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Maria Pia Guermandi
Una scoperta boom(erang)
14 Giugno 2007
Beni culturali
Il ritrovamento di un tempio ellenistico vicino a Crotone rivela, in realtà, la fragilità della nostra tutela. E la vanità di chi la governa. Una nota per eddyburg*

Da martedì 12 giugno il sito ufficiale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ospita in bella evidenza, nell'home page, la notizia di un'importante scoperta archeologica, il rinvenimento di una “struttura templare probabilmente di tipo dorico-ionico di eccezionale interesse storico-artistico”, in località Torre Melissa, a pochi chilometri da Crotone. I resti del tempio, databile al IV-III secolo a.C., sono venuti alla luce all'interno di un complesso turistico, durante la costruzione di alcune villette a schiera.

Nella nota ministeriale, introdotta dall'icona di un carabiniere atleticamente accosciato a guardia di uno dei rocchi di colonna or ora rinvenuti, viene descritta la dinamica dell'opera di salvataggio e recupero del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza dell'Arma, frutto della “costante attività di monitoraggio del territorio”, oltre che di “conseguenti indagini” attuate, ça va sans dire, “con metodo”, attivando all'uopo “servizi di controllo svolti in collaborazione con militari dell’Arma territoriale e con la cooperazione aerea del personale dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia” e conchiudendo l'operazione con “ulteriori immediati servizi di osservazione e pedinamento” che hanno alfine condotto al sequestro di numerosi reperti finiti, nel frattempo, a decorare gli ambienti del vicino villaggio turistico e a bloccare il cantiere edile impiantato sull'area del tempio.

La scoperta, orgogliosamente definita come “estremamente importante” è opportunamente illustrata attraverso una galleria di immagini di cui riportiamo, in apertura, un esempio. Davvero illuminante.

E non solo dell'importanza del ritrovamento. L'area archeologica risulta circondata dalle costruzioni recenti e recentissime: ora, a meno di non ipotizzare, per questo sito, una strategia urbanistica finora sconosciuta in antico, appare alquanto improbabile che in quell'area non fossero comprese altre evidenze archeologiche che, se ne deduce, sono quindi state analgesicamente asportate mentre con ampio dispiego di mezzi (e tempi) le forze dell'ordine deputate alla tutela del patrimonio cercavano di localizzare - "con metodo" - il sito di provenienza di quei resti di cui erano fortunosamente “venuti a conoscenza”.

Che il nostro patrimonio archeologico sia vittima troppo spesso inerme di un'attività edilizia che, in nome di un concetto di sviluppo spesso distorto, aggira facilmente le difese colpevolmente indebolite e a volte distratte degli organismi di tutela, è fenomeno risaputo e costantemente denunciato, anche da eddyburg.

Che poi, come in questo caso, la distruzione sia operata per far posto a servizi che dovrebbero migliorare la ricettività turistica e quindi aumentare l'appeal di una risorsa – il turismo, appunto – la quale trova alimento anche e soprattutto da quel patrimonio che contribuisce a distruggere, è elemento che insaporisce di ironia l'italico esercizio del cupio dissolvi.

Ma che si cerchi di contrabbandare un esempio, palmare, di insipienza e neghittosità dei nostri organismi di tutela come un intervento di successo che ha condotto ad un brillante risultato per quanto riguarda il nostro patrimonio culturale, è tentativo che induce ad un umorismo del genere letterario più nero.

Davvero, leggendo quelle righe, tornano alla mente le migliori parodie di Corrado Guzzanti dei documentari “Luce” di qualche decennio fa...

*Si ringrazia per la segnalazione il nostro corrispondente sul territorio: trapezista di professione, archeologo per passione.

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