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Istituto Nazionale di Urbanistica INU
2° Convegno sull’insegnamento dell’Urbanistica, Napoli (1959)
25 Dicembre 2004
Urbanisti Urbanistica Città
Atti del II Convegno Nazionale dei Docenti di Urbanistica, Palazzo Gravina, 20-21 Marzo 1959, Università degli Studi di Napoli, Facoltà di Architettura, Istituto di Urbanistica, Napoli 1959. Raccolti e scansiti da F. Bottini nell’ Archivio Piero Bottoni del Politecnico di Milano (che ringrazio). Numerosi i temi trattati, soprattutto (ma non esclusivamente) di ordine organizzativo relativo alla didattica e ai suoi strumenti. Rispetto al precedente convegno di Siena (1952) a figura e il ruolo dell’urbanista non vengono ulteriormente discussi: si considera evidentemente sufficientemente consolidata una visione condivisa. La tranquillità della cultura urbanistica dell’epoca è del resto confermata dalla pubblicazione, l’anno successivo, del Codice dell’urbanistica. Qui sotto l’elenco dei partecipanti; il Diario del Convegno dà un’idea generale del suo svolgimento, mentre l’intervento conclusivo di Plinio Marconi ne illustra il contenuto complessivo. Il documento è scaricabile anche in formato .pdf.

PARTECIPANTI AL CONVEGNO

Erano rappresentate le seguenti Facoltà di Architettura:

Firenze – prof. Ludovico Quaroni, Ordinario e Direttore dell’Istituto; arch. Giorgio Cuzzer; arch. Elisa Scapaccino

Milano - prof. Luigi Dodi – Ordinario; prof. Mario Morini; prof. Ezio Cerutti; arch. Benvenuto Villa; arch. Alberto Battigalli

Napoli - prof. Giulio Andreoli - Dir. del Seminario “A. Calza Bini”; prof. Mario Zocca - Direttore dell’Istituto prof. Gino Cancellotti; prof. Raffaele D’Ambrosio; arch. Anna M. Pugliese; arch. Arturo Rigillo; arch. Giuseppe Muzzillo

Roma - prof. Plinio Marconi - Ordinario e Direttore dell’Istituto; prof. Giorgio Calza Bini; prof. Michele Valori; arch. Emilio La Padula

Torino - prof. Giorgio Rigotti

Venezia - prof. Giovanni Astengo

e i seguenti Istituti delle Facoltà d’Ingegneria di

Milano - prof. Vincenzo Columbo - Istituto di Tecnica Urbanistica

Napoli - prof. Domenico Andriello - Direttore dell’Istituto di Tecnica Urbanistica

Padova - prof. Giuseppe Tombola – Istituto di Architettura e Tecnica Urbanistica

Roma - prof. Federico Gorio - Istituto di Architettura e Tecnica Urbanistica; ing. Domenico A. Durante - Istituto di Architettura e Tecnica Urbanistica

Trieste - prof. Piero Bottoni - Istituto di Architettura e Tecnica Urbanistica

Sono inoltre intervenuti:

prof. Vincenzo Di Gioia; arch. Ardea Ferrero - del Ministero dei LL.PP.

prof. Franco Ventriglia - dell’Istituto di Costruzioni stradali e Ferroviarie della Facoltà di Ingegneria di Roma

prof. Corrado Beguinot - Direttore del Centro Studi di Pianificazione Urbana e Rurale, presso la Facoltà di Ingegneria di Napoli

arch. Costanza Rispoli - del Centro Studi di Pianificazione Urbana e Rurale, Facoltà di Ingegneria di Napoli

All’inaugurazione ed alla chiusura dei lavori erano altresì presenti i Professori della Facoltà di Architettura di Napoli

prof. Franco Jossa - Preside e Ordinario di Scienza delle Costruzioni

prof. Marcello Canino - Ordinario di Composizione Architettonica

prof. Ferdinando Chiaromonte - Ordinario di Elementi Costruttivi

prof. Roberto Pane - Ordinario di Caratteri Stilistici e Costruttivi dei Monumenti

Hanno inviato la loro adesione :

prof. Cesare Chiodi - Direttore dei Corsi di Aggiornamento di Tecnica Urbanistica presso il Politecnico di Milano

prof. Eugenio Fuselli - Direttore dell’Istituto di Architettura e Tecnica Urbanistica della Facoltà di Ingegneria di Genova

prof. Enrico Mandolesi - Istituto di Architettura e Tecnica Urbanistica della Facoltà di Ingegneria della Università di Cagliari.

Comitato Organizzatore

prof. Ludovico Quaroni - Direttore dell’Istituto di Urbanistica della Facoltà di Architettura di Firenze

prof. Mario Zocca - Direttore dell’Istituto di Urbanistica della Facoltà di Architettura di Napoli

arch. Arturo Rigillo - Assistente ordinario presso l’Istituto di Urbanistica della Facoltà di Architettura di Napoli, segretario del Convegno

L’Azienda Autonoma di Soggiorno, Cura e Turismo ha messo a disposizione la Sua organizzazione per assicurare la ricettività e la migliore accoglienza ai Convenuti; col personale interessamento del Suo Presidente On. Tommaso Leonetti e del Direttore Conte Gelasio Gaetani ai quali va il nostro ringraziamento.

In alto Û

DEL CONVEGNO

Venerdì 20 marzo

Ore 9.30 – inaugurazione dei lavori, saluto della Facoltà di Architettura di Napoli ai Convenuti;

ore 10 – relazioni dei singoli Istituti sul lavoro compiuto in base ai deliberati del Convegno di Firenze;

ore 13 – vermouth d’onore offerto dalla Facoltà di Architettura;

ore 15.30-19.30 – discussione sulle Relazioni.

Sabato 21 marzo

Ore 9.30-13.30 – programma di attività futura;

ore 16.30 – chiusura dei lavori e discorso conclusivo del prof. Plinio Marconi;

ore 17.30 – inaugurazione della Mostra dei progetti degli allievi della Facoltà di Architettura di Napoli;

ore 19 – cocktail all’Albergo Vesuvio offerto dall’Azienda Autonoma di Soggiorno, Cura e Turismo di Napoli

APERTURA DEL CONVEGNO E RIUNIONE DEL 20 MARZO 1959 – MATTINO

Il prof. Mario Zocca, dichiarando aperto il convegno, legge anzitutto il telegramma pervenuto da parte del prof. Chiodi: “Spiacente non poter partecipare convegno invio miei cordiali saluti”. Indi l’adesione del prof. Fuselli: “Vi prego di accettare la mia adesione anche se prevedo di non poter intervenire”, e quella del prof. Mandolesi: “Causa impegni didattici et viaggio istruzione studenti impossibilitato intervenire convegno prego scusarmi - Distinti saluti Mandolesi”. Dà poi la parola al prof. Andreoli nella Sua qualità di Direttore del Seminario di Urbanistica.

ANDREOLI: Ringrazio tutti i Docenti di Urbanistica qui presenti e quelli che hanno fatto pervenire la loro adesione, per aver voluto accettare lo invito al convegno rivolto dall’Istituto di Urbanistica dell’Università di Napoli, non soltanto per il rilievo spirituale che una così qualificata adunanza conferisce alla Facoltà che l’ospita, ma ancora per l’attualità che il nostro convegno presenta in questo momento nella nostra città. Infatti, oggi Napoli, come anche altre città d’Italia, si trova di fronte a problemi di Urbanistica dai molteplici aspetti. Problemi che si presentano sotto forme veramente poliedriche, che potrei dire multidimensionali, con vari caratteri, varie luci, che s’intersecano, e sopratutto con le varie integrazioni dei gruppi di ricerca, quali il Seminario di Urbanistica, il Politecnico con i suoi due gruppi di Istituto di Tecnica Urbanistica e di Centro per la pianificazione, ed infine l’Istituto di Urbanistica della nostra Facoltà con il lavoro dei tre docenti: Cancellotti, d’Ambrosio e Zocca. Il lavoro di questi diversi centri di studio e di ricerca sta veramente formando, a poco a poco, quello che mancava nella nostra città cioè una coscienza urbanistica, un senso dei problemi urbanistici. Noi ci troviamo per l’Urbanistica ad uno stadio paragonabile a quello nel quale ci trovammo verso il 1912, per i problemi aeronautici. Cioè sentiamo la necessità di avvicinare la grande massa, e principalmente i nostri studenti ai modi di risolvere i problemi specifici, ai modi di concepirli, al linguaggio ed al pensiero urbanistico, a quello che può essere tradizione da un lato e problemi nuovi dall’altro. Come è stato fatto notare altre volte, diventa assurdo ritenere che dei semplici amministratori, non confortati dalla collaborazione culturale, tecnica ed artistica degli urbanisti, possano trovare soluzioni adeguate ai complessi problemi della città . È perciò in questo spirito che sono veramente grato al prof. Zocca per avermi dato la possibilità di partecipare a questo convegno scambiando queste poche parole con voi.

JOSSA - Ho il piacere di portare ai convenuti il saluto della Facoltà di Architettura. Tutti i docenti di questa Facoltà, che si onora di ospitare il vostro convegno, augurano la migliore riuscita dei lavori. Personalmente voglio esprimere il mio compiacimento per il proposito, che stamane realizzate, di tenere un convegno specifico per la vostra disciplina che potrà perciò essere proficuo e concreto; e per il quale formulo i miei più cordiali voti di augurio e di buon lavoro.

ZOCCA: Ringrazio il prof. Andreoli ed il Preside prof. Jossa e tutti i presenti, e poiché già siamo in ritardo sul tempo stabilito vorrei entrare subito nel problema da trattare. Abbiamo avuto un primo convegno a Siena nel 1951, durante il quale si è dibattuto sui problemi dell’insegnamento dell’Urbanistica, che ebbe più un carattere di congresso per il numero degli intervenuti. Però esso non ebbe più seguito; poi per iniziativa del prof. Quaroni l’anno scorso ci fu una piccola riunione riservata ai rappresentanti dei vari Istituti di Urbanistica delle Facoltà di Architettura e d’Ingegneria con uno scopo più modesto, cioè per un lavoro di coordinamento di mezzi strumentali. Si erano anche stabiliti alcuni punti principali di questi mezzi strumentali sui quali discutere. Dunque, un primo mezzo era quello della conoscenza dell’organizzazione, dell’attrezzatura degl’istituti come organizzazione scientifica e anche i loro programmi; il secondo riguardava la bibliografia, cioè l’attrezzatura bibliografica, la classificazione di questo materiale per poter stabilire degli scambi tra i vari Istituti (quindi materiale bibliografico, diapositive ecc.). Poi si è passato ad argomenti di lavoro, di vera e propria attività: uno riguardava lo studio dei centri storici, come risultato di un lavoro di ricerca; un altro riguardava la simbologia, cioè i metodi di graficismo; questo argomento è importante perchè può riguardare anche l’attività professionale. Successivamente si trattò del nostro linguaggio; noi abbiamo un glossario della Federazione Internazionale di Urbanistica al quale abbiamo lavorato; purtroppo più che revisionarlo si sarebbe dovuto fare ex novo. C’erano ancora altri problemi, per esempio quello degli studi relativi ai nuovi quartieri, gli studi in genere sugli insediamenti, tutti aspetti della nostra attività di Istituti che possono venir fuori da questi scambi. Si convenne cioè che ogni Istituto potesse divenire il centro di un determinato ramo a cui facessero capo altri Istituti: come ad esempio si fa per gli studi di geografia. Questo era il primo punto che avrebbe potuto portare a un risultato conclusivo per stabilire anche rapporti con altri Istituti ed enti, o addirittura con centri di attività pratica, come il Consiglio delle Ricerche. Sono argomenti molto importanti, ma adesso occorrerebbe almeno arrivare alla soluzione conclusiva su ciò che si era deciso di fare a Firenze: avere dei programmi a lunga scadenza, ed affrontarli gradualmente. Dunque ora si tratta di vedere l’attività di ogni Istituto in relazione a quello che si era deciso di fare amichevolmente poiché il nostro non è un organismo che impegna ed impone. Penso dunque che il tema sia l’attività dei vari Istituti in relazione al convegno di Firenze. Adesso credo si possa apri re la discussione e prego il prof. Marconi di assumere la Presidenza.

Il prof. Marconi accettando la presidenza del Convegno ringrazia e prega quindi il prof. Andriello di voler prendere la parola per illustrare ai colleghi cosa si è fatto per il glossario internazionale.

ANDRIELLO: Posso ragguagliare su quello che mi ero assunto di fare e cioè la raccolta dei termini. Anzitutto vi è stato, in sede internazionale, un fatto nuovo. Sono stato chiamato a rappresentare l’Italia in seno al nuovo Comitato di coordinamento del glossario internazionale. Abbiamo tenuto delle riunioni all’Aia l’8 e il 9 gennaio. Erano presenti rappresentanti del Lussemburgo, dell’Italia, della Francia, della Spagna, dell’Olanda, dell’Inghilterra. Si è constatato che l’attuale edizione del glossario internazionale soffre di alcuni errori e quindi la necessità di correggerli. Indi si è deciso di fare, d’accordo con l’UNESCO e con l’U.I.A. un nuovo glossario. Di prendere ciò che tali Istituti avevano preparato in materia di abitazioni e di inserirlo nel glossario internazionale. Si è deciso inoltre di estendere linguisticamente il glossario stesso al Portogallo e alla Russia. Comunque saranno fatte delle edizioni in cui si terranno come base le tre lingue ammesse della Federazione Internazionale, che sono l’inglese, il francese e il tedesco, mentre le altre quattro si differenzieranno. Il Comitato quindi, dopo aver scelto le materie di raccolta, si aggiornerà al prossimo Congresso di Perugia. In questo periodo i vari rappresentanti si scambieranno il materiale raccolto per i vari settori loro affidati. È infatti proprio in questi giorni a Napoli il rappresentante spagnolo, che ha già tracciato lo schema di raccolta per le sue materie. Tali materie hanno rapporto con quelle a me affidate, ed egli è qui proprio per concordare il suo lavoro con il mio, così come si farà in rapporto alle materie demandate ad altri. Ho anche comunicato al Presidente della Commissione di Studi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, prof. Samonà, che avrei ragguagliato la Commissione su questi elementi; ed ho anche manifestato il desiderio che si formasse un piccolo comitato, qui in sede, che ci consentisse di decidere la materia vocabolo per vocabolo. Sembra si voglia fare questo glossario nella forma della classificazione decimale. Si è detto anche di corredare la spiegazione di ciascun termine con una figurina, per quei termini di difficile interpretazione, ma ciò sarà ancora oggetto di discussione. La prossima riunione del Comitato si avrà a Perugia in occasione del Congresso Internazionale. Non ho altro da aggiungere se non la preghiera per i colleghi d’adoprarsi, sollecitamente, per questa raccolta di termini.

MARCONI : Ringrazio il prof. Andriello per quanto ci comunica e prego coloro che volessero interloquire sull’argomento di voler prendere la parola.

QUARONI: Vorrei chiedere ad Andriello che cosa intende per “parte italiana”.

ANDRIELLO: La parte italiana s’intende solo tematica e cioè i concetti generali, i piani, la terra e il suolo, geografia, geologia, il clima, economia, politica dell’alloggio e politica fondiaria, finanziamento, discipline tecniche dell’Urbanistica, discipline tecniche della costruzione, abitazione, architettura, il risanamento, la protezione civile, gli spazi liberi e gli spazi verdi, la circolazione, gli ambienti storici e monumentali. Questa è la tematica di cui noi raccoglieremo i vocaboli. Aggiungo che la Federazione Italiana della Strada, la quale mi pare stia facendo anche un glossario stradale specifico, ha chiesto di far parte del nostro Comitato parte di sua competenza.

QUARONI: Sarei grato ad Andriello se volesse mandarci, come prima collaborazione, un elenco dei glossari esistenti ed una breve notizia sui lavori che si stanno svolgendo.

ANDRIELLO: Posso assicurare Quaroni che provvederò a quanto mi richiede. Voglio intanto dare notizia della istituzione presso l’Istituto di T.U. del Politecnico di Napoli di uno schedario paesistico per il quale sono state distribuite le apposite schede, e sollecito anche per questo la creazione di un piccolo comitato in sede per lo spoglio delle schede stesse.

MARCONI: Alla Facoltà di Architettura di Napoli era stata demandata l’inchiesta sull’organizzazione e sulle attrezzature dei vari Istituti di Urbanistica. Prego quindi i Proff. Zocca e d’Ambrosio di voler relazionare sull’argomento.

ZOCCA: Noi abbiamo iniziato la raccolta di notizie sulle condizioni generali degli Istituti, cioè attrezzatura, attività scientifica e organizzazione bibliografica; riferirà quindi d’Ambrosio sul lavoro svolto.

D’AMBROSIO: Noi abbiamo studiato un questionario che consentisse di raccogliere le notizie concernenti le dotazioni e le attività degli Istituti di Urbanistica e di Tecnica Urbanistica. Questo questionario risponde ad una triplice esigenza: la prima quella di dare una informativa generale sull’Istituto, La seconda: quella di dare una immediata nozione delle possibilità di quell’Istituto nei vari campi, e infine la terza: quella di fornire delle specificazioni in merito alle notizie del secondo gruppo. Per queste tre parti si è visto che era possibile arrivare a delle tabellazioni; più precisamente per la prima parte è stata formulata una scheda di sintesi, per la seconda e terza parte è stata considerata la necessità di poter giungere a delle tabellazioni di notizie in modo da aver subito una visione panoramica di raffronto.

Inoltre in una quarta parte infine si è lasciata al compilatore stesso della scheda la possibilità di esprimersi nei termini e nei modi ritenuti più opportuni. È nato quindi lo schema di coordinamento tra gli Istituti di Urbanistica che abbiamo inviato a voi tutti. La prima parte cioè la scheda A, è quella che riguarda l’organizzazione generale, il personale e un breve riassunto generale. In questa scheda apparirà il nome del titolare della cattedra o del professore incaricato, degli assistenti, il numero medio degli studenti, il numero dei locali e poche altre notizie che è possibile sintetizzare. Il questionario B invece è quello dal quale bisognerà trarre le tabellazioni; esso è diviso in categorie: B1 - B2 - B3 ecc. che riguardano i vari aspetti dell’Organizzazione dell’Istituto. Il questionario C è quello delle specificazioni ed infine il questionario D, più personale, che consente la possibilità di osservazioni, suggerimenti e note. Quindi attraverso i questionari B e C si ottiene una visione panoramica, il quadro generale della situazione dell’Istituto. Attraverso il questionario D si dovrebbe arrivare ad esprimere delle opinioni; quindi non un questionario informativo, ma di proposte. Naturalmente di queste ultime formulazioni occorrerà fare una rielaborazione,che renda possibile raffronti ed accostamenti tra le varie proposte. Oltre all’inchiesta sul la situazione dei vari Istituti, avevamo il compito specifico di studiare uno strumento idoneo alla informazione immediata, cioè uno schedario. Preso contatto con la Remington abbiamo studiato, in collaborazione, uno schedario specifico per l’informazione Urbanistica. Lo schedario in questione è stato impiantato in questo modo: ogni notizia dà luogo a tre registrazioni, una per autore, una per località,ed una terza per argomento. Per cui anche con una notizia sommaria si potrà, attraverso questo schedario, giungere alla informazione esauriente.

Consultando, ad esempio, la scheda di una determinata località, troveremo in essa l’elenco di tutte le opere attinenti. Il carattere delle varie opere è indicato con un codice a colori, riportato sotto la scheda. Si ha così la possibilità di leggere immediatamente per un determinato argomento quali informazioni lo schedario è in grado di produrre. Si tratta non di uno schedario di raccolta, ma per così dire “attivo” capace di fornire le informazioni più vaste. Indirizzando la ricerca sarà possibile, creando tale schedario, costituire un vero e proprio centro di informazioni al quale potrà ricorrere chiunque. Questo è quanto, noi, di Napoli abbiamo fatto dopo l’incontro di Firenze.

ANDREOLI : Il tipo di scheda illustrato da d’Ambrosio è certo molto pratico, ma consiglierei di usare accanto a queste schede anche un tipo di scheda perforata. La scheda perforata permette di poter aggruppare in qualsiasi momento le notizie. La I.B.M. potrebbe fornire le schede e fare il lavoro di selezione, così , ripeto, in qualsiasi momento possono essere colte tutte le notizie, sia analoghe, sia specifiche, ecc.., quindi io propongo una scheda sussidiaria.

Si discute sui vantaggi della scheda perforata ed il prof. Columbo illustra i vantaggi di una semplice scheda colorata usata presso l’Istituto del Politecnico di Milano.

MARCONI: I vari sistemi proposti sono certamente tutti apprezzabili, ma io proporrei di adottarne uno solo, per cui, dopo un accordo in tal senso, pregherei l’Istituto Urbanistico di Milano di volere fornire copia della scheda definitivamente scelta agli altri Istituti.

QUARONI: Convengo con il prof. Marconi sull’ adozione di un unico sistema, per cui penso che se ci sono degli Istituti interessati bisognerebbe che si riunissero allo scopo di esaminare i problemi della schedatura, per affidare poi ad un gruppo più ristretto, ad esempio ad un solo Istituto, lo incarico di provvedere alla formulazione e addirittura alla preparazione, alla stampa ed alla distribuzione delle schede a tutti gli altri Istituti.

Uno degli aspetti del problema è quello del modulo, bisognerebbe arrivare ad un modello adottato da tutti; quanto poi al riempimento delle schede, si era già convenuto nel precedente convegno che non vi è un Istituto che possa far questo per tutti gli altri e si era d’accordo di affidare ad ogni Istituto un settore particolare. Bisognerebbe quindi tener conto di quello che già è stato fatto e studiare ciò che può farsi d’ora in poi. Per proseguire si potrebbe tener conto di ciò che è stato realizzato all’Istituto di Milano ed accordarsi perchè il lavoro d’ora in poi venga svolto per sezioni.

Il prof. Zocca prospetta le due fasi di realizzazione dello schedario cioè quella già realizzata a Milano e quella che potrà realizzarsi con la collaborazione dei diversi Istituti.

MARCONI: Penso che la questione dovrebbe essere dibattuta in modo più circostanziato e cioè interpellando i tre o quattro Istituti adatti allo scopo. Abbiamo già l’Istituto napoletano e quello milanese per cui si può formare allo scopo una piccola commissione e vedere se c’è qualche altro che voglia aggregarsi.

Intanto decidiamo senz’altro che l’Istituto di Milano e quello di Napoli si accordino per definire la questione sulla base del lavoro già fatto e tenendo conto delle proposte avanzate.

La proposta del prof. Marconi è accolta. Il Presidente invita a proseguire la discussione sugli altri argomenti.Per cui passando alla cartografia ed allo studio dei centri antichi invita il prof. Mario Zocca a riferire sull’ argomento.

ZOCCA: È in via di attuazione, sebbene ancora allo stadio embrionale, da parte degli Istituti di Napoli, Palermo e Genova uno studio in merito ai centri antichi. Tale studio ha per oggetto la parte cartografica e il notiziario storico, e,da parte dell’Istituto napoletano, si stanno organizzando ricerche sistematiche, specialmente nella provincia di Caserta.

Si accenna ad un eventuale collegamento con le Facoltà di Ingegneria per il lavoro di raccolta del- le notizie.

MARCONI: Su questo argomento, per quanto riguarda Roma, devo dire che non siamo ancora veramente a punto, poiché la Facoltà si è trovata in condizioni d’una estrema carenza di mezzi. Tutta via ora abbiamo ottenuto, dopo non trascurabili sforzi, nuovi ambienti ed un poco di attrezzatura tecnica. Abbiamo un’aula che è tutta dedicata all’Urbanistica, abbiamo una macchina di proiezione per l’Istituto. Tuttavia le precarie condizioni della Facoltà a cui ho accennato, non hanno vietato di formare un notevole materiale documentario di carattere generale topografico ed economico, interessandosi particolarmente di quei comuni del Lazio, per i quali sono stati fatti dei Piani Regolatori.

L’anno scorso abbiamo pubblicato un fascicolo per alcuni comuni del Lazio e adesso sta per uscirne un secondo.

Passando ora ad un argomento che tocca da vicino il precedente, invito i convenuti a mettersi di accordo su alcuni elementi fondamentali di carattere tecnico riguardanti vari settori: per esempio la rappresentazione cartografica e la simbologia nella stesura dei piani regolatori, che allo stato attuale io ritengo sia un po’ complicata. Vi mostrerò nel nostro incontro del pomeriggio, uno schema che riporta sia lo stato attuale del territorio, sia il piano nei suoi elementi essenziali Penso che tale sistema sia ottimo per la preparazione dei giovani. In secondo luogo è auspicabile che si raggiunga l’unificazione nel campo delle indagini, avendo presente che è necessario polarizzare l’attenzione degli studenti su indagini essenziali e che gli studenti stessi non siano distratti da indagini non producenti; mettere a fuoco cioè i problemi che interferiscono più profondamente nella vita dei centri urbani e che possono essere parametri determinanti nelle soluzioni di piano regolatore. Anche su questo punto, ripeto, sarebbe bene che noi studiassimo il già fatto per elaborare il da farsi. Ciò potrà essere oggetto della discussione di domani. C’è infine un terzo punto su cui vorrei richiamare l’attenzione di voi tutti e cioè la necessità di stabilire un regolamento urbanistico-edilizio tipo. Nella stesura dei piani regolatori noi attribuiamo ai terreni determinate utilizzazioni; siamo tutti d’accordo sul fatto che queste utilizzazioni siano precisamente definite da un regolamento, ma è altrettanto necessario che anche nell’insegnamento questi concetti siano trasferiti con precisione.

Noi distribuiamo ai nostri ragazzi tre tabelle: una dedicata alle indagini, una alla simbologia, una terza al regolamento urbanistico tipo.

Questo è quanto, alla nostra Facoltà , abbiamo fatto dopo il Convegno di Firenze del marzo 1958.

Devo soltanto aggiungere che abbiamo raccolto molto materiale, sia di carattere compositivo su vari quartieri, sia di piani regolatori. Ma tale materiale ancora non è stato utilizzato per formare delle schede.

ANDREOLI: È stato posto ora un problema specificamente didattico ed è un problema che mi sono posto altre volte. E cioè l’allievo deve essere portato ad una conoscenza, per quanto è possibile completa, per cui tutti gli aspetti dei problemi urbanistici devono essere determinati; ma è necessario tenere presente che l’allievo deve essere guidato oltre che alla comprensione di un fatto esistente, alla previsione di fenomeni che non si sono ancora verificati. Per raggiungere tale scopo vi sono due metodi, escludendo quello matematico che non consiglio;nel primo metodo l’esame di una città o di una sistemazione urbanistica in genere è fatto a grandi linee e successivamente si studiano i particolari aspetti della vita e dei problemi del centro oggetto di studio. Nel secondo metodo si può partire da un esempio non definito un centro ideale, e trattarlo sotto tutti gli aspetti; qualsiasi dei due metodi s’adotti, però , mi permetto di darvi un consiglio; cioè d’impostare, in conferenze, in seminari, in colloqui, quella ch’è la ricerca operativa, che dovrebbe porsi i seguenti postulati: in un certo problema quali sono gli elementi interessanti? e quali sono le variabili che possono determinare il tipo di soluzione? e fino a che punto queste variabili sono essenziali? Poiché se non si fa questa analisi preliminare l’insegnamento o cade nel formalismo o nel tradizionalismo.

MARCONI: Oltre che del lavoro svolto dai vari Istituti vorrei che si parlasse anche della situazione nella quale ci troviamo come autori di piani e come suggeritori di azioni di pianificazione ai nostri giovani. Vorrei che si puntualizzasse tale situazione, anche in base a certi elementi di fatto che sono emersi dopo l’approvazione di alcuni piani e che possono indurre a formulare delle critiche circa il modo con il quale i piani sono codificati dalla legge.

Si potrebbe quindi vedere qual’è lo strumento giuridico più opportuno da porre in atto per l’ordinato sviluppo urbanistico delle nostre città, tenendo conto delle situazioni che si sono prodotte. Ciò si potrà ottenere prendendo in esame quei piani già approvati (quindi in atto) e per i quali siamo in grado di verificare l’idoneità delle soluzioni proposte. Ciò ho anche proposto quale tema per il prossimo convegno di novembre dell’INU, e cioè effettuare delle indagini da svolgere nell’ambito degli autori dei piani e delle amministrazioni che sono in possesso di questi strumenti e che devono adoprarli. Tuttavia per il convegno dell’INU si sono prese poi altre decisioni, perchè si è ritenuto che questo anno si dovranno trattare problemi di altro carattere che può definirsi “visivo”. Ma è anche di grande interesse per noi esaminare alcuni problemi specifici, poiché in questo momento ci sono in Italia più di trecento piani regolatori, alcuni già redatti, approvati e in via di esecuzione, altri ancora in istruttoria. Per cui sulla base delle esperienze che si cominciano ad avere si potranno individuare probabilmente i criteri di modificazione di alcuni aspetti di questi piani, in modo da poter adottare in seguito degli strumenti più adatti. È evidente che si devono poter trarre delle conclusioni da quanto si è fatto sino ad oggi. Per cui ciascun autore di piani esponendo le proprie esperienze,potrebbe formulare delle utili proposte, specialmente nei riguardi di modificazione della metodologia oggi individuata ed adottata. Ma intanto, ritornando sugli argomenti all’ordine del giorno dopo Napoli e Roma, prego i rappresentanti dell’Istituto di Firenze, di voler prendere la parola.

QUARONI: Noi di Firenze avevamo preso l’impegno di portare avanti un certo studio sui nuovi quartieri e sui nuclei residenziali e l’abbiamo portato avanti abbastanza. Abbiamo qui al riguardo del materiale che potremo farvi vedere nella riunione pomeridiana.

Praticamente questo nostro studio consiste nel cercare di uniformare un sistema di disegno abbastanza comodo e un sistema di calcolo delle superfici per ottenere una confrontabilità tra i vari progetti. Avremmo potuto far di più se gli architetti progettisti avessero risposto tutti alle nostre richieste. Abbiamo però già un notevole numero di progetti elaborati nel senso che ho precisato e ne avremo ancora altri pronti alla fine di giugno di questo anno. Ci sarà così possibile procedere ad un primo confronto e determinare alcuni dati. Il lavoro è questo: allo studente del primo corso viene assegnato, come tema, lo studio di un quartiere o già realizzato o progettato o in corso di esecuzione. Con un certo metodo piuttosto rigoroso nei formulari di partenza, ma che deve poi adattarsi alla variabilità dei casi specifici, lo studente è condotto man mano ad effettuare un determinato esame; oltre a ciò lo studente ridisegna la planimetria con un sistema unificato e ci consegna il lucido con allegato un formulario che viene calcolato con un sistema pure esso unificato. Nella riunione pomeridiana mostrerò appunto i risultati e come essi vengono da noi utilizzati sul piano didattico. Sarebbe molto interessante per noi avere dei suggerimenti da altri per modificare e migliorare il sistema.

Con tale lavoro ci proponiamo di formare un archivio di tutti i progetti dei quartieri realizzati in Italia, ed estenderlo possibilmente in seguito anche all’Estero.

L’archivio raccoglie quindi da una parte il lavoro critico svolto dallo studente, dall’altra i dati forniti dai realizzatori.

L’Istituto di Firenze ha anche cercato di fare un nuovo esperimento, o meglio cercherà di farlo, di attività urbanistica: ha ottenuto un incarico di piano regolatore dal comune di Alberobello. Questo piano presenta certamente uno straordinario interesse, per cui penso che, con buon profitto, possano lavorarci anche gli studenti. Non so come questo esperimento si concluderà , poiché già sono sorte, data la novità della cosa, delle difficoltà.Tuttavia credo che questo potrebbe essere un aspetto interessante del lavoro di un Istituto di cui si debba tener conto; lo stesso professar Valle, nel Consiglio dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, ha fatto presente che il Ministero avrebbe potuto fare qualcosa per conferire agli Istituti degli incarichi di lavoro di carattere urbanistico. È necessario avere presente che, sotto il profilo economico, le disposizioni vigenti stabiliscono che parte dell’introito di tali attività deve essere versata al bilancio generale dell’Università.

Però la cosa potrebbe, forse col tempo, per certi casi particolari, essere producente, senza tuttavia ledere gli interessi delle categorie professionali.

MARCONI: Voglio far presente che v’è in pratica una difficoltà : questo lavoro chi lo presenta? chi lo discute? Certamente però quanto ci ha detto Quaroni è molto interessante.

QUARONI: Indubbiamente sarebbe una cosa interessante, specialmente con l’intervento del Ministero dei Lavori Pubblici, fare per esempio delle esercitazioni, anche sovvenzionate, per scaricare un po’ gli studenti di notevoli spese, specialmente di viaggio. Naturalmente queste esercitazioni dovrebbero essere coordinate tra noi perchè si possa ad un certo momento confrontare i vari risultati con evidente profitto didattico.

MARCONI: Ciò è giusto anche perché spesso le spese nel lavoro degli urbanisti e dei nostri studenti sono impegnative e sarebbe bene sollevare questi ultimi da tale carico.

QUARONI: Comunque volevo dire che gli Istituti dovrebbero sì essere interessati a questo genere di ricerche, ma più per ricerche collaterali al piano regolatore che non al piano stesso. Infatti quest’ultimo è veramente un lavoro di rapporti tra l’urbanista e l’autorità, ma ci sono anche tanti aspetti di indagine e di ricerca che un progettista incaricato non può sempre svolgere in pieno e questo è appunto il caso di Alberobello.

MARCONI: È certamente molto interessante studiare una composizione in un ambiente così caratteristico.

QUARONI: Se gli Istituti di Urbanistica e quelli di Tecnica Urbanistica potessero agire, nello svolgimento delle indagini preliminari ai piani, come enti impersonali, se ne avvantaggerebbero sia i professionisti, sia gli stessi Comuni.

Il Presidente prof. Marconi invita a proseguire la discussione sugli argomenti all’ordine del giorno.

Prende la parola l’Ing. prof. CERUTTI: Illustrerò brevemente le possibilità didattiche dell’Istituto della Facoltà d’Ingegneria di Milano.

Abbiamo appositi locali per i corsi di Urbanistica, dove gli allievi possono esercitarsi con profitto poiché presso questa sezione si trovano i dossier riflettenti la situazione di quasi tutti i centri della Lombardia, materiale sia a carattere storico, sia concernente la situazione esistente nei vari centri. I lavori relativi a questi dossier sono eseguiti dagli stessi allievi ed, in un certo senso, hanno un carattere vario dal punto di vista dell’utilizzazione. Noi facciamo usare agli studenti per l’indagine sui comuni della Lombardia tre schede: una scheda storica, una scheda tecnica ed una scheda con la quale si rilevano i presupposti tematici del Piano Regolatore. Questo metodo adottiamo già da quattro anni e sono stati con esso rilevati duecentocinquanta comuni.

Il prof. MARCONI chiede chiarimenti sul sistema di raccolta del materiale.

CERUTTI: Viene raccolto per ragioni di spazio in formato ridotto, comunque è tutto incasellato e ordinato. A noi interessa la documentazione di ciò ch’è avvenuto nel passato nelle singole città.

Devo lamentare, per la verità una carenza di assistenti i quali essendo in numero ridotto sono impossibilitati a provvedere alla gran massa di lavoro esistente (3 corsi di Urbanistica con circa 300 allievi) cui non si può sopperire con i soli assistenti di ruolo. Ricordo che il nostro Istituto si articola su tre corsi di Urbanistica: I Corso, II Corso e Corso complementare.

QUARONI: A mio avviso sarebbe molto interessante parlare con approfondimento dei nostri problemi didattici, ma penso che parlare solo di essi non è sufficiente. Si deve certamente discutere anche su quanto pone in evidenza Cerutti ma mettiamo in ordine ciò con gli altri argomenti in discussione.

Il Presidente invita a continuare la discussione sugli argomenti all’ordine del giorno.

ASTENGO: È veramente molto interessante considerare il rapporto tra noi e le pubbliche amministrazioni. A queste noi, Istituto di Venezia, ci siamo affiancati e mentre da una parte riceviamo molto materiale cartografico, diamo una contropartita di importanti dati da noi raccolti e una cartografia da noi redatta con una simbologia chiara e riconosciuta. Altro notevole materiale in possesso del nostro Istituto è quello delle diapositive, materiale tutto catalogato e schedato.

DODI: Prego di scusarmi se intervengo per una questione non compresa nell’ordine del giorno dei lavori. Vorrei informare i colleghi di ciò ch’è accaduto ad Assisi dove il Comune ha in un primo tempo deliberato e fatto suo il Piano Regolatore elaborato dall’arch. Astengo. In seguito, dopo la presentazione delle osservazioni, il Comune stesso, invece d’informare il progettista invitandolo a rivedere il piano, ha senz’altro deliberato nuovamente rigettando il piano stesso.

Propongo pertanto di presentare ricorso al Consiglio di Stato, non per la parte che concerne lo interesse dell’arch. Astengo, ma per quanto riguarda la palese infrazione alla legge, e per la tutela della dignità della categoria professionale.

Il Presidente prof. Marconi si dichiara d’accordo con. il prof. Dodi, ed invita a proseguire la discussione sugli argomenti all’ordine del giorno dando la parola al prof. Gino Cancellotti dell’Università di Napoli.

CANCELLOTTI: Circa la parte didattica vera e propria dirò che qui a Napoli siamo in tre e svolgiamo tre corsi di Urbanistica: d’Ambrosio per la parte che concerne la Tecnica, o meglio le Istituzioni di Urbanistica, Zocca per la Storia ed io per la Composizione. Come metodo di studio adotto nel mio corso quello che il prof. Marconi adotta aRoma.

Agli studenti, da vari anni, assegniamo quale tema il Piano Regolatore, anche perchè vogliamo collezionare il materiale per avere la serie di tutti i comuni. Fin da quando era Direttore dell’Istituto il Sen. Calza Bini abbiamo sempre fatto fare Piani Regolatori di centri della Campania, o talvolta dei Comuni di provenienza degli allievi; ciò aveva anche lo scopo di raccogliere materiale d’indagine statistica per il Piano Regionale della Campania. Abbiamo affissa ad una parete dell’Istituto una grande carta della Campania nella scala di 1:100.000, sulla quale controlliamo lo svilupparsi del lavoro relativo ai vari centri. A questo proposito dirò, che noi mettiamo subito gli studenti a contatto con le Amministrazioni Comunali e con i professionisti locali, per ottenere delle indagini il più possibile aderenti alla realtà.

Spesso per i centri non molto lontani, ci rechiamo sul luogo per poter meglio seguire, guidare l’allievo e controllare il metodo di lavoro e i criteri. Per le analisi il sistema che abbiamo ripreso dall’Istituto di Roma, risulta efficiente, ma non trascuriamo di dare agli studenti qualche consiglio per adattare lo schema stesso ad una situazione specifica modificando o aggiungendo qualche categoria d’indagine, quando è necessario.

PUGLIESE: Per il regolamento edilizio ad esempio, spesso incontriamo delle difficoltà , in quanto in genere ci interessiamo di Comuni a carattere agricolo nei quali i tipi edilizi sono, come è ovvio, completamente diversi da quelli di un centro urbano.

Per il Seminario di Urbanistica della Facoltà di Architettura di Napoli riferisce il prof. D’Ambrosio.

D’AMBROSIO: Il Seminario di Urbanistica della Facoltà di Architettura ha tenuto sinora otto incontri, nei quali si sono trattati specifici argomenti con l’intervento di specialisti in materia. Uno di tali argomenti è stata la legge Urbanistica e il risultato delle discussioni è stato raccolto in un fascicolo, distribuito in occasione del Congresso di Bologna. È in preparazione un programma più ampio per l’anno 1959-60, poiché solo ora il Seminario ha potuto avere una dotazione sia pure modesta che gli consente di organizzare certe attività.

Nel programma è compreso un incontro fra i coordinatori dei quartieri C.E.P. e i loro collaboratori che saranno invitati ad affrontare il tema “l’esperienza di progettazione dei quartieri coordinati”. Nell’occasione in collaborazione con l’I.A.C.P. di Napoli e con il Ministero dei Lavori Pubblici sarà organizzata una mostra sui progetti dei quartieri C.E.P. Inoltre contiamo di organizzare una mostra di studi sulla città di Napoli condotti dai nostri studenti.

MARCONI: Ringrazio il prof. d’Ambrosio per quanto ci ha detto e sono certo che il lavoro così articolato sarà molto proficuo. Intanto poiché dobbiamo rivederci nel pomeriggio e data l’ora tarda penso che sia bene sospendere la discussione.

La continuazione della seduta viene rinviata al pomeriggio.

In alto Û

SEDUTA POMERIDIANA

MARCONI: Proporrei che il prosieguo della discussione svolta stamani, circa i compiti che si prefiggono di svolgere gli Istituti, sia rimandata a domani in modo da riprendere gli argomenti. Vorrei invece che per entrare subito in un campo di utilità concreta, tanto dal punto di vista dell’insegnamento quanto da quello della prassi professionale, mettessimo a fuoco alcuni punti specifici. Uno è quello del modo di trattare la grafia dei piani regolatori sia per quanto attiene alla definizione dello stato attuale che per quello che riguarda la definizione delle nuove strutture del piano. Esiste già una simbologia, che quasi tutti adottiamo, ma io penso che essa sia troppo complessa e che si debba adottare una maggiore elasticità e forse una maggiore esemplificazione. Il secondo punto è quello delle indagini che, per quanto mi concerne, io svolgo sullo schema avuto da Milano e che ho adottato, sul quale però si dovrèbbe discutere per arrivare anche su questo punto ad una opinione concorde. Il terzo punto è quello del regolamento urbanistico-edilizio da adottarsi nei casi in cui non sono possibili quelle strutture più libere ottenute con piani particolareggiati. Questi pare siano di difficile adozione, infatti molti comuni che hanno adottato dei piani regolatori generali si sono invece avviati a fare a meno dei piani particolareggiati. Sotto questo aspetto penso perciò che è necessario elaborare dei piani generali che abbiano indicazioni sufficientemente precise. Tanto più che su questo tema è stata recentemente emanata dalla Direzione Generale per l’Urbanistica e le Opere Igieniche del Ministero dei LL.PP. una circolare su “procedura e termini per il rilascio delle licenze edilizie” (prot. N. 6557) che vi prego di considerare con attenzione. L’emanazione di questa circolare accentua la necessità di arrivare a piani generali che già prevedano con sufficiente autonomia e approssimazione quella che è la struttura dei piani. Infatti essa si pronuncia implicitamente anche sull’applicabilità delle misure di salvaguardia sin dall’adozione del piano generale e non soltanto per i piani particolareggiati come qualche Amministrazione locale aveva interpretato. Vale adire che le Amministrazioni, per i due anni dall’adozione del piano, possono sospendere il rilascio delle licenze di costruzione in contrasto con le indicazioni del piano generale stesso. La circolare precisa inoltre che non si tratta di rigetto delle domande di licenza bensì di sospensione e che non può rifiutarsi una richiesta di licenza edilizia per il motivo che la progettata costruzione sia in contrasto con un piano regolatore o con un regolamento edilizio non ancora approvati e quindi non operanti. A tenore di questa circolare i Comuni sono tenuti quindi, trascorsi i due anni dall’adozione del piano generale, a rilasciare le licenze per costruzioni anche non conformi al piano adottato ma non ancora approvato. Di tutto ciò io vi pregherei di prendere atto o per iniziare una azione intesa a far respingere tale concetto, oppure per cercare di adottare nei nostri piani delle strutture che si prestino ad accoglierlo; ciò è molto importante in questo periodo di fervida pianificazione.

Comunque voglio aggiungere ancora che, siccome in effetti la prassi dei piani stabilisce per quasi tutte le zone determinati vincoli e caratteristiche metriche (lasciamo stare il centro che è una questione a parte da trattare con piani particolareggiati), per le zone esterne all’abitato bisognerà sapere fin dove esse sono lontane dall’interesse edilizio. Per tutto il resto bisognerà dare degli azzonamenti, dei reticoli stradali piuttosto ben determinati, quasi capillari. Nell’ambito di questi stabilire tuttavia la rete viaria principale e consentire che, ove si voglia, si possa fare un piano di lottizzazione di un comprensorio anche più vasto di un isolato, rispettando le strade principali e, se si vuole, modificando le altre dando inizio su questa base a dei piani consensuali di lottizzazione. Dove non si può arrivare a tanto, avrà valore quella maglia stradale già definita nel P.R. e quei vincoli di zona, come si faceva nell’anteguerra. Fuori dei limiti dell’espansione urbana vi dovrà essere invece l’indicazione delle zone rurali o del verde agricolo vincolato.

Il prof. Cerutti interviene per mozione d’ordine,affermando che il dibattito non è pertinente al carattere della riunione che deve interessarsi dell’insegnamento e del riordinamento degli Istituti.

MARCONI: In verità si è esorbitato dai temi della riunione, ma fino ad un certo segno; poiché quello che accade nella vita professionale è una delle fondamentali conoscenze che ci consentono di dare un giusto indirizzo all’insegnamento, principalmente in ordine al metodo per i piani regolatori.

CERUTTI: Il nostro scopo è certamente quello di trovare un procedimento di pianificazione elastica che consenta nel tempo gli adattamenti alle situazioni che vanno determinandosi. Ora questo indirizzo fu evidentemente già alla base della legge urbanistica del 1942 poiché essa parla di piani regolatori generali e precisa che i piani particolareggiati vanno redatti di tempo in tempo al momento più opportuno,in funzione delle necessità. Ora se noi ammettiamo per buona l’ultima circolare ministeriale praticamente riproponiamo negativamente un problema che abbiamo per tanti anni cercato di risolvere e che alfine ha avuto una soluzione positiva.

Ma vi è un altro aspetto peculiare per il quale il Comune deve sentirsi impegnato ad una partecipazione attiva a quella che è l’attuazione della pianificazione. Infatti il piano generale, come è noto, non impone nessun obbligo di carattere economico ai Comuni. Per cui, se si passa di colpo dal piano generale a dei piani di lottizzazione, quale è il momento in cui il Consiglio Comunale dovrà approvare la spesa e provvedere a reperire i fondi per la realizzazione dei servizi inerenti ai piani particolareggiati?

MARCONI: Tutto ciò è molto chiaro, ma io volevo soltanto dire poco fa che, anche in questa sede sarebbe stato utile dare un’occhiata ai regolamenti edilizi. Ora vorrei che ci si scambiasse delle idee sui tre punti prima indicati, cioè la simbologia, il regolamento edilizio e le indagini. Poi Quaroni vorrà parlarci degli studi sui quartieri iniziati a Firenze.

QUARONI: Oltre ai problemi interessanti i quartieri, ci sono i problemi che riguardano i centri storici e infine la classificazione bibliografica e del materiale didattico. Ora io voglio chiedere questo: tutti questi punti sono più o meno gli stessi dei quali discutemmo a Firenze e che ci eravamo quasi distribuiti dando semplicemente ad ognuno l’incarico di approfondire un pochino il problema per poi stabilire il da farsi. Oggi siamo in condizioni di poter dire qualcosa di più: per quanto mi riguarda dirò che bisognerebbe stabilire che una, o due Facoltà, per ognuno di questi punti si prendono l’incarico di approfondire la materia fino all’eventuale normalizzazione. Però tutti gli altri istituti possono partecipare a tale Lavoro, perché sarebbe bene che ci fosse in definitiva un criterio generale.

MARCONI: Stamani, infatti, per alcuni argomenti abbiamo già definita tale questione, particolarmente per la bibliografia, ed abbiamo detto che se ne sarebbero occupati gli Istituti di Milano e di Napoli.

QUARONI: Volevo dire a proposito della bibliografia che sarebbe opportuno completarla con la classificazione delle diapositive, delle fotografie e dei films,con le raccolte cartografiche antiche e moderne e studiare i sistemi di conservazione del materiale.

MARCONI:Quali sarebbero le categorie di materiale da classificare?

ZOCCA: Sarebbero la bibliografia con le riviste, ecc.; poi la cartografia, le fotografie e le diapositive.

QUARONI: La Facoltà di Ingegneria di Roma ha già adottato un sistema di classificazione.

ZOCCA: Anche noi abbiamo una classificazione per soggetto e stiamo organizzando quella per località.

QUARONI: Un’altra cosa che vorrei anticipare è la seguente: uno di noi ha fatto uno studio ed è riuscito a determinare per un certo argomento le foto più interessanti per poi farne un certo elenco; esso può dar luogo ad una certa serie di diapositive, per cui può dare copia dei soggetti agli altri, s’intende secondo l’interesse dei ricercatori.

Indi il prof. Quaroni accenna alla necessità di scambiarsi informazioni sui tipi di apparecchi fotografici per stabilire il formato delle diapositive.

MARCONI: Riassumendo: occorrerebbe sapere di ciascun Istituto quali dispositive possiede e di che formato.

QUARONI: Ciò è molto utile, però è bene sapere più ciò che si deve fare, che ciò che s’è fatto, poiché si sa che c’è un lavoro svolto in passato e del quale potremo utilizzare qualcosa, ma è urgente organizzare qualcosa per il futuro.

MARCONI: Le decisioni circa i diversi compiti da distribuire ai vari Istituti si potranno prendere domattina quando saranno presenti tutti i rappresentanti. Intanto credo che si può passare a mettere a fuoco i quattro o cinque problemi a cui abbiamo accennato o proporne degli altri. Io per esempio ho portato con me lo schema che diamo agli studenti per lo studio del piano regolatore: lo possiamo discutere insieme, ma se desiderate esaminarlo con calma, in seguito, nelle diverse sedi, non trovo nulla in contrario.

PUGLIESE: Noi che l’abbiamo già adottato in diversi casi potremmo esporle quello che abbiamo rilevato.

MARCONI: Bene, poiché io desidero perfezionare questi schemi; in modo da giungere a qualcosa di efficiente che possa essere adottato da tutti, anche perché reputo di grande vantaggio una chiarezza di linguaggio comune nella pianificazione.

QUARONI: Vorrei pregare il Presidente di fare un programma dei lavori.

D’AMBROSIO: Ricordo che tra pochi minuti dovremo intervenire all’apertura della Mostra dei lavori degli allievi del nostro Istituto. L’inaugurazione ufficiale avrà luogo domani con l’intervento del Rettore Magnifico prof. Pontieri e delle altre Autorità.

QUARONI: Penso che vi sono due principali argomenti di cui ora possiamo discutere. Uno è quello della distribuzione tra noi di questi sei temi di lavoro.

MARCONI: Credo che siano più di sei, perché stamani ne abbiamo trattati altri. Provvediamo, comunque, a stendere l’elenco.

QUARONI: Per quei centri storici che possono avere anche un interesse diretto per i piani paesistici c’era, mi pare, la proposta di un’indagine a parte. Si era proposto anche di fare dei rilevamenti della parte storica delle città o di piccoli centri, cosa che ha tutto un altro carattere dal rilevamento generale per un piano regolatore.

ZOCCA: Certamente, ma un rilevamento per lo studio storico deve anche collegarsi con la parte cartografica e deve avere una documentazione, oltre che nello spazio, anche nel tempo, che presenti i vari aspetti del centro o del quartiere nelle diverse epoche.

Il prof. Marconi interviene per identificare le categorie di problemi trattati e ne stende una prima suddivisione per materie, che sarà poi completata nel prosieguo della riunione.

QUARONI: Abbiamo sino ad ora discusso del lavoro degli Istituti, ma noi siamo riuniti qui anche per altro e penso che si dovrebbero individuare gli altri gruppi di problemi e distribuirli tra noi.Ad esempio è certamente molto utile esaminare il problema della riforma delle Facoltà per quanto riguarda l’urbanistica e le materie affini, perché da quanto mi risulta non sarebbero stati apportati sensibili cambiamenti.

ASTENGO: Vorrei proporre, se l’elenco degli argomenti di lavoro per i vari Istituti si ritiene chiuso, di discutere ora quali sono gli obiettivi delle singole Facoltà in vista della riforma degli studi universitari.

Dopo breve discussione si decide di stendere un elenco definitivo delle assegnazioni di temi per i vari Istituti. Le assegnazioni definitive risultano dal prospetto riportato alla pagina che segue.

GRAFIA DEI PIANI. Roma (Arch.); Milano (Arch.);

METODI DI RILEVAMENTO E DI ELABORAZIONE NECESSARI ALLO STUDIO DEI P.R. Napoli (Sem.); Venezia (Arch.); Trieste (Ing.);

IDEM PER I CENTRI STORICI E ZONE DI PARTICOLARE INTERESSE PAESISTICO. Napoli (Arch.); Napoli (Ing.); Milano (Arch.); Trieste (Ing.);

NORME URBANISTICHE E EDILIZIE. Roma (Arch.); Firenze (Arch.);

DOCUMENTAZIONE SUI CENTRI RESIDENZIALI. Firenze (Arch.); Roma (Arch.);

RACCOLTA E CLASSIFICAZIONE DEL MATERIALE DIDATTICO. Roma (Ing.); Napoli (Arch.); Milano (Ing.);

GLOSSARIO INTERNAZIONALE. Roma (Ing.); Napoli (Ing.); Genova (Ing.);

TRAFFICO E COMUNICAZIONI. Padova (Ing.); Napoli (Ing.); Napoli (Sem.); Roma (Ing. Istituto Trasporti).

QUARONI. Ora passeremo ad un secondo punto: quale si vuol trattare per primo? La riforma della Facoltà o il lavoro organizzato? cioè degli incarichi dati agli Istituti per ricerche particolari o addirittura per quel lavoro professionale che porti gli studenti ad un contatto più diretto con la realtà urbanistica?

ANDREOLI: A questo proposito vorrei far presente che i Politecnici ricevono sistematicamente dall’industria incarichi di ricerche e di studi. Sarebbe quindi auspicabile che gli Enti locali si avvalessero dell’opera degli Istituti di Urbanistica, cosa che potrebbe essere molto utile da un doppio punto di vista – 1° per un’opera di consulenza di cui potrebbero avvantaggiarsi i gruppi dirigenti - 2° con le ricerche commesse dai vari enti gli allievi potrebbero formarsi una cultura pratica e concreta.

QUARONI: Se mi è permesso vorrei aggiungere un terzo punto interessante, la possibilità cioè che si avrebbe di legare maggiormente gli assistenti agli Istituti, perché troverebbero così una retribuzione e forse, quarto punto, quello di consentire un utile agli Istituti, Ma per questo ultimo vi sono le limitazioni cui ho già accennato.

ANDREOLI: Condivido pienamente, tale apporto creerebbe una schiera di giovani che potrebbero lavorare con entusiasmo e anche senza rimetterci le spese.

QUARONI: Comunque sarebbe interessante sentire se c’èqualche pregiudiziale negativa.

A questo punto il prof. Andriello fa presente che potrebbero aversi delle opposizioni da parte degli Ordini professionali, o Associazioni sindacali.

QUARONI: Però c’è sempre da opporre agli Ordini quanto segue: cioè che in effetti non si toglie del lavoro ai professionisti, poiché il professionista singolo invece di lavorare a suo nome lavora con l’incarico dato all’Istituto. D’altra parte difficilmente si otterranno delle grandi masse di lavoro da determinare una posizione pregiudiziale da parte degli Ordini Professionali.

MARCONI: Per quanto mi riguarda, prescindendo dalla mia qualifica di professionista singolo, penso che questa reazione invece potrebbe esserci. Intanto gli Istituti non possono fare, per esempio, i piani regionali per i quali è consentita solo una azione di consulenza al Ministero. Penso tuttavia che nessuna eccezione potrebbe essere sollevata se gli Istituti svolgessero solo lavoro di indagine, lavoro che in effetti non può svolgere il singolo professionista.

D’AMBROSIO: Vorrei informarvi che alcuni anni or sono questa Facoltà e per essa l’Istituto di Composizione Architettonica, ebbe un incarico notevole, per l’importo di circa un miliardo, relativo alla progettazione del Centro degli Studi di Caserta, per conto dell’Amministrazione Provinciale. In quella occasione il prof. Canino chiese autorizzazione al Ministero e all’Ordine professionale ottenendo da entrambi pareri favorevoli.

QUARONI: Io vorrei chiedere: se non ci fosse la preoccupazione degli ordini sareste favorevoli tutti?

Tutti rispondono affermativamente.

QUARONI: Allora possiamo ammettere in linea di massima che ogni Istituto può accettare i suddetti incarichi dopo aver sentito il parere degli Ordini Professionali e del Ministero. Se mettiamo sulla bilancia da una parte la massa del lavoro professionale distribuito e dall’altra ciò che potrà venire agli Istituti, ci accorgeremo che quest’ultima è una quantità minima. Mentre d’altra parte l’interesse delle Università consiste nella buona preparazione dei tecnici e ciò dovrebbe interessare anche le categorie professionali.

MARCONI: Io penso che questa cosa potrebbe estendersi pericolosamente a danno del singolo professionista.

DODI: Gli Istituti dovrebbero sì preoccuparsi della preparazione di ottimi tecnici, ma sarebbe poco producente se dovessero assumersi dei lavori veramente professionali.

In parte io concordo con quanto è stato obbiettato, perché un conto è mettere sul mercato quello che praticamente si può produrre con le attuali organizzazioni in un Istituto universitario,cioè un lavoro di ricerca, e un conto è rispondere ad una richiesta professionale.

QUARONI: Qui mi sembra che si debba dissipare un equivoco: è chiaro che noi presumiamo che il Direttore di un Istituto, quando accetta un incarico, vagli prima di tutto il valore culturale del lavoro e specialmente i suoi aspetti didattici e morali; per cui non si può affermare che ad un certo punto l’Istituto si trasformi in uno “studio tecnico professionale”.

ZOCCA: La cosa fondamentale è questa: in un piano oltre la fase di progettazione c’è tutta quella parte di contatti amministrativi e politici che l’Istituto certo non può svolgere, sarebbe quindi opportuno limitare l’azione dell’Istituto alla parte di studi per l’impostazione dei piani.

CERUTTI: L’Università o l’Istituto non elaborerebbe dei piani regolatori in concorrenza a lavori professionali, per cui tutto ciò che si è detto è perfettamente accettabile salvo quanto riguarda i rapporti professionali, a meno che non si segua la prassi di chiedere preventivamente all’Ordine Professionale una autorizzazione.

Per quanto riguarda poi il valore del lavoro realizzato negli Istituti, se esso dovesse suscitare osservazioni per eventuali deficienze penso che queste potrebbero essere corrette con evidente utilità didattica.

GORIO: Dobbiamo tener conto che bisogna distinguere quella che è l’attività svolta dagli altri Istituti da quello che potrebbe essere la richiesta per noi. Perché, mentre per gli altri Istituti il richiedente ad es. un’industria) desidera una risposta assolutamente obiettiva, per noi il richiedente ha già una serie di preconcetti e di orientamenti per cui effettivamente la risposta da parte nostra è molto difficile. Quindi, secondo me, bisognerebbe discriminare, nell’accettare questi incarichi i temi che sono di carattere culturale e scientifico da quelli che sono di tipo professionale, e considerare che un piano regolatore per diverse ragioni è certo molto difficile da eseguire in seno ad una Facoltà.

DODI: Comunque in base a certe esperienze fatte in proposito io sarei portato allo scetticismo.

Condivido in pieno il concetto secondo il quale lo Istituto può svolgere opera di ricerca, mentre penso che si troverà certo imbarazzato nell’opera successiva di creazione. Tuttavia riterrei di lasciare ogni Istituto libero di regolare la seconda fase come crede, vagliando obiettivamente i singoli casi come ha accennato Quaroni.

Direi che è possibile stabilire il principio che gli Istituti possano svolgere lavoro di indagine e di consulenza che nella prima fase non necessita del parere degli Ordini professionali. Per l’eventuale seconda fase vi dovrà essere un preventivo accordo con gli Organi a cui si è accennato.

QUARONI: Sarei del parere che possiamo concordare tutti sulla proposta Dodi che mi sembra la più concreta, per cui penso che questo argomento sia chiuso. Ora restano ancora due problemi da discutere: l) l’organizzazione eventuale nostra 2) la riforma dell’insegnamento dell’urbanistica.

Vogliamo discutere prima l’uno o l’altro?

Dopo breve discussione si decide rinviare il prosieguo del dibattito al mattino seguente con il seguente ordine del giorno:

l) Organizzazione fra gli Istituti 2) Riforma dell’insegnamento.

In alto Û

RIUNIONE DEL 21 MARZO 1959 – MATTINO

QUARONI: Sarà bene che io riassuma ciò che si è detto nella riunione di ieri sera: ci si era proposti di esaminare l’opportunità di organizzarci in una forma associativa che metta tutti gli Istituti o, per essere più esatti, quegli Istituti che l’accetteranno, in condizione di formare una certa organizzazione che possa:

1°) - valersi di una segreteria che potrà essere fissa a rotazione;

2°) - poter essere in grado di parlare in nome di tutti gli altri per chiedere delle sovvenzioni per gli studi A. B. C. ecc. di cui abbiamo parlato ieri ed eventualmente per l’attrezzatura. Vi è il problema dello Statuto di questa Associazione. O addirittura cominciare con lo stabilire, se si ritiene opportuno istituire questo legame fra di noi. Credo che a questo punto si possa aprire la discussione.

ASTENGO: Vorrei sapere se esiste qualcosa di simile in altre Facoltà.

QUARONI: Precedenti ne esistono molti. Vi sono vari centri, ad esempio quelli dello studio di certi caratteri particolari della geografia, non vi è però una federazione di tutti gli Istituti. Ma da informazioni che ho assunto presso il Ministero mi risulta che non vi è nessuna pregiudiziale alla formazione di un Ente federativo. Occorre prima una esatta e assoluta informazione data al Ministero stesso tramite un documento steso notarilmente, dopo di che l’autorizzazione potrà essere concessa.

ASTENGO: Cosa succederebbe dei patrimoni dei vari Istituti, per i quali, d’altra parte, credo che ogni decisione spetti ai Consigli di Amministrazione delle singole Università?

QUARONI: Chiarisco: la formula citata non comporta la unificazione di tutti gli Istituti in uno solo. Ogni Istituto resta quello ch’è, e solo per alcune particolari ricerche o studi aderisce a questo centro. Quindi il patrimonio di questo Centro Studi non ha niente a che vedere con quello dei singoli Istituti ch’è inalienabile.

GORIO: Trovo la proposta interessantissima, ma mi pare ch’è prematuro giungere nella situazione attuale ad una associazione vera e propria. Penso che si dovrebbe formare un piccolo Comitato che studi lo Statuto dell’Associazione o che due Facoltà comincino a far da pilota formando tra loro un’organizzazione alla quale poi possano aderire gli altri Istituti.

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