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Alberto Vitucci
Una promessa da Bruxelles «Verremo a vedere il Mose»
23 Marzo 2006
MoSE
Non è vero che lo scempio (di ambiente, di risorse, di democrazia) sia irreversibile. Un successo degli oppositori al MoSE. Da la Nuova Venezia del 23 marzo 2006

Una commissione d’inchiesta del Parlamento europeo in sopralluogo a Venezia per verificare la legittimità dei lavori del Mose. E’ questo l’impegno preso ieri da Willy Meyer, deputato spagnolo portavoce del gruppo della Gue (Sinistra unita) e componente di spicco della commissione Petizioni di Bruxelles. A lui ieri mattina, nell’austera sala stampa dell’Europarlamento, la delegazione veneziana dell’Assemblea permanente «No Mose» ha consegnato le 12.154 firme raccolte negli ultimi mesi, insieme alla petizione che chiede di fermare i cantieri già in fase avanzata.

«Ci rivolgiamo all’Europa», ha esordito la capogruppo dei Verdi a Montecitorio Luana Zanella, per l’occasione portavoce dei comitati, «perché le regole devono essere rispettate. L’opera è stata avviata senza Valutazione di Impatto ambientale, senza il progetto esecutivo e in violazione delle normative europee oltre che regionali e comunali».

Proprio da Bruxelles era partita tre mesi fa, la procedura di infrazione contro il governo italiano, per aver avviato i lavori in violazione delle normative comunitarie sulle aree protette (Sic). E adesso la firmataria dell’esposto, la capogruppo dei Verdi a Bruxelles Monica Frassoni, annuncia un’interpellanza urgente firmata anche dal capodelegazione di Rifondazione Roberto Musacchio per riportare la questione sotto i riflettori dell’Europa. Lo scopo è quello di portare in aula il commissario europeo Stavros Dimas, che aveva firmato in gennaio la durissima lettera di messa in mora.

«Qualcuno in Italia ha cercato di ridicolizzare questa iniziativa», dice la Frassoni, «ma si tratta di procedure molto serie. Non di quattro uccellini, ma della manomissione di un ecosistema tra i più delicati del mondo». «Saremo al fianco di questi comitati», ha replicato Musacchio, «che hanno scoperto che le regole europee sono state violate. Sosterremo il diritto delle popolazioni a opporsi a un’opera devastante, che invece di salvare Venezia può contribuire alla distruzione della laguna».

Per la spedizione veneziana insomma, è stato un successo. Anche perché la petizione consegnata ieri nella mani dei commissari difficilmente potrà essere ignorata. Nel 2005, l’organismo europeo ha avviato iniziative analoghe per grandi opere a Valencia, per la nuova circonvallazione di Madrid, e in novembre per il progetto della Tav in Val di Susa. «Speriamo che la visita a Venezia sia meno pericolosa di quella che abbiamo fatto in novembre ai cantieri della Tav», scherza David Hammerstein, altro componente del Gruppo Verde nella commissione Petizioni, «spesso i governi scelgono la strada delle grandi opere invece di quella del governo dell’ambiente. Il cemento invece della gestione oculata. La questione di Venezia è troppo importante per non meritare l’intervento urgente della nostra commissione». «Il Parlamento europeo deve verificare se sono state violate le regole», è l’opinione di Sepp Kustacher, della commissione Trasporti di Bruxelles. Il messaggio insomma è arrivato. E per tutto il giorno i membri della delegazione (Luciano Mazzolin, Cristiano Gasparetto, Salvatore Lihard, Sebastiano Bonzio, Tommaso Cacciari, Rocco Perini) hanno spiegato a parlamentari e giornalisti la situazione, distribuendo documenti, grafici e foto della laguna. Piccolo incidente all’entrata del Parlamento, dove le inflessibili guardie della sicurezza hanno sequestrato manifesti e striscioni. A Bruxelles non si può. Ma qualcosa è filtrato lo stesso, e alla fine i serissimi parlamentari si sono lasciati andare a un sorriso davanti al gruppo di veneziani con addosso la maglietta con lo squalo. «Il Mose serve solo a chi lo fa», lo slogan.

«Il Mose è un ecomostro da 4 miliardi e mezzo di euro che devasta la laguna», non risolve il problema delle acque alte e toglie finanziamenti alla città», dice Mazzolin, «chiediamo all’Europa di intervenire». Ora la commissione dovrà esaminare l’ammissibilità della petizione e valutare se siano state violate normative comunitarie.

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