Una scuola di Urbanismo (1926)
Cesare Chiodi
Il titolo di questo articolo di Cesare Chiodi, “Per la istituzione di una Scuola d’Urbanismo” (La Casa, febbraio 1926) rende subito manifesto come esso inserisca nel dibattito aperto dalla proposta di Silvio Ardy, espressa al Congresso dell’Urbanesimo svoltosi nel 1926 a Torino. La posizione di Chiodi, del resto relatore di sessione a Torino, è molto vicina a quella di Ardy: entrambi immaginano una figura professionale complessa, capace di contribuire al governo della città nella molteplicità degli aspetti coinvolti. Chiodi rileva come “da taluni il problema urbanistico viene troppo unilateralmente circoscritto al campo della sistemazione e dell’estetica cittadina”: implicita è la polemica con la posizione che, con Alberto Calza Bini, prevarrà negli anni successivi.
Alcuni mesi or sono, in occasione della inaugurazione della Mostra permanente di attività comunale, recentemente organizzata dal Comune di Milano, si accennò da taluno alla opportunità di creare presso gli Istituti di Istruzione Superiore ed Universitaria milanesi un centro di studi urbanistici, inteso all’esame metodico e razionale ed alla volgarizzazione di quel sempre più complesso insieme di materie che riguardano la conoscenza del fenomeno “città”, il suo sviluppo, la sua estetica, la sua organizzazione amministrativa, economica, sociale.
La “città” è un vero e proprio organismo vivente, e dell’organismo vivente ha le leggi ed i bisogni.
Sullo studio delle leggi della vita umana si formano la dottrina e la pratica del medico - che non sia un puro empirico – sullo studio metodico dei fenomeni della vita urbana devono formarsi i tecnici dell’urbanismo.
Ciò ha tanto maggiore importanza in questo momento che è, per certi aspetti, una “età critica” nello sviluppo delle nostre città, età per la quale più attenta si richiede l’opera del medico, più profonda la sua cultura.
L’organismo da studiare non è semplice; gli elementi materiali non sono in esso scindibili da quelli sociali: le funzioni economiche e sociali comandano gli organi.
Da taluni il problema urbanistico viene troppo unilateralmente circoscritto al campo della sistemazione e dell’estetica cittadina. Esso ha invece una portata ben più generale per chi vi veda lo studio nel passato di tutti i fenomeni e la ricerca per l’avvenire di tutti i progressi che risultano, o possono risultare, dalla costituzione delle agglomerazioni umane.
Se nell’ultimo secolo l’urbanizzazione ad oltranza - provocata dallo sviluppo prodigioso dell’industria - ha concentrato l’attenzione sulla necessità di un migliore ordinamento tecnico delle città, non ne risulta per altro che la nostra attenzione debba distogliersi da tutti gli altri problemi derivati dal fatto che l’uomo non può vivere solo.
Dal giorno in cui due o più uomini conducono vita in comune essi hanno delle necessità e dei bisogni comuni da soddisfare. Questa soddisfazione darà origine a delle regole, a delle convenzioni che altro non sono che l’origine del diritto, e cioè l’ordine e l’organizzazione, segni della civilizzazione. Più l’agglomerazione cresce più le relazioni fra individui si moltiplicano, più si afferma la necessità di regolare queste relazioni e più complessa si presenta la difficoltà di stabilire l’ordine in tutti i campi.
In ogni epoca, per ogni civiltà, presso ogni razza è sorta questa necessità: ciò che ha fatto dire che l’abbondanza della regolamentazione è una delle manifestazioni della civilizzazione.
Non si può dunque concepire l’Urbanismo come un dominio esclusivo dell’architetto o del costruttore di città, meno ancora si può ammettere che esso si esaurisca nell’elaborazione di piani di quartieri urbani o di piani di città, nella organizzazione perfetta dei servizi pubblici o nella elegante delineazione di progetti di abbellimento o di risanamento, che non sono che la manifestazione di rivendicazioni estetiche od igieniche e di esigenze di decoro o di benessere, soffocate dall’inconsiderato sviluppo delle nostre città industriali moderne.
Il problema è più vasto, si estende a tutte le condizioni infinite dell’esistenza umana, e principalmente - ma non esclusivamente - nelle agglomerazioni sovrapopolate e pulsanti che l’industria sviluppa sotto i nostri occhi.
Lo studio dell’ordine nelle agglomerazioni, delle sue manifestazioni nel passato e delle sue forme attuali costituisce dunque la base delle discipline urbanistiche, che hanno inoltre una immediata finalità pratica: ricercare gli elementi e le forme dell’ordine futuro.
Questa materia di studio interessa quindi - sotto la forma scientifica - quanti hanno cura di far progredire una dottrina che deriva una sua particolare importanza dalla funzione essenziale che la “città” esercita nella vita contemporanea.
Essa interessa - sotto l’aspetto utilitario - a quanti si preparano alla carriera degli uffici amministrativi o tecnici, che curano le applicazioni pratiche di questa scienza.
Essa interessa infine - sotto la forma volgarizzatrice - al grosso pubblico che ha bisogno di famigliarizzarsi con nozioni che occupano un posto sempre più grande nella vita quotidiana, e che ha il dovere e la convenienza di conoscere le condizioni di esistenza della comunità per rendere migliori le proprie.
È possibile dalla fusione del programma scientifico sopra enunciato colle finalità pratiche immediate ed evidenti, che se ne ricavano, trovare gli elementi per la creazione di un centro di studi a triplice aspetto: scientifico, utilitario, volgarizzatore?
Noi lo crediamo, confortati da autorevoli esempi di Istituzioni analoghe ormai sorte e vitali all’Estero.
Particolarmente interessante ci sembra l’esempio dell’Institut d’Urbanisme sorto in seno all’Università di Parigi, come quello che ha maggiori affinità di concezione colle direttive che abbiamo esposto, e come il più organico nella sua visione di insieme in confronto di altri Istituti che perlopiù non considerano che alcuni degli aspetti o tecnici, o amministrativi, o sociali del problema.
Il piano di studi dell’Istituto parigino costituisce una vera sintesi dell’organizzazione della città, partendo dalla ricerca degli esempi del passato, per constatare lo stato presente e indicare le soluzioni del futuro.
Sorto dapprima su deliberazione nel 1919 del Conseil Géneral de la Seine come Ecole des Hautes Etudes urbaines et de l’Administration Municipale esso non tardò a richiamare l’attenzione dell’Università che vide l’importanza del nuovo centro di coltura nel dominio delle scienze politiche, amministrative, economiche e sociali.
L’indirizzo, al quale sempre più si accostano le Università, di promuovere, col contributo e la collaborazione degli Enti locali e dei privati, all’infuori ed a fianco del quadro rigido degli insegnamenti tradizionali, larghe correnti di studi specializzati e differenziati da sede a sede secondo le speciali condizioni locali - indirizzo dal quale sta per derivare una nuova floridezza all’insegnamento superiore - ha trovato subito in Francia una pratica applicazione nel caso degli studi urbanistici.
Nessuna città meglio di Parigi, che costituisce una delle agglomerazioni più formidabili del mondo, poteva porsi il problema di creare in seno alla sua antica Università un vero laboratorio urbanistico dove fossero anatomizzati i fenomeni della vita di una grande città moderna.
Crediamo di non andare errati se pensiamo che lo stesso compito possa e debba assolvere, in Italia, Milano.
Gli accordi felicemente conclusi nel 1924 fra il Conseil General de la Seine e l’Università permisero la trasformazione dell’Ecole des Haules Etudes nell’attuale Institut d’Urbanisme de l’Université de Paris.
La fusione coll’Università non ha modificato il programma di studi già organicamente concepito, e suddiviso in cinque sezioni:
Evoluzione delle città.
Organizzazione sociale delle città.
Organizzazione amministrativa.
Organizzazione economica.
Arte e tecnica della costruzione delle città.
L’Istituto ha conservalo pure, une sezione di perfezionamento amministrativo, particolarmente dedicata ai funzionari degli Enti pubblici dipartimentali e comunali, che vi affluivano e vi affluiscono numerosi, in ciò agevolati dalle Amministrazioni, che in qualche caso contribuiscono nelle spese.
La popolazione scolastica complessiva dell’Istituto è stata per il 1924 di 153 studenti.
Nel quadro schematico delle cinque sezioni di insegnamento appare nettamente delineato il campo di azione dell’Istituto.
La conoscenza delle leggi di evoluzione delle città, di cui si occupa la prima sezione del programma didattico dell’Istituto, è infatti alla base stessa dell’urbanismo.
Una città nella sua vita passata e nella moderna non rappresenta due esseri diversi, bensì un solo essere vivente: in costante evoluzione, che conviene studiare nel suo passato per accertarne il grado di sviluppo.
Questo studio fornisce la spiegazione della città che si va formando sotto i nostri occhi.
La fisionomia di una agglomerazione è la risultante delle sue condizioni di esistenza, esprime la sua natura reale, come venne plasmata nel corso dei secoli.
Il succedersi degli anni crea il vincolo di solidarietà: nel passalo è il germe del presente e del futuro.
Da questi principi scaturiscono la ragione ed il metodo di questo particolare corso di ricerche.
Lo studio dell’organizzazione sociale di una città nella sua origine, nella sua composizione, nelle sue caratteristiche offre a sua volta la chiave per la conoscenza dei suoi bisogni e delle sue crisi, e dei mezzi per soddisfare i primi, per risolvere le seconde.
Tema vastissimo al quale si ricollega l’azione sociale che spetta agli Enti pubblici nel campo igienico, economico, morale, culturale.
Lo studio dei problemi politici ed amministrativi sollevati dal fenomeno della concentrazione della popolazione trova posto invece nella sezione della organizzazione amministrativa. Problemi per la massima parte nuovi sorti col secolo XIX a seguito della rivoluzione industriale e politica.
Il meccanismo amministrativo, le risorse finanziarie, il funzionammo dei grandi servizi pubblici di una. città costituiscono i capitoli fondamentali di questo insegnamento, al quale si riallacciano le indagini comparative sui differenti metodi di reclutamento e di organizzazione delle autorità locali, sulle loro attribuzioni, sulla loro libertà di azione nel campo amministrativo e finanziario, sulla concezine delle autonomie comunali presso i diversi paesi, e sulla particolare organizzazione propria delle città capitali.
Corollario indispensabile dell’organizzazione amministrativa è l’organizzazione economica delle città, la determinazione delle cause economiche d’ordine generale che spiegano la continua evoluzione e le trasformazioni dell’organismo urbano, e l’influenza di queste sull’attività economica degli Enti locali.
La città appare come un essere collettivo di svariati bisogni, di esigenze sempre più numerose e raffinate, suscettibili di essere soddisfatte dai processi moderni perfezionati della regia interessata, dell’economia mista, dell’azionariato municipale, della politica fondiaria.
Affiorano allora i problemi delle municipalizzazioni e delle possibilità di intervento degli enti pubblici nel campo industriale e commerciale, nei domini cioè considerati come di pertinenza della iniziativa privata.
Affiorano i problemi della politica fondiaria dei Comuni, lo studio dei danni risultanti da una utilizzazione irrazionale delle terre e dei vantaggi che una gestione economica del suolo può portare alla città: le relazioni fra lo sviluppo cittadino e l’incremento dei valori fondiari, e gli ostacoli che a sua volta questo incremento pone allo sviluppo dei grandi centri: le soluzioni che si propongono per risolvere questa situazione, le nuove direttive decentratrici e limitatrici nello sviluppo della città.
Finalmente nella quinta sezione del programma di discipline dell’Istituto trovano posto gli argomenti riguardanti l’arte e la tecnica della costruzione delle città, e cioè la manutenzione, il miglioramento, l’abbellimento e l’estensione degli aggregati urbani.
Si tratta di un vero corso formativo di chi è chiamato alle funzioni tecniche di una amministrazione cittadina. Anche se, per i limiti imposti dalla economia generale del programma di studi, questo corso non può avere evidentemente né lo scopo, né la possibilità di approfondire tutte le nozioni artistiche, tecniche o scientifiche che sono alla base degli studi corrispondenti, esso cerca soprattutto di mettere in evidenza i caratteri fondamentali di ognuno di questi problemi e di ricavarne le soluzioni teoriche e pratiche meglio appropriate alle direttive moderne.
Sono così passati in rassegna i problemi della sistemazione generale e dell’estetica cittadina: piani regolatori, piani di ampliamento, disciplina della edificazione, estetica urbana, valorizzazione delle note tradizionali ambientali, organizzazione degli spazi liberi, giardini, piantagioni, argomenti tutti intimamente connessi fra di loro e nei quali si rende sempre più evidente la stretta relazione che deve stabilirsi fra l’urbanista ed il tecnico municipale nel loro studio.
Sono pure esaminati i problemi del suolo e del sottosuolo, quelli della viabilità e della circolazione, quelli importantissimi ed onerosissimi della manutenzione stradale e della nettezza urbana intimamente legata alla pubblica igiene.
Altri poderosi argomenti di studio costituiscono i pubblici servizi di trasporto, tanto dal punto di vista del primo impianto che da quello dell’esercizio, la distribuzione dell’elettricità, del gas e dell’acqua, le fognature ed i metodi di allontanamento e di depurazione dei rifiuti liquidi e solidi cittadini.
Un insieme di argomenti di questa natura, trattato non dal puro punto di vista teorico, ma con costanti riferimenti pratici ed economici è suscettibile di interessare non solo gli Ingegneri degli Uffici comunali, ma ogni amministratore coscienzioso ed ogni categoria di funzionari pubblici a qualunque servizio appartengano.
Le notizie che abbiamo riportato sulla organizzazione dell’Institut d’Urbanisme parigino ci sembrano abbastanza chiare per tracciare a grandi linee il quadro dell’azione che dovrebbe proporsi da noi una istituzione analoga, anche se non identica.
Sopra tutto sembra il caso di insistere sulla opportunità dell’intima fusione dei tre elementi: teorico (ricerche ed indagini di assieme), pratico (corsi formativi e di perfezionamento pei funzionari degli Enti pubblici), volgarizzatore (opera di propaganda per la formazione di una coscienza urbanistica nel grosso pubblico o per lo meno nei pubblici amministratori ed in chi per una ragione qualunque è chiamato ad esercitare una influenza od una missione che abbia qualche ripercussione sulla vita comunale).
Sulla necessità della formazione di una cultura e di una coscienza urbanistica chi ha avuto occasione di reggere uffici pubblici può certamente far fede.
Pochi sono i veri competenti che sanno assurgere ad una visione organica e di assieme di questi problemi.
Molti volenterosi sono animati dai migliori propositi, ma, assai spesso l’eccessiva unilateralità di giudizio, frutto di appassionato attaccamento alle discipline colle quali si ha maggiore famigliarità, limita il campo visivo.
Un centro di ricerche, di studi e di discussioni, che rafforzi la preparazione dei tecnici e degli esecutori ed indirizzi il pubblico verso una più esatta percezione e conoscenza dell’argomento, darà maggiore organicità e sicurezza di direttive, forgerà le armi ed i mezzi perchè la “città italiana”, che ha così gloriose tradizioni nel passato, si trovi ben preparata e pronta ad affrontare le nuove necessità di vita dei tempi moderni, seguendo il suo genio, senza perdere cioè le sue antiche caratteristiche e senza snaturarsi con mal comprese imitazioni di spesso sorpassati modelli ultra montani, od ultra oceanici.
Noi ci auguriamo che il nuovo centro milanese di Studi superiori prenda nella dovuta considerazione questo interessante argomento e trovi i mezzi e le vie per dar vita ad una “Scuola” italiana di urbanismo degna di gareggiare colle consorelle dell’estero nello studio dei più attuali ed assillanti problemi della vita collettiva moderna.

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