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Enrico Bellavia
Ville di lusso nella riserva dello Zingaro
20 Novembre 2004
In giro per l'Italia
Contro l’abusivismo si può combattere e vincere, nonostante le leggi di Berlusconi e gli amministratori infedeli. Da la Repubblica del 3 novembre 2004

CASTELLAMMARE DEL GOLFO - La collina sfregiata è un pizzo leggendario da queste parti. Dicono che il Castellaccio sia una montagna sacra, battuta dai venti, inospitale e impossibile da coltivare. Ha però un´impareggiabile vista: guarda dritto al mare di Scopello, lì dove comincia la riserva dello Zingaro. Per secoli non ci hanno tirato su neppure un muro a secco. Ma da vent´anni a questa parte la storia è cambiata. I palermitani arrivano a ondate, pronti a comprare un fazzoletto di terra in questa terrazza naturale sul golfo di Castellammare. Rosicchiano qua e là spingendosi sempre più vicini al limite dell´area protetta.

L´ultima colata di cemento l´hanno bloccata carabinieri e poliziotti. Sono venuti a sigillare ville già finite e scheletri pronti per le rifiniture: 23 costruzioni che sulla carta dovevano essere rustici agricoli.

Nel registro degli indagati per lottizzazione abusiva sono stati iscritti venti nomi: i proprietari delle case abitate, il titolare dell´immobiliare che stava tirando su un complesso di 9 residenze di lusso e tre tecnici del Comune di Castellammare del Golfo che rispondono anche di abuso d´ufficio. Avevano rilasciato regolari concessioni edilizie ma su presupposti che la Procura contesta.

Il trucco è semplice e diffuso. In verde agricolo si possono costruire solo rustici e di modeste dimensioni. Occorrono mille metri quadrati di terreno per tirare su un edificio di trenta metri cubi. Attenendosi alle cubature previste e contrabbandando per case rurali ville di pregio con patio e, in qualche caso anche piscine, spuntano interi villaggi e residence.

Il pasticcio poggia su controlli inesistenti e uffici tecnici quantomeno distratti. Il resto lo fanno le leggi regionali. L´ultima sanatoria mascherata, bloccata dallo stesso governo Cuffaro dopo una levata di scudi, consentiva di variare la destinazione d´uso dei fabbricati rurali. In pratica, le ville già costruite tornavano ad essere tali anche sulla carta.

Probabilmente sarebbe accaduto questo anche alle ville ora sequestrate sul pizzo del Castellaccio.

L´area sulla quale sorgono era originariamente un´unica estensione di 60 ettari che dal pizzo della montagna scende giù lungo il costone fino al mare. L´unico frazionamento possibile era quello tra gli eredi del vecchio proprietario. Dalla tenuta sono così spuntati 25 diversi lotti di terreno e per ciascuno è stata chiesta e ottenuta da figli nipoti e pronipoti del possidente una concessione edilizia in verde agricolo. Una girandola di compravendite ha poi concentrato nelle mani di un solo imprenditore edile 9 lotti sulle quali erano in corso i lavori di costruzioni di altrettante case. Il resto delle ville erano state in parte tenute dai discendenti del proprietario originario e in parte vendute singolarmente ad acquirenti cui è riconosciuta la buona fede. Tuttavia non potranno tornare in possesso delle abitazioni fino a quando non sarà chiarita la vicenda giudiziaria. Destino analogo a quello di migliaia di proprietari di case in mezza Sicilia. Costruite con tanto di concessione ma su lottizzazioni abusive.

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