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Andrea Bui
Una metropolitana a Parma???
3 Giugno 2008
Lo spreco di risorse pubbliche e l’indebitamento delle generazioni future continuano a crescere, anche nella regione una volta modelli di comportamenti virtuosi. Un convegno il 7 maggio

Mercoledì 8 maggio, convegno all’Auditorium Toscanini organizzato da Insurgent city e dal comitato Stopmetro; ospite Marco Ponti, esperto di economia dei trasporti del Politecnico di Milano e di Lavoce.info

Parlare della costruzione di una metropolitana a Parma fuori dai confini della città emiliana suscita qualcosa di più che lo stupore, negli occhi dei miei interlocutori leggo qualcosa di simile allo sconcerto. “Una metropolitana? A Parma?”

E’ quello che sta accadendo. In città i mezzi di informazione locali, tranne qualche lodevole eccezione, traboccano entusiasmo per quest’opera che nei piani dei sostenitori dovrebbe portare la città in Europa. Un’infrastruttura necessaria, indispensabile per non rimanere al palo della competizione urbana. 318 milioni di euro, di cui 172 milioni di euro versati da Roma, nell’ambito della famigerata legge obiettivo, poche settimane prima della fine del secondo governo Berlusconi, quando il Ministero delle Infrastrutture era occupato dal parmense Pietro Lunardi, uno che di talpe se ne intende. Costi destinati a lievitare mostruosamente, visto che il costo previsto al chilometro della metro è di 28 milioni di euro, una cifra irrisoria confrontata con il costo al chilometro di Genova, Brescia, Torino, Milano.

Le riserve di impresa sommergeranno di debiti la città per decenni: la prima tranche di mutuo è di 96 milioni di euro, che il comune rimborserà in trent’anni. Un costo enorme per una metropolitana con una distanza media tra le fermate di 550 metri, che taglia la città da nord a sud mentre l’asse del traffico poggia sulla storica via Emilia, lasciando scoperti centri importanti come il DUC, lo Stadio, l’Ospedale…. Una follia. Che si va a sommare all’approssimazione con cui si sono fatte le proiezioni dei passeggeri/anno, nel primo progetto 27 milioni, nel secondo 16 milioni, e successivamente portati a 8.7 milioni. Una cifra quest’ultima più prudente, ma come la mettiamo con il piano finanziario? Come sono riusciti a far quadrare i conti? Cosa rimpiazzerà quei 19 milioni di passeggeri alla vocee “entrate”? Interrogato sui dubbi relativi ai finanziamenti dell’opera, durante un audizione pubblica su MetroParma, il Vice sindaco ha risposto con una sconcertante serenità: i soldi si troveranno. Poi, per esempio, visto che una fermata sarà al Campus Universitario, nulla gli vieterebbe di “massacrare i sogni del Rettore” chiedendogli dei finanziamenti. Un esempio dell’approssimazione e del poco rispetto per la collettività che rendono bene l’atmosfera attorno al progetto.

Una storia strana quella della metropolitana di Parma. A pochi giorni dall’approvazione del Cipe, nel 2006, viene nominato nel cda di MetroParma STU, la società interamente partecipata dal Comune con il compito di condurre l’iter progettuale e la costruzione, Ercole Incalzq, già presidente di Tav Spa, uomo di Lunardi per la tratta Tav Torino–Lione, parte dello staff del ministero delle Infrastrutture sempre con il ministro parmense. Insomma il controllore e il controllato si fondevano nella figura di Incalza, rendendo ovvia l’approvazione del Cipe, sebbene con 87 prescrizioni, e il monito della Corte dei conti. Una nomina che fa quantomeno sorgere un dubbio sull’imparzialità dell’organo statale in questione. L’impressione di una lobby consolidata dietro questo progetto faraonico acquisisce forza pochi giorni or sono quando l’appalto viene affidato provvisoriamente a una Ati capitanata dal costruttore locale Pizzarotti (che guarda caso partecipa alla costruzione della Torino-Lione…), a braccetto con Coopsette e Ccc.

I criteri di assegnazione sono stati criticati da più parti, ma la barca va….

E naviga in acque tranquille, visto che l’informazione cittadina è di fatto controllata nella quasi totalità proprio da chi costruirà la Metropolitana. Un muro di gomma difficile da scalfire per il Cartello StopMetro, un coagulo di più di venti associazioni, collettivi e partiti uniti da un patto contro la costruzione di quest’opera scandalosa. Serve l’aiuto di chi sta fuori da Parma, per far capire ai parmigiani la grande bugia della Metropolitana, sdoganata come un pass per diventare piccola capitale europea, in un mix letale di provincialismo e furberie da quartierino. Le nostre iniziative sono trattate in modo marginale sulla Gazzetta di Parma e praticamente ignorate dalla Tv locale, nonostante lo sforzo di comunicazione non manchi. Nonostante questo siamo riusciti a fare un lavoro capillare di controinformazione che culminerà con la presentazione di un video inchiesta realizzato da Insurgent City (uno dei gruppi aderenti a Stopmetro) che si terrà mercoledì 7 maggio all’auditorium Toscanini di Parma, ospite dell’incontro sarà il professor Marco Ponti, che coraggiosamente ha deciso di appoggiarci in questa battaglia. Battaglia che non si limita alla sola controinformazione. Un anno fa è stato chiesto un referendum sulla Metro che è stato bocciato alla fine del 2007 da un’amministrazione arrogante e timorosa del confronto. Ora abbiamo fatto ricorso, visti anche gli scempi procedurali che hanno accompagnato il diniego di quello che riteniamo sia un diritto sacrosanto, per altro concesso in casi simili in importanti realtà come Brescia e Firenze.

Un segnale questo che lanciamo da Parma, di allarme, ma anche di speranza, consapevoli che quello che sta accadendo qui, non è che la declinazione locale di qualcosa di molto grave che sta accadendo a tutta Italia: il saccheggio da parte di una classe dirigente e di un’imprenditoria predona dei beni comuni.

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