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Qui di seguito raccogliamo le letture introduttive.
In questa pagina si possono scaricare le presentazioni.

Il primo testo, è la lectio magistralis che Edoardo Salzano ha tenuto a Pistoia, in apertura dell’edizione 2015 di Leggere la città. Le parole di Salzano ci collegano all’iniziativa di cui siamo ospiti e forniscono un’ampia e appassionata cornice al nostro lavoro del 2017. Ci ricordano che la dotazione di spazi pubblici nella città, in Italia sancita come diritto da quasi cinquant’anni, è stata una conquista di una lunga stagione riformista e oggi, nella crisi del carattere pubblico della città si concretizza un processo di contro-riforma condotto dall’affermazione del neoliberismo su scala globale. L’erosione dello spazio pubblico è l’esito di un progressivo indebolimento dellacapacità di governare le trasformazioni urbane mediante due strumenti essenziali: una politica del patrimonio immobiliare che restituisca alla collettività gli aumenti di valore che derivano dalle sue decisioni e dalle sue opere, e una politica di pianificazione del territorio, in tutte le sue componenti e a tutti i suoi livelli. Nel concludere il suo intervento, Salzano invita a guardare con fiducia alle iniziative promosse da movimenti e istituzioni e al lavoro di quegli intellettuali che non si sono adeguati all’ideologia dominante. Un insieme di forze che faticano ancora a ricomporsi e tradursi nel campo della politica, a testimonianza del duro lavoro che ancora ci attende. La scuola di quest’anno si inserisce appieno nel percorso tracciato da Salzano.

Le tre letture che seguono forniscono uno sguardo di insieme sul rapporto tra cultura e spazio pubblico. Cosa rende i “luoghi della cultura” - intesi come luoghi destinati alla produzione e fruizione di cultura - degli “spazi pubblici”, cioè delle infrastrutture per la vita collettiva a supporto della sfera pubblica? In che modo possiamo guardare al multiculturalismo in chiave costruttiva e non di sola difesa delle identità delle minoranze? In che misura la nostra idea di cultura è corrosa e colonizzata dai meccanismi della globalizzazione che tendono ad comprimere la dimensione sociale e a fare di noi monadi dedicate al consumo individuale? Affidiamo queste domande a Chiara Sebastiani, Enzo Colombo e Zygmunt Bauman.

L’ultimo gruppo di letture riguarda le strutture culturali. Maria Pia Guermandi e Antonella Agnoli, presenti alla scuola, spiegano in che modo le strutture specializzate (biblioteche e musei) possono essere concepite come piazze della cultura e come spazi democratici in cui nessuno si deve sentire straniero. Claudio Calvaresi, infine, descrive nuovi tipi di strutture – ibride nella forma e nelle funzioni – nelle quali, per iniziativa di gruppi di cittadini, si svolgono attività che legano tra loro cultura, lavoro e socialità. Il mondo accademico e alcune istituzioni guardano con particolare interesse a queste forme di “innovazione sociale” di cui è utile conoscere potenzialità e limiti.

Nella prima parte del seminario abbiamo illustrato le tesi da sottoporre a verifica collettiva e le questioni aperte da affrontare nella scuola e, grazie ad Antonella Agnoli e Maria Pia Guermandi abbiamo ragionato sulle strutture specializzate che possono essere ripensate come luoghi democratici dove nessuno si sente straniero.

Nella seconda sessione abbiamo dato voce agli amministratori e ai tecnici di Pistoia che ci hanno illustrato come la città (grazie ai suoi luoghi, alla compresenza di soggetti, all’iniziativa dell’amministrazione comunale) fornisca un valore aggiunto alle singole esperienze. Andrea Giraldi e Michela Chiti hanno fornito una lettura critica del rapporto tra spazi pubblici e pianificazione.

Nella terza sessione abbiamo presentato alcune esperienze di rigenerazione urbana centrate sulla realizzazione di strutture dove si organizzano attività culturali alla scala di prossimità. Cristina Marietta, Giulia Melis ci hanno illustrato come a Settimo Torinese le politiche pubbliche siano state imperniate in modo strategico e costante sulle strutture culturali. Daniela Patti e Levente Poljak ci hanno fornito una panoramica di iniziative di recupero e gestione delle strutture culturali promosse dalla cittadinanza attiva in cinque città europee. Francesco Evangelisti e Giovanni Ginocchini hanno parlato di Bologna, e di come l’elevata dotazione di spazi pubblici, eredità delle politiche urbane degli anni sessanta e settanta, costituisca uno spazio di opportunità.

Abbiamo toccato punti cruciali per il futuro non solo nostro (urbanisti o, come me, appassionati della disciplina della evoluzione della città), ma della nostra convivenza in una comunità accogliente e, come si dice, inclusiva; che guardi al futuro senza spaventarsi delle macerie che ha alle spalle (o sulle spalle). Una nuova lettura dell’Angelus Novus di Benjamin.Una metafora che uso spesso è che la multiculturalità è la culla dove stiamo facendo crescere la comunità di domani; come sarà questa futura comunità dipende da come tratteremo questo piccolo cucciolo ancora indifeso e indefinito.La ragazza di Torino, quella di Settimo Torinese, Daniela e Levente (che ringrazio ancora) hanno fatto vedere alcune direzioni da intraprendere, interessantissime e concrete.I tanti altri interventi hanno disegnato la cornice di un quadro che ancora non è disegnato, ma su cui si stanno tracciando segni, incerti quanto significativi.

L’urbanistica dove liberarsi dalla monocultura della “forma urbis” ormai oggetto di un “accanimento terapeutico” forse dato dall’incapacità di volgere lo sguardo verso la nuova “forma civitatis” (perdonate il mio latino, ma spero di farmi capire), la complicità dell’attuale “polis” in questo accanimento, più che evidente, è responsabile del vuoto valoriale e del pieno materiale delle nostre città.Ho parlato di “relazioni” non certo intendendo relazioni di potere, ma consapevole che le relazioni fra le parti, animate e non, sono la base dell’ecologia.In questo i tanti contributi ascoltati mi hanno fatto capire la necessità (per gli urbanisti o, come me, per gli appassionati della disciplina della evoluzione della città) di vedere tutte quelle nuove relazioni fra le persone di diverse culture, nei nuovi contesti, la traccia della “rete” nuova che dovrà formare le nuove “carte tematiche e progettuali” individuanti la nuova forma della città, più immateriale che materiale (laterizio, cemento, ferro o legno che sia).Certamente corrono il rischio di essere relazioni di base, policentriche e dinamiche, ed in ciò poco o difficilmente controllabili e/o amministrabili.

Forse è per questo che la “polis” non le ritiene così strettamente necessarie come, invece, la costruzione di una tangenziale?Le strutture culturali diventano quindi i nodi, di varia grandezza ma egualmente importanti, di questa rete di relazioni della città. I nodi dove ci si incontra, si condividono le rispettive culture, ci si confronta sul concetto di bello, di utile, sul concetto di qualità dei luoghi e della vita.

Come architetto mi interessa anche dare una forma fisica ai nodi di questa rete, prima però vorrei capirli bene. Per questo mi piacerebbe continuare questo lavoro di ricerca e di confronto con quelle persone che, come tutti voi, abbiano a cuore il benessere di quella culla in cui sta nascendo la comunità di domani, così come della comunità stessa. Parafrasando la bellissima frase di Gandhi citata da Ilaria, credo che con il tema della sicurezza, decisamente importante quanto troppo dominante, si stia cercando di convincere i più a chiudere le finestre per impedire che i tanti venti delle culture diverse possano attraversare la nostra casa; ma facendo così non facciamo altro che opporre resistenza per un po’ inconsapevoli che agevoliamo la forza del vento che arriverà a sradicare le fondamenta.

Norberto Vaccari
Bioarchitetto

Ecco il programma completo di Leggere la Città 2017. Sul sito ufficiale potete trovare tutti gli eventi e gli ospiti: http://www.leggerelacitta.it/programma/.

Ci siamo anche noi, con la scuola di eddyburg dedicata alle strutture culturali come servizio essenziale per una società multiculturale e solidale. Questa è la pagina di presentazione della scuola

Sabato 8 aprile, alle 12, nelle Sale affrescate del comune, presentiamo pubblicamente i risultati della scuola nella tavola rotonda Gli standard urbanistici, cinquant'anni dopo. Un progetto per lo spazio pubblico. Sarà con noi Ilaria Agostini.

Vi aspettiamo

eddyburg organizza un seminario di due giorni sul ruolo che le strutture culturali possono esercitare come luoghi democratici dove nessuno si senta straniero. Qui di seguito illustriamo le finalità e i contenuti dell'iniziativa e indichiamo come potete iscrivervi e collaborare attivamente.



Perché ci occupiamo delle strutture culturali
La legge ponte e il decreto sugli standard urbanistici rappresentano uno dei punti più alti della storia urbanistica italiana. La loro importanza travalica gli aspetti tecnici: attorno al rapporto tra spazi destinati agli usi della collettività e spazi privati si valuta la sostanza politica di un piano urbanistico e la sua capacità di fornire risposte adeguate ai bisogni sociali. Nelle intenzioni, le garanzie fornite attraverso gli standard urbanistici, avrebbero dovuto costituire una piattaforma comune sulla cui base andare avanti. Cinquant'anni dopo, prevale un atteggiamento opposto di sfiducia e insofferenza verso l’urbanistica e i suoi strumenti tecnici.

Per restituire alla pianificazione urbanistica quella sostanza politica che oggi sembra smarrita, riteniamo necessario partire dalla comprensione dei bisogni generati dalle dinamiche economiche e sociali attuali. Ccon questo spirito, in vista del cinquantenario dall’approvazione della legge ponte (2017) e degli standard urbanistici (2018), eddyburg intende fornire un contributo specifico sul ruolo degli spazi pubblici per la costruzione di una società multiculturale e solidale.

Attraverso la pianificazione urbanistica possiamo assicurare che in ogni centro abitato del nostro paese siano presenti spazi pubblici dedicati alle attività culturali, in misura e collocazione adeguata? Possiamo preservare le strutture esistenti speculazione edilizia e realizzare nuove strutture attraverso gli interventi di rigenerazione urbana? Oltre alla dotazione di aree, che cosa dobbiamo garantire per raggiungere risultati all’altezza delle sfide odierne?

Perché un'iniziativa a Pistoia
Pistoia è città capitale italiana della cultura del 2017, e ha ottenuto questo riconoscimento sulla base di una candidatura la cui forza ha poggiato nella qualità delle iniziative e nel coinvolgimento di un grande numero di persone e associazioni. Da alcuni anni, il comune organizza in primavera una rassegna di incontri, le­zioni, mo­stre, pas­seg­giate, con­certi, spet­ta­coli e la­bo­ra­tori che, per quattro giorni, fanno della città la "casa del pen­siero ur­bano". La quinta edizione di Leggere la città, che si terrà dal 6 al 9 aprile 2017, è dedicata al tema “Cultura è comunità”.

Abbiamo pensato che legare la scuola a questa bella iniziativa, di cui condividiamo lo spirito, fosse un'opportunità da cogliere e abbiamo proposto al comune di tenere a Pistoia - nei giorni immediatamente precedenti - il seminario della scuola di eddyburg.


Il seminario di Pistoia
Nei due giorni della scuola - il 5 e 6 aprile - vogliamo ragionare sul ruolo che le strutture culturali possono esercitare come luoghi democratici dove nessuno si senta straniero, assieme ad alcuni esperti di settore, agli interlocutori locali impegnati nelle attività del programma “Pistoia - capitale della cultura”, ai protagonisti di esperienze di rigenerazione urbana centrate sulla realizzazione di strutture culturali di prossimità. A partire da questo primo lavoro di conoscenza, intendiamo formulare una proposta riguardante il riconoscimento delle strutture culturali e multiculturali come standard urbanistico, da presentare pubblicamente, nella convinzione che possa trovare un ampio sostegno pubblico e una traduzione concreta nella legislazione regionale e nazionale.

Il programma e tutte le informazioni per iscriversi alla scuola sono disponibili qui.

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