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Cristiano Gasparetto
Zaia in passerella al MoSE
16 Giugno 2010
MoSE
Un riepilogo, le più preoccupanti novità e un caldo invito a non peggiorare il danno, a proposito dell’ecomostro veneziano. Carta n.21, 17 giugno 2010

Dall'alluvione del novembre 1966 che, con una marea di 1,92 centimetri sul livello medio del mare, ha rischiato di sommergere Venezia, è passato un tempo lungo e molti e diversi sono stati i convincimenti dai quali decidere quali interventi fossero i più opportuni per evitare una catastrofe che si sarebbe poi potuto dire solo annunciata.

Al fine è prevalsa la coscienza che a quell'evento distruttivo, certamente eccezionale ed imprevedibile nella sua dimensione naturale, molto avevano contribuito l'incuria manutentoria delle difese a terra e a mare della laguna e le rilevantissime modificazioni che da metà ottocento vi si erano succedute, riducendone di fatto di un terzo l'invaso e modificandone in maniera significativa l'accesso dell'acqua marina (le attuali tre bocche di porto), scavando canali interni e modificando la morfologia stessa dei suoi fondali. A questo saggio convincimento, raggiunto – va detto – a fatica, si devono le tre buone Leggi Speciali per Venezia (tutt'ora vigenti anche se molto disattese) che stabilivano anche le modalità di intervento su un ecosistema naturale giustamente considerato fortemente antropizzato nella sua millenaria storia: eventuali opere di regolazione delle maree (dighe) venivano subordinate alla verifica di un adeguato avanzamento della realizzazione di tutti gli altri interventi diffusi nella laguna, aventi come scopo il ripristino della morfologia lagunare, l’arresto dei processi di degrado e inquinamento, l’esclusione del traffico petrolifero e la riapertura delle valli da pesca (che erano state separate dal corpo vivo della laguna e privatizzate).

Un primo concorso per la costruzione di tre sbarramenti fissi alle bocche di porto (progettone), è andato senza esito, anche per un'opposizione ambientalmente sensibile che ha saputo farsi valere culturalmente e politicamente. Successivamente però sono state pure totalmente disattese le Leggi Speciali che consideravano eventuali sbarramenti dal mare possibili solo dopo aver verificata l'insufficienza di interventi diversi. Tali sbarramenti comunque avrebbero dovuto essere sperimentali e reversibili. Il partito trasversale del profitto è riuscito, già allora, a ottenere una legge che consentisse e costituisse un concessionario unico per lo studio, la proposta e la realizzazione di dighe mobili di separazione della laguna dal mare come unica soluzione al fenomeno delle alte maree lagunari (acque alte) senza minimamente analizzare e rimuovere le cause che nell'ultimo secolo e mezzo avevano fatto aumentare il fenomeno in frequenza e dimensione.

Un'opposizione caparbia ha coinvolto anche il Comune e la Provincia di Venezia e ha saputo far anche emergere studi e progetti alternativi, nel frattempo predisposti, per una reale politica dei SI (scegliere, dopo confronto, la soluzione migliore e più efficiente): il Comune ha fatto analizzare tutti i progetti alternativi da una apposita commissione tecnico-scientifica che nella graduatoria valutativa finale ha, significativamente, collocato il MoSE al penultimo posto. Nell'occasione si è potuto pure valorizzare uno studio (Pirazzoli-Umgiesser,CNR francese e italiano) che rileva che, con opportuni rialzi dei fondali alle tre bocche di porto, differenziati in relazione al loro uso diverso, è possibile una riduzione di tutte le maree fino a 22 cm. risolvendo così al 95% il fenomeno delle acque alte.

Il 22 novembre 2006 il Governo Berlusconi (a seguito di pari politica di Prodi) ha dato il via alla realizzazione del sistema MoSE. Il progetto, bocciato da una Valutazione d'Impatto Ambientale negativa, illegittimo per violazione di norme e leggi urbanistiche regionali, nazionali ed europee, in assenza di un progetto esecutivo complessivo, con l'opposizione del Comune di Venezia, è stato approvato con il solo voto politico governativo che ha fatto strame di ogni procedura democratica. La stessa Commissione Europea, alla quale il Comune di Venezia e varie Associazioni Ambientaliste si erano rivolte, dopo una prima perplessa messa in mora dell'Italia, ha accettato una così detta compensazione ambientale che proprio in questi giorni rischia di artificializzare ulteriormente la laguna e di eludere ogni controllo democratico. I costi di realizzazione, a forfait chiuso, senza possibilità alcuna di aumenti -veniva detto- erano di 4.271 milioni ma oggi sono già aumentati a 4.678.

Dal 2006 ad oggi molto si realizzato del sistema MoSE (l'insieme cioè di tutte le opere) distruggendo preziosi ambiti lagunari e di costa per dar spazio ai cantieri, modificando strutture foranee, formando nuove dighe marine (lunate) e un'isola artificiale, strutturando conche di navigazione e porti rifugio: le correnti all'interno della laguna si sono già fortemente modificate, ma il MoSE, con le migliaia di pali di fondazioni sotto i fondali, i suoi cassoni di contenimento tecnologico e di alloggio per i 79 portelloni mobili, l'affidamento in appalto dei connettori e cerniere preposti alla rotazione dei portelloni, non è ancora cominciato.

Ma altri avvenimenti inquietanti si sono realizzati in questi 4 anni.

La Corte dei Conti, con propria deliberazione del 20 febbraio 2009 ha pesantemente criticato l'intera operazione sia sotto l'aspetto contabile che procedurale, ma il Governo cui era essenzialmente indirizzata la delibera non ha minimamente provveduto ad effettuare modifiche.

Nel congresso del CIESM del 12.5.2010 tenutosi al Lido di Venezia, il direttore dell'Ismar del CNR nazionale Fabio Tricardi ha confermato tutti i dubbi che da mesi scienziati e ambientalisti stanno avanzando sull'efficacia del sistema di dighe mobili di fronte all'innalzamento del livello medio del mare in alto Adriatico per i cambiamenti climatici.

Nelle riunioni del 2 e 8 novembre 2006 presso la Presidenza del Consiglio, il Comune di Venezia aveva manifestato ancora rilievi critici, osservazioni e raccomandazioni sul sistema MoSE. Prendendo atto che, con la successiva approvazione solo politica, non ne era stato minimamente tenuto conto, per garantire alla comunità veneziana, ma potremmo dire al mondo intero, almeno il corretto funzionamento delle barriere e il dimensionamento strutturale dei suoi componenti, ha incaricato la società Principia, leader mondiale nel campo della modellistica, di verifica e di una comparazione del MoSE (dighe a galleggiamento) con uno dei sistemi alternativi (dighe a gravità).

Dallo studio presentato emerge che le paratoie - con particolari condizioni di mare (altezza d'onda di 2,2metri e periodo di picco 8 secondi), condizioni non rare e verificatesi già 4 volte negli ultimi 4 anni – manifestano un comportamento caratterizzato da instabilità dinamica che comporta una risposta caotica con irregolare amplificazione dell'angolo di oscillazione della singola paratoia. Oltre il linguaggio tecnico (per il quale si rimanda alla relazione nel sito del Comune) ciò significa essenzialmente due pronunciamenti di estrema gravità che si possono verificare in certe condizioni mareali e meteorologiche non infrequenti :

- la tenuta della marea al di fuori della laguna da parte delle dighe mobili risulta assolutamente vanificata perché i varchi esistenti tra portellone e portellone, previsti nel progetto, con la grande oscillazione angolare dei portelloni stessi incernierati sul fondo, non correttamente prevista in progetto, lasciano entrare tanta acqua da far aumentare il livello lagunare in poco tempo anche di 20 e più cm. (a cosa serve, quindi, il MoSE?)

- le grandi oscillazioni dei singoli portelloni (risposta caotica con elevata amplificazione dinamica) non consentono, con gli elementi di analisi esistenti normalmente impiegati nella progettazioni delle opere marine una valutazione affidabile delle stesse oscillazioni e dei carichi di progetto. In altre parole, allo stato delle conoscenze scientifiche odierne, non è possibile progettare con sicurezza né le cerniere né il connettore che le tiene avvinte sul fondo ed l'intero sistema è a rischio di collasso. Per di più non è neppure possibile, come afferma il Magistrato alle Acque, basarsi su esperimenti fatti appositamente in vasca su modelli ridotti, per la viscosità non calcolabile dell'acqua.

Alla luce di questi fatti appare irresponsabile non tanto e solo il comunicato di ieri del governatore regionale Zaia che, con l'ing. Cuccioletta presidente del Magistrato alle Acque di Venezia e l'ing. Mazzacurati presidente del Consorzio Venezia Nuova, annuncia la sua prima visita al MoSE domani mattina con un “vogliamo aprire alla stampa nazionale e internazionale le porte del più grande cantiere di ingegneria idraulica del mondo”, ma la continuazione dei lavori dell'intero sistema.

Ancora oggi questi si possono bloccare con il recupero ad altri fini possibili ed utili delle opere finora realizzate.

E' necessario che un panel internazionale di alto profilo scientifico, terzo rispetto agli enormi interessi in campo, valuti scientificamente lo studio degli esperti di Principia, la loro successiva risposta ad altre richieste del Comune di Venezia, la risposta che dà loro il Magistrato alle Acque, e la nuova replica di Principia. Il rischio è troppo grande per non valutare seriamente la situazione e, qualora fosse necessario, modificare al meglio l'intervento. Primo passo di democrazia reale è la pubblicazione di tutti questi materiali scientifici sul sito del Comune di Venezia a completamento del già inserito studio Principia come è stato pochi giorni or sono richiesto nella Consulta per l'Ambiente comunale dai movimenti lì rappresentati.

Nell'occasione gli scienziati potranno pronunciarsi anche sul più pericoloso fenomeno, in conseguenza anche del MoSE, che minaccia l'intera laguna di Venezia: la perdita continua di sedimenti sottili che si riversano in mare con l'uscita delle maree , impoverendone e svuotandone i fondali e trasformandola di fatto in un braccio di mare senza variazioni morfologiche, biologicamente morto.

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