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Venerdì il governo decide la privatizzazione dei monumenti
24 Marzo 2004
Beni culturali
L’Unità del 19 luglio 2003 presenta un appello, firmato da Antonino Di Vita, Sergio Donadoni, Tullio Gregory, Natalino Irti, Alessandro Pizzorusso, Adriano Prosperi, Giovanni Pugliese Carratelli, Salvatore Settis e da numerose associazioni.

Venerdì, al ministero dei Beni Culturali, andrà in scena un capitolo decisivo per la tutela del patrimonio storico-artistico-ambientale del nostro Paese: verrà deciso, infatti, quali beni, in base al nuovo Codice, saranno considerati intangibili e quali potranno invece essere trasferiti ai privati. Alla vigilia, il cartello di associazioni impegnate nella difesa del nostro patrimonio - Bianchi Bandinelli, Comitato per la Bellezza, FAI, Italia Nostra e WWF, insieme all'Assotecnici - sottoscrivono l’appello che alcuni accademici dei Lincei (Antonino Di Vita, Sergio Donadoni, Tullio Gregory, Natalino Irti, Alessandro Pizzorusso, Adriano Prosperi, Giovanni Pugliese Carratelli, Salvatore Settis) hanno inviato nei giorni scorsi alle più alte autorità dello Stato. Eccone il testo:

«Nell’imminenza dell’emanazione di un nuovo Codice per i Beni Culturali, riteniamo che la nuova normativa debba ispirarsi ad alcuni principi irrinunciabili:

1-Il rigoroso rispetto dell’art. 9 della Costituzione, secondo il quale lo sviluppo della cultura, la ricerca, la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico formano un tutto inscindibile, un’organica unità che vede i cittadini come protagonisti.

2-La concezione attiva e dinamica della tutela, essenzialmente destinata alla fruizione culturale dei beni da parte dei cittadini, secondo la lettura dell’articolo 9 della Costituzione offerta dalla Corte Costituzionale (sentenza nr. 269 del 1995).

3-La “primarietà del valore estetico culturale”, che, sempre secondo la Corte Costituzionale (sentenza nr. 151 del 1986) “non può essere subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici”, ma dev’essere “capace di influire profondamente sull’ordine economico-sociale”.

4-La concezione del patrimonio culturale italiano non come una somma disaggregata di beni, ma come un insieme, un continuum , nel quale ogni singolo bene (monumento, area archeologica, museo) s’incardina strutturalmente nel territorio, e così identifica la stessa comunità dei cittadini.

5-La necessità di preservare rigorosamente l’intrasferibilità, in qualsiasi forma ed a qualsiasi soggetto, dei beni di interesse storico-artistico-archeologico, che sono nel demanio e nel patrimonio pubblico, distinguendoli, mediante urgenti misure di censimento, dagli altri beni di proprietà pubblica che non rivestano quell’interesse. E la congiunta necessità di adottare norme legislative idonee a raggiungere tale scopo, anche modificando o restringendo norme vigenti.

6-Il dovere dello Stato di assicurare la tutela del patrimonio culturale mediante lo sviluppo della conoscenza e della ricerca, nonché garantendo la funzionalità e l’aggiornamento della pubblica amministrazione nel relativo settore.

7-La necessità di concepire i beni culturali e paesaggistici come un patrimonio su cui è opportuno investire, e non come un patrimonio da investire.

8-La necessità di considerare la salvaguardia del patrimonio culturale come impegno unitario, sottraendosi a insidiose e arbitrarie distinzioni, come, ad esempio, quella fra tutela e gestione, dato che tipi e forme di gestione possono essere determinati o delimitati soltanto da esigenze di tutela

9-La necessità di un’azione mirata e concorde di Stato, Regioni ed altri enti locali, che salvaguardi i beni di rispettiva pertinenza, avendo come obiettivo essenziale la miglior tutela del patrimonio piuttosto che la sua segmentazione, distribuzione o devoluzione.

10-La necessità di assicurare efficienza ed economicità della tutela e della fruizione, ricorrendo ad imprese private soltanto per i servizi aggiuntivi, che non compromettano in alcun modo i compiti primarî e insostituibili della pubblica amministrazione».

Antonino Di Vita, Sergio Donadoni, Tullio Gregory, Natalino Irti, Alessandro Pizzorusso, Adriano Prosperi, Giovanni Pugliese Carratelli, Salvatore Settis

Due articoli recenti sull’argomento:

Chiarante, Beni culturali

Settis, La spada di Damocle sui beni culturali

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