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Villaggio e betoniera, monta la protesta
21 Marzo 2008
MoSE
Continua la devastazione della Laguna di Venezia e della legalità. È questo “l’ambientalismo del fare?” La Nuova Venezia, 21 marzo 2008

VENEZIA. Un’enorme betoniera davanti alla spiaggia di Pellestrina. E un villaggio da 500 operai nell’area verde di Santa Maria del Mare, protetta da vincoli e norme europee. Per la Salvaguardia va tutto bene, e i due progetti del Mose sono stati approvati a maggioranza. Ma le norme urbanistiche vigenti non prevedono quegli insediamenti. Un nodo che dovrà essere sciolto dal Tar - che esaminerà il ricorso del Comune contro i cantieri a metà aprile - ma anche dalla Provincia, che deve per legge dare il suo parere sulle emissioni dei nuovi impianti e sulla conformità urbanistica della nuova fabbrica.

Nei prossimi giorni, subito dopo Pasqua, sarà convocata una nuova Conferenza dei servizi che dovrà esprimersi sui progetti, che hanno già ottenuto il via libera dalla commissione Via della Regione. «Ma il testo unico sull’ambiente prevede che ci debba essere l’autorizzazione agli scarichi in atmosfera data dalla Provincia», dice Ezio Da Villa, assessore all’Ambiente di Ca’ Corner, «e noi dovremo tener conto del parere del Comune». «I nostri uffici stanno valutando il da farsi», dice il Capo di Gabinetto del sindaco Maurizio Calligaro.

Il precedente. Un anno fa, dopo un sopralluogo ai cantieri di Santa Maria del Mare, i dirigenti dell’Urbanistica avevano inviato il loro rapporto. In cui gli interventi venivano definiti «illegittimi» perché sprovvisti della certificazione urbanistica. Un problema che a maggior ragione riguarda ora l’area dove è stato previsto il cantiere, che sorge su territorio comunale. Zona vincolata dal Palav, ricordano in Comune, ma anche dall’Ue perché area Sic (Sito di interesse comunitario) e soggetta a Norme tecniche di attuazione molto vincolanti. Ma di tutto ciò non s’è tenuto conto.

Tentativo. Il Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia Nuova che avevano ritirato il progetto, lo hanno ripresentato giovedì scorso. Definendo «impraticabili» le alternative proposte. La nave da crociera per il «pendolarismo», le colonie abbandonate degli Alberoni per la distanza. «Ma è una vergogna», sostengono in un comunicato i comitati dell’Assemblea permanente No Mose, «il progetto è stato approvato senza una relazione paesaggistica e senza valutare alternative meno impattanti e meno costose. Come ha fatto la Soprintendenza a cambiare idea? E come fanno i componenti di questa commissione di nomina politica che sono tanto intransigenti e inflessibili con i progetti presentati da normali cittadini, a dare il loro via libera?». L’Assemblea propone di abolire la commissione di Salvaguardia, che era stata creata per tutelare i beni ambientali architettonici della città. «Presenteremo anche un’indagine alla Corte dei Conti», dice Mazzolin, «sarebbe utile che si indagasse sugli impegni economici presi coi soldi della collettività per costruire questo megavillaggio e sul risparmio che ci sarebbe stato attuando le soluzioni alternative bocciate. Il pendolarismo esiste per decine di migliaia di lavoratori normali, non solo per quelli del Consorzio».

I verdi. La protesta monta. «Chiederemo spiegazioni, com’è possibile che i vincoli ambientali non contino più nulla?», si chiede il capogruppo dei Verdi Beppe Caccia, «intanto per ora gli unici processi che vanno avanti sono quelli a carico di chi ha contestato il Mose». L’udienza contro i manifestanti No Mose è stata fissata per il 21 aprile.

Sull'argomento si veda l'eddytoriale 96 (sulle illegalità del MoSE) e l'eddytoriale 103 (sull'intervento a Pellestrina)

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