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Bella sintesi in due battute questa nella manchette del Sole 24 ore del 18 maggio 2015 (cliccate sull'immagine per ingrandirla):

1. Regalo di 500 € a 4 milioni di elettori (se vinco le elezioni). Achille Lauro, nel 1950 a Napoli, era più generoso: i pacchi di pasta lo regalava prima, le scarpe almeno una.

2. I due miliardi che servono non li tolgo alle spese per le armi da guerra, o per le grandi opere inutili, o un po' di tasse in più per gli straricchi e gli speculatori, ma dai fondi destinati ai alla povertà.

E dice di essere un innovatore...

Una profezia di Bucchi (la Repubblica). Non avrà ragione anche lui, come Cassandra?

Aiutate a resistere a alla liquidazione di un importante elemento del patrimonio culturale della città, una perla del patrimonio immobiliare collettivo, firmando l'appello qui in fondo

APPELLOPER SALVARE LA CAVALLERIZZA REALE
bene comune e parte integrante del patrimonio storico e culturale ditorino

Di fronte alla riconfermata volontà del Comune di Torino (cfr. deliberazione della Giunta Comunale del 31 marzo 2015 n.01346/131) di procedere urgentemente all'operazione di alienazione e smembramento del Compendio della Cavallerizza Reale di Torino, complesso storico-artistico organicamente parte del Polo Reale nel cuore della città e dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, i sottoscritti rivolgono un appello al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio Comunale di Torino affinché consentano una moratoria di almeno un anno delle operazioni previste.

In tale lasso di tempo potrà essere avviata una iniziativa di diffusa informazione alla cittadinanza e di coinvolgimento della stessa, nelle sue varie componenti associative, professionali, culturali e sociali per una reale progettazione partecipata che esamini ogni altra possibile soluzione, attingendo anche ad esperienze europee affini e ne fissi i limiti all’interno dei principi costituzionali di tutela del patrimonio storico artistico e culturale.

I firmatari dell’appello ritengono infatti che solo in tal modo sia possibile la realizzazione di una autentica partecipazione democratica sui temi cruciali della città, senza la quale la democrazia si riduce ad un involucro formale di ratifica di decisioni prese senza alcuna vera consultazione condivisa.

Primi firmatari

Gustavo Zagrebelsky, Presidente di Biennale Democrazia
Donatella Della Porta, Scuola Normale Superiore, Firenze
Michael LaFond, id22, Berlin
Paolo Maddalena, ex giudice Corte Costituzionale, Roma
Tomaso Montanari, Università di Napoli
Saskia Sassen, Columbia University, New York
Salvatore Settis, Scuola Normale Superiore, Pisa


Torino, 6 maggio 2015


per aderire anche voi cliccate qui



Se Mattarella non gli metterà il bastone tra le ruote Matteo sarà riuscito a fare ciò che non era riuscito neppure a Mussolini: impadronirsi dello Stato senza spargimento di sangue

«Nel 2016 Renzi e la "grande stampa" daranno in pasto all’opinione pub­blica un pre­te­sto per andare al voto.Il par­tito per­so­nale del pre­mier andrà al bal­lot­tag­gio e vin­cerà. Eletto da una mino­ranza di illusi e di com­plici, Renzi coman­derà per un’intera legi­sla­tura, padrone incon­tra­stato di un par­la­mento ridotto a un guscio vuoto. E riscri­verà la Costi­tu­zione, anche per evi­tare che la Con­sulta can­celli una legge elet­to­rale ever­siva dell’ordinamento repubblicano. Quali altre leggi nel pros­simo quin­quen­nio monar­chico saranno varate in campo eco­no­mico e sociale è facile imma­gi­nare...» (leggi qui l'intero articolo di Alberto Burgio)


L’avvicinarsi del voto in Aula sull’Italicum dà luogo, per il merito e il metodo delle scelte fin qui pra­ti­cate, a pre­oc­cu­pa­zioni e timori.È grave che si arrivi a una legge elet­to­rale che non can­cella le stor­ture del Por­cel­lum, e non tiene conto dei chiari prin­cipi posti dalla Corte costi­tu­zio­nale nella sen­tenza 1/2014, sulla rap­pre­sen­tanza e sul voto libero ed uguale come pie­tre ango­lari del sistema demo­cra­tico. Prin­cipi che ven­gono ulte­rior­mente lesi dalla riforma costi­tu­zio­nale con­te­stual­mente in discussione.

È grave che si giunga alla fase con­clu­siva dell’iter legi­sla­tivo attra­verso ripe­tute for­za­ture e vio­la­zioni di prassi, rego­la­menti, e per­sino della Costi­tu­zione, che vanno dalle straor­di­na­rie acce­le­ra­zioni nei lavori alle sosti­tu­zioni for­zose di dis­sen­zienti con palese lesione delle garan­zie a cia­scun par­la­men­tare rico­no­sciute. For­za­ture e vio­la­zioni che potreb­bero ora giun­gere alla nega­zione del voto segreto a richie­sta san­cito dal rego­la­mento Camera per la legge elettorale.

È grave che tutto que­sto accada per scelta di una parte del Pd, mino­ranza in Par­la­mento e nel paese, che attra­verso i mec­ca­ni­smi della disci­plina interna di par­tito vuole imporre la pro­pria deci­sione come volontà mag­gio­ri­ta­ria dell’istituzione. Per di più appro­fit­tando di numeri par­la­men­tari dichia­rati ille­git­timi dalla Corte costi­tu­zio­nale al fine di sman­tel­lare un’architettura demo­cra­tica che fu costruita sull’amplissimo con­senso di tutte le forze anti­fa­sci­ste attente ai diritti e alle libertà.

Chie­diamo a tutti i par­la­men­tari di ritro­vare la pro­pria dignità e la forza di rap­pre­sen­tare dav­vero la nazione senza vin­colo di man­dato, come la Costi­tu­zione loro garan­ti­sce ed impone.

Pie­tro Adami, Cesare Ante­to­maso, Gior­gio Anto­nan­geli, Gae­tano Azza­riti, Fran­ce­sco Baic­chi, Alberto Ben­zoni, Felice Beso­stri, San­dra Bon­santi, Anto­nio Caputo, Lorenza Car­las­sare, Ser­gio Caserta, Giu­seppe Maria Cas­sano, Paolo Ciofi, Clau­dio De Fio­res, Gio­vanna De Minico, Enzo Di Sal­va­tore, Anna Fal­cone, Anto­nello Falomi, Gianni Fer­rara, Costanza Fir­rao, Tom­maso Ful­faro, Dome­nico Gallo, Mau­ri­zio Gian­cola, Alfiero Grandi, Fran­ce­sca La For­gia, Raneiro La Valle, Paolo Leo­nardi, Sil­via Man­de­rino, Mau­ri­zio Mar­celli, Monica Min­nozzi, Ubaldo Nan­nucci, Gio­vanni Palom­ba­rini, Alba Pao­lini, Fran­ce­sco Pardi, Paola Patuelli, Vin­cenza Rando, Maria Ric­ciardi Gian­noni, Franco Russo, Gio­vanni Russo Spena, Cesare Salvi, Anto­nia Sani, Linda San­tilli, Paolo Soli­meno, Lan­franco Turci, Nadia Urbi­nati, Mas­simo Vil­lone, Vin­cenzo Vita, Emi­lio Zecc

Mentre l'UE non capisce nulla del genocidio in atto e si preoccupa di chiudere i cancelli della Fortezza, il premier italiano rincara la dose invitando a colpire gli scafisti. Un appello adeguato alle responsabilità di chi voglia essere civile. Invitiamo caldamente i frequentatori di eddyburg a sottoscriverlo qui

SOS-STERMINIO IN MARE

Oltre 900 morti nel Mediterraneo nella notte tra sabato 18 aprile e domenica, a 60 miglia dalle coste libiche. È il più grande sterminio in mare dal dopoguerra. Questo è un giorno di svolta. A partire da oggi occorre mettere la parola urgenza, al posto di emergenza. Bisogna dare alla realtà il nome che merita: siamo di fronte a crimini di guerra e sterminio in tempo di pace.

Il crimine non è episodico ma ormai sistemico, e va messo sullo stesso piano delle guerre e delle carestie acute e prolungate. Il Mar Mediterraneo non smette di riempirsi di morti: cominciò con il naufragio di Porto Palo, il giorno di Natale del 1996, con 283 vittime, seguito tre mesi più tardi dal naufragio della Katër i Radës, in cui oltre cento profughi albanesi annegarono nel canale di Otranto. Lo sterminio dura da almeno 18 anni: più delle due guerre mondiali messe insieme, più della guerra in Vietnam. È indecenza parlare di “cimitero Mediterraneo”. Parliamo piuttosto di fossa comune: non c’è lapide che riporti i nomi dei fuggitivi che abbiamo lasciato morire.
Le azioni di massima urgenza che vanno intraprese devono essere, tutte, all’altezza di questo crimine, e della memoria del mancato soccorso nella prima parte del secolo scorso. Non sono all’altezza le missioni diplomatiche o militari in Libia, dove – anche per colpa dell’Unione, dei suoi governi, degli Stati Uniti – non c’è più interlocutore statale. Ancor meno lo sono i blocchi navali, gli aiuti alle dittature da cui scappano i richiedenti asilo, il silenzio sulla vasta destabilizzazione nel Mediterraneo – dalla Siria e l’Iraq alla Palestina, dall'Egitto al Marocco – di cui l’Occidente è responsabile da anni.

Le azioni necessarie nell’immediato, eccole:

1. Urge togliere alle mafie e ai trafficanti il monopolio sulle vite e le morti dei fuggitivi, e di conseguenza predisporre vie legali di fuga presidiate dall’Unione europea e dall’Onu. I trafficanti non sono la radice del male, ma un suo sintomo.
2. Urge organizzare e finanziare interventi di ricerca e salvataggio non solo lungo le coste europee ma anche in alto mare, come faceva Mare Nostrum e come ha l’ordine di non fare Triton - anche se rifinanziata. Questo, nella consapevolezza che la stabilizzazione del caos libico non è ottenibile nel breve-medio periodo.
3. Urge che gli Stati europei collaborino lealmente a tale scopo (art. 4 del Trattato dell’Unione), smentendo quanto dichiarato da Natasha Bertaud, portavoce della Commissione di Bruxelles: “Al momento attuale, la Commissione non ha né il denaro né l’appoggio politico per predisporre un sistema di tutela delle frontiere, capace di impegnarsi in operazioni di search and rescue”. Risorse che invece si trovano per operazioni di polizia europea (Mos Maiorum, Amber Light, Jot Mare) e per le spese militari. Una frase che ha il cupo suono dell’omissione di soccorso: un reato contro la persona, nei nostri ordinamenti giuridici.

4. Occorre che l’Onu stessa decida azioni d’urgenza, e che il Consiglio di sicurezza fronteggi il dramma con una risoluzione. Se i crimini in mare somigliano a una guerra o a carestie nate dal tracollo diffuso di strutture statali nei paesi di transito o di origine, non vanno esclusi interventi dei caschi blu, addestrati per il search and rescue. I soccorsi e gli aiuti agli affamati e sfollati sono una prassi sperimentata delle Nazioni Unite. Sia oggi applicata al Mediterraneo.

5. Occorre rivedere al più presto i regolamenti di Dublino. Con una sentenza del 21 ottobre 2014 (Ricorso Sharifi contro Italia e Grecia), la Corte europea dei Diritti dell’uomo pone come condizione essenziale per procedere al trasferimento l’aver positivamente verificato se il migrante corra il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Si tratta di un vero e proprio obbligo di derogare ai criteri di competenza enumerati nelle norme di Dublino.

6. Con la medesima tempestività, occorre tener conto che i paesi più esposti ai flussi migratori sono oggi quelli del Sud Europa (Grecia, Italia, Cipro, Malta, Spagna): gli stessi a esser più colpiti, dopo la crisi iniziata nel 2007-2008, da politiche di drastica riduzione delle spese sociali (che includono l’assistenza e il salvataggio di migranti e richiedenti asilo). Il peso che ingiustamente grava sulle loro spalle va immediatamente alleviato.

7. Occorre pensare a un sistema di accoglienza in Europa che garantisca il diritto fondamentale all’asilo, con prospettive di reinsediamento nei Paesi disponibili, nel rispetto della volontà dei rifugiati.
8. Infine, la questione tempo. È finito il tempo della procrastinazione, e delle ambiguità che essa consente. È dall’ecatombe di Lampedusa che Governi e Parlamenti in Europa preconizzano un’organica cooperazione con i paesi di origine e di transito dei fuggitivi, al fine di “esternalizzare” le politiche di search and rescue e di asilo. Il Commissario all’immigrazione Avramopoulos ha addirittura auspicato una “cooperazione con le dittature”, dunque il ricorso ai respingimenti collettivi (vietati dalla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei Rifugiati del 1951, art. 33, e dagli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali). Non c’è tempo per costruire dubbie relazioni diplomatiche – nei cosiddetti processi di Rabat e Khartoum – perché i fuggitivi sono in mare qui e ora, e qui e ora vanno salvati: sia dalla morte, sia dalle mafie che fanno soldi sulla loro pelle e riempiono un vuoto di legalità che l’Unione deve colmare senza più rinvii. È adesso, subito, che bisogna organizzare un’operazione di salvataggio dell’umanità in fuga verso l’Europa.

Barbara Spinelli, eurodeputato, gruppo GUE-Ngl
Alessandra Ballerini
Sandra Bonsanti
Lorenza Carlassare
Erri De Luca
Roberta De Monticelli
Maurizio Ferraris
Stefano Galieni
Mauro Gallegati
Domenico Gallo
Paul Ginsborg
Daniela Padoan
Francesco Piobbichi
Marta Pirozzi
Annamaria Rivera
Alberto Vannucci
Fulvio Vassallo Paleologo
Guido Viale
Gustavo Zagrebelsky
Libertà e Giustizia

Edoardo Salzano
IlariaBoniburini
Susanna Kuby
Giorgio Nebbia
Marisa Rodano

Per adesioni: sos.sterminioinmare@gmail.com

Li chiamavano "clandestini". Li chiamiamo "migranti". Ora che abbiamo capito chiamiamoli "profughi", fuggono dala guerra, dalle persecuzioni e dalla carestia. Domani fuggiranno (fuggiremo) per la catastrofre climatica. (vedi l'articolo di Barbara Spinelli)

Il commento di Altan alla "opposizione" a Matteo Renzi (la Repubblica)

Quindici disperati migranti, cristiani, gettati in acqua eaffogati da più numerosi disperati migranti, musulmani, tutti stipati suun’imbarcazione di fortuna. Questa è la notizia che domina nelle cronache dioggi. Alla commozione e all’indignazione per questa ennesima offesa all’umanitàavvenuta nel Mare nostrum segue la riflessione. Due stupori si affacciano: (1)possibile che uomini ugualmente miseri e disperati, si scontrino usque admortem perché nominano con parolediverse (“Dio” e “Allah”) la medesima identità sovraumana che secondo le lorofedi ha creato il mondo e ne regge le sorti? (2) Possibile che trovinoscandalosamente incomprensibile questo evento persone appartenenti a popoli cheesprimono “tifoserie” capaci di picchiarsi fino ad uccidere perché la squadradegli uni è migliore di quella degli altri. (segue)

Tralasciamo altri percorsi della riflessione, che ormai nonci stupiscono più: le responsabilità del Primo mondo negli eventi, antichi erecenti, che hanno prodotto miseria e disperazione fuori dalla nostra fortezza;quelle dell’Europa nel non saper gestire con ragionevole umanità le imponenti einarrestabili migrazioni, lasciando così campo libero, secondo le leggi delmercato, agli “scafisti”

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