posto dove la marmittatissima macchina fa da surrogato a quasi tutto. Ma non ci pensano mai, questi signori, tanto per fare un esempio, alle generazioni, intere generazioni umane, che ormai hanno raggiunto una maturità erotica quasi esclusivamente automobilistica, che magari non riescono a raggiungere l’orgasmo se non c’è a portata di mano la leva del cambio? O ai comunissimi modelli di consumo dove a piedi risulta difficile o impossibile raggiungere la maggior parte dei prodotti e servizi, e non c’è a portata di mano alcuna alternativa all’auto (o all’autobus tradizionale che da un certo punto di vista è la medesima cosa ma peggio)?

Transit and Land Use Plan. Negli ultimissimi giorni si è parlato molto, moltissimo, di due nuove lottizzazioni marmittatissime che tra parentesi stanno a poche centinaia di metri l’una dall’altra. Ammazzala se qualcuno, solo qualcuno, ha dedicato una virgola a questo aspetto, che pure poteva dirla molto lunga anche su tutti gli altri. La prima è la cosiddetta Milano 4, sui terreni di Arcore giusto davanti alla mitica Villa San Martino, chiusa a sandwich fra un tratto del Lambro forse scampato all’ecatombe e un bell’impianto dello sponsor Rovagnati. La seconda è quella che il Lambro, e poi il Po, e poi chissà cos’altro, li ha direttamente inondati di petrolio, ed è la Eco-City giusto di fronte a un altro impianto del prosciuttiere Rovagnati. Oltre alla vicinanza alla multinazionale del porco salato, le due lottizzazioni hanno però un tratto che le rende molto simili, e molto simili a tutti gli altri prodotti territoriali contemporanei: sono pensate solo ed esclusivamente in funzione della mobilità automobilistica, pur trovandosi entrambe (Eco-City addirittura gli sta sopra) molto vicine ai binari delle ferrovie suburbane.

Così anche se poi ci sono le piste ciclabili, l’energia o le finiture da catalogo di sostenibilità commerciale, anche il sogno immerso nel verde sputa veleni da tutte le marmitte che ci vanno e ci vengono. Perché l’unico modo di andarci e venirci è quello. Non a caso (lo spiego meglio per chi volesse sul mio sito http://mall.lampnet.org) la Milano 4 di Arcore è attaccata all’autostrada Pedemontana come un vitellino alla tetta della mamma, e la Eco-City di Villasanta sta affacciata sulla rotatoria che immette alla bretella per la Tangenziale Est. Entrambe ignorano quei rugginosi binari, là dove nella logica di un Transit and Land Use Plan ci sarebbe stata innanzitutto la grande piazza della stazione, e poi tutto attorno la città, e poi tutto attorno gli altri quartieri da trasformare in modi simili per traboccamento logico ed economico. E invece le nostre cittadelle hanno il solito aspetto da lottizzazioni suburbane chiuse su se stesse, pronte a chiudersi ancora di più se necessario, salvo uscirne rintanati nel simbolico SUV.

Ecco, se la domenica smarmittata padana può servire a riflettere su questi obiettivi di nuova libertà, mobilità, opportunità, fantastico. Altrimenti, se ci aspetta la predica vagamente autoritaria di chi lo fa per la nostra “salute” (non suona sinistramente troppo simile a chi fa altro per la nostra “sicurezza”?) finirà come le altre volte.

E pensare che negli anni ’60, proprio quelli a cui la crisi petrolifera mise culturalmente fine, la vulgata progressista e di sinistra più pervasiva coincideva, esattamente, con l’antiautoritarismo. Non sarebbe il caso di ricordarsene, e di mandare a quel paese certi profeti di sventura a gettone?

Nota: per i tre temi attorno ai quali si sviluppa questo pezzo, si vedano l'articolo di Paolo Hutter sulla domenica padana a piedi, quello di Gabriele Cereda sulla Eco-City e l'apocalisse del petrolio nel Lambro, infine quello del sottoscritto Fabrizio Bottini sull'urbanistica berlusconiana declinata a Milano 4 (f.b.)

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