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Serena Spinazzi Lucchesi
«Villaggio olimpico a Marghera piscine a Tessera e vela al Lido»
5 Ottobre 2009
Vivere a Venezia
Accordo bipartisan tra Giancarlo Galan e Massimo Cacciari per distruggere Venezia, come Gianni De Michelis tentò senza riuscirci. Il Corriere Veneto, 5 ottobre 2009, con postilla

Il giorno dopo aver annunciato a sorpresa di voler candidare Venezia e l’area metropolitana alle Olimpiadi del 2020, il sindaco Massimo Cacciari snocciola progetti e idee, con un’avvertenza: Venezia non farà solo da richiamo per un evento che si celebrerà altrove. E’ entusiasta il filosofo mentre elenca le potenzialità del territorio veneziano, un triangolo che va da Marghera al Lido a Tessera: «Tutti i progetti già in corso a Venezia sono perfettamente coerenti con l’organizzazione dei Giochi olimpici», dice pensando per prima cosa al Quadrante di Tessera, l’area dove sorgerà il nuovo stadio, oltre che il Casinò, ma dove potrebbero trovare sede anche molte altre strutture sportive. «Penso ad esempio a una piscina olimpionica », aggiunge. Ma un altro pensiero molto suggestivo riguarda le aree dismesse di Porto Marghera, dove il sindaco vorrebbe far sorgere il futuro villaggio olimpico.

C’è però una questione che preme molto a Cacciari e riguarda il ruolo della città lagunare in questa partita «metropolitana», dove sono chiamate a giocare un ruolo decisivo anche Padova e Treviso. Il timore è che il nome di Venezia venga sfruttato come specchietto per le allodole, per promuovere la candidatura presso il Cio, ma che poi le gare olimpiche si disputino tutte distanti dalla laguna. «Di Venezia non sarà usato soltanto il nome – avverte –. Qui si vuole creare un progetto tutti insieme e il nostro territorio ha le caratteristiche per ospitare gare e infrastrutture. Le Olimpiadi possono essere un’occasione per la città e per tutta l’area metropolitana per dare una definitiva sistemazione alle infrastrutture, alla mobilità, alla ricettività. C’è un disegno in prospettiva che riguarda tutto questo».

Un disegno non improvvisato. Venerdì quando il primo cittadino veneziano aveva annunciato l’ipotesi candidatura, sembrava quasi una boutade. Invece si è capito ben presto che dietro c’è un progetto che parte da lontano. «Ci lavoravamo da mesi ma siamo riusciti a custodire il segreto — racconta con un pizzico di soddisfazione —. Ora le istituzioni lavoreranno insieme agli imprenditori e a tutti gli attori economici interessati. E’ chiaro che occorreranno degli investimenti per la progettazione, ma deve essere altrettanto chiaro che gli enti pubblici non metteranno un euro, soldi non ce ne sono ».

Entrando nello specifico veneziano, le strutture già previste sono quelle che gravitano nella zona di Tessera dove sarà costruito il nuovo stadio, ma dove si prevede sorga una vera e propria cittadella dello sport. «Qui si potrebbe realizzare anche la piscina olimpionica», insiste il sindaco. Tessera poi, fa notare Cacciari, sarà il punto d’arrivo dell’Alta velocità, dato che proprio davanti all’aeroporto sarà collocata, in futuro, la nuova stazione dei treni super veloci. E se davvero in laguna si realizzerà la sublagunare, di cui si è tornati a dibattere proprio in questi giorni, il cerchio si chiuderà: con il metrò che da Tessera corre sotto acqua, il centro storico veneziano e il Lido diventerebbero improvvisamente vicinissimi.

Così collegato, anche il Lido entrerebbe nella partita olimpica: «Nel tratto di mare antistante il litorale potrebbero sicuramente essere disputate tutte le gare di vela. Mentre il canottaggio no, perché per il campo di gara – ricorda Cacciari – serve l’acqua dolce». Ma c’è un’altra partita molto ambiziosa che si può giocare sull’altro vertice del triangolo, e cioè a Porto Marghera. Il sindaco tiene a precisare: «Gli spazi disponibili sono tanti, ma sono quelli delle aree già dismesse dalle attività industriali, non fraintendiamo. Che a qualcuno non venga in mente di approfittare per dismettere ciò che è tuttora in attività». Fatta la premessa, a Marghera nelle suggestioni del filosofo potrebbe sorgere il villaggio olimpico, con tutti gli spazi per alloggiare gli atleti delle diverse squadre nazionali. «Perché no? Sarebbe un’area perfetta ». Perfetta, come la prospettiva di sviluppo che, secondo Cacciari, potrebbe derivare dalle Olimpiadi in salsa veneta. «Tutta l’area metropolitana potrebbe diventare motore economico dello sviluppo del territorio. E Venezia potrebbe esserne la guida, così come oggi – conclude – lo è già sul piano culturale ».

Postilla

La guida a destra caratterizza sempre di più Venezia. Del resto già qualche tempo fa dalle file degli ex Pci si erano levate voci che rimpiangevano l’arresto che, nel 1990, il Pci e molte altre forze della politica, della cultura e della società veneziana, italiana ed europea avevano saputo intimare alla devastazione dell’Expo 2000, auspicato dai poteri forti di allora. Ma di i poteri dele capita2lismo parassitario e rentier di oggi la politica, almeno a Venezia, è succube, travestita da mosca cocchiera. Così continuano a non capire (o a far finta) che realizzare una Expo o unìOlimpiade a Venezia sarebbe come invitare un elefante a visitare una cristalleria. Al di là delle apparenze partitiche, la destra che sembra comandare oggi non è quella dei Bruno Visentini o degli Ashley Clark, che insieme a molti altri (alla maggioranza del Parlamento italiano) si opposero allora alla devastazione annunciata di una Expo in Laguna. É la destra becera, che apre la strada ai Brunetta.

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