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Una riviera di torri
31 Marzo 2007
Liguria
Mentre il progetto di Fuksas è approvato a Savona, ci si mobilita ad Albaro contro un'altra torre. Nei due articoli da la Repubblica, ed. Genova del 30 marzo 2007 gli episodi che documentano l’assalto al territorio in Liguria (m.p.g.)

Savona, via libera alla svolta Fuksas ma la sinistra radical resta sulle barricate

Luciano Angelini

Fuksas va. Ore 18,38: con 23 sì e 17 voti contrari il parlamentino savonese dà il via libera al progetto, o meglio all´idea progettuale, perché di questo si tratta per ora, al porto turistico della Margonara con torre alta 123 metri, 700 posti barca, parcheggi, annessi e connessi. Ora quello che viene definito l´atto di indirizzo, sette paginette scarse con la storia della "voglia di porto turistico", come l´ha definita qualcuno, dalle origini (1998) ai giorni nostri, passa all´esame della Conferenza di servizi, presieduta da Rino Canavese, per poi tornare, con il progetto preliminare, quello vero con tutte le specifiche necessarie, a Palazzo Sisto IV per l´esame delle commissioni e il definitivo parere del consiglio comunale.

Tutto secondo copione. Si sapeva fin dall´inizio che non ci sarebbe stata partita. Il sindaco Berruti aveva messo in conto che non avrebbe potuto contare sui tre voti degli alleati di Rifondazione comunista, ma recuperato quello dei Comunisti italiani e soprattutto quelli di alcuni riottosi della Margherita, ammansiti con incarichi più o meno significativi, si è presentato con fiero cipiglio all´esame del Consiglio. Il passo più delicato, anche se non il più insidioso, dei suoi primi dieci mesi di governo. Né poteva smuoverlo dalle certezze acquisite, anche se a fine seduta ha confidato di «aver preso in seria considerazione anche l´ipotesi del no», la petizione con tremila firme che una delegazione dei Verdi gli ha consegnato pochi minuti prima della riunione. Lo slogan "riqualificare non vuol dire cementificare" non poteva scuoterlo più di tanto. La strada era ormai tracciata e la maggioranza di centrosinistra aveva messo in conto di prendere un paio di simbolici schiaffoni dagli alleati di Rifondazione. E Milvia Pastorino non li ha lesinati. Parole pesanti come pietre, le sue. «Fuksas è l´ultimo capitolo di urbanistica contrattata in una città ridotta a mercato». E ancora: «Il distacco dai cittadini è grande, siamo di fronte ad una crisi della politica, al predominio del potere economico». Ultimi fuochi anche da Patrizia Turchi (A sinistra per Savona), che ha presentato un suo ordine del giorno (34 no, 5 astenuti, un sì, il suo. «A Savona è chiaro come ci siano soggetti che hanno in mano buona parte delle sorti della città e che ricoprono incarichi nei centri nevralgici. L´atto di indirizzo che andate ad approvare altro non è che il certificato con il quale il Comune di Savona si presenterà al tavolo della Conferenza di servizi e dell´Autorità Portuale per dire "ho in tasca l´approvazione". E´ il via libera ad un altro assalto, forte, pesante del cemento. Non c´è scelta politica, si lascia mano libera ai privati».

L´opposizione ha fatto l´ammoina. Pur favorevolissima al progetto ha presentato un proprio ordine del giorno (12 sì, 27 no, un astenuto). Originale e rivelatrice la proposta di Vincenzo Delfino, il candidato sindaco bocciato dalle urne. «Visto che maggioranza e opposizione vogliono la stessa cosa, perché non votarla insieme?». Non se ne è fatto nulla, ovviamente. Ma, a sorpresa, il consigliere Baiardo, proprio della Lista Delfino, è uscito dal coro e ha votato contro.

L´atto di indirizzo che spiana la strada a Fuksas contiene la foglia di fico di sette prescrizioni, tra cui l´inserimento nell´ambito di un´idea progettuale del fronte mare dal Priamar ad Albissola Marina, la progettazione di una passeggiata pedonale e ciclabile dalla Torretta ad Albissola, funzioni insediative per la fruizione pubblica con ristoranti, bar, spazi congressistici, la soluzione dei problemi della viabilità, un piano economico-industriale ed un dettagliato piano industriale, criteri che minimizzano l´impatto e la sostenibilità ambientale, soluzioni per la nautica sociale, la salvaguardia dello scoglio della Madonnetta e lo sviluppo degli sport del mare.

Berruti ha respinto al mittente critiche, diffidenze e sospetti. «Siamo arrivati al voto dopo un dibattito che ha coinvolto tutta la città, categorie economiche, enti, associazioni, ordini professionali. Una cosa deve essere chiara, non avalliamo scelte fatte da altri. A chi dice che faremo una cosa per i ricchi, rispondo, facendo mia una frase di Olaf Palme, che non dobbiamo combattere la ricchezza ma la povertà. Certo c´è un prezzo da pagare, ma alle nostre condizioni penso che questo progetto di sviluppo darà benefici superiori ai costi, garantirà alla città una nuova vocazione per evitare la deriva del declino». Fuksas, e così sia, insomma.

Albaro, torre di cemento nel verde

Donatella Alfonso

Nel rush di fine mandato del cemento, spunta un´altra torre. Non proprio un grattacielo, ma sette piani più l´attico in via Bosio, un angolo nascosto di Albaro dove il massimo dell´altezza dei fabbricati è di quattro piani, si notano eccome: e mentre tra gli albarini circolano i mugugni, la circoscrizione Medio Levante - unica a guida del centrodestra - si compatta con l´opposizione di centrosinistra che ovunque in città è maggioranza e tutti dicono senza mezzi termini: tutto quello che non è ancora stato deciso, rimandatelo alla prossima giunta, per favore. Mentre nelle ultime sedute consiliari (3, 5 e 11 aprile) si affollano le pratiche urbanistiche da approvare, a partire dalla trasformazione del mercato di corso Sardegna (39 appartamenti, una residenza universitaria, 393 box e quasi 800 parcheggi legati alle attività per i giovani, due asili, gli uffici pubblici, sulla base di un project financing presentato dall´impresa Rizzani-De Eccher), oltre alle palazzine di via Liri e al residence nell´ex convento dei cappuccini di via Nullo. E lunedì una seduta di commissione urbanistica sarà interamente dedicata al parcheggio fai-da-te di Villa Rosa a Pegli, fieramente avversato dalla gente, in particolare dai genitori di 500 scolari delle due scuole ospitate nel parco. Al punto di scrivere una lettera aperta a tutti i consiglieri comunali perché trovino una strada per impedire i lavori: visto che, sotto il profilo delle autorizzazioni, la pratica non dovrebbe passare attraverso il consiglio comunale, ma essere autorizzata soltanto dagli uffici.

La stessa strada seguita dal progetto di via Bosio, peraltro: come tutte le pratiche dell´edilizia privata. Al punto che Bruno Gabrielli, assessore all´Urbanistica, resta trasecolato: «Un palazzo di sette, otto piani in quella zona? Impensabile. E´ vero che si tratta di un trasferimento di volumi rispetto ad altri abbattuti in altre zone della città; ma noi abbiamo dato un coefficiente massimo di ricostruzione di 1, cioè tanto quanto è stato abbattuto altrove; che in realtà abbiamo già dimezzato. Anche se la delibera relativa, a dir la verità, andrà in Consiglio solo martedì....». Il progetto firmato dagli architetti Grattarola e Bandini su un´area in abbandono di proprietà dell´Istituto Buon Pastore a cui è adiacente, impegna 1680 metri quadrati tra le vie Pirandello e Bosio, sulla collina di Albaro di fronte al mare. Lì intorno, a parte il complesso storico del Buon Pastore ci sono costruzioni degli anni Sessanta e Settanta, magari con il giardino al piano. Ecco perché si è pensato ad un blocco "contemporaneo" con attente finiture esterne (vetro e cotto), dice lo studio organico d´insieme; mentre il progetto è redatto "in conformità al Puc" che prevede nella zona un utilizzo esclusivamente residenziale.

Però. Però quello che si presenta nei disegni è una sorta di "fungo" «che da quelle parti non c´entra proprio niente», come sottolinea pasquale Ottonello, presidente del Medio Levante che segnala l´assoluta compattezza di destra e sinistra nel dire: pensateci meglio, e rimandate il tutto. Diciannove appartamenti, sette piani fuori terra, piano attico e tre piani interrati di parcheggio, uno dei quali pubblico; logge e giardini sopraelevati, collegati da "ponticelli" agli alloggi del primo e del secondo piano. Il tutto nel verde; e preoccupandosi dell´impatto. Perché, si legge nella relazione, «pur in assenza di aspetti meritevoli di tutela è necessario che l´impatto visivo salvaguardi le visuali panoramiche degli edifici limitrofi», mentre «le interferenze del volume di progetto con le visuali panoramiche circostanti risultano relativamente mitigate, nonostante le dimensioni plano-altimetriche sensibili del fabbricato proposto».

E in questa smania di torri di fine mandato, che fine hanno fatto le altre? "Segate" tutte dopo le proteste; e alla prossima giunta le decisioni. Tramontata la torre nell´area Boero di Molassana, slitta il parere amministrativo sui 300 appartamenti previsti nella zona. Così l´altra torre nel mirino delle proteste, quella nell´ex Verrina a Voltri: «Anche questa verrà "spalmata" sull´area, costruendo più edifici di minor impatto - risponde Bruno Gabrielli, assessore all´urbanistica - ma i tempi tecnici per ripresentare il progetto sono troppo lunghi».

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