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Daniele Martini
Vaticano Spa scambia parco per mille case
13 Agosto 2011
Roma
Lo scandalo non è il Vaticano, coi suoi affari, o Alemanno, che è quello che è, ma tutti quelli che (sinistra compresa) hanno detto si. Il Fatto Quotidiano, 13 agosto 2011

Trattandosi di faccende del Vaticano, la delibera approvata dal Comune di Roma scomoda il latinorum e parla di ius aedificandi, cioè diritto a costruire. Un diritto ampio, per tantissime costruzioni, proprio nel momento in cui, ironia della sorte, l’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, in pratica l’immobiliare della Santa Sede, sta accelerando sugli sfratti in città, da via del Gonfalone a via di Porta Pertusa, come sottolinea al Fatto il segretario dei Radicali, Mario Staderini. Al Vaticano il Campidoglio concede 65mila metri quadrati di superficie utile lorda, 210mila metri di cubatura, per un valore di circa 400 milioni. Quattrini che in Vaticano si ritrovano da un giorno all’altro in cassa grazie alla reverente prodigalità del Campidoglio. Un regalone, in pratica, uno di quei doni che meritano riconoscenza eterna.

Riconoscenza a chi? Ovviamente al sindaco, Gianni Alemanno, che però deve dividere il “merito” con i consiglieri presenti, opposizione compresa e Pd in prima fila. Perché quando si è trattato di votare, nessuno ha voluto “sfigurare” con le alte prelature. In un afflato bipartisan tutti si sono devotamente genuflessi ai desideri della Santa Sede e hanno votato sì. Solo un consigliere ha fatto il bastian contrario, un pasdaran del Pdl che si è astenuto, non si sa bene se a ragion veduta oppure se si è confuso.

La faccenda è stata ufficialmente presentata come uno “scambio” tra Comune di Roma e Vaticano, ma dello scambio, cioè dell’operazione alla pari, la decisione assunta non ha proprio nulla. Il comune incamera 60mila metri quadri dei 117mila di proprietà del Vaticano inseriti nel parco regionale urbano di Valle Aurelia a Roma conosciuto come il parco della tenuta di Acquafredda e in cambio dà alla Santa Sede il diritto ad edificare su una superficie all’incirca equivalente in una qualche zona della città. Dove non è ancora chiaro. Al momento il diritto non è “atterrato”, come dicono i tecnici, cioè non è incardinato a un’area precisa. Una volta individuata o acquisita l’area, il Vaticano potrà procedere alla costruzione dei palazzi oppure, più verosimilmente, potrà vendere il diritto acquisito a un terzo, magari a qualche grande costruttore capitolino. In altri termini: il Comune di Roma ottiene dal Vaticano poco o nulla, un’area che è già parco naturale da destinare di nuovo a parco, mentre il Vaticano incassa il diritto a costruire, che equivale a moneta sonante. Tanta. Ironizza il presidente laziale dei Verdi, Nando Bonessio: “Quando il Vaticano chiama, il Campidoglio risponde”, mentre Angelo Bonelli, presidente nazionale conferma: “È un regalone con il fiocco”. La delibera è stata presentata a ridosso di Ferragosto quasi sicuramente non a caso, forse per poter contare sulla generale rilassatezza pubblica. Per di più il consiglio capitolino è stato riunito in seconda convocazione quando, a norma di statuto , per approvare delibere non c’è bisogno del 50 per cento più uno dei presenti.

La delibera, infatti, è stata votata solo da 27 consiglieri su 60. Con questo voto Alemanno ha bruciato sul filo di lana la collega di partito Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, che già nei mesi passati si era prodigata per venire incontro ai desiderata del Vaticano. Sono almeno 15 anni che la Santa Sede cerca di risolvere a modo suo la faccenda dei terreni di quella zona, un’ampia area verde nel cuore di Roma nord, tra Aurelia e Boccea. Nel 1997, ai tempi di Francesco Rutelli sindaco, il comune approvò una variante al piano regolatore del 1964 con una delibera detta delle “certezze” in forza della quale i terreni del Vaticano fino ad allora in parte edificabili, ma solo per servizi pubblici (scuole, ospedali, teatri etc..), venivano trasformati in area agricola. La scelta fu ribadita subito dopo dalla regione Lazio che destinò tutta la zona a parco. Undici anni dopo, a marzo del 2008, con l’approvazione del nuovo piano regolatore, la giunta di Walter Veltroni confermò implicitamente la scelta. All’articolo 19, quello in cui vengono individuate le compensazioni a favore dei proprietari dei terreni che hanno subìto variazioni d’uso, non c’è infatti alcun riferimento alle aree di Acquafredda. Negli ultimi mesi il Vaticano aveva cercato di accelerare le pratiche di sfratto della decina di famiglie di contadini che ancora lavorano quelle terre, forse con l’intento di spianare la strada alla delibera comunale. Che infatti è arrivata puntualmente, alla vigilia di Ferragosto.

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