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Carlo Di Foggia
Venezia, Ca’ Foscari e la svendita del secolo
7 Marzo 2014
Venezia e la Laguna
Tre palazzi storici dell’università in cambio di un edificio anonimo del 1957. Il decano, 116 docenti e gli studenti firmano una lettera di protesta. I governi lesinano i soldi alle università e i Rettori, invece di scendere in piazza , vendono al miglior offerente i beni collettivi?

Tre palazzi storici dell’università in cambio di un edificio anonimo del 1957. Il decano, 116 docenti e gli studenti firmano una lettera di protesta. I governi lesinano i soldi alle università e i Rettori, invece di scendere in piazza , vendono al miglior offerente i beni collettivi? Il Fatto Quotidiano”, 6 marzo. 2014

Vendereste tre gioielli per una collanina d’argento? Per 116 docenti e gli studenti dell’Università di Venezia la risposta è scontata, ma non lo è per il rettore Carlo Carraro. La storica Ca’ Foscari si articola in diverse sedi. Troppe per Carraro. I tempi son quelli che sono, i fondi non aumentano e bisogna comprimere i costi. Poco importa che l’ateneo non versi affatto in cattive acque, e che tra di loro si contino gioielli architettonici come Ca’ Cappello, affacciata sul Canal grande, costruita in epoca gotica e sede storica degli studi di area orientalistica a Venezia. Come riportato anche da l’Espresso, verrà ceduta, insieme a Ca’ Bembo, nel sestriere di Dorsoduro e palazzo Cosulich, affacciato sul Canale della Giudecca alle Zattere, di fronte al Mulino Stucky. La parola d’ordine è razionalizzare, e così, in cambio di tre pezzi pregiati, l’Università se ne prende uno che dovrebbe avere la stessa metratura: Ca’ Sagredo, costruito nel 1957, anonima ex sede Enel. Così, ha spiegato il rettore, si risolverà il problema della dislocazione “costosa e problematica” in troppe sedi dei due dipartimenti della facoltà di Lingue.

Studenti e docenti accusano di averlo appreso solo a novembre. Il 15, dopo la notizia, la riunione del Cda, a porte chiuse, è stata interrotta dagli studenti che hanno occupato il rettorato. Uno di loro sarebbe stato afferrato per il collo dal rettore, il quale a sua volta denuncia di essere stato aggredito. Dopo l’episodio, 116 docenti, tra cui il Decano, Guglielmo Cinque, hanno scritto una lettera per protestare contro il comportamento di Carraro, e quella che in città viene chiamata “la permuta del secolo”.

La trattativa è infatti una vendita attraverso permuta (è questa l’ultima definizione in ordine di tempo): tre palazzi per uno grande uguale. “Senza pesare sulla spesa pubblica ma anzi con recupero di efficienza e di denaro”, si è giustificato Carraro. Ma c’è un “però”. Pochi giorni dopo, la Soprintendenza fa sapere che “Ca’ Foscari ha chiesto un’autorizzazione per la vendita, ma non per la loro permuta”. Questa è possibile solo se per il venditore c’è “un incremento del patrimonio culturale nazionale”. Tradotto: tre edifici di pregio possono essere scambiati solo con uno di pregio maggiore. Altrimenti vanno venduti. La valutazione, però, è blindata, visto che l’Agenzia delle entrate ha certificato la sostanziale equivalenza del valore: 33,6 milioni per Ca’ Sagredo e 35,2 per i tre edifici dell'università. Non importa il valore storico, né che Ca’ Sagredo non possa neanche essere chiamata così, visto che è del 1900: un metro quadro in centro vale sempre lo stesso (5000 euro). La differenza di 1,5 milioni di euro, Ca’ Foscari la chiederà alla controparte. Ma dovrà aggiungere circa 8 milioni di euro per ristrutturare l’edificio ex Enel e per traslocare parte dei due dipartimenti che vantano una biblioteca gigantesca. Forte delle valutazioni dell’Agenzia, Carraro è andato avanti e ha secretato la trattativa per motivi di privacy. Il verbale con la delega non compare sul sito.

Con chi sta trattando la Ca’ Foscari? Non si sa bene. La nuova sede è di proprietà del “Risparmio immobiliare uno energia”, un fondo immobiliare chiuso e quotato in borsa. Poco o nulla si sa dei sottoscrittori. La gestione del fondo è in mano alla PlensPlan Invest (che ha istituito il fondo ma vi partecipa solo con l’1,77 per cento), controllata a maggioranza dalla Regione Trentino Alto Adige, il resto da banche locali. Il fondo è gravato da 101 milioni di debiti, soprattutto verso Unicredit e Cassa di risparmio di Bolzano, cui ha chiesto prestiti per comprare la maggior parte dei 10 immobili in gestione, quasi tutti ex Enel. In passato il fondo è stato coinvolto come punto di arrivo per una discussa vicenda di passaggi di proprietà finalizzati all’accrescimento artificioso del valore degli immobili (tra cui il palazzetto ex Enel). Non è risultata alcuna truffa, ma in sede giudiziaria si accertarono “guadagni da capogiro”. La società ha spiegato di aver eseguito una politica di acquisti “consona al valore di mercato”. Secondo Marta Locatelli, consigliere comunale del Pdl, il valore di Ca’ Sagredo si aggira intorno ai 15 milioni. Con una mozione approvata all’unanimità il consiglio ha chiesto al sindaco di vigilare per evitare che i palazzi venduti possano diventare alberghi, come accusano studenti e professori contrari, che hanno scritto preoccupati al ministro Giannini. Sostegno è arrivato anche da docenti stranieri. Il timore è che per ripianare i debiti, il fondo venda i tre edifici agli albergatori. Prima che sparisse, nel verbale del cda si sottolineava come i tre palazzi avessero “un’ampia previsione di destinazioni d’uso ammesse (direzionale, residenziale e ricettiva)”. Anche i Comitati privati per la salvaguardia dei beni artistici e architettonici sono sul piede di guerra. La trattativa però va avanti e si concluderà presumibilmente a fine aprile.

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