Le scelte dell'UE: recinti, barriere, e via le Ong
Alberto D'Argenio
Si illudono di sbarrare la strada a quanti vivono negli inferni costruiti dallo Sviluppo impiegando per i respingimenti fiumi di risorse  che potrebbero esse usati per l'accoglienza; preparano così i vivai del terrorismo. la Repubblica, 27 agosto 2017

CENTRI IN AFRICA, CODICE ONG
IL PIANO EUROPEO PER I MIGRANTI


«Oggi a Parigi vertice con i big Ue. Arriva il sostegno alla linea italiana Intesa con i paesi del Sahel per fermare l’esodo attraverso la Libia»

I grandi d’Europa riuniti oggi a Parigi daranno il loro sostegno alle politiche migratorie italiane e cercheranno di lanciare un piano europeo, sul quale poi far convergere gli altri partner Ue, per chiudere la Rotta del Sahel che porta i migranti in Libia. E’ questo l’obiettivo del vertice organizzato da Emmanuel Macron al quale parteciperanno Merkel, Gentiloni e Rajoy. Un format che prevede anche una presenza europea con Federica Mogherini e coinvolge i paesi africani con l’arrivo a Parigi dei leader di Libia, Niger e Ciad. Sullo sfondo l’idea, che poi sarà sviluppata a livello europeo nel corso dell’autunno, di aiutare i paesi del Sahel a costruire campi dove raccogliere i migranti nel rispetto dei diritti umani prima del loro ingresso in Libia per poi, questa è l’intenzione del momento, procedere al rimpatrio volontario di quelli economici e all’accoglienza in Europa di chi ha diritto alla protezione internazionale. C’è anche il sostegno al lavoro della Guardia costiera libica, con l’impegno a favorire la costruzione di nuovi campi Unhcr dove accogliere i migranti che restano bloccati in Tripolitania.

Ieri la stessa Merkel ha riconosciuto che «non è possibile lasciare sole Italia e Grecia solo per la loro posizione geografica». Il vertice voluto da Macron riprende e cerca di razionalizzare una serie di idee — a partire dal coinvolgimento dei paesi del Sahel — che datempo circolano tra le capitali, in particolare tra Farnesina, Viminale e il team di Mogherini. Non a caso i quattro big dell’Unione promuoveranno le ultime misure italiane: «Germania, Francia, Spagna e Alto rappresentante Ue — reciterà la dichiarazione finale — si felicitano per le misure prese dall’Italia nel rispetto del diritto internazionale. Il codice di condotta sui salvataggi in mare è un passo positivo per migliorare coordinamento ed efficacia dei salvataggi.

I capi di Stato e di governo chiedono a tutte le Ong che operano in zona di firmare il codice e rispettarlo». Ancora, Berlino, Parigi e Madrid «continuano a sostenere l’Italia in particolare intensificando i ricollocamenti e fornendo il personale necessario a Frontex e all’Ufficio europeo che si occupa di asilo». Promosse anche le intese tra Roma e le 14 comunità locali libiche volte a contrastare il business dei trafficanti di esseri umani. Stesso discorso sulla cooperazione con Niger e Ciad, paesi di transito che possono aiutare a chiudere i flussi, così come l’impegno a lavorare con i paesi di origine dei migranti per bloccare le partenze.

TAJANI: “PER TRIPOLI 6 MILIARDI DI AIUTI
COME QUELLI CONCESSI ALLA TURCHIA”
Alberto d’Argenio intervista il presidente del Parlamento europeo


«Una parte dei finanziamenti dovrebbero andare a Niger e Ciad per chiudere la rotta del Sahel»

Un piano europeo immediato per la Libia uguale a quello messo in campo per la Turchia: sei miliardi per favorire un accordo tra Bengasi e Tripoli e chiudere il Mediterraneo centrale. E poi un investimento di lungo periodo da 50-60 miliardi per tutta l’Africa capace di contrastare le cause più profonde delle migrazioni. È quanto chiede il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ai leader di Francia, Germania, Italia e Spagna che si riuniscono proprio oggi a Parigi per varare una strategia sui flussi migratori. «Non serve a nulla dare spiccioli, qualche decina di milioni: per contrastare le migrazioni dobbiamo varare un grande piano Ue per l’Africa», afferma Tajani forte della pressione che negli ultimi mesi l’aula di Strasburgo ha saputo esercitare su governi e Commissione europea.

Presidente Tajani, cosa si aspetta dal vertice di Parigi?«Quello che conta è che facciano un passo avanti verso la soluzione dei problemi legati alle migrazioni».

Quattro paesi possono dare risposte senza gli altri partner Ue?
«Chiaramente serve una strategia europea, ma trovo giusto che i governi che hanno un ruolo fondamentale in Europa prendano la guida dell’Unione e provino a trascinare gli altri verso una soluzione».

A suo giudizio come si risolve la questione dei flussi?
«Con decisioni di breve e di lungo termine. L’Europa ha dato sei miliardi alla Turchia per chiudere la Rotta balcanica. Ecco, è arrivato il momento di fare lo stesso con la Libia: diamo subito alla Libia 6 miliardi di euro e poi investiamo in una strategia complessiva per l’Africa».

Finora si è detto che era impossibile dare soldi a Tripoli perché il Paese è instabile e il governo, al contrario di quello turco, non controlla il territorio.
«Questi soldi servirebbero anche a favorire un accordo tra Bengasi e Tripoli».

In che termini?
«Il generale Haftar potrebbe diventare il capo delle forze armate libiche e il premier Al Serraj potrebbe mantenere la leadership politica. Ma andrebbero coinvolte tutte le tribù, in particolare quelle del Sud».

I soldi andrebbero solo alla Libia o anche ai paesi confinanti che devono chiudere la Rotta del Sahel?
«Naturalmente parte dei sei miliardi dovrebbero andare anche a Niger e Ciad per chiudere il corridoio libico. Il presidente del Ciad, tra l’altro, mi ha detto che nei prossimi mesi l’Isis potrebbe far entrare in Europa proprio da quella rotta foreign fighters che sta arruolando nel Sahel per fare attentati nel nostro continente. Per questo serve subito un investimento europeo capace di chiudere la rotta e costruire campi in Ciad e Niger sotto l’egida dell’Onu dove accogliere i migranti. Stessa cosa andrà fatta anche in Libia appena sarà stabilizzata».

E i diritti umani?
«Ovviamente questi soldi dovrebbero finanziare la costruzione di strutture Onu capaci di rispettare i diritti dei migranti, di curarli e di sfamarli».

È d’accordo con chi chiede che la loro posizione sia esaminata in loco e che chi ha diritto alla protezione internazionale venga portato direttamente in Europa?
«Certo, chi è perseguitato, come ho visto con i cristiani che scappavano da Mosul per non essere decapitati, deve essere accolto. Farlo è un nostro dovere e va bene se accogliamo chi ancora si trova in Africa».

Parlava anche di un piano Ue a lungo termine.
«Dovremmo fare campagne di informazione nei paesi di origine e transito per scoraggiare le partenze visto che chi si mette in cammino pensa di trovare il Bengodi mentre poi rischia di morire nel deserto o in mare oppure, se ce la fa, finisce a fare lo schiavo in campagna. E poi sì, serve un piano europeo di lungo termine: a luglio il Parlamento ha sbloccato 4 miliardi per progetti in Africa, ma non basta. Servono 50-60 miliardi freschi che grazie all’effetto leva dei privati potrebbero mobilitare fino a 500 miliardi. Con questi soldi potremmo finanziare progetti in tutta l’Africa con un approccio economico, non di puro sfruttamento come fanno i cinesi, per rilanciare l’economia del continente e contrastare le cause che spingono le persone a partire verso l’Europa. Ovviamente i soldi andrebbero concessi solo dietro un sistema di monitoraggio di programmi e spesa. È questo il modo in cui la politica si prende le sue responsabilità, altrimenti che facciamo, continuiamo con le polemiche sugli sgomberi a Roma e magari diamo la colpa alla Polizia? O andiamo avanti con le liti elettorali sullo ius soli?».

Come si risolve il problema della cittadinanza?
«È inutile mettere queste persone in mezzo alla campagna elettorale, lascerei stare e spingerei per una norma europea. D’altra parte chi diventa cittadino italiano diventa anche cittadino europeo».

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