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Sergio Pascolo
Venezia «città ostaggio del fronte del NO»?
5 Novembre 2013
Venezia e la Laguna
A proposito di un articolo di Tiziano Graziottin che esprime un pensiero corrente:“Venezia è una città ostaggio del fronte del no”. La verità è che le proposte alternative ci sono, ma restano nei veli entro i quali le si vogliono nascondere. Con

A proposito di un articolo di Tiziano Graziottin che esprime un pensiero corrente:“Venezia è una città ostaggio del fronte del no”. La verità è che le proposte alternative ci sono, ma restano nei veli entro i quali le si vogliono nascondere. Con postilla

Torna ancora sul Gazzettino di oggi (4 novembre 2013)a firma di Tiziano Graziottin il tema del Fronte del No. Fa bene l’autore dell’articolo a sottolineare come questo fronte dei No, a diverse cose, a diversi progetti, all’idea di sviluppo della città si si stia diffondendo in tutto il mondo. Forse sarebbe opportuno chiedersi seriamente come mai. Io credo che dipenda dal fatto che in tutto il mondo civile e avanzato, nella società della conoscenza, si è abituati a procedere per studi, elaborazione di proposte da parte di figure competenti, valutazione di alternative, discussioni pubbliche su quelle proposte e su quegli studi, creazione di opinione pubblica e alla fine presa di posizione da parte della politica per una delle proposte sul tavolo; a questo punto l’opinione pubblica (cioè i cittadini elettori) è in grado di valutare le scelte e le decisioni che i governanti fanno, traendo le eventuali conseguenze nella tornata elettorale successiva.

Venezia è ostaggio della mancanza di conoscenza, della mancanza di alternative, della mancanza di dibattito, della mancanza di trasparenza delle scelte e mancanza di trasparenza degli obiettivi e del processo di decisione. In questa situazione non c’è da meravigliarsi che qualcuno non avendo altre possibilità provi almeno a fermare ciò che non condivide. Ma non è certo quello il problema.

Una città, ambiente complesso come l’organismo umano, deve avere cura di sé, deve fare prevenzione, deve progettarsi, deve sapere dove vuole andare, deve sapere che futuro intende creare per sé, per i propri cittadini, per i propri figli. E su questo qualora ci siano opinioni diverse deve saper discutere, e far discutere, avere idee e confrontare le idee per creare una strategia, deve fare progetti e confrontare progetti per verificarne l’efficacia rispetto alla strategia.

Venezia non ha questa progettualità; anzi non vuole averla; è una delle poche grandi città complesse che evita qualsiasi dialogo con la propria Scuola di architettura e di progettazione urbana dove si fanno da decenni progetti, strategie, scenari che non vengono mai discussi né con l’Amministrazione né con la cittadinanza.

Perché ? Come mai gran parte delle città si disegnano con piani al 2025, al 2030, al 2050 e discutono questi piani e queste idee con i propri cittadini? Per creare un futuro condiviso, per non avere sempre tanti No ma per avere sempre tante idee, e scegliere le migliori ! A Venezia è questo che non succede, è questo che manca; Venezia ha una strategia ma è occulta, mai discussa, mai proposta in pubblico ma di fatto operante; e si capisce anche perché, perché quella strategia porta Venezia, tra non molto, a non essere più una città abitata, sarà solo un parco giochi e un grande albergo; Roberto Bianchin nel 2006 su Repubblica ipotizzava che questo traguardo arrivi nel 2030. Da quel 2006 ad oggi lo “sviluppo” di questo processo segna caso mai un’accelerazione. Da quel 2006 ad oggi si sono moltiplicate le proteste, è aumentata la sensibilità e la preoccupazione, attenzione sulla stampa nazionale e alla televisione, ma nessun cambiamento di direzione, anzi.

Piuttosto che irritarsi per le battaglie dei No la stampa locale farebbe cosa meritevole e preziosa a lanciare e promuovere una discussione vera, seria e serena; chissà che non si scopra che la maggioranza dei cittadini vuole veramente la fine della città; in questo caso la discussione potrà finire, allora rimarranno solo voci lontane del web a lamentarsi. E se invece fosse il contrario si porrebbero le basi per capire veramente quali sono le criticità e si potrebbe provare a mettere sul tavolo tutte le energie e le conoscenze per capire le incompatibilità, trovare equilibri, con l’obiettivo di generare prosperità e benessere dal rispetto del valore e non dalla sua distruzione. Politica lungimirante anziché consumo immediato. O No ?

Sergio Pascolo, architetto, docente dell'Iuav, è autore del libro “Abitando Venezia”.


postilla
Caro Sergio, condivido le tue considerazioni cui voglio aggiungere una domanda. L'università Iuav di Venezia ha fatto tutto quello che poteva per rendere note alla città le proposte che nel suo ambito si sono fatte maturare nel tempo? E se no, perchè? Eddyburg comunque, nell'ambito delle sue limitatissime possibilità, è pronto a mettere a disposizione la sua modesta voce (e le sue striminzite pagine) di un dibattito più ampio di quello che si svolge nei laboratori dell'Ateneo, e agli esigui spazi che il Comune mette a disposizione quella che chiamano "partecipazione" (mentre spazi sempre più ampi vengono invece donati ai Santi del dio Mercato, dai Benetton ai Prada tanto per non far nomi)
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