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Alberto Vitucci
Urbanistica, varianti sotto tiro
3 Gennaio 2011
Vivere a Venezia
Contestazione a Urbanpromo, vetrina delle molte speculazioni promosse dal Comune sul territorio veneziano , dal Lido a Via Torino, da Tessera a Cavergnago. La Nuova Venezia, 28 ottobre 2010

Il nuovo mercato e le aree di via Torino: «Un regalo ai privati» - L’occupazione alla Cini come denuncia «Il Comune ci rimette»

Le Varianti urbanistiche fanno solo l’interesse dei privati. E invece della pianificazione oggi si usa un po’ troppo l’«urbanistica concordata». Accuse pesanti quelle lanciate da Francesco Sanvitto, architetto di sinistra con simpatie leghiste. Che ha organizzato domani una clamorosa protesta bipartisan alla rassegna Urban promo, in corso alla Fondazione Cini nell’isola di San Giorgio.

Un gruppo di consiglieri comunali di varie tendenze (Lega, Grillini e altri) occuperanno nel pomeriggio la sede del convegno per protestare contro le ultime operazioni immobiliari. «Esposte in mostra come fossero grandi conquiste», dice l’architetto. Protesta sostenuta da un voluminoso dossier: nel mirino ci sono le operazioni immobiliari private autorizzate dal Comune negli ultimi anni con una semplice Variante urbanistica. Dal Lido a Tessera, da Cavergnago a via Torino. Scambi di terreni, vendita di patrimonio pubblico, operazioni di «valorizzazione» affidate ai privati. Materiale già oggetto di un esposto alla Procura e ora rimesso sotto i riflettori dal combattivo architetto.

Il caso che non mancherà di riaccendere polemiche è quello del mercato di via Torino, sfrattato dall’amministrazione per consentire a una società privata (la Venice campus di Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani) di realizzare sei torri, 190 mila metri cubi di residenze di lusso, darsena e servizi, attività commerciali e una casa dello studente da 350 posti. progetto di Plinio Danieli. «Da questa operazione», scrive l’architetto, «il Comune ci ha soltanto rimesso, e il mercato non ha ancora una sede». Fatti due conti, Sanvitto spiega che il valore dell’operazione nell’area del Comune poteva raggiungere i 76 milioni di euro. Il costo del nuovo mercato realizzato in area industriale (650 euro per metro quadrato) non sarebbe stato superiore a 15 milioni di euro, più gli imprevisti. Insomma il Comune, scrive il Grande accusatore, ci avrebbe guadagnato 50 milioni. Ma non è andata così. E accettando lo scambio il Comune ha fatto un bel regalo alla società. Che ha offerto per il vecchio mercato Ortofrutticolo di via Torino 46 milioni 230 mila euro, da cui ha detratto anche i 2 milioni e mezzo per la bonifica. Alla fine 43 milioni 730 mila euro. Il costo del nuovo mercato è di 36 milioni di euro (l’area viene valutata 10 milioni perché in area parificata a centro commerciale. Alla fine, sostiene il professionista, all’amministrazione sono rimasti soltanto 7 milioni 730 mila euro e nel frattempo il Comune si è accorto che l’area offerta in cambio dal Grande Benefattore (il privato) non è adatta a ospitare il mercato perché non ha nemmeno accesso all’acqua. Per rientrare almeno in parte il Comune è stato costretto a metterla in vendita concedendo un’altra Variante urbanistica per cambiarne la destinazione d’uso da impianti a commerciale e direzionale. In sostanza, si legge nel dossier messo a punto dall’architetto, «si è stravolta un’area destinata allo sviluppo universitario con quasi mille residenti in più senza servizi. «Fuori da ogni logica urbanistica, in modo illegittimo e nel solo interesse del privato», sostiene Sanvitto.

Anche l’area di Cavergnago sarà trasformata da servizi a centro commerciale, con qualche problema di immissione sulla già congestionata statale 14 Triestina. La battaglia politica e legale, promette Sanvitto, è soltanto all’inizio.

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