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Vecchi ritornelli: “privato è bello”
15 Ottobre 2007
Beni culturali
Più privato nella gestione dei beni culturali: uno slogan che ritorna fra banalizzazioni e smemoratezze. Due articoli da Il Sole 24 ore e il Corriere della Sera, 13 ottobre 2007 (m.p.g.)

Privati, sponsor attivi di cultura

Andrea Casalegno -Il Sole 24 ore, 13 ottobre 2007

«Torino, che sa fare sistema, è un modello da imitare» ha detto ieri Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria e della Fiat, alla giornata di studi sul «Finanziamento privato dei beni culturali» che celebrava vent'anni di attività della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali torinesi, presieduta da Lodovico Passerin d'Entrèves. «L'Italia da dieci anni cresce meno di ogni altro Paese europeo - ha proseguito -, riceve solo il 2% degli investimenti extra Ue, contro il 7% della Francia e il 9% di Gran Bretagna e Spagna, non attrae gli studenti stranieri e persino nel turismo, dopo essere stata la prima al mondo all'inizio degli anni 70, oggi sta scivolando al settimo posto, benché possieda il 50% del patrimonio artistico mondiale. Ma oggi parlerò del bicchiere "mezzo pieno ". Finalmente si torna a discutere di semplificazione burocratica, di "meno tasse, meno spese e più investimenti", di energia nucleare. Anche il patrimonio artistico è un atout per il Paese; ma solo se, invece di ridursi a mera rendita di posizione, diventa un fattore di promozione del territorio, prezioso in particolare per le piccole imprese. Per valorizzarlo però, senza gravare sulla spesa pubblica, è essenziale l'apporto dei privati».

Inventata da sei imprenditori torinesi, tra i quali Passerin d'Entrèves, la Consulta ha realizzato il modello di "sponsor attivo" richiamato ieri, in chiusura dei lavori, da Maurizio Costa, amministratore delegato della Mondadori e presidente della commissione Cultura di Confindustria. «Oggi - ha concluso Costa - siamo impegnati, insieme al ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli, nella creazione di un Osservatorio sulla cultura d'impresa e sul patrimonio storico-culturale che analizzerà quantità, qualità e tipologie di tutti gli interventi degli imprenditori».

Invece di sponsorizzare singole iniziative, secondo la vecchia formula del mecenatismo, la Consulta, alla quale partecipano, tra le altre imprese, Fiat e Skf, Ferrero, Lavazza e Martini & Rossi, Pirelli e Telecom, Toro e Vittoria Assicurazioni, IntesaSanpaolo e Crt, oltre all'Unione industriale e alla Camera di commercio di Torino, si richiama alla grande tradizione torinese di Riccardo Gualino, che creava cultura. La Consulta non si limita a finanziare restauri, ma recupera e valorizza, d'intesa con gli enti locali e la Soprintendenza per i beni artistici, i simboli del passato, consolidando il senso d'identità e di appartenenza. E ce n'era bisogno. «Vent'anni fa - ha ricordato Passerin d'Entrèves - visitare il centro con ospiti stranieri era imbarazzante per il degrado». In vent'anni la Consulta ha speso 16 milioni di euro per un milione di ore di lavoro divise in 20 progetti, tra cui il Parlamento subalpino (dal 1861 primo Parlamento italiano), il monumento a Vittorio Emanuele II («Sono particolarmente affezionato a quell'iniziativa - ha detto il sindaco Sergio Chiamparino - perché è legata alla mia prima uscita pubblica come sindaco»), le statue della Venaria (ieri c'è stata anche l'inaugurazione della Reggia), il complesso monumentale, con giardino settecentesco, della Villa della Regina, le statue del Po e della Dora in via Roma, le due chiese di piazza San Carlo e, non ultime, due cancellate monumentali: a Palazzo Reale e al Teatro Regio. I progetti continueranno con la Biblioteca Reale, la Galleria Sabauda e una grande mostra storica sulla fabbrica Lenci.

Per il finanziamento privato dei beni artistici l'attività della Consulta e, in generale, il modello Torino sono apparsi esemplari. Louis Godart, consulente del Quirinale per i beni culturali, ha lodato il nuovo allestimento delle statue del Museo Egizio («Nessuno le aveva mai viste così») e Mario Turetta, direttore generale per il Bilancio e le risorse umane del ministero per i Beni culturali, ha rivelato i numeri del successo: «II turismo italiano perde colpi ma quello nelle città d'arte, composto per il 57,7% da stranieri, è in crescita. E’ rispetto al dato generale (+6% nel 2005), il risultato del Piemonte è eccezionale (+63% contro il +12% della Lombardia). A Torino le presenze aumentano, dalla Fiera del libro al Salone del gusto e al turismo; al Museo Egizio si raddoppia addirittura: +93%», «Un successo - commenta il presidente della Fondazione Museo Egizio Alain Elkann - cui hanno contribuito vari fattori, dall'allestimento innovativo della statuaria all'intensa attività di comunicazione. E persino gesti semplici come la collocazione di una guardia giurata nell'atrio del Museo, per impedire l'accesso ai venditori abusivi che prima vi bivaccavano indisturbati».

«Pompei? Ai privati» II piano delle imprese

Raffaella Polato - Corriere della Sera, 13 ottobre 2007

Sergio Chiamparino, il sindaco di una città che da Olimpiadi e patrimonio culturale ha costruito la propria rinascita, lo chiama «nuovo mecenatismo: e non è fatto di questue ma di vera collaborazione pubblico-privato». Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria che del circuito arte-cultura-storia-turismo parla da sempre come di «un asset trascurato, ed è un delitto perché dopo l'industria potrebbe essere il secondo grande fattore di crescita per il Paese», ovviamente sottoscrive. E rilancia.

Esempi ne avrebbe mille. Però, per dire, «pensate a Pompei». Non fa il nome (ma dev'essere Tony Blair) dell'«importante ex premier straniero» che, dopo una visita agli scavi, «era alquanto stupito, ed è un eufemismo, di quel che ha visto intorno. Non un albergo, non un negozio, non una grande libreria: erbacce e carta».

Morale: «Usciamo dalla demagogia del "pubblico". Perché sé poi il pubblico non ce la fa, allora si passi la mano ai privati. Con tutti i controlli e le regole, ovvio. Ma abbiamo patrimoni enormi che, soprattutto al Sud, sono totalmente abbandonati a se stessi. E non è possibile». Tanto meno accettabile.

L'«esempio virtuoso» può essere proprio Torino, quella collaborazione pubblico-privato che ha usato il volano delle Olimpiadi ma ieri, per esempio, ha finalmente riportato allo splendore che merita la Reggia di Venaria. E da vent'anni — con enti e imprese raggruppate nella Consulta presieduta da Ludovico Passerin d'Entrèves — «adotta» e restaura beni storico-artistici.

Una visione di sistema che, dice Montezemolo, dimostra «quali siano poi le ricadute anche sull'economia e sull'occupazione». Ci aspettiamo turisti, «ci aspettiamo cinesi e indiani?». Se li vogliamo, diamo loro strutture e infrastrutture: «Rendiamoci conto che anche il patrimonio culturale ne fa parte. E non ci è costato nulla: è un'enorme risorsa che abbiamo ereditato, è la storia del nostro Paese», insiste al convegno organizzato per il ventennale della Consulta.

Poi certo, a una frecciata il presidente di Confindustria non rinuncia: «Vogliamo i turisti, ma non abbiamo una compagnia aerea in grado di portarli. E noi che abbiamo ricevuto tante lezioni dallo Stato su come gestire le nostre imprese...». Però non è giorno di polemiche, al di là delle battute «mai come oggi occorre sottolineare le cose positive che comunque il nostro Paese ha». «Spirito costruttivo», insomma, che si traduce nella proposta «formalizzata» per Confindustria da Maurizio Costa (numero uno Mondadori e presidente della Commissione cultura di Viale dell'Astronomia) : «Noi siamo già passati dalla fase del mecenatismo a quella delle strategie aziendali. Il passo avanti, la chiave di sviluppo auspicabile per il futuro, sarebbe una vera e propria partnership tra il pubblico e il privato».

Piace a Francesco Rutelli la proposta di Confindustria. «Montezemolo ha assolutamente ragione», sottolinea il ministro dei Beni Culturali. E qualcosa si muove. «Nella Finanziaria ci sono già innovazioni importanti», ricorda il vicepremier che aggiunge: ora servono incentivi.

Il commento per eddyburg

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