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Carlo d’Inghilterra: «Ecco come conservare Venezia»
29 Aprile 2009
Vivere a Venezia
Il principe illustra il suo «Manifesto della nuova architettura» in un convegno a Venezia. La Nuova Venezia, 29 aprile 2009, con postilla illustrata

«Bisogna costruire edifici belli e sostenibili. Rispettando i luoghi e utilizzando i materiali della tradizione. Mettendo l'uomo al centro dei progetti, per fermare il vandalismo distruttivo che avanza sotto le mentite spoglie dello sviluppo». Un vero «Manifesto della nuova architettura» il discorso tenuto ieri dal principe Carlo d'Inghilterra, ospite d'onore al convegno sulla «Rigenerazione industriale della laguna». Intervento applauditissimo, una lezione di alto livello sull'architettura e il rispetto dell'ambiente. Poca retorica e molte indicazioni pratiche per «vincere insieme la grande sfida». Con un decalogo per la «costruzione di nuovi edifici in zone vecchie». Carlo è arrivato ieri, poco prima delle 14, alla nuova Stazione passeggeri 103 della Marittima.

Un corteo acqueo composto da nove motoscafi e un arrivo in stile «James Bond», sotto l'occhio attento di Scotland Yard. Carlo era accompagnato dal Console generale a Milano sir Lawrence Birstow-Smith, è stato accolto in banchina dall'assessore Mara Rumiz, dal presidente del Porto Paolo Costa e dal presidente della Vtp Sandro Trevisanato, che gli hanno donato una scultura in vetro di Archimede Seguso a forma di ancora. Nella sala convegni ad attenderlo un centinaio di imprenditori, giornalisti, addetti ai lavori, tra cui il rettore dell'Iuav Carlo Magnani. Tutti istruiti sulle modalità rigide del cerimoniale britannico. Non rivolgere per primi la parola al principe, attenderlo in piedi, chiamarlo sempre «Altezza reale».

Ma quando il principe arriva, sorridente in abito grigio e cravatta blu, il protocollo viene messo da parte. Tocca a Massimo Colomban, industriale e presidente di Vega, rivolgere in un inglese un po' zoppicante il saluto al principe e proiettargli una ventina di foto con tutti i progetti di sviluppo in corso, dal Waterfront alla Punta Dogana e all'Arsenale, dall'ospedale al Mare alla futura porta di Gehry. Quasi come una lectio magistralis, il principe spiega in sette cartelle di discorso la sua filosofia del restauro e dello sviluppo. «Venezia non può vivere soltanto della sua bellezza e non può diventare un parco tematico», attacca, «bisogna sviluppare le zone post industriali unendo il meglio del vecchio e del nuovo». Carlo parla della sua Fondazione per la Costruzione dell'Ambiente, attiva da 25 anni, che finanzia il recupero di centri storici e la rigenerazione di terreni inquinati dal petrolio nel Galles. Ed ecco i cinque punti. Il primo, riconoscere che la sostenibilità è un processo a lungo termine, cent'anni e non venti. Dunque è necessario «costruire in maniera adattabile e flessibile, riutilizzando vecchi edifici dove possibile».

Terzo, rispettare i luoghi in termini di materiale utilizzato, proporzioni, clima, ecologìa e metodi costruttivi. Quarto, costruire con eleganza, rispettando gli elementi tradizionali e utilizzando tecniche moderne. Quinto, creare complessi armoniosi. Si deve costruire creando edifici che le persone vogliono utilizzare, e le tecniche antiche vanno sfruttate non solo per la bellezza ma per i benefici ambientali che offrono. Ecco l'esempio della «San Giobbe house», dove il restauro è stato fatto rispettando i vecchi pavimenti, porte, finestre, e risparmiando energìa». Un altro esempio è quello degli slum di Mumbai. Anche lì, dice Carlo, «si intuisce una grammatica di pianificazione invece assente dai blocchi di marmo senza volto dei nuovi condomini». L'uomo al centro del progetto, è il messaggio del principe. In tempi di ecomostri e speculazioni edilizie, c'è da imparare.

Postilla

Chissà se, dopo aver visto il ponte di Calatrava e ammirato le facciate pubblicitarie di piazza San Marco, gli hanno fatto visitare anche l’ammasso di cemento, calcare, vetro e asfalto di VEGA, Parco scientifico tecnologico e luogo dell’innovazione.

Ecco il ponte di Calatrava:

ed ecco alcune immagini della piazza San Marco ridotta a merce:

e infine un insediamento contemporaneo, luogo dell’innovazione:

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