Valle Cannobina, storia di una frana dimenticata Marco Minoggio29 gennaio 2018AmbienteItaliaLongform
Marco Minoggia
The Submarine, 29 gennaio 2018. L'Italia è un paese che sta andando a pezzi, a partire dal a struttura geologica che ne è la base naturale. Lo si Sto arrivando! da secoli, ma non si fa nulla: le risorse servono ad altro. Con postilla
Lo scorso 7 ottobre sulla SP 75 che collega, in Piemonte, la valle Cannobina al Lago Maggiore si è abbattuta una frana che ha invaso completamente la carreggiata rendendo impraticabile la provinciale e spezzando di fatto la valle Cannobina in due tronconi.
I dati resi pubblici dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) dovrebbero ricordarci la vulnerabilità dell’Italia in materia di fenomeni franosi. Il 7,5% del territorio nazionale, con indici di franosità più o meno allarmanti, è potenzialmente soggetto a frane e smottamenti. Le sempre più frequenti calamità naturali, i fenomeni climatici estremi intensificatisi (specie in autunno) negli ultimi anni uniti alla scarsa cura del territorio e alla manutenzione non adeguata delle infrastrutture pubbliche, alimentano sempre di più nei cittadini (e tra le più alte cariche dello Stato) la consapevolezza del problema ambientale. 
A livello amministrativo, spesso, le cose non sembrano andare invece per il verso giusto. Le province — mai realmente scomparse — lamentano l’inopportunità del decreto Delrio, quando possono chiamano in causa le regioni e nel complesso annaspano di fronte ai tagli statali alle risorse economiche locali. Non avendo i mezzi per fare prevenzione agiscono il più delle volte in ritardo, a cose fatte — a frana caduta. È questo il caso della valle Cannobina, enclave della Provincia del Verbano Cusio Ossola e simbolo, tra le centinaia di casi che ogni anno interessano il nostro paese, di un’Italia passiva, inerme e totalmente impreparata di fronte alla piaga del rischio idrogeologico
postilla
Non ci sono risorse  per intervenire. Ma le spese militari portano via 23 miliardi di euro all'anno (64 milioni al giorno), di cui 15 milioni al giorno per armamenti. Non parliamo delle forza lavoro che fugge dagli inferni del 3° mondo
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