Spazzatura e prostituti tra le tombe dell'Appia
Maria Rosaria Spadaccino
L’infinita battaglia della regina viarum contro il degrado. Corriere della Sera, ed. Roma, 28 marzo 2012 (m.p.g.)
Si chiama Lara, il suo nome è scritto in argento e nero, chi ha voluto omaggiarla ha scelto un luogo nobilissimo: il sepolcro a Piramide sull'Appia Antica, tomba che potrebbe essere riferita alla gens Quintilia. Lì, alla base del monumento funerario, qualcuno ha disegnato lo scarabocchio: sarebbe una firma da writer sul muro di un palazzo, sul monumento è solo una deturpazione. «Una delle tante, così numerose che non riusciamo neanche a tenerle tutte sotto controllo», racconta Rita Paris, direttore dell'Appia Antica per la soprintendenza speciale ai beni archeologici. La strada continua ad essere, soprattutto nella prima parte fino alla tenuta di Capo di Bove, uno splendido monumento a cielo aperto. Ma percorrendola tutta si scopre che, ogni giorno, la Regina Viarum combatte una battaglia ardua contro degrado e abbandono. Una quantità enorme di sacchi pieni di spazzatura sono abbandonati a ridosso di un antico muretto . «Quello che a qualcuno è sembrato un luogo dove poggiare immondizia è l'ustrino - spiega Bartolomeo Mazzotta, archeologo della Soprintendenza -, il luogo dove si facevano i fuochi funerari, ovvero le cremazioni nel periodo tardo repubblicano». Siamo poco lontano dai tumuli degli Grazi e dei Curiazi, un luogo leggendario per la storia di Roma, forse quel muretto ha accolto qualche caduto della storica battaglia. La passeggiata continua, l'Appia è più selvaggia, ci sono meno ville, la sensazione di camminare in un luogo prezioso aumenta, ci sono le statue funerarie e, sotto, ci sono ancora i tronchi abbattuti dalla nevicata del 3 febbraio.
Arrivati a Casal Rotondo, lo sguardo si ferma sul mausoleo di Cotta: una quinta scenografica curva costruita dai restauratori nell'800, dove sono apposti frammenti del vicino monumento. Ma ci sono tanti vuoti tra un reperto e l'altro: furti di maschere funerarie ed incisioni. «Tutte queste ruberie sono avvenute negli anni - continua Paris - perché non si è ancora capito che l'Appia Antica è bene comune da proteggere davvero, altrimenti gli atti di vandalismo e i furti continueranno. E un posto speciale, che merita un provvedimento normativo speciale, così come è accaduto in passato». Allora i ministri venivano a passeggiare sull'Appia Antica per verificare l'opera del grande restauratore Canina, «sessanta carrozze al giorno dal novembre a giugno nel i868», narrano le cronache del tempo. Ora invece ben altri frequentatori si muovono tra il tempio di Ercole e la tomba di Galieno: giovani prostituti e uomini alla ricerca di incontri, che avvengono all'interno di sepolcri dell'età augustea. Una cella funeraria molto ben conservata ospita tra l'immondizia amori occasionali: basta entrare nel cunicolo, ignorare odori, materassi sporchi e altre bruttezze per osservare il soffitto, le nicchie che ospitavano defunti. «E realizzata in opus reticolato, potrebbe essere di eta augustea», spiega Mazzotta. Più in là c'è un gesso di Padre Pio: il santo è stato incollato dentro un antico sepolcro.
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Emergenza cultura, 1 luglio 2018. L'Appia Antica è sia un'area archeologica sia un'area naturale protetta. La Regione Lazio sta per approvare il piano del parco naturale, ma senza coordinarlo - come invece dovrebbe - con il piano paesaggistico. (m.b.)
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