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Edoardo Salzano
20080912 L’edilizia archeologica
13 Settembre 2008
Articoli e saggi
Il clamoroso errore, i tentativi di correggerlo, un appello per una questione che interessa il mondo. Carta, n..33, 12 settembre 2008

Nel 2000 la Regione Sardegna, il Comune di Cagliari e gli uffici dei Beni culturali fecero un clamoroso errore. Con un “accordo di programma” decisero di smembrare il sistema collinare che conteneva la più grande necropoli punico-fenicia e romana del Mediterraneo (cioè del mondo intero, e di edificarvi ulteriori 400mila metricubi di costruzioni. Nel frattempo un dissennato piano regolatore consentiva di costruire giganteschi palazzoni al piede e sulle prime pendici del colle, tagliando la storica visuale verso i luoghi del primo insediamento della città e demolendo 431 tombe puniche, fenicie e romane. Una piccola parte dell’area (22 ettari) era stata assoggettata dalla sovrintendenza nel 1996 al vincolo archeologico. Un successivo vincolo paesaggistico su tutto il colle era stato violato dalla stessa regione, che aveva dato il nulla osta paesaggistico agli interventi previsti dal nefasto “accordo di programma”.

Complici oggettivi del misfatto: il comune, la regione, la sovrintendenza ai beni culturali. Egemone e vincitore: un costruttore, proprietario dell’area. Il grimaldello: la perequazione, questa turpe invenzione dell’urbanistica mercificata. Vittima: una preziosa area archeologica, unica al mondo. Modalità del crimine: la divisione della necropoli in tre parti, una riempita da palazzi, una seconda coperta da un giardinetto alla Milano 2, una terza ceduta dai proprietari, bontà loro, alla pubblica amministrazione.

Cambia la maggioranza regionale: nasce la giunta presieduta da Renato Soru. Ma nel frattempo gli interessi dei costruttori si tramutano in progetti, che ottengono le prescritte autorizzazioni. Il silenzio è rotto da una provvida iniziativa: Italia nostra organizza un convegno, invita il presidente della Regione che va a visitare il luogo, ne comprende l’importanza e avvia un nuovo procedimento di vincolo. Mentre il Piano paesaggistico regionale riconosce l’intera area (corrispondente a circa … ettari) come meritevole di particolare tutela, Soru insedia una commissione invitandola a riprendere in esame il prezioso patrimonio e a individuare le modalità più opportune per assicurarne la conservazione e la contemplazione. La commissione opera, conclude i suoi lavori, specifica – in un’ampia relazione – le ragioni della tutela e le caratteristiche dei provvedimenti da assumere. Questi ovviamente comportano la revoca unilaterale dell’accordo di programma, consentito dalla legge che disciplina questo istitutose sussistono regioni d’interesse pubblico. Ma i costruttori, e i loro complici, naturalmente non si arrendono. Ricorrono alle giustizia amministrativa. Questa invalida, poche settimane or sono, le conclusioni della Regione per alcuni errori procedurali.

Tripudio dei costruttori. Angoscia e trepidazione da parte di chiunque conosca il complesso di Tuvixeddu-Tuvumannu e ne comprenda il valore. In Sardegna si è sollevato un vasto movimento di protesta contro la decisione di invalidare il vincolo. La Regione ha deciso di utilizzare ogni strumento disponibile per riproporre il vincolo e salvaguardare l’inestimabile patrimonio.

Chi scrive è stato cittadino romano. Ricorda quando un lungimirante ministro, Giacomo Mancini, con un atto di autorità impose la tutela del comprensorio dell’Appia Antica: un patrimonio dello stesso ordine di grandezza di quello di Tuvixeddu. Quella necropoli, quella collina, quel paesaggio non sono un patrimonio che appartenga solo alla Sardegna: è un patrimonio dell’Italia, dell’Europa, del Mondo. Non può essere abbandonato alle sole difese della Regione e degli abitanti. Per questo eddyburg.it e il manifesto sardo hanno lanciato un appello, e invitano tutti ad aderire.

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