loader
menu
© 2022 Eddyburg

Venezia. Partecipare non è ascoltare
1 Marzo 2011
Vivere a Venezia
Si apre (forse) una dibattito vero sulle scelte strategiche dell’amministrazione, espresse da un Piano di assetto del territorio le cui dichiarate intenzioni sono contraddette dalle scelte. Un documento del Coordinamento “io decido”, La Nuova Venezia, 1 marzo 2011

Il Coordinamento è promosso dall’associazione “Geografia di genere”, con il sostegno della rete AltroVe e l’adesione di numerose associazioni e comitati dell’area veneziana.

Il 25 febbraio scorso alcune associazioni cittadine sono state invitate dall’assessore Micelli a una delle illustrazioni del Piano di Assetto Territoriale (Pat) che l’assessore sta proponendo in questo periodo, da lui stesso definita come «intensa fase di presentazione e condivisione con tutta la cittadinanza».

Il Pat ha come finalità quella di stabilire le grandi direttrici strategiche (economiche, sociali, territoriali) che orienteranno nei prossimi anni tutti gli interventi di trasformazione e conservazione dei luoghi, nonché le tutele e i vincoli da applicare alle diverse porzioni di territorio, in relazione alle loro caratteristiche morfologiche, ambientali, paesaggistiche e alle loro qualità storiche e culturali.

Nonostante sia stato affermato che le linee guida che hanno ispirato il nuovo Piano di Assetto

Territoriale tendano a promuovere lo sviluppo sostenibile e a non consumare ulteriormente il suolo, in realtà questo Pat prima di tutto inizia immaginando un’unica grande città che oltre a Venezia si estende a inglobare Treviso e Padova, e il cui centro sembra essere stato fissato nell’area di Tessera, polo attrattivo del nuovo costruito e snodo della mobilità pubblica, a cui confluiscono Tav, Smfr (Sistema Metropolitano Ferroviario Regionale), tram e sublagunare.

Questo disegno avrà un forte impatto sulla vita quotidiana e sulle relazioni sociali dei cittadini: proprio per questo riteniamo che la cittadinanza debba essere informata e interpellata e che il dialogo verta non sull’astrattezza dei progetti, ma sui veri bisogni e sulle aspettative di benessere e di qualità della vita espressi dai cittadini che costituiscono il primo obiettivo di un’amministrazione comunale e sui quali vanno disegnati i piani di sviluppo e di governo del territorio. Le circa cinquanta persone selezionate che hanno partecipato all’incontro avvenuto a porte chiuse, hanno assistito a un brillante monologo di un’ora e mezza, che nelle intenzioni dell’assessorato rappresenta la più ampia condivisione con tutti i «portatori d’interesse».

Il Pat è stato illustrato finora ai rappresentanti degli enti territoriali sovraordinati, ai consiglieri comunali e di municipalità, ai rappresentanti delle associazioni di categoria, ai componenti di alcune associazioni scelte all’interno dell’immensa costellazione del volontariato cittadino: essi non possono rappresentare davvero tutti gli interessati alla trasformazione dell’abitare, della mobilità, della qualità della vita che il piano va a condizionare.

Ci chiediamo in quale momento si interpelleranno e ascolteranno i cittadini. E’ bene chiarire innanzitutto che queste riunioni non si configurano all’interno delle pratiche di democrazia partecipativa: la partecipazione non può essere ridotta a incontri di enunciazione di decisioni già consolidate. L’iter di approvazione del piano prevede che, a seguito dell’adozione da parte del consiglio comunale, si possano presentare osservazioni nei successivi sessanta giorni, ma sappiamo che difficilmente esse verranno tenute nell’adeguata considerazione, soprattutto se vanno a incidere profondamente nell’impianto complessivo della pianificazione così disegnata. Pensiamo che temi così rilevanti richiedano invece un diverso livello di approfondimento e di discussione attraverso il coinvolgimento di tutti i cittadini, a cui devono essere forniti con modalità semplici gli strumenti per conoscere i dati oggettivi e gli obiettivi che si vogliono perseguire, le problematiche a cui si vuol dare soluzione e le strade individuate per farlo.

Un processo partecipativo non si fa proponendo scelte già fatte a cui si può solo assentire o dissentire. Si fa coinvolgendo dall’inizio la cittadinanza attraverso assemblee pubbliche e tavoli di lavoro specifici a partire dai bisogni espressi e dando diritto di intervenire con richieste e proposte, a cui l’Amministrazione dovrebbe rispondere discutendo delle possibili alternative. Governare il territorio con equità e partecipazione ha bisogno di tempo e di ascolto. Se l’amministrazione vorrà intraprendere questa strada potrà contare su molti cittadini disposti a seguirla ed appoggiarla. E troverà in molte associazioni e nel coordinamento «Io decido» dei collaboratori critici ma propositivi e disposti a svolgere un ruolo di attivatori della cittadinanza.

ARTICOLI CORRELATI

© 2022 Eddyburg