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«Barcone salpato dalla Libia si rovescia a un chilometro dalla costa: una ventina di morti recuperati e 170 dispersi A bordo si trovavano circa 250 persone di provenienza sub-sahariana. In mare cominciano ad affiorare i cadaveri»

Quattro morti, otto feriti, un muro di fango crollato, un paese devastato. qualcuno ricorderà le inascoltate cassandre che, come la figlia di Priamo, prevedevano eventi che puntualmente (scientificamente) accadevano? e andrà a rleggere, ad esempio, le pagine di Antonio Cederna? Qualcuno ricorderà la Commissione De Marchi, la legge per la difesa del suolo, la pianificazione del territorio? Difficile sperarlo. Dopo la bomba d'acqua avremo il fiume delle lagrime di coccodrillo

Non c'è bisogno di Maurizio Lupi e dei suoi soci per distruggere ciò che resta del Belpaese, delle regole e della ragione nell'uso del territorio. Basta Matteo Renzi, con il suo "SbloccaItalia"

Il Lupi è quello di sempre: quello che nel clima berlusconiano siamo riusciti a fermare, almeno sul terreno del Parlamento nazionale. Speriamo di riuscirci anche nel clima renzusconiano. Temiamo che le zanne siano diventate più appuntite e le fauci più ampie. Eddyburg ne ha trattato per ora con gli articoli di Mauro Baioni e di Paolo Baldeschi. Torneremo presto sull'argomento, e speriamo di non essere soli neanche questa voilta

Ma che paese è diventato questo. I media ci infestano di informazioni di ogni nodo percorso dal rottame della Costa Concordia. Nessuno ricorda i 32 morti. L'assassino intantofesteggia a piede libereo. I Matteo Renzi aspetta il rottame all'approdo per prendersi gli onori: di che cosa?

I rifugiati sono oggi il prodotto su scala industriale di quella grande guerra, immateriale e non dichiarata, che è la guerra contro i poveri, dove un confine netto separa chi ha diritto di muoversi da chi quel diritto si vede negato. Ma una guerra planetaria, che distingue tra soggetti di diritto e corpi marginali in balia di eventi decisi altrove, non può rendere l’Europa un filo spinato. Leggete e firmate qui l'appello di Barbara Spinelli e numerosi altri.

eddyburg da Francesca Leder sul silenzio del mondo della ricerca di fronte allo scempio del territorio.


Abbiamo letto con grande interesse l' 'atto di accusa' di Francesca Leder nei confronti del Centro di studi palladiani dove abbiamo l'onere e l'onore di lavorare.Al di là delle osservazioni specifiche, vi abbiamo ravvisato una passione civile, che ci sentiamo senz'altro di condividere. Ci pare che questa, ripetiamo condivisibile, passione abbia portato però la dottoressa Leder a incorrere in valutazioni che - e non per difesa d'ufficio - ci sembrano onestamente non rispondenti alla realtà dei fatti. L'autrice ci accusa di essere asserragliati in una torre d'avorio a discettare di alta cultura, incuranti degli scempi selvaggi che accadono intorno a noi. Pur consci che, per quanto si faccia, nulla è mai sufficiente, pensiamo di aver diritto di rivendicare una serie di azioni concrete che ci sembra dimostrino che sappiamo e vogliamo sporcarci le mani, nel senso di operare sul campo con, e talvolta contro, potentati di varia natura, facendolo con l'obiettivo di contrastare derive negative. Lavorando e non solo discettando.

Rivendichiamo con forza l’azione a difesa dei contesti delle ville. Si è articolata negli anni da un lato con l'impegno scientifico di convegni e seminari, volti alla condivisione del concetto di villa come contesto e non come monumento isolato, e dall'altro con la collaborazione concreta con la Provincia di Vicenza affinché, nel Piano Provinciale Territoriale di Coordinamento fossero riconosciuti i "contesti figurativi", vasti ambiti di tutela intorno ad almeno 150 ville di particolare rilevanza, dove impedire nuove edificazioni. Ha significato la stesura di una scheda storica per ogni edificio, incrocio fra cartografia storica e sopralluoghi per ogni villa a definire e poi verificare i coni visuali da tutelare. E' stato un impegno di quasi un anno e dalle pressioni che ricevemmo da più parti per una compressione di quei contesti - a cui non cedemmo di un palmo – abbiamo tratto la convinzione di avere operato nel modo giusto.
Allo stesso modo non abbiamo mai lasciato soli i funzionari comunali nell'occasione degli interventi su Basilica palladiana, palazzo Chiericati e Teatro Olimpico, coordinando indagini conoscitive accuratissime affinché i restauri fossero basati su fondamenti scientifici e non sull’arbitrio dei progettisti. Lo stesso abbiamo fatto, sempre gratuitamente, nel caso di edifici palladiani privati, da villa Trissino a Meledo a villa Gazzotti a Bertesina.

Il logo del Palladio Museum affiancato al titolo del pezzo di Leder è in pieno contrasto con i contenuti del testo. Il Palladio Museum è il contrario della torre d’avorio. E’ uno strumento con cui la comunità degli studiosi si interfaccia con il pubblico e lo coinvolge nelle proprie attività, è il luogo dove raccontiamo quello che facciamo e lo condividiamo con la comunità, cercando di farlo diventare patrimonio di tutti. Senza ipocrisie: la grande sala dedicata alle ville palladiane è dominata da grandi immagini di un reportage di Filippo Romano che non ritraggono il Palladio delle favole, ma l’uso, spesso improprio, che se ne fa oggi e l’attacco che una urbanizzazione senza controllo porta alla integrità di un patrimonio unico.
Allo stesso modo nella mostra appena conclusa sulle vedute di Roma antica dal 500 al Novecento, alle incisioni di Ligorio e Piranesi si intrecciavano le immagini di "Mamma Roma" e di "La Ricotta" di Pasolini, per denunciare la perdita della memoria e di conoscenza del nostro patrimonio archeologico. Negli ultimi cinque anni abbiamo creato banche dati pubbliche che rendono disponibili in rete decine di migliaia di fotografie, rilievi, documenti che riguardano Palladio, Carlo Scarpa o l’architettura del Veneto.

Ciò che ci sembra non condivisibile nel ragionamento della dottoressa Leder, anche al di là delle accuse che riteniamo ingiuste, è l’affermazione che le istituzioni scientifiche non servano a nulla, che la ricerca sia autoreferenziale, un “sapere inutile”. Noi rivendichiamo invece l'importanza della ricerca, un atteggiamento che condividiamo con istituzioni sorelle come la Biblioteca Hertziana o il Kunsthistorisches Institut di Firenze. Nel nostro Centro palladiano la definizione dell'attività è affidata al consiglio scientifico, e non alla politica, che pure vigila attraverso il consiglio di amministrazione sull’uso dei fondi pubblici assegnati.Siamo convinti che la ricerca e la filologia, e la conoscenza che ne deriva, sono gli elementi basilari su cui impostare la difesa del nostro patrimonio, insieme alle istituzioni pubbliche preposte alla tutela e alla associazioni che vigilano e denunciano il degrado del territorio.

In un momento in cui sembra trionfare solo una idea di cultura – spettacolo, l’attacco alla ricerca ci sembra reazionario e retrivo. Come se al popolo dovesse essere offerta solo spazzatura. La miglior difesa dei monumenti è sempre la conoscenza da parte dei cittadini della loro importanza, e tutta attività culturale, didattica e divulgativa del Centro è esplicitamente diretta a questo.
Chi negli ultimi anni ha avuto modo di visitare le nostre affollatissime mostre su Palladio (2008-2009) o su Pietro Bembo (2013) credo abbia potuto misurare concretamente il successo del nostro impegno nel comunicare saperi complessi a un pubblico vasto, cercando di dare corpo un’altra idea di cultura.

Su una cosa però siamo d'accordo con Leder: l'area del nuovo Tribunale di Vicenza è uno scempio che deturpa un'area cruciale di Vicenza. La sua costruzione è stata una offesa a chiunque abbia a cuore il patrimonio del nostro Paese e ci rammarichiamo di non aver fatto abbastanza nella denuncia.

Guido Beltramini è direttore del C.I.S.A. Andrea Palladio
Howard Burns è presidente del Consiglio scientifico del C.I.S.A. Andrea Palladio

Associazione Bianchi Bandinelli, Comitato per la Bellezza, Salviamo il paesaggio, Italia Nostra Roma, Rete dei comitati per la difesa del territorio, eddyburg, perchè venga sventata l'ennesima minaccia a un patrimonio difeso con le unghie e coi denti. 15 luglio 2014

Il Tempo del 9 luglio dà notizia dell’Operazione Grand Tour per l’Appia Antica che la società Autostrade per l’Italia propone al ministero per i Beni culturali. Un’operazione inverosimile con la quale la società si candida a definire il progetto e a contribuire a un nuovo modello di gestione dell’Appia Antica affidato a un’unica cabina di regia. Si conferma in tal modo la strategia cara al ministro Dario Franceschini di depotenziare le soprintendenze, sottomettendole di fatto a soggetti estranei al mondo istituzionale, alla cultura e alla ricerca.

Ci riserviamo di entrare punto per punto nel merito della proposta, limitandoci per ora a denunciarne l’aspetto più sconcertante: la mobilità privata su gomma come elemento irrinunciabile e caratterizzante dell’Appia Antica. La società è pronta a mettere a disposizione le proprie tecnologie autostradali, realizzando attività di comunicazione e marketing, punti di ristoro, laboratori e mostre.

La società Autostrade fa il suo mestiere e si comprende il suo interesse a occuparsi di un luogo di eccellenza. Sorprende invece il ministero per i Beni culturali, in primo luogo perché la regina viarum la si percorre a piedi, in bicicletta, a cavallo, in carrozza, con qualche bus elettrico, ma soprattutto perché delegittima le proprie strutture che, da tempo, e proprio sull’Appia Antica, hanno costruito spazi pubblici straordinari, apprezzati da cittadini e turisti.

In nome di Antonio Cederna, l’uomo cui si deve la salvezza dell’Appia Antica e la modernità della sua concezione, ci opponiamo con determinazione all’accordo Beni culturali società Autostrade e, in nome di Antonio Cederna, lanciamo un appello a quanti in Italia e nel mondo civile non sono disposti a barattare la storia e la cultura per un piatto di lenticchie.

Roma, 14 luglio 2014

Anche in Toscana vince la nuova maggioranza dei rottamatori del paesaggio in nome della privatizzazione delle rendite e della mercificazione e dissipazione dei patrimoni comuni Leggi qui la denuncia di Paolo Baldeschi.

Da un lato, gli avanzi di quello che fu il PCI di Gramsci Togliatti Longo Berlinguer e di quella che fu la DC di Sturzo De Gasperi Dossetti Moro, trascinati da un guitto di paese, concordano con Berlusconi e Caldaroli su un Parlamento non eletto dai cittadini i cui membri sono sciolti da ogni legge (impuniti).
Dall’altro lato le possibili alternative frammentate, rissose, avvelenate dai personalismi individuali o di parrocchia.
Se è così, non c’è speranza nella politica. La speranza potrà rifiorire fra qualche decennio. Attrezziamoci a resistere e ad aspettare

Gli ottimisti ci dicono: non vi lamentate, il peggio non è ancora venuto. l'abisso è ancora profondo

Orsoni scarcerato: «Resto sindaco» (dai giornali di oggi).
Se quanti siedono a Ca' Farsetti conservano un briciolo di pudore si dimettano tutti e lasciano votare quelli che non hanno né incassato, ne approfittato, né ignorato, né condiviso né taciuto

Una testimonianza della prof.ssa Andreina Zitelli dal Corriere della sera. Aspettiamo il resto della storia, e il "gioco dell'oca"

Il giornale la Repubblica, come tantissimi altri, vorrebbe che si votasse per questo, non per il Par
lamento europeo

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