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20111129 Lucio Magri
29 Novembre 2011
Il pensiero del giorno

Da: E. Salzano, Memorie di un urbanista. L’Italia che ho vissuto, Corte del fòntego, Venezia 2010, p. 21-24

Stava nascendo una nuova rivista, «il Dibattito politico». Due deputati democristiani avevano votato contro l’adesione dell’Italia al trattato militare europeo ed erano stati radiati dal loro partito. Si trattava di Mario Melloni e Ugo Bartesaghi. Il primo era stato partecipe della Resistenza a Milano; giornalista (aveva diretto «il Popolo», quotidiano della Dc), cattolico di sinistra vicino alle posizioni della rivista «Esprit», fervido antifascista e convinto avversario delle ingiustizie sociali, uomo spiritosissimo ed elegante, avrebbe scritto sulla nuova rivista gustosissimi corsivi firmandosi emme, proseguì più tardi firmando Fortebraccio su «l’Unità». Completamente diverso come cultura e atteggiamento era l’altro compagno d’avventura, Bartesaghi: sindaco di Lecco, austero e rigorosissimo, già accusato nel suo partito di filocomunismo per essere andato con i pescatori del Lago di Como a soccorrere la gente del Delta nell’alluvione del Polesine.

Contemporaneamente, un gruppo di giovani democristiani, esponenti di punta delle organizzazioni giovanili della Dc (Giuseppe Chiarante, Lucio Magri, Ugo Baduel, Umberto Zappulli), da tempo orientati su posizioni di sinistra vicine a quelle del Pci, avevano abbandonato il loro partito. A casa di Franco e Marisa Rodano, che già frequentavano, incontrarono il gruppo (Vittorio Tranquilli, Filippo Sacconi, Tonino Tatò, Giobatta Chiesa, Franco Rinaldini, Ennio Parrelli, Erasmo Valente) che aveva attraversato con Franco la storia dell’opposizione al fascismo e della resistenza, l’esperienza del Movimento dei cattolici comunisti prima, della Sinistra cristiana poi, lo scioglimento di quest’ultima e l’ingresso nel Pci, e infine la vicenda culturale della rivista «Lo Spettatore italiano»: una rivista mensile, edita da Laterza, la cui redazione era formata da Elena Croce e altri dell’area culturale crociana, che si occupavano prevalentemente della parte letteraria, e da alcuni del gruppo di Rodano, che curavano la parte politica.

[…]

I giovani ex democristiani confluiti nel «Dibattito politico» avevano provenienze e abitudini provinciali: Beppe Chiarante e Lucio Magri venivano da Bergamo e da Ferrara, Ugo Baduel da Perugia. La loro cultura politica era sterminata, ma vivevano in un mondo dal quale ogni altra dimensione era estranea: in particolare quella un po’ godereccia e spensierata dei figli della buona borghesia romana.

Abitavano in un appartamento subaffittato da una certa signora Scarponi, vicino alla città universitaria: un paio di stanze ingombre di pile di giornali e di calzini sporchi. Con Rocco decidemmo di estrarli dal loro mondo e di introdurli in un altro, più arioso: almeno la domenica nelle buone stagioni, che a Roma erano molte e lunghe. Così prendemmo l’abitudine di passarli a prendere con la Cinquecento di Rocco (io seguivo in Vespa) e di portarli a Fregene, nella villa dei genitori di Barbara, la Busiriana. Là conobbero altre persone. Trascorrevano ore a discutere di un problema politico che stavano affrontando o di un articolo che stavano scrivendo, passeggiando su e giù per il prato; ma poi chiacchieravano del più e del meno, facevano amicizia, si innamoravano.

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