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Ideologia, secondo me
22 Ottobre 2011
Parole mie
E Asor Rosa, e Van Dijk...

Ideologia è un termine screditato: uno dei tanti di questi anni carichi di “revisioni” tese a cancellare la memoria del passato per rendere il presente funzionale agli interessi dominanti.

Certo, «se si intende per “ideologia” un credo cieco e catechistico» sarebbe stato bene lasciar estinguere quella parola e, soprattutto, la prassi che esprime, e attribuire al termine “ideologico” un significato negativo. Ma ideologia significa un’altra cosa. Essa infatti, per adoperare termini semplici e chiari, è «quell’insieme di credenze condivise da un gruppo e dai i suoi membri che guidano l’interpretazione degli eventi e che quindi condizionano le pratiche sociali» (T. A. Van Dijk, Ideologie. Discorso e costruzione sociale del pregiudizio, Carocci, Firenze 2004).

Screditare quel termine è stata, in Italia, un’operazione culturale che ha voluto cancellare un preciso fatto storico: che l’ideologia è stata, nei decenni che hanno preceduto il neoliberalismo, «quel sistema di ideali e di valori grazie ai quali la politica si è mossa in vista di interessi generali e di obiettivi di largo respiro» (A. Asor Rosa, Il grande silenzio. Intervista sugli intellettuali, a cura di Simonetta Fiori, Roma-Bari, Laterza, 2009).

Sostenere che l’ideologia è morta, rendere il termine sinonimo di “dogmatismo” e “preconcetto”, ha aiutato a inculcare l’idea (e la prassi) che la politica è pura amministrazione. E quando la politica si riduce a pura amministrazione, la gestione della macchina prevale sugli obiettivi la macchina dovrebbero guidare. La politica diventa gestione del potere fine a sé stessa: gli unici iteressi da servire sono quelli di chi della politica è il gestore.

E significa, soprattutto, lasciare libero campo all'ideologia dominante, cancellando il diritto di altre ideologie a presentarsi, essere discusse affermarsi.

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